Da Tre monti a uno solo


Ma sono io
che non capisco o c’è veramente poco da festeggiare all’idea di passare da Tre monti (Giulio) a un Monti solo (Mario)? Sarà più onesto (ci auguriamo), sarà più serio, ma è davvero un vantaggio applicare con serietà le ricette imposte dalla Bce? Siamo sicuri di fare il nostro interesse ad accontentare Francia e Germania? Ci interessa davvero sapere che cosa consiglia il Fondo monetario internazionale? Vorremo davvero i suoi aiuti (cioè nuovi debiti)?

Perché non incominciare a mettere in discussione l’intero sistem? Spiegare che i conti pubblici contano, ci mancherebbe, ma a patto di affrontarli con la dovuta gradualità? Che bisogna lottare contro gli sprechi e i privilegi, quando sono sprechi e privilegi, ma che la spesa pubblica è una cosa necessaria? Che in tanti casi tale spesa dovrebbe aumentare, non diminuire, investendo in welfare e ricerca, magari rivalutando le finalità (dovremmo decidere, ad esempio, se ci piace veramente la guerra)?

Ma no: tutti dietro al Capo dello Stato («Napolitano, salvaci tu!»), tutti dietro all’economista «serio» (ma sempre esponente dell’ideologia che ci ha portati dove siamo), tutti pronti ad accettare, nel nome della gravità del momento, della «responsabilità» e dell’«unità nazionale» (in fondo è ancora il centocinquantenario, no?) il governo dei tecnici (il commissariamento del Paese), quello delle “larghe intese” (Bersani con Vendola e Casini, Di Pietro, magari pure Alfano, peccato che la Lega si sfili, perché non provare a cooptare Berlusconi Pier Silvio?).

E la Grecia è il traguardo che ci aspetta dietro l’angolo, grazie alle cure dei suddetti medici.

>>> Servirebbe davvero una società di rating “buona”, come quella che ho inventato per scherzo, pronta a minacciare il “declassamento” delle economie e delle politiche che demoliscono lo stato sociale nel nome del mercato.

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Manuale di greco


Alla fine
mi dispiace di scrivere che stiamo finendo dritti dritti in Grecia, come tanti hanno detto; mi dispiace per la cosa in sé e mi dispiace perché sembra di parlar male della Grecia. Come l’Italia, invece, la Grecia è anzitutto vittima: di se stessa (delle proprie leadership politiche ed economiche) e delle “istituzioni canaglia” internazionali, come la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale.

Qualunque cosa sia una crisi economica in origine (voglio dire che alla base di quella attuale non ci sono elementi reali come carestie o grandinate, ma l’insano concetto che tutti gli Stati occidentali siano destinati a una crescita infinita del loro Pil – vale a dire del portafoglio dei ricchi), la crisi c’è, si sente, si tocca; ma non sarà la crisi a portarci in Grecia, bensì le ricette approntate dai soliti noti per fronteggiarla.

Un mio collega è al settimo cielo per il prossimo allontanamento di Berlusconi. Anche a me fa piacere non vedere più quel faccione a palazzo Chigi, ma so che con l’arrivo di Monti nulla cambierà. Certo, ci sarà serietà, ci sarà rigore. Nei fatti, il Paese sarà commissariato, le ricette della Banca centrale europea saranno applicate senza indugio e il nuovo premier, per la sua aura di credibilità, sarà più difficilmente attaccabile del (poco) cavaliere Bunga Bunga e procederà più spedito sulla via del risanamento dei conti, obiettivo che, se non è accompagnato dalle giuste preoccupazioni di natura etica e sociale, equivale soltanto a un’enorme macelleria sociale.

Ma alle dottrine liberiste – privatizzazioni, ovvero vendita delle ultime aziende pubbliche, cessione dei servizi fondamentali ai privati, sevndita di immobili e terreni demaniali, taglio del welfare e del pubblico impiego (con probabile decurtazione dei salari) – sembrano credere in troppi, a cominciare dal capo dello Stato.

Il mio collega è disposto a sopportare i sacrifici, data la gravità del momento. Ma crede che Monti rilancerà la crescita (totem inviolabile che però proprio i sosteniori si ingegnano a vanificare con misure evidentemente recessive), che il prossimo governo restituirà valore ai salari. In base a cosa lo crede? Come ha scritto un amico, le lacrime e il sangue saranno così ingenti che alle prossime elezioni (quando finalmente saranno) rischiamo di ritrovare in testa Berlusconi, sospinto in alto dal voto dei nostalgici.

