Lettera a Prodi sulla moratoria della pena di morte

 BeautifulAbbiamo appurato ciò che già sapevamo: l’esistenza di rapporti tra dirigenti Rai (il cosiddetto servizio pubblico) e Mediaset (il cosiddetto concorrente privato). Abbiamo preso atto della reazione indignata di Silvio Berlusconi, secondo il quale consultare Mediaset su alcune iniziative era (è?) un «dovere dei dirigenti Rai» e i giornalisti di Repubblica, che hanno pubblicato le intercettazioni «non sanno più a che attaccarsi». Abbiamo smesso da un pezzo di sperare che l’esplodere di un caso costituisca la premessa per un cambiamento del sistema. Se così fosse, Mani pulite avrebbe dovuto trasformare il Paese. E allora, delle due l’una: possiamo emigrare in massa, oppure cercare davvero un appiglio cui aggrapparci (magari, insieme ai giornalisti di Repubblica).
 Non vorrei che il mio continuo criticare comunicasse al lettore un senso di sconforto e neppure vorrei essere considerato sempre e a priori “contro”. Così, alla ricerca di un «appiglio», proverò, per una volta, a parlar bene dell’esecutivo. Il 15 novembre 2007 «è stato approvato», cito dal sito del governo, «ad ampia maggioranza (99 Paesi a favore, 52 contrari e 33 astenuti) il testo della risoluzione per la moratoria della pena capitale nel mondo, dalla Terza Commissione dell’Assemblea Generale dell’ONU. Si tratta di un passo decisivo verso l’adozione definitiva della risoluzione da parte dell’Assemblea Generale, che dovrebbe avvenire nella prima metà di dicembre».
 
Lara Cavagnino, L'AppesoQuesta, ad esempio, è una buona notizia. Per una volta, devo fare i miei complimenti al governo Prodi. Il recente successo al Palazzo di Vetro dell’Onu non cambia le mie critiche nei confronti di una gestione del Paese che manca di un progetto in positivo che garantisca solidarietà, coesione sociale e la crescita dei diritti di tutte e di tutti. E tuttavia di un bel successo si tratta. Una volta tanto ho inviato al Presidente Prodi una lettera di ringraziamento.
 

 ***

 
 Gentile Presidente,

 
io non so se per caso queste mie lettere giungano fino a lei e neppure so se qualcuno si prenda la briga di leggerle. Normalmente, scrivo per esprimere qualche critica sugli atti del suo governo o sulle magagne della politica italiana. Questa volta no: mi limito a inviarle un biglietto di congratulazioni per il successo del suo esecutivo presso il Palazzo di Vetro dell’Onu circa la moratoria della pena di morte. Mi raccomando, continui in questa direzione: quella per i diritti umani (primo tra i quali è, ovviamente, quello alla vita) è la miglior battaglia che si possa combattere e spetta ai governi delle nazioni garantire il rispetto dei principi fondamentali che fanno della vita umana qualcosa di degno di essere vissuto.
 La prego allora, Presidente, di continuare con il suo governo a impegnarsi in tutti gli ambiti per valorizzare il rispetto dei diritti umani; in campo internazionale, come pure nella politica quotidiana della nazione, dove troppo spesso l’esplodere (sospetto) di «emergenze» sociali annebbia il lume della ragione e stimola sentimenti d’intolleranza verso l’altro indegni di un Paese democratico.
 Ringraziandola ancora, Presidente, per il suo impegno per la moratoria della pena di morte, le esprimo i miei più cordiali saluti.
 

 Mario Badino


 "L’Appeso", la stampa che correda la lettera al Presidente Prodi è opera di Lara Cavagnino.

 

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8 milioni d’italiani!

 8 MILIONI D’ITALIANI HANNO CHIESTO AL CAVALIERE
 DI MANDARE A CASA PRODI.


 

 Ecco come si fa a trovare 8 milioni di voti in poco tempo.
 
Non era difficile, ma bisognava pensarci. Segno che ad Arcore sono avanti: noi che abitiamo in Valle d’Aosta, per dire, non siamo neanche riusciti a trovare le poche decine di migliaia di voti che ci avrebbero consentito di raggiungere il quorum al referendum
 Ma adesso basta: dobbiamo imparare da chi sa fare così bene!
 Clicchiamo sull’immagine qui sopra e poi prendiamo appunti!

