L’appropriazione comincia

Con queste tre vignette satiriche di Ronnie Bonomelli (cliccateci sopra per ingrandirle) comincia l’avventura del blog appropriazionedebita, “centro di raccolta” per materiale artistico e resistente, liberamente scaricabile e ripubblicabile.

L’idea è che l’arte e la conoscenza non sono merci da vendere e comprare, ma un bene comune, da condividere con tutt*.

Il progetto si preciserà meglio, ma sin d’ora tutt* sono invitat* a partecipare inviando materiale grafico, testuale, audio e video autoprodotto e non protetto da copyright all’indirizzo camminante[at]inventati.org.

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Costi della politica: tuteliamo i parlamentari incompresi


Forse eravamo noi che non avevamo capito.

Se non si riesce a tagliare lo stipendio dei parlamentari è solamente per quella famosa «equità» così spesso invocata dal presidente Monti.

Forse, dopotutto, avevamo malignato un po’ troppo.

>>> La vignetta è di Ronnie Bonomelli e può essere liberamente scaricata e diffusa (purché non a fini di lucro), citando il nome dell’autore e consentendo la ripubblicazione del nuovo lavoro alle stesse condizioni, secondo le modalità previste dalla licenza Creative Commons 3.0., citata qui sotto.

Cliccate sulla vignetta per ingrandirla.

>>> Trovate altre opere di Ronnie QUI, QUI e QUI.

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Boicotta Omsa: la grande amica e il grande fratello

«Golden Lady grande amica», dice lo slogan. Grandi amiche così ce n’è davvero bisogno, nel mondo sferzato dalla crisi; così come abbiamo bisogno di grandi fratelli, aziende e centri di potere – più o meno legali, più o meno occulti – che decidono al nostro posto che cosa dovremmo fare nelle nostre vite, che cosa fare delle nostre vite.

La notizia è arcinota, ma la rilancio lo stesso, così come rilancio l’idea connessa del boicottaggio.

La ditta Omsa di Faenza, che fa parte dell’universo Golden Lady (Arwa, Golden Lady, Hue Donna, Hue Uomo, Omsa, NY Legs, Philippe Matignon, Saltallegro, Saltallegro Bebè, Serenella, SiSi) ha da poco comunicato il licenziamento di 239 lavoratrici, con un simpatico fax spedito alla vigilia di capodanno. La produzione sarà spostata in Serbia e chi s’è visto s’è visto.

«La decisione di chiudere lo stabilimento di Faenza per riaprirlo in Serbia non ha giustificazione», si legge, su Facebook, nella pagina dell’evento Mai più Omsa, che spinge al boicottaggio dei prodotti del gruppo: «la Omsa, infatti, non è in crisi, produce e vende tantissimo, si fregia del marchio “made in Italy” e in Italia ha il grosso del suo mercato. Ma in Serbia, forse, può sfruttare meglio chi lavora».

Quella cui ci troviamo di fronte è l’ennesima “fuga” dei padroni, l’ennesimo caso di delocalizzazione finalizzata all’abbattimento del costo del lavoro, a spese di quegli esseri umani che quel lavoro hanno fatto finora e del cui destino ai manager, agli amministratori delegati di aziende che aspirano a una struttura multinazionale, non importa un fico secco.

Intendiamoci: in questo sistema economico – che in tanti si affannano a presentare come l’unico possibile, dal Capo dello Stato a quello del Governo, passando per Confindustria, Piddì, Pidielle, Idivù, svariati sindacati e chi più ne ha più ne metta – il ragionamento di Nerino Grassi, patròn di Golden Lady, è perfettamente logico, come del resto quello del suo “collega” Marchionne: a conti fatti delocalizzare conviene.

Conviene alla proprietà, ovviamente, che bada unicamente agli utili. Ma dalla viceda possiamo almeno imparare qualcosa, dando una buona volta per assodato che, al di là della retorica corrente, dell’«iniziativa economica» alle imprese non interessano né «l’utilità sociale», né tantomeno la «sicurezza», la «libertà», la «dignità umana» dei lavoratori e delle lavoratrici.

Ed ecco spiegatose mai ce ne fosse stato bisogno – l’accanimento di molti a voler modificare l’articolo 41 della Costituzione italiana.

