Voi siete qui – Risotto al tartufo con articolo 18 [di Alessandro Robecchi]

Ripubblico, con il consenso dell’autore, un articolo di Alessandro Robecchi, uscito sul manifesto di domenica 5 febbraio 2012.

Voi siete qui – Risotto al tartufo con articolo 18
di Alessandro Robecchi.

L’ufficio stampa del professor Monti si scusa con gli italiani. Purtroppo, per sopraggiunti impegni, il Presidente del Consiglio Tecnico non ha ancora potuto essere presente alle seguenti trasmissioni televisive: “Novantesimo minuto speciale serie B”, “Elisir dossier prostata” e “Uomini e donne” di Maria De Filippi, dove avrebbe trovato inaccettabile sottoporsi a un contraddittorio con due giovani cubiste precarie. In compenso, lo stesso ufficio stampa rileva gli ottimi esiti della partecipazione del professor Monti al segnale orario, dove ha precisato con puntiglio che le tredici e trenta erano in realtà le tredici e trentuno grazie all’azione del suo governo, per la cui stabilità ringrazia, in ogni caso, il suo predecessore. Buonissima anche la performance televisiva del Primo Ministro a “Debitodebitibù”, trasmissione per bambini dove ha intrattenuto i piccoli ospiti spiegando che i papà gli rubano il futuro restando aggrappati alle loro mirabolanti garanzie sociali, e che se proprio ambiscono ad avere un futuro (che razza di pretese per un ragazzino!) è meglio che lo affidino a lui o a maga Fornero.

Le divertenti ospitate televisive, tutte rigorosamente senza nessuno che faccia una domanda che non somigli a un salamelecco, non hanno distratto il Premier dal suo indefesso lavoro per la risoluzione della crisi e per il rilancio dell’economia. In particolare, ecco alcune cose che nessuno prima di lui aveva fatto: ordinare dei sondaggi sull’operato del suo governo (una vera novità!), e sostenere di essere stato frainteso dopo una frase particolarmente infelice (anche questa, cosa mai accaduta prima). Forte di questa discontinuità con gli esecutivi che l’hanno preceduto, il professor Monti tiene a precisare che è ora di finirla con il buonismo sociale che ha portato l’Italia ai vertici delle classifiche mondiali della diseguaglianza economica. Non perdete comunque, questa sera, l’edizione speciale di “Risotti al tartufo”, dove il Premier spiegherà che l’articolo 18 non è un tabù.

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Domani, ore 10, Radio Proposta In Blu: parlando del libro Restiamo Umani (e del reading movie)


Domani mercoledì 8 febbraio alle ore 10 su Radio Propsta In Blu sarò ospite nel programma «Scrivendo, incontri di lettura», condotto da Fabiola Megna.

Parleremo del libro di Vittorio Arrigoni, «Gaza. Restiamo Umani», e del progetto di “reading movie”, la lettura filmata del libro a cura dell’associazione culturale Azione Sperimentale, attualmente in fase di realizzazione.

Alla co-prodzione è possibile partecipare dal basso, prenotando (fino al 31 marzo) una o più quote del valore di 10 euro ciascuna.

Radio Proposta copre solo la Valle d’Aosta (ad Aosta FM 107.8; vedi le altre frequenze), ma subito dopo la trasmissione sarà disponibile il podcast, che naturalmente ripubblicherò anche qui.

Mi auguro di cuore di non dire troppe sciocchezze!

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Elsa Coccodrillo getta la maschera


Una vignetta satirica di Ronnie Bonomelli, liberamente scaricabile e utilizzabile (con finalità a-commerciali e citando il nome dell’autore; cliccateci sopra per ingrandirla).

Ne trovate altre, insieme ad altro materiale non protetto da diritti d’autore, all’indirizzo http://appropriazionedebita.noblogs.org/, blog – al quale partecipo anch’io – che sta muovendo i primi passi, ma che ambisce a trasformarsi in uno strumento libero a disposizione di tutt* quell* che ne condividono la filosofia, vale a dire che l’arte e la conoscenza non sono merci che si vendono o si comprano.

Chi desiderasse partecipare al progetto può inviare il proprio materiale grafico, testuale, audio e video (non protetto da diritto d’autore) all’indirizzo camminante[at]inventati.org.

Tutte le opere saranno pubblicate con licenza Creative Commons 3.0.

>>> Scarica la vignetta in formato PDF: Dietro la maschera di Elsa Coccodrillo

>>> Visita il blog appropriazionedebita.

