Espace Populaire per «Restiamo Umani – The reading movie»

Aosta, Circolo Arci Espace Populaire
Serata «Restiamo Umani – The reading movie»
Giovedì 26 gennaio 2012, ore 21.30

[Invito alla co-produzione dal basso in supporto all’iniziativa]

L’ho già detto QUI: per ricordare Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani presente a Gaza con l’International Solidarity Movement, sequestrato e poi ucciso a Gaza, in circostanze ancora da chiarire, tra il 14 e il 15 aprile dell’anno appena concluso, si sta preparando una versione recitata e filmata di «Gaza. Restiamo Umani», il libro-testimonianza scritto da Vittorio sotto le bombe dell’operazione militare israeliana «Piombo fuso».

L’iniziativa, a cura dell’Associazione culturale Azione Sperimentale, prevede 19 lettori “eccellenti”, personalità internazionali che si sono distinte per il loro impegno in difesa dei diritti umani, da Egidia Beretta, madre di Vittorio, a Moni Ovadia, a Mairead Corrigan Maguire, premio nobel per la pace nel 1976, a Ilan Pappé. Il film, destinato a essere diffuso gratuitamente, sarà sottotitolato in 16 lingue, fra le quali l’arabo e l’ebraico.

Tutt* possiamo partecipare alla co-produzione del film, che sarà finanziato dal basso, attraverso l’acquisto una o più delle 4.500 “quote” messe in vendita online a 10 € l’una. 5 quote danno diritto a ricevere una copia del dvd. L’iniziativa si trova sul sito www.produzionidalbasso.com, che invito a visitare da subito, perché le quote devono essere acquistate tutte entro il 30 gennaio.

Giovedì 26 gennaio alle ore 21.30 all’Espace Populaire di Aosta cercheremo di promuovere questa iniziativa. Sarà naturalmente anche l’occasione per ricordare Vittorio, per leggere insieme alcune pagine del suo libro e sensibilizzare la popolazione sulla situazione della Striscia di Gaza, a tre anni dalla fine dell’operazione «Piombo fuso» (ma non dell’embargo che impedisce la ricostruzione e qualsiasi sistema economico), proprio mentre lo stato maggiore israeliano si sbilancia sull’imminenza di un “secondo round”. Ancora lo scorso 18 gennaio, del resto, Gaza è stata colpita da aviazione e forze di terra, giusto l’ennesimo frutto di una politica fatta di raid e omicidi mirati.

Programma di massima della serata:

Presentazione dell’iniziativa;
Lettura di alcuni brani tratti dal libro «Gaza. Restiamo Umani», di Vittorio Arrigoni;
Brevi video;
Interventi delle/dei presenti.

Per maggiori informazioni su «Restiamo Umani – The reading movie» e per partecipare alla co-produzione del film visita i siti:

www.produzionidalbasso.com
www.restiamoumani.com

>>> L’ingresso all’Espace Populaire è libero con tessera Arci, ArciGay, Legambiente e UISP. La tessera costa (appena) 10 euro e vale fino al 31 dicembre 2012.

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Marcegaglia: ad Aosta l’Italia che taglia

Domani, giovedì 19 gennaio, forse per celebrare degnamente la solennità liturgica di san Mario (Monti?), Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, sarà ad Aosta per l’assemblea regionale dell’organizzazione degli imprenditori. E noi, quelli del no (perché rinunciare a un titolo di merito?), gli irresponsabili estremisti che non sono mai contenti, quelle e quelli che il clima di unità nazionale a vantaggio dei padroni proprio non lo mandiamo giù, perché sappiamo che chi oggi si propone di risolvere la crisi è parte del problema, non della cura – noi, domani, saremo in piazza a protestare pacificamente e democraticamente.