 (Fonte: Beppe Grillo)
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Reciclando sueños – Incontro con Marcelo Loto, presidente della cooperativa di cartoneros di Buenos Aires

 Piccolo spazio pubblicità. Sabato 10 novembre all’espace populaire di Aosta si terrà un incontro con Marcelo Loto, presidente della cooperativa di cartoneros di Buenos Aires. Titolo della serata, Reciclando Sueños. Il programma prevede alle 20 la cena argentina a cura di Nora, alle 21.30 l’incontro vero e proprio. L’attività di raccolta informale dei rifiuti solidi urbani è cresciuta considerevolmente negli ultimi anni in Argentina, a seguito dell’aggravarsi della situazione politica e socio-economica che è sfociato nel crollo dell’economia del 2001. La raccolta differenziata è portata avanti da persone estremamente povere, ma anche da soggetti impoveriti dalla crisi economica (ad es: ex operai), che vengono chiamati “cartoneros” e rovistano nella spazzatura e nelle grandi discariche per rivendere alle industrie locali la carta, la plastica l’alluminio e il vetro. Continua a leggere

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Siamo tutti rumeni

 Superare (in camion) la Bossi-FiniQualche settimana fa, all’indomani della manifestazione del 20 ottobre a Roma, ho pubblicato un appello ai 4 partiti della sinistra d’alternativa: Rifondazione comunista, Partito dei Comunisti italiani, Sinistra democratica e Verdi. Naturalmente ho inviato un’email col testo dell’appello ai segretari di questi partiti e, come ho già detto altrove, è successa una cosa molto strana: finalmente qualcuno mi ha risposto. Mi hanno scritto prima Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, poi il ministro Fabio Mussi, leader della Sinistra democratica. Entrambi si son detti d’accordo con me sulla necessità di unire la sinistra, e anche sulla piattaforma che proponevo, quella della manifestazione del 20. «Lavoro e pensioni», quindi, «riequilibrio della ricchezza, conquista del diritto al reddito e all’abitare, diritti civili e laicità dello Stato, cancellazione delle leggi contro la libertà, cittadinanza e pienezza di diritti per i migranti, taglio delle spese militari, fine delle servitù militari, ritiro dall’Afghanistan, rifiuto della guerra preventiva di Bush»: tutti punti estremamente qualificanti, per una politica capace di lasciarsi alle spalle anni di delirio liberista. «Anche», aggiungevo, «qualora questo dovesse comportare l’uscita dall’esecutivo», perché non si possono accettare certe cose senza snaturare completamente se stessi (e perdere l’appoggio della base). Continua a leggere

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Dopo Diliberto, mi risponde anche Mussi

 La piazzetta della Cittadinanza attiva

 
 Ebbene sì, anche se non ci sono abituato (in vari mesi nessuno s’è mai degnato di rispondere alle mail contenute nella sezione Posta prioritaria di questo blog), siamo alla seconda risposta "istituzionale". Dopo il segretario nazionale dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, mi ha scritto anche il ministro Fabio Mussi, leader di Sinistra democratica. Al di là delle analisi, noto con un pizzico di contentezza che in Italia, oltre a chi non vede l’ora di mettere il bavaglio a internet, c’è anche chi accetta di rispondere alle domande di un normale cittadino. E’ il gioco democratico, credo. Come già il segretario Pdci, anche Mussi si dice d’accordo con la mia analisi, tranne che in un punto: dove parlo del "ricatto della caduta del governo amico". Il ministro considera positivamente il fatto che tutta la sinistra sia rappresentata al governo, anche perché, ammonisce: "Dopo questo governo, cosa c’è?".
 Beppe Grillo direbbe che il ministro è attaccato alla poltrona. Ma il problema sollevato da Mussi è reale ed è lo stesso sollevato da tanti che la poltrona neppure ce l’hanno: che cosa c’è dopo questo governo? Gli entusiasmi del 20 ottobre sono già lontani e se l’esecutivo non supererà la finanziaria sembra scontato il ritorno della destra. A me piace moltissimo leggere la posta dei lettori sui giornali. Trovo che sia importante per capire come ragiona la gente, che cosa teme o spera. E sul manifesto di ieri (5 novembre 2007) c’era l’ennesimo grido d’allarme contro chi cerca di far cadere il governo, perché dopo Prodi c’è Silvio. Marco De Luca, di Milano, si chiede ad esempio perché nuove elezioni dovrebbero premiare il centrosinistra se, dopo "cinque brucianti anni di governo Berlusconi, tensione e esasperazione dei cittadini democratici in crescendo, mobilitazione politica massima e costante" la vittoria di questa maggioranza è avvenuta "per un voto", con la destra ampiamente maggioritaria in senato.
  Che cosa occorre fare? Sarebbe stupido prendere sottogamba queste considerazioni (che poi sono le stesse del ministro Mussi). Ma non rinuncio a credere che l’unica possibilità sia lanciare una politica di sinistra: Prc, Pdci, Sd e Verdi dovranno essere loro stessi, credere e fare ciò che dicono, anche a costo di uscire dal governo.
  Diversamente, la loro base li abbandonerà.
E dopo sarà troppo tardi.
 Anche la risposta del ministro Mussi si trova in calce all’Appello alla Cosa rossa.