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Trenitalia: pendolari esasperati per la solita odissea denunciati ai carabinieri


Strane cose
accadono in Italia, anche in quella regione misteriosa chiamata Valle d’Aosta, presunta oasi di ricchezza ed efficienza situata ai piedi del Monte Bianco nell’estremo nord ovest del Paese. Strane cose, dicevo, oppure storie ordinarie di disservizi e repressione; chi legge si faccia la sua idea. In appendice al post, un comunicato stampa di Rifondazione comunista – Federazione della Sinistra Valle d’Aosta, che lega la vicenda ad altre occasioni di repressione del dissenso e al concetto di sistema ferroviario inteso non come servizio pubblico, ma come attività da cui trarre profitto. Sulla pelle del cittadino!

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Antefatto: la linea ferroviaria Chivasso-Aosta è stata aperta nel lontano 1886. Da allora a oggi non si registrano miglioramenti significativi. Il binario è ancora unico (i treni, per evitare di scontrarsi, devono “aspettarsi” nelle varie stazioni) e, se il vecchio carbone è stato sostituito dal gasolio, la linea a tutt’oggi non è ancora elettrificata. Quando andavo all’università (grosso modo fino al 2000), per raggiungere Torino da Aosta impiegavo un po’ meno di due ore. Quasi due ore per un centinaio di chilometri di viaggio non è un gran viaggiare, ma oggi sono necessarie dalle due ore ai 140 minuti. Perché, giustamente, in Piemonte le nostre inquinanti motrici a gasolio non le vogliono più. Perciò addio diretto Aosta-Torino, si cambia il treno a Ivrea, appena oltre i confini della Valle, o al limite a Chivasso, con conseguente aumento dei tempi di viaggio. Tempi lunghi e disservizi hanno portato gli utenti valdostani a protestare più volte, fino a dar vita al comitato dei Pendolari Stanchi, ma il problema è lontano dall’essere risolto.

La vicenda: lo scorso venerdì, giornata critica per questa piccola linea a causa dell’afflusso degli studenti universitari di ritorno in Valle per il fine settimana, il treno delle 16.30 in partenza da Torino è soppresso per cause ignote. I pendolari si riversano su quello delle 17.30, già pieno. Arrivati a Ivrea, trovano ad attenderli per la coincidenza verso Aosta non il solito Minuetto, ma un treno più piccolo. Tra le proteste generali, il capostazione vorrebbe far partire il convoglio, proponendo a chi rimane a terra di proseguire con un pullman, anche questo insufficiente a contenere tutti i viaggiatori. Almeno 100 persone dovrebbero restare a Ivrea e aspettare il treno successivo. Alcuni passeggeri, esasperati, decidono di sedersi sui binari. Soltanto a seguito di tale gesto viene allestito un Minuetto (che era fermo a Ivrea!) e i viaggiatori possono riprendere il viaggio. Tutto bene? No: a seguito dell’occupazione dei binari, 13 pendolari vengono denunciati per interruzione di pubblico servizio.

«È evidente a tutti che la responsabilità di ciò che è accaduto è interamente di Trenitalia», scrive, in un comunicato di solidarietà ai 13 denunciati, il comitato Pendolari stanchi, che ha anche avviato una sottoscrizione per sostenere le loro spese legali. «I pendolari non hanno inteso interrompere nessun servizio ma, semmai, esattamente riattivare un servizio che era stato interrotto da altri». Non a caso, per trovare una soluzione è stata necessaria la protesta.

Intanto il comitato Pendolari Stanchi annuncia un’assemblea pubblica per venerdì 10 febbraio, ore 20.30, presso il C.C.S. Cogne, in Corso Battaglione, 18, ad Aosta. Sarà un’occasione per fare il punto sulla vicenda dei 13 denunciati, e per parlare dello stato del sistema di comunicazioni valdostano, anche tenuto conto dell’aumento delle tariffe autostradali, che si somma a quello del costo del carburante.

Sulla vicenda, infine (ma davvero non per ultimo), il bel comunicato di solidarietà di Rifondazione comunista – Federazione della Sinistra Valle d’Aosta, che ha il merito di mettere insieme la vicenda dei 13 denunciati e le altre magagne di Trenitalia.

Denunciamo Trenitalia!
di Rifondazione comunista – Federazione della Sinistra Valle d’Aosta.

Ma perché non denunciano Trenitalia?