Dalle 10 in poi, Federazione della Sinistra Valle d’Aosta, Rifondazione Comunista, Giovani Comunisti e ARCI organizzano un presidio democratico in piazza Chanoux, ad Aosta, aperto a tutte le persone che desiderano partecipare. È importante collaborare per la riuscita dell’appuntamento, per dimostrare – anche al di là delle appartenenze partitiche (però qualcuno dovrebbe spiegarmi una buona volta perché gli altri partiti tacciono e acconsentono) – che non tutt* siamo disposti a credere che non c’è alternativa, o ad accettare che i numeri e le banche abbiano la precedenza sugli esseri umani in carne e ossa.

Il comunicato stampa.

In occasione della partecipazione di Emma Marcegaglia, all’assemblea regionale di Confindustria della Valle d’ Aosta, prevista per Giovedì 19 p.v., la Federazione della Sinistra della Valle d’Aosta, Rifondazione Comunista, i Giovani Comunisti e l’ARCI organizzano un presidio democratico in piazza Chanoux, a partire dalle 10 del mattino, per manifestare contro le politiche antipopolari lungamente sostenute da Confindustria, sia sotto il precedente governo che con quello attuale.

Le scelte, ormai ventennali, di precarizzazione del lavoro, di compressione dei diritti dei lavoratori, i cui ultimi esempi sono il famigerato articolo 8 della manovra finanziaria del settembre scorso sulla possibilità di derogare ai contratti nazionali e il tentativo di sterilizzare, in varie forme, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sulla giusta causa nei licenziamenti, non hanno affatto portato – come la signora Marcegaglia continua a cercare di farci credere – a una espansione dell’occupazione e a un maggiore benessere.
Al contrario, il frutto di quelle politiche è stato proprio la recessione in cui siamo immersi, una disoccupazione drammatica, la cancellazione di prospettive di vita decenti per un’intera generazione. Dall’altra parte hanno portato a una concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi: il 50% della ricchezza nazionale è in mano al 10 % della popolazione.

Un 10% di cui sicuramente fanno parte Emma Marcegaglia ed i suoi associati, mentre i costi della crisi vengono scaricati su chi lavora e sui pensionati (a esclusione di quelli che percepiscono pensioni d’oro e che non sono toccati dalle manovre governative).

Crisi economica, recessione, disoccupazione, povertà crescente: questi i frutti delle scelte che il precedente governo e quello attuale stanno compiendo, con l’appoggio forte della Confindustria.

A queste scelte, che aggravano la crisi, anziché risolverla, noi opponiamo le nostre proposte di interventi per la redistribuzione della ricchezza, per la sicurezza e la dignità del lavoro, per la giustizia fiscale, per la salvaguardia del territorio e dell’ambiente, per un allargamento della sfera dei beni comuni, come indicato dai referendum di giugno.

Tutto questo faremo presente ai/alle cittadin* di Aosta, per indicare che una via d’ uscita dalla crisi per tutti e non solo per pochi, esiste.

Per le associazioni organizzatrici
Francesco Lucat
Segretario regionale di Rifondazione Comunista

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Restiamo Umani – The reading movie



Un semplice copia e incolla
, di più non oso, della presentazione del “reading movie” tratto dal libro di Vittorio Arrigoni «Gaza. Restiamo umani», testimonianza diretta, scritta sotto le bombe, dei terribili giorni del «piombo fuso» israeliano sulla Striscia di Gaza, dal 27 dicembre 2007 al 18 gennaio 2009 (oggi, mercoledì 18, l’anniversario della giornata finale della carneficina costata la vita a più di 1300 esseri umani, molti dei quali giovanissimi).

Le parole di Vik si apprestano a dare vita a un film, durante il quale saranno lette da 19 lettori di Paesi diversi scelti dal gruppo Azione Sperimentale «per aver lavorato al sostegno culturale e umano e in particolare alla problematica israelo-palestinese».

Tutt* possiamo partecipare alla co-produzione, che sarà finanziata dal basso, attraverso l’acquisto una o più delle 4.500 “quote” messe in vendita a 10 € l’una. 5 quote danno diritto a ricevere una copia del dvd.

