30 ottobre: No Gelmini, Aosta, le foto della manifestazione

 
 Innanzitutto una proposta: chi festeggia Halloween può pensare seriamente a mettere la maschera del ministro Gelmini (magari può mettersi d’accordo con gli amici e fare una cosa di gruppo, con le effigi di Silvio, Renato, Maurizio, Roberto e chi più ne ha più ne metta).
 In secondo luogo un sospiro di sollievo per una manifestazione molto partecipata e per la notizia che l’opposizione parlamentare forse farà opposizione per davvero, organizzando un referendum abrogativo contro la legge di "riforma" della scuola.
 Infine, tutta la mia gioia nel vedere le vie del centro di Aosta attraversate da una marea di ragazze e ragazzi delle scuole superiori (ma anche delle medie) e qualche docente (non troppi, per la verità). Ho anche incontrato tanti miei alunni degli scorsi anni, il che mi ha fatto doppiamente piacere. Preciso che ho sempre cercato di non influenzarli, perché non credo sia quello il compito di un insegnante di scuola media. A protestare ci sono arrivati da soli. Pubblico alcune foto della giornata; per ingrandirle, cliccateci sopra.


 PS: Nel pomeriggio ho visto degli striscioni fuori dell’Institut Agricole Régional e mi sono fermato per fotografarli. Un tipo è uscito a chiedermi perché facevo quelle foto, come se fosse vietato usare la macchina fotografica in strada… Gli ho detto che mi piacevano gli striscioni e ho saputo che erano lì per la manifestazione, ma che la scuola non era occupata. Peccato, ho pensato, anche se il buon Maroni ha promesso di denunciare tutti gli occupanti



 


 
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Scuola: Calamandrei, Gelmini e lo sciopero del 30 ottobre

 1. Il voto del Senato
 
 Ora che i giochi sembrano fatti, con il Senato della Repubblica che ha trasformato in legge il decreto n. 137 del 1° settembre 2008 (la cosiddetta «riforma Gelmini»), voglio citare anch’io, a modo di epitaffio, il discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso in difesa della Scuola nazionale, l’11 febbraio di 58 anni fa, un testo che ha avuto tanta fortuna, negli ultimi giorni, su blog e giornali. Calamandrei ipotizza un «partito dominante», interessato a instaurare una «larvata dittatura», per giungere alla quale è necessario «trasformare le scuole di Stato in scuole di partito». Un’operazione necessaria per prendere il potere senza cessare, «formalmente», di rispettare «la Costituzione»:
 
 Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
 Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
 Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
 Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. Continua a leggere

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Olè! Scuola, riforma e flamenco

 
 E allora danziamo, come si danza sul ciglio dell’abisso, come si continua a sgambettare quando si è ormai caduti dentro, se non ci s’accorge che già manca la terra sotto i piedi.
 Che schifo, Mariastella. Ho visto i tuoi 35 anni, 2
appena più dei miei, e ho pensato a quanto assurdo sia sacrificarli al posto di comando. Tagliare a destra e a manca e dire che s’è fatta la riforma; ma pensa che tripudio, Mariastella! Veder votare «sì» severi senatori – alcuni hanno il doppio dei tuoi anni -: certo non manca un po’ di compiacimento. Mentre la nostra gioventù s’affanna a protestare, a chiedere dialogo, attenzione (hai notato Mariastella? le cose che i ragazzi chiedono agli adulti, né più né meno). Mentre la nostra gioventù legge e rifiuta una riforma che dice meno ore, meno qualità, meno posti di lavoro. Il trionfo del modello privato issato sulle macerie della scuola pubblica! Una solenne presa per il culo, per essere concreti, e forse più per ideologia che per «far cassa».
 Così la nostra gioventù si scontra per le strade, percossa appena appena da manganellate vaganti: non c’è bisogno di forzare stavolta. L’aula ha votato, ha deciso. Viva la democrazia rappresentativa! A meno che il movimento studentesco non riesca dove il resto della società  talvolta segna il passo: insistere, rifiutare di arrendersi, anche quando i giochi sono fatti.
 Che schifo, Mariastella: la tua riforma non la vogliono gli alunni, non la vogliono gl’insegnanti, non la vogliono le famiglie. E quindi è legge dello Stato, perché da giorni il TG5 s’affanna a mostrare i crumiri, i "dissidenti", quei quattro gatti («studenti di centrodestra», si definiscono) che apprezzano le ragioni della riforma e chiedono la fine delle occupazioni. E il TG5 li chiama «maggioranza silenziosa».