Ma se il destino delle lavoratrici e dei lavoratori di un’azienda è una questione secondaria rispetto alla necessità di abbattere il costo del lavoro; se i profitti, se gli utili di un’impresa possono anche non concorrere a rendere migliore la società, perché sono valutati in sé e per sé, come tante cifre che scorrono su un monitor, qual è allora il significato di questo sistema economico? Perché non dovremmo pensare a un «noi» e a un «loro» i cui interessi sono in perfetta contrapposizione?

Si tratta dell’artificiosamente sopita lotta di classe, dell’1% del mondo che decide e del restante 99% che deve obbedire, eventualmente pagando le conseguenze delle altrui decisioni. Si tratta, in questo caso, di reagire a un’imposizione nella maniera più semplice possibile: smettere di acquistare i prodotti della ditta incriminata.

Boicottare Golden Lady e i marchi a essa collegati è innanzitutto doveroso come atto di solidarietà nei confronti delle 239 operaie licenziate. È anche una precisa scelta strategica: si è detto che delocalizzare conviene; sta a noi renderlo sconveniente. Ingnegnamoci per coivolgere nel boicottaggio il numero di persone più ampio possibile, per far circolare la notizia facendo cattiva pubblicità all’azienda, per resistere alla tentazione indotta dal lavaggio del cervello pubblicitario, anche quando della vicenda non si parlerà più e andare avanti con il boicottaggio sarà più difficile, perché subentrerà l’idea della sua inutilità.

Il motivo principale per cui non serve a niente lottare con i mulini a vento, dopotutto, è che a un certo punto ci si dà per vinti. Ma non sarebbe la prima volta che un’azienda torna sulle sue decisioni in seguito a un calo degli utili.

BOICOTTA ANCHE TU

ARWA, GOLDEN LADY, HUE DONNA, HUE UOMO, OMSA, NY LEGS, PHILIPPE MATIGNON, SALTALLEGRO, SALTALLEGRO BEBÈ, SERENELLA, SiSi

>>> Su Facebook, l’evento Mai più Omsa. Nei negozi della tua città, un sacco di prodotti da boicottare, azioni pacifiche possibili per sensibilizzare la gente, dal volantinaggio a cose più creative… E non dimentichiamoci di dire che cosa pensiamo… al servizio clienti!

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Il discorso del Re…


L’amico
Ronnie Bonomelli, i cui più recenti lavori ho presentato QUI e QUI, ci regala un altro fumetto, stavolta sul discorso di fine anno di “re” Giorgio Napolitano.

L’anno scorso a farmi perdere il discorso del Presidente erano stati i Teletubbies. Quest’anno non ero in casa. Quella di Ronnie mi pare un’ottima sintesi satirica, e anche un’ottima maniera per essere accusati di vilipendio.

Pure io, del resto, mi sento piuttosto vilipeso – e non a causa del fumetto.

Anche questa volta, la condivisione è libera se si cita l’autore, se non si perseguono fini di lucro e se si permette agli altri di fare altrettanto.

Cliccate sull’immagine per ingrandirla e leggere la storia senza lente d’ingrandimento.

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E buon 2012!


E buon 2012
, che se anche ci vogliono fregare non è detto che non si trovi qualche via per resistere… E magari la crisi sarà utile per ripensare il nostro modo di vivere. O magari avevano ragione i Maya, e allora non ha neppure senso pensarci su troppo.

Dall’amico Ronnie Bonomelli (autore, lo ripeto, della Canzone di Monti Mario) gli auguri di buon anno in formato vignetta. Naturalmente, ogni riferimento a fatti e persone è puramente voluto.

Come al solito, la condivisione è libera se si cita l’autore, se non si perseguono fini di lucro e se si permette agli altri di fare altrettanto.

Ah, già: cliccate sulla vignetta per ingrandirla.

Buon anno a tutt*!

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Strenna di fine d’anno

Dall’amico Ronnie Bonomelli, autore della Canzone di Monti Mario, in (quasi) esclusiva per voi un bel fumettino di fine anno, scarabocchiato tra una manovra finanziaria e l’altra.

Come al solito, la condivisione è libera se si cita l’autore, se non si perseguono fini di lucro e se si permette agli altri di fare altrettanto.

Scarica il fumetto in formato pdf!

Con tanti auguri a tutt* (che ce n’è bisogno!)…

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Suspence!

Prepariamoci tutt*, perché tra un po’ è primavera.

Seguiranno istruzioni dettagliate.

Così vi tengo col fiato sospeso.

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