Grecia e Italia


Ho ricevuto
, non so bene perché, un comunicato stampa del Partito Comunista dei Lavoratori. Non è il mio partito (sono iscritto a Rifondazione) e onestamente mi dispiace che in Italia non si riesca a lottare contro il criminale sistema economico dominante senza spezzettarsi in mille sigle o rivoli, ma volentieri ripubblico quanto ho ricevuto perché – e tanto basti – lo condivido in pieno.

Grecia e Italia

L’esplosione della rabbia sociale in Grecia è lo spauracchio delle classi dominanti di tutta Europa. A ragione. Quando i governi hanno solo da togliere e nulla da dare, diventano loro malgrado autentici piromani. E anche i migliori pompieri (burocrazie sindacali e socialdemocrazie) rischiano in quel caso di fallire.

In Italia Napolitano e PD premono sulla CGIL perché continui a calmierare le piazze, “scongiurando la Grecia”. Di più: cercano di tenerla alla catena del negoziato sui sacrifici. Ma la condizione sociale di milioni di lavoratori, precari, disoccupati italiani sta raggiungendo il livello dei loro compagni greci. E le fascine possono prendere fuoco.

Susanna Camusso è seduta su una polveriera, e lo sa. O rompe col governo prendendo la testa dei lavoratori contro i banchieri, o diventa la garante dei banchieri contro i lavoratori. Ma in questo caso il “fuoco greco”, prima o poi, potrebbe scottarle le mani.

In ogni caso, il PCL lavorerà in ogni lotta perché la rivolta greca contagi l’Italia e trovi un suo programma e una sua direzione. E quando le fascine sono tante, anche una piccola fiammella può incendiare la prateria.

Partito Comunista dei Lavoratori

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Restiamo Umani – The reading movie su Radio Proposta

Oggi, 15 febbraio, sono stato ospite per la seconda settimana consecutiva di «Scrivendo, incontri di lettura», il programma di Radio Proposta In Blu Valle d’Aosta condotto da Fabiola Megna e dedicato ai libri. Ho parlato del libro di Vittorio Arrigoni «Gaza. Restiamo Umani», testimonianza dall’inferno della Striscia durante i giorni del «Piombo Fuso» (dicembre 2008-gennaio 2009).

Al telefono con noi Fulvio A. T. Renzi, presidente dell’associazione culturale Azione Sperimentale, che ha presentato il reading movie attualmente in fase di realizzazione a partire dal testo di Vittorio. Come ho già detto in altre occasioni, si tratta della lettura filmata dei 19 capitoli del libro, da parte di altrettanti lettori internazionali noti per il loro impegno nella difesa dei diritti umani.

A proposito del progetto, invito ancora una volta a consultare il sito www.restiamoumani.com e ricordo che è possibile partecipare attivamente alla co-produzione del progetto, acquistando una o più quote – del valore di 10 euro ciascuna – sul sito Produzioni dal Basso, fino al 31 marzo.

Il podcast della trasmissione di oggi e quello dello scorso 8 febbraio:

Scrivendo, incontri di lettura – 15/02/12:

Scrivendo, incontri di lettura – 08/02/12:

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5 anni di blog!

Il tempo tiranno m’impedisce – come già gli ultimi anni – di organizzare i dovuti festeggiamenti, eppure l’occasione è di quelle importanti: questo sabato, 25 febbraio, il blog compe 5 anni, ovvero un lustro (che forse è come dire la maggiore età quaggiù nelle pieghe di internet).

Si accettano auguri (fateli qui, non su facebook, che mica è il compleanno di facebook!), ma aspettate il 25. Chissà che non riesca ancora a organizzare qualcosa; nel caso lo annuncerò con il – consueto – largo anticipo (qualche ora, al massimo un giorno…).

Inutile aggiungere che da qui a sabato questo post sarà più volte aggiornato, perciò, se credete, tornateci sopra ogni tanto.

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Il migliore dei mondi possibili (pensando alla Grecia)


Un pacchetto
contiene 20 sigarette. Tu togline 5 e fallo pagare a prezzo intero: l’acquirente guadagnerà in salute e l’azienda aumenterà i propri utili.

Una lattina contiene 33 cl. Tu togline 10 e falla pagare a prezzo intero: l’acquirente immetterà meno gas nello stomaco e si sentirà più in forma, l’azienda guadagnerà di più.

Lo stipendio per una data mansione “vale” una certa cifra. Riducilo per legge, mantenendo invariati orari e fatica: il lavoratore guadagnerà in salute (potendosi permettere meno cibo, eviterà quei chili di troppo) e l’azienda conterrà il costo del lavoro.

Perché allarmarsi? Viviamo nel migliore dei mondi possibili.

>>> Nella vignetta, di Ronnie Bonomelli, la «modernità» secondo i riformisti alla Marchionne.

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Atene brucia


Tanto per prevenire
, alle anime belle che risponderanno a questo postse lo faranno – dicendo che la violenza comunque va condannata e bla, bla, bla, rispondo che anch’io condanno, condanno eccome, ma condanno anzitutto la violenza maggiore, quella da cui la minore è generata.