Per maggiori informazioni e per partecipare visita i siti:

www.produzionidalbasso.com
www.restiamoumani.com


«RESTIAMO UMANI», scritto da Vittorio Arrigoni. THE READING MOVIE

di Associazione culturale Azione Sperimentale.

«Gaza – Restiamo Umani diventerà sempre più un documento storico, piuttosto che essere una semplice narrazione dall’inferno» (Vittorio Arrigoni)

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Non stiamo facendo giornalismo, né informazione, né politica, non facciamo commemorazioni, non siamo finanziati da nessuna organizzazione né facciamo parte di alcun gruppo politico o religioso. Siamo degli artisti che stanno producendo un’opera d’arte per dare voce alle parole di Vittorio, che verrà tradotta e sottotitolata in più lingue e diffusa gratuitamente a livello mondiale, al solo scopo «di rendere giustizia a chi non ha più voce, forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare» (Vittorio Arrigoni), spezzando – con la potenza del linguaggio artistico – l’assordante silenzio del cosiddetto mondo civile. La sua testimonianza è stata scritta per il mondo intero, perché tutti sappiano cosa è accaduto e cosa continua ad accadere in Palestina, così come agli altri popoli e persone che si trovano nelle stesse identiche condizioni soffrendo lo stesso destino. Questa testimonianza serve a trasformare chi la ascolti in ulteriori testimoni e noi ora abbiamo il dovere di diffonderla; stiamo agendo per la conoscenza, per l’annullamento di ogni individualismo di lotta e per unirci attorno a un’unica meta: la diffusione della verità.

«Restiamo Umani – The Reading Movie» ha 19 capitoli per 19 lettori. Ogni capitolo sarà letto da personalità individuate per aver lavorato al sostegno culturale e umano e in particolare alla problematica israelo-palestinese: Tariq Ali, Huwaida Arraf, Massimo Arrigoni, Mohamed Bakri, Oren Ben-Dor, Egidia Beretta Arrigoni, Hilarion Capucci, Noam Chomsky, Mairead Corrigan-Maguire, Brian Eno, Norman Finkelstein, Amira Hass, Stéphane Hessel, Akiva Orr, Moni Ovadia, Ilan Pappé, Desmond Tutu, Roger Waters, Rabbi David Weiss.

«Restiamo Umani – The Reading Movie» verrà sottotitolato nelle seguenti 16 (o più) lingue: Italiano, Inglese, Spagnolo, Tedesco, Portoghese, Francese, Rumeno, Greco, Norvegese, Svedese, Ebraico, Arabo, Cinese, Giapponese, Farsi, Hindi-Urdu.

Il progetto è patrocinato da: Centro Palestinese per la Democrazia e la Risoluzione del Conflitto (PCDCR), Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR), Fondazione Josè Saramago, Free Gaza Movement, International Solidarity Movement (ISM), Freedom Flotilla, Dipartimento di Scienze dei Linguaggi della Comunicazione e degli Studi Culturali dell’Università di Bergamo, Accademia di Belle Arti di Brera.

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Collettivamente Memoria 2012

Fare memoria della Shoah e dei crimini contro l’umanità del nazismo e del fascismo è oggi più che mai necessario, come dimostra il rinnovato proselitismo di gruppi di ispirazione fascista, capaci di far presa su menti giovani e, a loro modo, finanche idealiste, presentandosi come l’antidoto alla crisi di funzionamento del sistema della democrazia rappresentativa e soprattutto del modello economico che fin qui ha permesso la prosperità dell’occidente.

Parole d’ordine vecchie e nuove (contro le banche, contro l’usura, ma anche l’eterno odio-terrore per lo «straniero») sono proposte al pubblico dibattito e, come agli albori dei totalitarismi novecenteschi, la reazione della parte sana della società tarda a farsi sentire.

