6 maggio, Aosta: le foto della manifestazione

A riguardare le foto che pubblico in questo articolo, ho avuto l’impressione che Aosta oggi fosse una città città normale, una città viva. Non capita tutti i giorni, del resto, nel capoluogo della regione più piccola d’Italia, di vedere tanta gente in strada per una manifestazione di protesta, di entrare in piazza Chanoux sulle note di Guccini o di percorrere via De Tillier cantando «Soffia il vento».

In strada c’erano tanti studenti (memorabile una ragazza che, al telefono, gridava stupita: «Stiamo facendo sciopero in strada e ci sono anche i nostri professori!»), i cittadini dei comitati in difesa del territorio e i “cittadini semplici”, lavoratori che – come dicevano gli adesivi – «stiamo scioperando per voi»; e poi, naturalmente, la Cgil, qualche partito, tante facce conosciute e anche tanti amici.

Pubblico, di seguito, qualche foto, soperando di rendere l’atmosfera di oggi. Continua a leggere

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Sciopero generale e no pir(l)ogassificatore

Lo sciopero di venerdì 6 è sciopero generale, contro il governo degli interessi personali e dello sfascio, quello che sta scippando i referendum perché l’acqua sia privata e si vada avanti con il nucleare, quello che azzoppa la giustizia in modo da salvare uno solo (o al limite i suoi amici), quello che si schiera con i Marchionne di turno, che schiera i Brunetta, che vorrebbe tornare ai rapporti di produzione e lavoro del XIX secolo, spacciandoli per «riformismo».

Partecipiamo tutt*, indipendentemente da considerazioni del tipo «tanto non serve» oppure «sono di un altro sindacato» o ancora «non posso permettermi di perdere un giorno di paga» (l’unica, fra le tre, che abbia un briciolo di senso). Non si tratta del solito scioperino, ma di un’occasione da non perdere per mandare un segnale. Almeno proviamoci, per una volta!

Nella mia città, Aosta, a partire dalle 10 del mattino, è previsto un presidio in via Croce di Città, organizzato dalla Cgil, al quale hanno aderito anche i comitati cittadini, alcune forze politiche e associazioni studentesche.

>>> Non c’entra con lo sciopero, ma con la cittadinanza attiva sì: venerdì sera presso il salone comunale della Grand-Place di Pollein (Aosta) si svolgerà una serata informativa sui problemi per la salute legati alla costruzione di un pirogassificatore, prevista dalla Regione Valle d’Aosta per la gestione dei rifiuti locali. Alla serata interverranno alcuni esperti che proporranno possibilità di smaltimento alternative all’incenerimento, tanto per sfatare il mito che chi non vuole un’opera dannosa non abbia in realtà nient’altro da proporre.

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Un seminario in memoria di Vittorio Arrigoni

Ricevo e diffondo dall’ISM (International Solidarity Movement) Italia il programma di un seminario in memoria di Vittorio Arrigoni, che si terrà a Milano questo sabato, 7 maggio.

ISM-Italia Seminario in memoria di Vittorio Arrigoni
Milano, sabato 7 maggio 2011
Teatro Verdi – Via Pastrengo 16 MM2 Stazione Porta Garibaldi

