Ieri 14 luglio alle 17.30 in piazza Chanoux ad Aosta si è tenuta un’iniziativa in solidarietà con la popolazione rom, oggetto del progetto di schedatura del ministro Maroni, contro il quale si è recentemente espresso anche il Parlamento europeo. Ho pubblicato altrove l’appello, cui rimando, firmato da Acli, Arci, Legambiente, Emergency VdA, Arci Gay, Associazione dei Migranti. Quel che è successo, in breve, è che abbiamo chiesto ai cittadini di lasciare le loro impronte per protesta. Ne abbiamo raccolte più di 150. Tutte le impronte saranno inviate a Maroni, come sta accadendo anche nelle altre città d’Italia. Al pomeriggio di mobilitazione è intervenuto anche Moni Ovadia, che ha poi tenuto un concerto sulla Shoah la sera al Teatro romano di Aosta. Spettacolo che Ovadia ha dedicato ai rom. Per la prima volta, in piazza, ho sentito parlare di politici «cattivi», in senso morale, persone (non vorrei sbagliare, citando a memoria) «dal cuore freddo». Forse sono parole, queste, che il linguaggio dell’analisi politica dovrebbe recuperare per descrivere il presente.
Ho anche assistito alla foga di Ovadia, intervistato sul posto dal tg3 regionale, e mi sto chiedendo che cosa Rai 3 abbia poi avuto il coraggio di trasmettere realmente… Oggi, il quotidiano «La Stampa», nelle pagine regionali, ha pubblicato una foto con didascalia, niente articolo e nessun accenno a Moni Ovadia. Mah…
! Le parole di Moni Ovadia in piazza Chanoux, raccolte «in presa diretta» da Silvia Berruto, sono pubblicate nel sito del Centro Studi Sereno Regis
Pubblico di seguito un testo che Silvia Berruto, presente all’iniziativa, ma totalmente contraria alla "presa" delle impronte digitali anche in chiave simbolica, mi aveva pregato di pubblicare prima dell’iniziativa.
Scusami, Silvia, ma con la Marcia non c’è stato tempo. Continua a leggere