Rispetto agli anni ’20 e ’30 del Novecento, però, abbiamo una consapevolezza maggiore che ci deriva dalla drammatica vicenda di milioni di persone perseguitate, imprigionate, torturate e uccise dal regime, dall’odio razziale e dalla guerra. Siamo più consapevoli e, come tali, ancor meno giustificati, quando assistiamo impassibili al ripresentarsi di logiche di contrapposizione etnica o nazionale, all’approvazione di leggi discriminatorie, alla costruzione di lager per migranti, alla retorica della guerra (un tempo definita «igiene dei popoli») come portatrice di «democrazia» e «libertà», all’autoritarismo degli Stati, alla “soluzione” a favore dei più abbienti del conflitto sociale, imposta dall’alto attraverso la propaganda dei media.

Ma per capire il presente occorre fare memoria. Anche quest’anno ospito sul blog la presentazione dell’iniziativa Collettivamente Memoria, promossa da Silvia Berruto, nipote di un internato militare e «giornalista contro il razzismo» e dedicata ai deportati politici Italo Tibaldi e Ida Desandré e alla staffetta partigiana Anna Dati. La maggior parte degli incontri sarà ospitata dalla Biblioteca regionale di Aosta.

Collettivamente memoria 2012

Dedicato a Italo Tibaldi e Ida Desandré deportati politici e a Anna Dati staffetta partigiana; 27 gennaio 2012 dedicato a Maria Musso, deportata politica

© Progetto culturale di Silvia Berruto

Giornalisti contro il razzismo
Con la partecipazione culturale del Comitato Regionale A.N.P.I. Valle d’Aosta e dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta/Institut d’histoire de la Résistance et de la société contemporaine en Vallée d’Aoste

PROGRAMMA IN PROGRESS

Ospite d’onore Ida Desandré. Deportata politica a Ravensbrück, Salzgitter, Bergen-Belsen

Lunedì 16 gennaio 2012
21.00-23.00
Aosta, Biblioteca Regionale

PORRAJMOS
Proiezione di: “Zigeunerlager”. Intervista a Marcello Pezzetti Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea
“Un rom italiano ad Auschwitz”. Intervista a Mirko Levak
A FORZA DI ESSERE VENTO. Lo sterminio nazista degli zingari, 2006
Editrice A

A cura di Silvia Berruto

Martedì 24 gennaio 2012
Verrès (Aosta)
Istituzione scolastica Evançon 2

PORRAJMOS

Venerdì 27 gennaio 2012 – Giorno della Memoria
Dedicato alla deportata politica Maria Musso Continua a leggere

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I referendum non sono mica tutti buoni

I referendum non sono mica tutti buoni. Costituzionalmente, non si poteva pensare di abrogare per intero la legge elettorale senza averne prima approvata un’altra, e immagino che sia questo il motivo che ha spinto la Corte a esprimersi contro l’ammissibilità dei quesiti caldeggiati dall’Italia dei Valori. Come potrebbe un Paese democratico restare – sia pure temporaneamente – senza la possibilità di indire elezioni, per mancanza di una legge? Secondo i promotori del referendum, l’abolizione del “porcellum” avrebbe dovuto riportare in vita la legge preesistente, il cosiddetto “mattarellum”; ma questo non è vero, perché non si può ripristinare in automatico una legge abrogata attraverso l’abrogazione della norma che l’ha sostituita.

Dal punto di vista politico, ci sono due considerazioni da fare, la prima triste, la seconda meno. 1) Un milione e duecentomila italiani hanno firmato per il referendum, chiedendo una riforma del sistema elettorale. Questi italiani hanno creduto in un’iniziativa sulla quale non si era riflettuto abbastanza e sono rimasti con un pugno di mosche, perdendo quel po’ di speranza – che forse avevano coltivato, magari sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria nei referendum di giugno – di poter cambiare le cose con il proprio voto. La bocciatura del referendum rischia oggi di essere intesa come l’ennesima autodifesa della “casta” mentre di fatto quella che rischiava di uscire vincente se il referendum fosse stato approvato era un’idea di Parlamento non troppo dissimile da quella attuale. Per cosa hanno firmato, in fin dei conti, un milione e duecentomila italiani? A occhio, direi per due cose: abolire una legge che il suo stesso autore – l’ineffabile Calderoli – aveva definito «porcata» e ripristinare la possibilità di indicare le preferenze, nella speranza di avere rappresentanti eletti, anziché personaggi nominati dalle segreterie dei partiti. Questi, credo, sono gli aspetti che hanno spinto tanti italiani a firmare. Mi domando se i firmatari abbiano invece riflettuto sulla natura maggioritaria della legge elettorale che i referendari hanno sperato di resuscitare. Le persone che conosco io non lo hanno fatto, e questo mi porta al secondo punto.