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Taranto: cordate alla diossina

 
 Le cordate alla diossina di Taranto
 di Salvatore ScaglioneMegachip
 
 Decine di animali sono stati abbattuti in provincia di Taranto perché intossicati dalla diossina prodotta dallo stabilimento siderurgico Ilva. L’Ilva è una delle industrie più inquinanti del nostro paese. E’ una di quelle aziende che dovrebbe modificare radicalmente i suoi sistemi di smaltimento ed abbattere le emissioni se il governo Berlusconi non avesse chiesto all’Europa il noto stop anti ambientale. C’era un comitato tecnico incaricato di valutare le emissioni dell’Ilva e verificare se esistono le condizioni per concederle l’autorizzazione ambientale. Ma il ministro Prestigiacomo lo ha sciolto. Proprietario dell’Ilva è l’industriale Riva. Riva fa parte dei capitani coraggiosi, azionisti della nuova Alitalia (se e quando nascerà). Che ci sia qualche relazione tra queste notizie? Intanto, degli animali alla diossina si sa, degli umani non ancora.


 Il testo è tratto dal sito Megachip (Democrazia nella comunicazione). È  liberamente riproducibile, ma occorre citare la fonte e gli autori. Il disegno, invece, è mio e – sia detto en passant – è sottoposto a una licenza dello stesso tipo.

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Potenti. Assassini inconsapevoli?

 Milano, cartoni
 Sarebbe di cattivo gusto fare una vignetta con Gelmini o Brunetta, o magari Tremonti, che alla notizia della maestra precipitata in un burrone dicono compiaciuti: «Una di meno». Sarebbe cinico e certo sarebbe sbagliato, perché sono convinto che tanto Gelmini, quanto Brunetta o Tremonti, sono sinceramente dispiaciuti per il caso di Sara Montemurro e magari (chissà) se si fossero trovati sul posto avrebbero rischiato la propria vita per scendere nel precipizio e salvare la ragazza. Perché il potere è come una lente deformante, attraverso la quale le cose appaiono confuse. O dobbiamo pensare che le varie marcegaglia si rendano davvero conto di avere davanti a sé persone in carne e ossa quando chiedono maggior flessibilità (ancora!) della forza-lavoro? Quando rifiutano pene severe per la proprietà in caso d’incidente dovuto a inadempienza della medesima? Forse i potenti, di fronte a un corpo vero e, per così dire, a tu per tu con esso, uscirebbero dalla loro prospettiva deforme e si accorgerebbero di avere a che fare con un proprio simile, che forse val bene la pena rischiare qualcosa per salvare. Continua a leggere

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8 punti. «Di sutura», suggerirebbe qualcuno.

 
 «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare [gli universitari, ndr]. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio». Vedi il testo intero dell’intervista.
  

 1) «Maroni dovrebbe fare quel che feci io». È una confessione: Cossiga ha violato la legge.
 2) Infiltrare il movimento per provocare devastazioni. Non è una semplice linea dura: Cossiga propone di violare sistematicamente la legge, di danneggiare cose e/o persone, ma soprattutto di inventare una realtà di comodo. Sa benissimo che gli studenti non hanno intenzione di far danni, perciò li vuole provocare lui, per poter fermare gli studenti con la forza. Continua a leggere

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È tornato Kossiga: «Mandarli tutti all’ospedale!»

 
 Un semplice link, dal sito Giornalismo Partecipativo, tratto a sua volta dall’edizione di «Giorno/Resto/Nazione» del 23 ottobre. Titolo: È tornato Kossiga. Leggete le dichiarazioni sulle proteste studentesche rilasciate dal senatore a vita, ex ministro dell’Interno, ex Presidente della Repubblica (e Garante della Costituzione). Vittorio Feltri, in confronto, è uno sdolcinato. Non sapevo in che categoria inserire questa notizia e ne ho creata una apposta: Fascismi.


 La foto è mia.

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