L’incredibile notizia della deferimento all’autorità giudiziaria di 13 sventurati utenti (cui va tutta la nostra solidarietà) della sciagurata linea Aosta-Chivasso per «interruzione di pubblico servizio» merita un adeguato commento.

a) Se c’ è qualcuno che dovrebbe essere denunciato, questo è Trenitalia per «gestione impropria, inaccettabile e indecente di pubblico servizio». Continua a leggere

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Gentile Presidente, la colpa è un po’ anche sua

Alla c.a. del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Gentile Presidente.

L’hanno contestata, a Bologna, gli studenti dell’Università. Tra lei e loro c’erano – giustamente – le forze dell’ordine. Impossibile un contatto diretto, impossibile un dialogo costruttivo. Ma lei si è limitato a dire che «le manifestazioni di dissenso e di protesta se sono motivate e si esprimono correttamente possono essere prese in attenta considerazione, altrimenti no». Suppongo pertanto che le loro motivazioni, quei ragazzi, avrebbero dovuto scriverle sul guscio delle uova che hanno lanciato agli agenti. Ma dimentico che sono proprio quelle uova ree di non esprimere «correttamente» il dissenso.

I giovani di Bologna avrebbero dovuto fare come me: inviarle un’e-mail a cui non risponderà nessuno, nonostante le assicurazioni fornite dalla scritta che esce in automatico quando si compila l’apposito modulo online. Presidente, i ragazzi che oggi l’hanno contestata l’hanno ritenuta responsabile di una gestione ideologica della crisi, dannosa per il Paese. Io presumo la sua buona fede, ma non credo che possa non aver notato – non nella sua posizione e non con il suo personale percorso politico – il carattere classista delle scelte operate dal governo tecnico da lei fortemente voluto.

Il suo desiderio, ovviamente condivisibile, di tranquillizzare i Paesi “amici” e i mercati, favorendo la fine del quindicennio berlusconiano, si è tradotto nell’accettazione di tutte le ricette e i diktat della Banca centrale europea, delle agenzie di rating e della Germania, anche contro le indicazioni espresse da 28 milioni di cittadini italiani che, con i referendum di giugno, chiedevano, ad esempio, una maggior tutela dei beni comuni e, conseguentemente, nessuna privatizzazione dei servizi fondamentali.

Oggi in Italia si divarica sempre più la forbice tra i ricchi e i poveri. Il lavoro è diventato un privilegio per ottenere il quale occorre accettare di sottoporsi all’umiliante calvario di formule contrattuali ormai fin troppo tipiche, che non permettono di far progetti per il futuro. Contemporaneamente, la Penisola è attraversata dalla protesta di cittadini che lottano innanzitutto per affermare il proprio diritto a essere consultati quando si prendono decisioni che riguardano la loro vita. Cittadini che non hanno voce in capitolo né quando si tratta di decidere il modello di trasporto ferroviario, né quando bisogna valutare i benefici dell’acquisto di 131 cacciabombardieri di ultima generazione. Cittadini che nel nome del profitto e delle alleanze militari vedono aggrediti i loro territori, senza che il rispetto dei principi fondamentali enunciati dalla Costituzione possa tradursi in realtà.

A questo scenario, Presidente, contribuisce attivamente chi da lei è stato indicato quale possibile “solutore” della crisi, e vuole costruire un modello di Stato più privato che pubblico.

Sbaglierò, ma non mi sembra che lei trovi nulla da eccepire.

Mario Badino
Cittadino italiano

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#BoicottaOmsa, 28 gennaio: Appello per un’azione di solidarietà concreta! [da Femminismo a Sud]


[Un semplice copia e incolla dal blog Femminismo a Sud. Il 28 gennaio, azioni in tutta Italia contro Omsa/Golden Lady che licenzia le sue operaie a Faenza per delocalizzare.]

Dalle Sguardi sui Generis l’appello a svolgere una iniziativa concreta a supporto delle lavoratrici Omsa. Tutto si svolgerà in un’unica giornata, ciascun@ aderendo con le proprie pratiche, dai presìdi sui territori al presidio attivo in rete (replicando banner, post e hashtag #boicottaomsa su twitter):

Dal 2010 ormai prosegue la vertenza delle operaie dello stabilimento dellaOmsa di Faenza, minacciate di perdere il lavoro per una delocalizzazione della produzione che nulla ha a che vedere con la crisi e tutto ha a che fare con il profitto; la vigilia di Capodanno il gruppo GoldenLady ha comunicato alle 239 lavoratrici ancora occupate che il 12 marzo 2012, alla fine della cassa integrazione, saranno licenziate.