2) Se davvero vogliamo cambiare il Parlamento, restituendo ai cittadini la possibilità di esprimere e veder rappresentato il proprio orientamento politico e programmatico, anche quando il loro voto non sia destinato ai due-tre partiti più grandi, è necessario superare il modello maggioritario tout court e ritornare al proporzionale: niente sbarramenti, niente premi di maggioranza, ma un numero di seggi proporzionale ai voti ricevuti. Perché, privo di rappresentanza come sono attualmente, avendo votato alle scorse elezioni Rifondazione comunista, non riesco a non pensare che, se io sono uno, la mia stessa scelta è stata però fatta da svariate migliaia di persone, la cui volontà oggi è totalmente ignorata. Pur consapevole della cattiva prova data da Rifondazione all’epoca del governo Prodi (lasciò che a decidere fossero gli altri, su tutto, per paura di far cadere il «governo amico», giungendo a votare la guerra e a espellere il solo deputato che aveva avuto la coerenza di rifiutarla), mi sembra che da allora il partito abbia saputo ripartire da zero, imparando qualcosa dagli errori e – ai fini del presente discorso che non vuole in nessun modo essere un’apologia di Rifondazione – proponendo in più di un’occasione idee alternative a quelle dominanti, a quelle, vale a dire, che hanno prodotto la crisi e che ora dovrebbero magicamente risolverla.

E poiché sono finito a parlare di partiti (certo un peccato mortale nell’Italia di oggi, così generalista, anche nell’indignazione), voglio concludere con il comunicato stampa di Rifondazione Comunista/Federazione della Sinistra Valle d’Aosta (che naturalmente condivido) sulla bocciatura dei referendum.

Chi è causa del suo mal…

La bocciatura dei quesiti referendari sulla legge elettorale era stata ampiamente annunciata da numerosi costituzionalisti Continua a leggere

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Guerra alla Libia con 700 super bombe italiane [di Antonio Mazzeo]


Che cosa intendo quando me la prendo con il concetto di «guerra umanitaria», quando affermo che l’Italia, nonostante la sua Costituzione «fa la guerra», quando critico le decisioni e i finanziamenti “bipartisan” delle «missioni militari» (una “tira” l’altra in un cerescendo di orrore e in un clima di assuefazione all’illegalità internazionale che già prepara l’avventura iraniana) emerge con grande precisione da un articolo di Antonio Mazzeo, pubblicato sul sito DazebaoNews.it e comparso sul quotidiano il manifesto. Lo ripubblico con il permesso dell’autore.

L’unico grassetto è mio e riguarda il fatto che nella guerra di Libia è stato utilizzato «quasi l’80% delle armi di “precisione” a guida laser e GPS in dotazione alle forze armate» italiane. Un arsenale che non può non aver causato vittime innocenti. Un arsenale che ora sarà ripristinato, crisi o non crisi. Un fatto che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, come, una volta acquistate, le armi sono usate davvero e non restano a fare la muffa in “garage”.

L’ennesimo monito, anche, per chi avesse a cuore pace e Costituzione, contro l’acquisto di 131 cacciabombardieri F 35 previsto dall’Italia.

Guerra alla Libia con 700 super bombe italiane
di Antonio Mazzeo

MESSINA – «Le operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l’Aeronautica Militare italiana l’impegno più imponente dopo il secondo Conflitto Mondiale».