9.30-10.00 Welcome e registrazione – Sessione di apertura.
10.00-10.15 Perché questo seminario – Alfredo Tradardi, ISM Italia.
Coordina Enzo Brandi, ISM Italia.
10.15-11.15 – Sessione 1: Remembering Vik Utopia.
L’umanità di Vittorio – Don Giorgio De Capitani, parroco*.
La parola di Vik in rete  – Daniele Frongia, ISM Italia.
Gaza. Restiamo umani, un breviario laico, Alfredo Tradardi, ISM-Italia.
11.15-11.45 – Interventi e dibattito.
11.45-13.00 – Sessione 2: Palestina e mondo arabo, quale futuro?
Le rivolte democratiche delle società arabe e la lotta dei palestinesi, Jamil Hilal, sociologo.
Israele di fronte alle rivolte delle società arabe, Giorgio S. Frankel, giornalista.
13.00-13.30 – Interventi e dibattito.
13.30-14.00 – Lunch.
Coordina Enzo Brandi, ISM Italia.
14.00-15.00 – Sessione 3: Il rapporto Goldstone.
Il rapporto Goldstone, Gianfranca Scutari**
Le riconsiderazioni di Richard Goldstone, Pietro Beretta**
15.00-15.30 – Sessione 4: Raccogliere una eredità morale e politica.
I nodi cruciali della solidarietà con la resistenza palestinese, Diana Carminati, ISM Italia.
Impedire l'”occupazione” israeliana di piazza del Duomo, Grazia Raffaelli, ISM Italia.
15.30-16.30 – Interventi e dibattito.

* Sant’Ambrogio in Monte di Rovagnate (Lc).
** Curatori della traduzione in italiano del rapporto Goldstone.

Ad ogni partecipante sarà chiesto un contributo di 10 euro. Per iscriversi bisogna inviare un’e-mail a sem7maggiomilano[at]gmail.com

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Il festival dell’inconsistenza

Questa è una piccola réclame, ma non lasciatevi sviare dal titolo: non appena avrò un attimo di tempo, parlerò del concerto del 1° maggio, che non è poi una cosa così inconsistente, dicendo come sarebbe potuto essere senza Finardi che canta «Fratelli d’Italia» e la parola «PATRIA», tutta maiuscola, sul palco.

E che cosa fa la «PATRIA», ad esempio in Libia, lo sappiamo troppo bene.

Dirò anche quale impressione ha suscitato in me la morte di Bin Laden. Dopo 10 anni, evidentemente, pensano che una notizia come questa significhi ancora qualcosa e i cittadini statunitensi, buoni cristiani, festeggiano la morte di un uomo con le bandiere e i cartelloni, per strada.

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Caro Mario ti scrivo – a proposito dei bombardamenti italiani in Libia

Ho ricevuto una lettera dall’amico Francesco Lucat, scritta all’indomani della decisione del governo italiano di bombardare la Libia, naturalmente al nobile fine di aiutarne la popolazione civile; la pubblico volentieri, anche se con qualche giorno di ritardo.

La lettera è molto acuta e – trovo – poetica, e permeata da un grande senso di umanità. Di mio aggiungo solo che trovo esemplare che in questo benedetto 2011 dai tanti anniversari, siamo talmente persi dietro alla storia del Paese, che dopo i 150 anni abbiamo deciso di celebrare anche il primo centenario dell’avventura coloniale in Libia, recando in dono all’ex colonizzato bombe nuove.

Il testo della lettera.

Caro Mario ti scrivo

Caro Mario, ieri 26 aprile, mi sono alzato e… ho visto il mondo in mi 7: «prendo il giornale e leggo che…», cantava Celentano.

Leggo che: «L’ Italia bombarderà la Libia», come annuncia, orgogliosamente, La Stampa. E Marta Dassù commenta di spalla: «Ora potremo influire sugli alleati»! Ah, che sollievo. Ero proprio preoccupato che anime belle come Sarkozy, Cameron e la grande speranza Obama non tenessero in alcun conto il nostro importante parere. Invece siamo tornati ai bei tempi – ti ricordi? – quando George W. Bush abbracciava il nostro… papi(?)  parlando di lui come di un alleato fedele. Che cosa vuoi che importi, di fronte a questa sublime prospettiva, il rischio (che al 99,99% si tradurrà in realtà) di ammazzare qualche decina o centinaia di civili libici, donne e bambini compresi? Si chiamano “danni collaterali”. In fondo, come ci ha mostrato il video girato da Vittorio, tutti i giorni gli israeliani difendono i loro diritti(?) ammazzando un po’ di palestinesi e questo non toglie il sonno né l’appetito a nessuno (neanche a me, lo confesso, però me ne vergogno). Ma no, cosa andiamo a pensare, loro (non scrivo i loro nomi, mi fanno schifo) ci hanno assicurato che saranno azioni mirate, chirurgiche, di precisione. E poi la decisione è venuta dopo una telefonata con Obama: possiamo stare tranquilli no? Anche il Presidente della Repubblica ci tranquillizza: la scelta di bombardare la Libia è «il naturale sviluppo delle scelte compiute». E a me vengono in mente Karl Aage Praest, Gigi Riva, Mariolino Corso, Gino Stacchini, GiampaoloMenichelli e Maurilio Prini. Che c’entrano? Erano tutti calciatori dei miei tempi, tutte ali sinistre che, come voleva la regola di allora, avevano sulle spalle il numero 11. Come quell’articolo della Costituzione che recita, recita… non mi ricordo più bene, parla di divorzio, no di ripudio… boh?