>>> P.S. Siccome al di là del mare ci aspetta la Grecia, proviamo almeno a ripassare qualche frase, se non altro l’attualissimo kalinikta (buona notte).

 

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Pirogassificatore: Partecipazione popolare e scelte politiche

Questa che segue è una lettera aperta di Luna Meneghini, pubblicata da AostaSera lo scorso 31 ottobre. La ripubblico, con il consenso dell’autrice, perché ho sinceramente apprezzato le considerazioni contenute sul rapporto tra scelte politiche e partecipazione popolare. Il tema è la prevista costruzione di un pirogassificatore per lo smaltimento dei rifiuti della Valle d’Aosta (che ha, ricordiamolo, una popolazione complessiva di poco più di 120mila abitanti). La lettera fa idealmente “il paio” con un’altra, sulle conseguenze sanitarie del pirogassificatore, scritta da Luna più di un anno fa e da me ripubblicata ieri.

Valdostani per la democrazia diretta
di Luna Meneghini

I cittadini valdostani s’interessano della loro bella Valle; s’informano, si confrontano, discutono e propongono al resto della popolazione quali potrebbero essere le scelte migliori per l’economia, la cultura, il turismo, la salute e la bellezza della nostra regione. È così che sono nati, come tanti altri, il Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl, i comitati regionali delle associazioni sportive nazionali, il comitato Unicef Valle d’Aosta, il comitato regionale Valle d’Aosta Croce Rossa Italiana, il Comitato “Articolo 3 – Arcigay Valle d’Aosta”, il comitato per l’acqua pubblica e quello contro il nucleare.

È così che sono nati il Comitato Rifiuti Zero e il Comitato Valle Virtuosa, che si sono interessati negli ultimi anni della gestione dei rifiuti in Valle d’Aosta. Ma se voi lettori faceste parte dell’amministrazione della nostra Regione, o del nostro Paese, non sareste lusingati dal vedere tanta partecipazione alle decisioni che implicano il bene comune? Credo che tanto interesse da parte della popolazione sia stimolante per i politici che ci governano, che in queste rare occasioni hanno finalmente la possibilità di confrontarsi con i loro elettori! Immaginate di dover decidere per 11 mila persone, non vi farebbe piacere sapere che cosa pensano? Certo non si può fare per tutto, ma talvolta è possibile ricorrere ai referendum, che non sono un affronto al potere politico, bensì uno strumento di democrazia, che troviamo nella nostra Costituzione e che viene addirittura ampliato dalla legislazione regionale.

Grazie all’interesse di migliaia di cittadini nacque la Repubblica italiana, grazie alla lotta portata avanti dai comitati oggi in Italia il divorzio è legale, l’acqua è un bene pubblico e le centrali nucleari non inquinano il nostro territorio. Perché l’assessore Zublena sembra disprezzare così tanto questo strumento? L’assessore ha ragione quando chiede maggior rispetto verso i valdostani: rispetto significa considerazione, quindi osservare, esaminare con attenzione. Allora chiediamo cortesemente a lei, assessore Zublena, di portare rispetto a tutti i cittadini che interagiscono attivamente con le decisioni politiche e che si sentono strettamente legati e responsabili della propria terra. La passività e il disinteresse verso grandi opere che sconvolgono il nostro territorio sono due brutti difetti estranei ai valdostani, che amano troppo la loro terra e tengono troppo alla loro salute per tapparsi le orecchie e far finta di niente.

Chi lo sa, forse se i cittadini si fossero interessati con più costanza alle cose comuni il trenino di Cogne sarebbe oggi funzionante? O forse la linea ferroviaria Aosta-Torino sarebbe già elettrificata? O forse non ci troveremmo in una situazione di “emergenza rifiuti” come ripetuto più volte dalla stessa amministrazione che gestisce la discarica da quando essa è nata? Chissà…

Ricordiamo ancora che il referendum sul pirogassificatore chiede l’attuazione, mediante uno studio LCA, di un confronto tra tecnologie a freddo e l’incenerimento dei rifiuti, studio che non è ancora mai stato condotto fino ad oggi. Ecco perché quando si dice che i cittadini sono disinformati e confusi si dice una grande verità! Anzi bisognerebbe aggiungere che anche l’amministrazione è disinformata: non conoscendo il risultato del paragone scientifico tra le due tecnologie, come fa la regione ad assicurare che il pirogassificatore sia quella migliore?