È orgogliosissimo il Capo di Stato maggiore delle forze aeree, generale Giuseppe Bernardis. L’Italia repubblicana ha conosciuto i teatri di guerra dell’Iraq, della Somalia, del Libano, dei Balcani, dell’Afghanistan e del Pakistan, ma mai avevamo sganciato tante bombe e tanti missili aria-terra come abbiamo fatto in Libia per spodestare e consegnare alla morte l’ex alleato e socio d’affari Muammar Gheddafi. Una guerra record di cui però è meglio non andare fieri: secondo i primi dati ufficiali – ancora parziali – i nostri cacciabombardieri hanno martoriato gli obiettivi libici con 710 tra bombe e missili teleguidati. Cinquecentoventi bombe e trenta missili da crociera a lunga gittata li hanno lanciati i “Tornado” e gli AMX dell’Aeronautica; centosessanta testate gli AV8 “Harrier” della Marina militare. Conti alla mano si tratta di quasi l’80% delle armi di “precisione” a guida laser e GPS in dotazione alle forze armate. Un arsenale semi-azzerato in poco più di centottanta giorni di conflitto; il governo ha infatti autorizzato i bombardamenti solo il 25 aprile 2011 (56° anniversario della Liberazione) e la prima missione di strike in Libia è stata realizzata tre giorni dopo da due caccia “Tornado” decollati dall’aeroporto di Trapani Birgi.

«Le munizioni utilizzate dalle forze aeree italiane sono state le bombe GBU-12, GBU-16, GBU-24/EGBU-24, GBU-32, GBU-38, GBU-48 e i missili AGM-88 HARM e Storm Shadow, con una percentuale di successo superiore al 96%», elenca diligentemente lo Stato Maggiore dell’AMI. Inutile chiedere cosa o chi sia stato colpito nel restante 4% degli attacchi dove sono state sganciate più di trenta bombe di “precisione”. Dettagliata è invece la descrizione del documento “Unified Protector: le capacità di attacco dell’AM” (6 giugno 2011) sulle caratteristiche tecniche di questi strumenti di distruzione e di morte. «I sistemi d’arma a guida laser sono stati sviluppati negli anni ‘80 con i primi test eseguiti dalla Lockheed Martin e sono stati utilizzati nei più recenti conflitti, dalla guerra del Golfo alle operazioni sui Balcani, Iraq e Afghanistan», scrivono i comandanti delle forze aeree. «La GBU-16 è un armamento a guida laser Paveway II, basato essenzialmente su bombe della serie MK83 da 495 Kg. Della stessa famiglia di ordigni fa parte la GBU-12 (corpo bomba MK82, 500 libbre). La GBU-24 è invece un armamento basato essenzialmente sia sul corpo di bombe della serie MK da 907 Kg che delle bombe penetranti BLU-109 modificate con un kit per la guida laser Paveway III. Sviluppato per rispondere alle sofisticate difese aeree nemiche, scarsa visibilità e limitazioni a bassa quota, l’armamento consente lo sgancio a bassa quota e con una capacità di raggio in stand off (oltre 10 miglia) tale da ridurre le esposizioni». Ancora più sofisticate le bombe GBU-24/EGBU-24, guidate con doppia modalità GPS e laser e usate «per distruggere i più resistenti bunker sotterranei» e le GBU-32 JDAM (Joint Direct Attack Munition) da 1.000 e 2.000 libbre, che possono essere lanciate in qualsiasi condizione meteo, sino a 15 miglia dagli obiettivi, «per ingaggiare più target con un singolo passaggio».