La perdita di qualsiasi scrupolo da parte dell’azienda ha sollevato la giusta  indignazione di molti/e, decis* a solidarizzare con la lotta di queste lavoratrici. Da tempo è partita una campagna di boicottaggio dei prodotti del gruppo che, anche grazie ai social media, sta raggiungendo un notevole livello di diffusione.

Come donne, collettivi e realtà autorganizzate, vogliamo diffondere un appello per un’iniziativa congiunta in tutte le città italiane Sabato 28 Gennaio.

Con volantinaggi, striscioni, musica, presidi, flash mob e ogni altro strumento utile, proponiamo una giornata di informazione e boicottaggio attivo di fronte ai punti vendita del gruppo GoldenLady (Golden Point).

Nel pieno dei saldi, quando all’azienda farebbe gola vendere il più possibile, vogliamo stare nelle strade per ricordare a chi pensa solo al proprio profitto che le scelte di produzione non possono passare sopra le nostre vite.

Diffondiamo questo appello a tutte le realtà organizzate, femministe e non, e alle singole persone che desiderano impegnarsi per dimostrare solidarietà concreta a questa lotta.

Piuttosto che vestire sfruttamento,
le calze ce le disegneremo sul corpo!

Lavoratrici OMSA
Laboratorio Sguardi Sui Generis (Torino)
Mujeres Libres (Bologna)
Le De’Genere (http://de-genere.blogspot.com/)
Femminismo A Sud (femminismo-a-sud.noblogs.org)
Xxd – Rivista di varia donnità (xxdonne.net)
Sconfinamenti (Napoli)
Folpette femministe, antifasciste, antimilitariste – Padova
Minerva Jones (minervajones.blogspot.com)
Centro Sociale Askatasuna (Torino)
Collettivo Universitario Autonomo Torino (cuatorino.org)
Altraagricoltura nord-est Padova
Francesca Sanzo (www.francescasanzo.net)
Valentina S. (http://www.consumabili.blogspot.com/)
Franca Treccarichi
Roberta Galeano
Laura Cima
Ferdinanda Vigliani
Vincenza Perilli (marginaliavincenzaperilli.blogspot.com/)
Melina Caudo
Nicoletta Dosio (Movimento NO TAV)
Lavoratrici Slai Cobas
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
Antonio Caprari
Un altro genere di comunicazione

Per adesioni: sguardisuigeneris[chiocciola]gmail.com

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A/I Needs You – A/I ha Bisogno di Te [da cavallette.noblogs.org]

Lo dico per chi non sapesse come funzionano queste cose: l’appello che segue (che copio e incollo da Cavallette) NON RIGUARDA questo blog, ma il collettivo A/I, che mette a disposizione di tutt* noi la piattaforma NoBlogs e diversi altri servizi in modo del tutto gratuito.

Lo ripubblico come atto dovuto, anche se in realtà chi usufruisce di questi servizi sa già tutto e chi non se ne serve difficilmente prenderà in considerazione di contribuire. Sarà in ogni caso una piccola pubblicità a un progetto in cui credo.

A/I Needs You – A/I ha Bisogno di Te [da cavallette.noblogs.org]

Bilancio Associazione Investici
Schema riassuntivo 2011
Totale Donazioni: 6.500 E
Totale Spese: 12.000 E
Saldo: -5500 E

Che importanza dai alla tua casella di posta elettronica da 1 a 10? Il tuo sito che utilità ha da 1 a 100, e il tuo blog, la mailing list che segui, la chat?

A/I conta almeno 10.000 utenti, intorno al milione se contiamo le mailing list. Per esistere, per pagare i server e la connettività, al collettivo servono circa 12.000 euro all’anno. 1,2 euro per ciascun utente, se tutti si ricordassero di quanto abbiamo bisogno dei loro contributi.

Ma il problema è che non tutti se ne ricordano, anzi, nemmeno un decimo pensa a sostenerci nel corso dell’anno. Eppure le caselle di posta vengono lette ogni giorno, Noblogs è una piattaforma molto attiva e anche i siti web, le mailing list e gli altri servizi non scherzano.

Continua a leggere sul blog Cavallette.

Fai una donazione online.

>>> Il fumetto è di zerocalcare.

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