Purtroppo i comitati di cittadini vengono spesso accusati di essere strumentalizzati da partiti politici e anche questa volta se lo sono sentiti dire. Ancora non ho capito come si può dimostrare che questo non sia vero, ma se esiste un modo, per favore, ditecelo e noi lo applicheremo. Lo chiedo a lei assessore Zublena, che sembra conoscere profondamente l’inclinazione politica delle migliaia di cittadini che fanno parte dei vari comitati. O forse un modo c’è e si chiama rispetto. Rispetto verso i valdostani, che hanno tutto il diritto di avere dubbi su una mega macchina che distribuisce sostanze nocive e sostanze il cui effetto sulla salute è ancora incerto, che hanno il diritto di richiedere uno studio che compari le varie soluzioni per la gestione dei rifiuti, che hanno il diritto di pretendere il meglio per la salute propria e dei propri figli e il meglio per l’occupazione valdostana, perché si ricordi che il rispetto è anche quel «sentimento che trattiene dall’offendere o ledere i diritti altrui».

Luna Meneghini

31/10/2011

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Pirogassificatore: pensate ai vostri cari – di Luna Meneghini

Ripubblico, con il consenso dell’autrice, una prima lettera aperta di Luna Meneghini, risalente a più un anno fa, sul tema del pirogassificatore che l’amministrazione regionale vorrebbe costruire in Valle d’Aosta, già pubblicata dal quotidiano online AostaSera. Seguirà una seconda lettera, sulla partecipazione attiva della popolazione alle scelte che la riguardano.

La realizzazione del pirogassificatore, infatti, sarà probabilmente oggetto di un referendum propositivo (istituto previsto soltanto dagli statuti della Valle d’Aosta e dalla provincia di Bolzano), per il quale sono in fase di raccolta le firme necessarie.

Della questione ho parlato più volte, ad esempio QUI.

Torno sull’argomento con una lettera che pone la questione del diritto di pochi a scegliere per tutti e che pone l’accento sul carattere di bene comune della salute pubblica. Sulla questione pirogassificatore si sono espressi ufficialmente anche alcuni medici valdostani che hanno redatto un documento in proposito.

La salute è un bene comune, l’aria anche
Lettera aperta di Luna Meneghini

Sono una studentessa di Medicina e Chirurgia. Mi chiedo come l’amministrazione regionale, che dovrebbe volere il bene della comunità, riesca a prendere delle decisioni che risultano essere rischiose per la salute dei cittadini. In effetti come soluzione al problema dei rifiuti valdostani si è scelto il pirogassificatore.

Benché al TG3 non si parli delle emissioni nocive di questo mangiarifiuti da 60 mln di euro, i valdostani respireranno di anno in anno un’aria sempre più inquinata.

L’ing. Genon, il tecnico docente del Politecnico interpellato dalla Regione stessa per valutare lo scenario valdostano di gestione dei rifiuti, afferma a proposito delle emissioni in atmosfera del pirogassificatore: «Le sostanze inquinanti presenti nei fumi di incenerimento di rifiuti urbani sono le mesesime rintracciabili nei fumi che originano della combustione del syngas, sia pur in tenori differenti nelle varie applicazioni tecnologiche… Gli inquinanti presenti nei fumi sono raggruppabili in: macroinquinanti e microinquinanti». Tra i macro vi è il Monossido di Carbonio (CO). Tra i micro: i metalli pesanti (Cd, Cr, Hg, Pb, Ni, ecc…), IPA (Idrocarburi Aromatici Policiclici, gli stessi cancerogeni del fumo di sigaretta), nanoparticelle. Vi sono più studi scientifici, che non mi sembra il caso di citare in questa sede, che dimostrano che queste sostanze aumentano il rischio di sviluppare malattie tumorali, patologie respiratorie e cardiovascolari.

Quindi il pirogassificatore, come dice Genon, è un inceneritore. Prima trasforma i rifiuti in gas (syngas), poi brucia questo gas, e finché i rifiuti verranno trattati per mezzo di una combustione, saranno sempre prodotte le sostanze nocive per la nostra salute. È chimica, non c’è nulla da fare; ed è fisica il fenomeno dell’inversione termica, che implica un ristagno delle emissioni nel fondo della valle; purtroppo è medicina quella che ci spiega l’effetto nefasto di queste sostanze sul nostro organismo.

Ora fermatevi un attimo e pensate: a voi stessi, ai vostri figli e ai vostri cari, a chi ha sofferto in prima persona di una malattia oncologica e a chi l’ha vissuta accudendo un malato tumorale, a chi queste malattie hanno già strappato via chi di più caro. La Valle d’Aosta ha già un altissimo tasso di incidenza tumorale, non aumentiamola.