E no: non mi fa piacere vedere le immagini di Atene che brucia, domando a me stesso che senso abbia incendiare una biblioteca universitaria, eccetera eccetera. Tuttavia, nell’ignoranza più assoluta riguardo alle persone che sono in piazza ad Atene, non posso impedirmi di sussultare in un moto di vicinanza per chi si è visto rubare non dico il futuro, ma lo stesso presente, perché la violenza vera è quella dell’Ue, della Bce, dell’Fmi, di quelle cazzo di sigle che altro non sanno rappresentare se non gli interessi del capitale finanziario internazionale, imponendo senza pietà ricette fabbricate a New York e a Berlino, buone soltanto a sprofondare nella miseria interi Paesi e milioni di persone.

Un amico ha scritto sulla sua bacheca di facebook che «in Grecia è nata la civiltà occidentale. Dalla lotta dei greci contro la trojka risorgerà una nuova speranza. Non sarà una cosa gradevole, è vero, ma “la rivoluzione non è un pranzo di gala”». Non so se sono in grado di essere ottimista, ma mi piace pensare che le stesse dimensioni del furto porteranno le vittime a pretendere con la forza delle masse un cambiamento di sistema.

Io non voglio veder bruciare Atene. Ma per evitare che accada, per evitare che le stesse scene si compiano per le strade di Roma, Milano o Aosta, dobbiamo capire che cosa sta succedendo, qual è la vera posta in gioco, saper riconoscere la violenza che ci piomba addosso dall’alto. E fare scelte diverse, prima che sia troppo tardi.

>>> L’immagine, mi rendo conto, è sfocata. Ciò nonostante, mi sembra piuttosto evocativa.

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Voi siete qui – L’argine manifesto alla deriva liberista [di Alessandro Robecchi]

Ripubblico, con il permesso dell’autore, l’articolo di Alessandro Robecchi L’argine manifesto alla deriva liberista, pubblicato sul manifesto del 12 febbraio 2012.

All’importanza di aiutare il manifesto nella sua battaglia per la propria esistenza, per non privarsi di una delle rare voci libere nel panorama dell’editoria italiana, ho già accennato QUI. Invito ora a visitare quest’altra pagina e scegliere come sostenere l’unico quotidiano italiano che non ha padrone.

Voi siete qui – L’argine manifesto alla deriva liberista
di Alessandro Robecchi.

Se siete di quelli che avrebbero comprato un caricatore dello Sten al partigiano Johnny, o pagato un pranzo a un grande filosofo tedesco con la barba, o dato un passaggio a un migrante clandestino in fuga da Lampedusa, siete anche di quelli che oggi devono cacciare qualche soldo per il manifesto. Potranno sembrare esagerati i paragoni, ma non è così, o forse sì, è esagerato. Ed è questo il bello: esagerare. Dal latino “exaggerare”, cioè “innalzare”, o meglio ancora: “ammassare a guisa d’argine”. E se guardate i filmati che vengono dalla Grecia, dolente anticamera dell’Europa, è proprio un argine che ci serve, e ci serve come il pane. Perché la piena liberista pare irrefrenabile e tutto sommerge, e prima di tutto le voci che non cantano nel coro. Esagerare è una buona pratica per passare dalla difesa all’attacco. Per rispondere a chi dice di “voler cambiare il modo di vivere degli italiani”. Di quali italiani? Di quelli che da mesi stanno al gelo su una torre per difendere il posto di lavoro, forse. Di quelli che si aggrappano all’articolo 18 per non essere travolti dalla piena, forse. Di quelli che chiedono un’informazione libera e ancora ne parlano come un diritto e un bene comune, forse. “Merito e concorrenza”, parole di moda: sono i tronchi portati dalla piena, che fanno crollare i ponti, che travolgono la gente. Quale merito, quello di esser considerati parassiti alla pari di un Lavitola per chiedere un sostegno all’editoria? Bel merito. Quale concorrenza, quella che affida alla tivù la stragrande maggioranza delle risorse pubblicitarie? Bella concorrenza. Esagerare vuol dire anche ribaltare le parole, rendere ridicole e vuote quelle che rimbombano come un segnale di modernità. Esagerare vuol dire anche volere fortemente qualcosa, come per esempio un argine all’orribile piena che arriva, che è già qui. Il manifesto è un sacco di sabbia su quell’argine. Metterne altri, rinforzare quelli che ci sono, portarne altri ancora, e ancora, a spalle, a mani nude, è un modo di esagerare. Non lo fate per noi. Lo fate per voi. E allora fatelo. Esagerate.

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il manifesto: liquidazione coatta amministrativa decisa per decreto

Importante: compriamo il manifesto di oggi, 9 febbraio, nel quale è spiegato il procedimento di liquidazione coatta amministrativa del quotidiano; ma, soprattutto, compriamolo tutti i giorni e aiutiamo a vivere un’anomalia politica ed economica oggi quantomai necessaria.

Perché non vinca l’oligopolio dell’informazione e non si rimanga senza un giornale vero in edicola.

>>> Nel video, l’appello della direttrice del manifesto, Norma Rangeri.

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