«Lo Storm Shadow è un missile aviolanciabile con telecamera a raggi infrarossi a guida Gps che può colpire obiettivi di superficie in profondità, a prescindere dalla difesa aerea, grazie alle sue caratteristiche stealth», recita il report dell’Aeronautica. Sviluppato a partire dal 1997 dalla ditta inglese MBDA, il vettore è lungo cinque metri, pesa 1.300 Kg, ha un raggio d’azione superiore ai 250 km e può trasportare una testata di 450 kg. «È utilizzabile contro obiettivi ben difesi come porti, bunker, siti missilistici, centri di comando e controllo, aeroporti e ponti. La carica esplosiva è infatti ottimizzata per neutralizzare strutture fisse corazzate e sotterranee». Le coordinate del target e la rotta di volo dello Storm Shadow vengono pianificate a terra e successivamente inserite all’interno del missile durante la fase di caricamento sul velivolo. «Una volta lanciato, raggiunge l’obiettivo assegnato navigando in ogni condizione di tempo, di giorno o di notte in maniera assolutamente autonoma utilizzando gli apparati di bordo e confrontando costantemente la sua posizione con il terreno circostante». L’altro missile aria-superficie impiegato dai caccia italiani è l’AGM-88 HARM (High-speed Anti Radiation Missile) della Raytheon Company, ad alta velocità e con un raggio d’azione di 150 km, in grado di individuare e “sopprimere” i radar nemici.

Secondo il generale Bernardis, Continua a leggere

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Carbone. Perché a tutt*?


Sarà che
non ho tempo, ma son certo che per forza qualcuno troverà  peregrino quanto butto giù in fretta e furia in questo post. Parto dalla considerazione che nella cultura popolare i bambini buoni vengono premiati, quelli cattivi sono invece puniti. Il 6 gennaio, la Befana porta ai primi dolci o regali, ai secondi (almeno secondo la tradizione) il carbone. Relazione di causa-effetto tra comportamento e “ricompensa”, la stessa presente in favole e fiabe, i testi formativi per eccellenza dell’infanzia, con la morale, la rappresentazione di bene e male, giusto e sbagliato e via discorrendo.

Punire il «cattivo» è, del resto, congegnale alla nostra logica e permette di gestire più facilmente il funzionamento di società complesse. Ai padroni, non a caso, viene concesso volentieri di derogare alla regola, perché sono loro ad avere (la sparo grossa) l’onere del governo. La loro devianza – per semplici ragioni numeriche – non costituisce un grosso turbamento dell’«ordine costituito».

Anche la religione, di solito, affianca il libero arbitrio – e dunque la libertà di scelta – al concetto di punizione o premio: dei nostri peccati (o, laicamente, delle nostre azioni), siamo infatti personalmente responsabili e saremo pagati con l’inferno o con il paradiso.

Diventa meno facile capire come funzionano le cose per chi non c’entra niente, le vittime incolpevoli delle azioni degli altri, cui nulla hanno potuto opporre, perché troppo piccole o troppo poco influenti. In altre parole, i bimbi buoni che riceveranno lo stesso il carbone. Quelli che saranno raggiunti, loro malgrado, dal classico proiettile vagante. Quelli che hanno il “torto” di nascere nella parte sbagliata del mondo; magari in una zona che altri hanno avvelenato, non loro; magari – già che ci siamo – per la presenza di centrali a carbone o altre tecnologie ottime per far soldi, ma scarsamente rispettose della salute umana.

L’ho detto: sono pensieri arruffati. La religione ha dalla sua l’idea di un Dio che, facendosi uomo, incarna in sé tutta la sofferenza di un mondo ingiusto e la supera in una prospettiva ultraterrena: la vita eterna. In questo mio discorso, che si vuole laico, c’è solo l’amarezza per un universo che non concede a tutti le stesse possibilità. Come se nascessimo in categorie diverse, la serie A o i campionati dilettanteschi, senza nessuna speranza di promozione.

Ma queste considerazioni esistenziali non cambiano di una virgola il mio disprezzo per chi si rende responsabile dell’altrui sofferenza. Piccoli contabili che vedono numeri al posto degli esseri umani.

>>> Buona festa della Befana alla Repubblica italiana fondata, per il 14% del proprio fabbisogno energetico, sul carbone. Con tutte le conseguenze del caso.

>>> Il cartellone No al Carbone è opera di Danilo Cavallo.

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