Vi dico tutto ciò non perché io abbia un odio particolare per le combustioni, né per far semplice polemica; bensi perché c’è un’alternativa che permette di non avere alcuna combustione in Valle d’Aosta! Ed è anche più collaudata del pirogassificatore.

Pregherei quindi i medici valdostani di mettere in pratica ciò che dice l’articolo cinque del codice di deontologia medica «Educazione alla salute e rapporti con l’ambiente»: il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale determinante più importante della salute dei cittadini. A tale fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile per l’utilizzo appropriato delle risorse naturali anche allo scopo di salvaguardare l’utilizzo stesso da parte delle future generazioni».

Bruciare delle risorse non rinnovabili e respirarne i fumi non sembra troppo andare in questa direzione… E aiutate la comunità a non prendere ora una decisione che pagheremo negli anni con quanto di più caro abbiamo: la nostra salute.

Luna Meneghini

07/05/2010

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Forse si dimette

Forse si dimette. Lo ha detto. O magari lo abbiamo frainteso anche stavolta.

In ogni caso dimettersi non basta: se ne vada. Anche ad Antigua, ma via.

Resta poi la questione di chi votare. E se premiassimo chi ci prometterà di non svendere lo stato e non piegarsi ai diktat della Banca centrale europea, salvo poi fare la rivoluzione se non manterrà l’impegno?

Qualcuno prometta, però.

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Rai 3 Valle d’Aosta: Vietato ai minori!


Sì, lo so bene
che un titolo come questo può sembrare un artificio per aumentare le visite, ma l’espressione «Vietato ai minori», che titola il comunicato di Legambiente Valle d’Aosta che mi accingo a pubblicare, è più che giustificata. Ancora una volta, si trova ammissibile che in televisione, in orari e “fasce” non protette, siano esibite la violenza e addirittura l’uccisione; gli unici scrupoli che ci facciamo riguardano il sesso (peraltro – il che è ridicolo, o per meglio dire ipocrita – in un sistema televisivo decisamente sessualizzato).

Programmi Regionali della RAI – Vietato ai minori?
Comunicato stampa del Circolo valdostano di Legambiente

Mercoledì 2 novembre alle ore 20, in una fascia oraria per spettatori di tutte le età, è andato in onda un filmato a cura dei servizi Rai della Valle d’Aosta, che ha avuto sicuramente un impatto diseducativo più forte di una scena gratuita di sesso.

Era una scena di caccia. O meglio era una esaltazione della caccia, presentata come una attività piena di fascino, e soprattutto era evidente la volontà di celebrare l’uccisione di un cervo.

L’esibizione del cervo morto, da immortalare come trofeo, ci ha richiamato alla memoria una scena vista di recente con protagonista un altro essere, questa volta umano: l’ex dittatore libico Gheddafi.

Non possiamo, in qualità di utenti di un servizio pubblico, accettare che venga esaltato questo tipo di approccio agli animali e, ancor meno, che venga presentata l’uccisione di un essere animale – così come quella di un essere umano – come un fattore di “vincita”, come un trofeo da esibire.

Tutto questo in un orario “protetto” dove il buon gusto, se non anche la logica, sconsiglierebbe tali visioni a un pubblico non adulto: non solo perché alcune immagini erano disgustose, ma soprattutto perché il messaggio di violenza proposto (anche esulando dal tema della caccia) non era educativo.

Aosta, 4 novembre 2011

>>> Dev’esserci davvero un rapporto profondo tra protesta ed esposizione del corpo se anche gli animali, per tutelarsi, ricorrono a tecniche (politiche?) di spogliarello, come avviene nella foto di questo articolo, che ritrae una giovane cerva immortalata nella valle del Gran San Bernardo (Aosta).

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Comboé devastato [da Amici del Vallone di Comboé]

Premessa: ho pubblicato l’articolo che segue sul blog degli Amici del Vallone di Comboé. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, premetto che si tratta di un gruppo di cittadini, del quale ho fatto e faccio parte, che per anni ha cercato di contrastare – senza successo, purtroppo – una strada poderale che doveva arrampicarsi su tornanti lungo un gradino glaciale per poi inoltrarsi nello splendido vallone di Comboé, zona a protezione speciale per la sua importanza naturalistica, situata nel comune di Charvensod, in Valle d’Aosta. Scopo dichiarato dell’opera: raggiungere l’unico alpeggo attivo, semplificando così la vita al conduttore dello stesso (!), anche se forse le cose non stanno proprio così, a quanto sembra di poter desumere dagli ultimi sviluppi. A distanza di un anno dall’inizio dei lavori, infatti, finita la strada, si è passati alla fase del «miglioramento fondiario», volta a rendere più produttivi i pascoli, livellandoli e pettinandoli, inserendo impianti di irrigamento artificiale, snaturando, in una parola, il vallone.