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La Regione Valle d’Aosta non vuole i blog

Il titolo è tendenzioso, ma – si sa – questi spazi in rete che ci ostiniamo a chiamare “liberi” prediligono il sensazionalismo, così se la Regione Autonoma Valle d’Aosta blocca in tutti i suoi uffici l’accesso ai blog valdostani (a quanto dicono i giornali, sarebbero solo quelli valdostani, viene da chiedersi perché), partendo dal più seguito, e polemico, Patuasia, forse dovrei credere alla versione ufficiale, che cioè si vuole evitare che il dipendente “freghi” lo stipendio passando il proprio tempo su internet.

Forse dovrei crederci (in fondo anche ai social network era accaduto lo stesso) però non ci credo, perché – guarda caso – il primo spazio a essere “oscurato” è stato proprio l’unico blog di satira politica valdostana, seguito ogni giorno da una media di oltre 2 mila persone. Non ci credo perché sono stati “inibiti” i blog di tutti quei comitati di cittadini che in Valle d’Aosta si oppongono a politiche di devastazione e cementificazione del territorio. Non ci credo perché nella “black list” della Regione è finito anche questo blog che avete sott’occhio, che, sebbene non si occupi soltanto o prevalentemente della Valle d’Aosta, non gode certo della reputazione di essere un “sito amico”.

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Se verrà la Liberazione

Se verrà la Liberazione, quante cose metteremo via.

Si aspettava la rivoluzione armata del proletariato, ma son venute meno tutte e tre le cose: il proletariato, le armi e infine l’idea stessa di rivoluzione, col piddì erede(??) del piccì che parla di aiutare le imprese perché sono loro che danno lavoro e sotto sotto briga per impedire che un «Sì» al referendum per l’acqua pubblica dica «No» alla privatizzazione dei servizi.

Si parlava, un tempo, di «egemonia culturale». I miei alunni che citano «Le Iene» mi appaiono più colti e di sinistra di quelli che si rifanno a «Uomini e Donne», ma in fondo rischiano l’omologazione a un livello diverso, né superiore né inferiore.

Il comune della mia città (Aosta) – e stavolta non mi pare sostanziale se l’amministrazione sia di centro(?)destra o di centrosinistra(?) – ieri pomeriggio (Pasqua) ha offerto alla popolazione in piazza uno spettacolo del comico di Colorado Café Andrea Baccan, in arte(?) Pucci, il quale è riuscito in un’ora di spettacolo (cui mi sono trovato, nolente e indignato, ad assistere) a mettere in fila una serie notevole di stereotipi razzisti, prendendosela con le donne, gli «zingari», gli omosessuali e – scherzosamente, ci mancherebbe – perfino i clandestini che sbarcano a Lampedusa, complice l’ennesima guerra occidentale.

Pubblicizzando il proprio libro, Pucci ha scherzato dicendo che i ricavi gli sarebbero serviti per allevare coccodrilli, in modo da liberarli, non appena cresciuti, nelle acque davanti a Lampedusa. Non ho capito dov’è che si rideva, ma, incredibilmente, la maggior parte del pubblico sì.

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