 La foto di questo articolo l’hanno scattata i miei che si trovavano, credo, a Matera, nella Piazzetta della Cittadinanza attiva.

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Ritalin.org (pubblicità progresso)

 

 
 Ritalin.org
forse non esiste, però non si sa mai, perché bisogna sempre aspettarsela l’organizzazione "benefica" desiderosa di aiutare i nostri bambini coi suoi prodotti fatati, capaci di curare in fretta chi troppo presto viene etichettato come "malato mentale". In principio sono i test psicologici, poi il giudizio: ADHD, Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Io che sono insegnante a scuola media l’ho visto qualche ragazzo iperattivo… Una volta gli davi le note, adesso "gira" altro. Nel 10% dei casi, i bambini indirizzati alle varie terapie psichiatriche sono trattati con psicofarmaci amfetaminici. In pratica, sballano alle elementari. Quasi 8 milioni di bambini sono curati con farmaci negli Usa. Quasi 400 sono morti a causa dei trattamenti. 17 milioni di bambini nel mondo sono sotto trattamento psichiatrico. Ovviamente, il giro d’affari è molto grande.
 Senza voler fare di tutta l’erba un fascio (non sono un esperto, assolutamente), rinvio al sito di chi se ne occupa. Cliccate sul banner "pubblicitario" qui sotto.

 
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Ricordando i caduti della guerra

 Il monumento ai caduti nella piazza principale di AostaIeri era il primo novembre e mi dispiace di aver mancato l’appuntamento con il giorno in cui si ricordano i caduti di tutte le guerre. È il tempo della memoria, che dovrebbe indurre noi fortunati abitatori d’Occidente a riflettere sul nostro presente fatato, derivante dal fatto che conosciamo la pace da circa un sessantennio. Poiché, salvo poche incursioni nel nostro territorio (i crolli dell’11 settembre, le bombe dell’11 marzo a Madrid e, al limite, il terrore di piccoli gruppi diluito nel tempo), la guerra si tiene lontana dalle nostre case. È un bene che ciò avvenga, naturalmente, anche perché non la sopporteremmo: non siamo più abituati. Della guerra noi non riusciremmo a concepire non dico i bombardamenti, ma i semplici disagi: il fatto che una lettera possa essere spedita e non arrivare a destinazione, che un treno parta soltanto quando può e giunga solo se ci riesce. Altri sono i Paesi, altri i popoli che hanno imparato a convivere con le difficoltà dei mondi senza pace.
 Forse per questo, nell’illusoria speranza di perpetuare all’infinito la nostra tregua, siamo così impegnati a promuovere altrove il conflitto: si vis pacem para bellum, dicevano i romani. Se vuoi la pace prepara la guerra. Ma, grazie alla nostra opera, le conseguenze della guerra si stanno facendo avanti, spingendosi fino a noi, fino alle nostre terre. Gli americani per primi stanno pagando con 3845 vittime proprie (e chissà quante altrui) la politica estera del loro Presidente e Comandante in Capo e anche per l’Italia c’è stata Nassiriya. Per non parlare del dramma dei rapiti, dove non sempre si giunge al lieto fine, talvolta anche a causa del cosiddetto «fuoco amico». Continua a leggere

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