Di questo scempio vorrei che si parlasse, in Valle d’Aosta e altrove, perché una volta di più siamo tutt* danneggiat* da scelte calate dall’alto e il rischio è che non lo sappia nessuno.

Comboé devastato
di Amici del Vallone di Comboé.

Riprende vita, dopo più di un anno, il blog degli Amici del Vallone di Comboé. Abbiamo lasciato il lettore con questo articolo, estrema denuncia della devastazione incipiente del Vallone – che allora stava muovendo i primi passi – ma anche confessione sofferta di nostri limiti – numerici, di forza – e del senso di impotenza con cui abbiamo accolto l’inizio dei lavori.

Un anno dopo, la strada è fatta. «Finalmente», ha dichiarato qualcuno. Un anno dopo, le assicurazioni che solo il conduttore dell’alpeggio comunale attivo nel Vallone avrebbe potuto servirsi della poderale sono state già disattese (era sulla Stampa di questa estate la notizia di varie auto parcheggiate in quota per una polentata). Un anno dopo, soprattutto, si cominciano a comprendere le vere intenzioni di chi per anni ha insistito che bisognava a tutti i costi fare la strada: non l’alleggerimento delle fatiche di chi gestisce l’alpeggio o il ristrutturamento di quelli vicini (spiegazioni che non giustificavano l’accanimento del comune di Charvensod e tantomeno il costo dell’opera), ma il cosiddetto «miglioramento fondiario».

In altre parole, sono arrivate le ruspe.

Sono arrivate le ruspe e hanno cambiato volto al Vallone. «La zona umida nella parte inferiore del vallone è stata interamente prosciugata, la cotica erbosa asportata e la terra spianata e pareggiata dalle ruspe. Il torrente Comboé nella parte superiore del vallone è attualmente secco, così come il laghetto che si trova nei pressi dell’alpeggio oggi attivo. Sappiamo che le acque torneranno a scorrere, ma sappiamo anche che una torbiera non esisterà più», come giustamente sintetizza la situazione il circolo valdostano di Legambiente, in un toccante comunicato stampa che riportiamo di seguito assieme ad alcune immagini che mostrano il Vallone com’è oggi e com’era appena un anno fa.

Chiediamo ai cittadini valdostani di non dimenticare. Di esigere spiegazioni dai responsabili di questa devastazione. Di non lasciarsi piovere sul capo le scelte future che le amministrazioni vorranno prendere sui territori in cui viviamo. Di indignarsi, se non fosse un termine abusato, per gesti miopi e arbitrari calati dall’alto senza possibilità, per il cittadino, di affermare la propria volontà. Che cosa sarà del Vallone a questo punto possiamo immaginarlo, ma non per questo accettiamo che tutto avvenga nel silenzio dell’opinione pubblica, né che le responsabilità dello scempio vengano eluse.

Clicca sulle foto per ingrandirle.

Prima:

Dopo:

Prima:

Dopo:

Il comunicato stampa di Legambiente:

COMBOÉ : DOPO LA STRADA ARRIVANO LE RUSPE
COSA RIMARRA’ DEL VALLONE?

Per anni ci siamo chiesti, insieme agli Amici dei Valloni che con noi cercavano di fermare la realizzazione della strada Ponteille-Comboé, quale fosse la ragione reale di un progetto che sembrava non avere alcun significato economico. Anche le persone che partecipavano alle varie iniziative a sostegno della campagna (marce nel vallone, serate, ecc) ci chiedevano: ma che vogliono fare?

Più volte abbiamo pubblicamente girato la domanda ai diretti interessati (Comune di Charvensod e Amministrazione Regionale). Le risposte, che ci sono sempre sembrate insufficienti, erano: per ristrutturare gli alpeggi diroccati e rendere più agevole la vita del conduttore in quello attualmente attivo. Tutti risultati ottenibili in altro modo: per esempio utilizzando l’elicottero per il trasporto dei materiali per le ristrutturazioni e costruendo una monorotaia e una breve pista per agevolare il conduttore. Ma perché una strada costosa, pericolosa e impattante? Continua a leggere

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