8 marzo: Cappuccetto Rosso

 Il bosco
 Mi appello alla benevolenza della corte.
 Quello che segue è un racconto che pubblico in occasione dell’8 marzo,
per ricordare che mentre si festeggia, commercialmente, la Festa della
Donna, ancora bisogna lottare, quotidianamente, non solo per rendere
effettive quelle pari opportunità di cui tanto si parla, ma addirittura per garantire il rispetto della persona di tante donne, e talvolta bambine, vittime di disparità di trattamento, di violenza e a volte di femminicidio.
 Ho fatto appello alla corte.
 Perché il racconto che segue l’ho scritto io, che sono un uomo.
 Perché il racconto che segue c’entra e non c’entra con l’occasione. Parla anche, più in generale, dei tempi bui in cui viviamo.
 Perché non so com’è venuto.
 Penso, comunque, di essere in buona fede.
 

 La fiaba di Cappuccetto Rosso

 


 C’era una volta,
tanti anni fa, una ragazzina che viveva con la mamma in una casetta al
limite del bosco. Era un’adolescente come tante, con i suoi problemi e
tanti sogni nel cassetto, ma a differenza di molte altre adolescenti
aveva una giacchetta rossa che portava sempre su di sé, con un
cappuccio rosso. Per questo tutti la chiamavano Cappuccetto Rosso. Un
brutto giorno, però, la borsa di Wall Street scese in picchiata,
condizionata dal crollo repentino del mercato edilizio (il lupo cattivo
soffiava, soffiava e la maggior parte delle case veniva giù, fatta
eccezione per quelle in solida muratura). In breve, poiché da cosa
nasce cosa, la crisi economica cominciò a dilagare e si racconta che
molti re e regine dovessero trasformare in bed and breakfast i
loro castelli per pagare alla banca le rate del mutuo. Mentre la crisi
infuriava, tuttavia, madre e figlia continuavano la loro vita di tutti
i giorni: avevano un orto dal quale ricavavano le rape e un pozzo per
l’acqua. L’energia per scaldarsi, infine, era garantita dai pannelli
solari disposti sopra il tetto. Un mattino la mamma chiamò Cappuccetto
Rosso. Continua a leggere

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Tribunale Russel per i crimini a Gaza

 Basta con l'impunità
 Con buona pace di chi pensa che Israele abbia sempre ragione, sta prendendo forma il Tribunale Russel, che dovrà giudicare i crimini di guerra israeliani nei confronti della Palestina (e valutare il comportamento di quegli Stati, anche europei, che appoggiano ciecamente e rendono possibili le politiche di guerra di Tel Aviv). Ne dà notizia Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento europeo, secondo la quale si tratterà di «una giuria composta da personalità di provate competenze e statura morale», che «si riunirà in 2 o 3 sessioni in diverse città a inizio 2010, ascolterà testimoni e analizzerà prove relative al conflitto israelo-palestinese, e infine emetterà le proprie sentenze». Naturalmente, si tratterà «di sentenze morali, che avranno come obiettivo quello di mettere la comunità internazionale di fronte alle proprie responsabilità; l’obiettivo infatti non è solo quello di investigare i crimini di Israele, ma anche e soprattutto di verificare la complicità esplicita o implicita degli altri stati, compresi ovviamente quelli europei». Continua a leggere

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Ancora emergenza a Gaza

 «Mario, è ora di togliere quel fiocco nero per Gaza accanto al titolo del blog», potrebbero dire alcuni. «Non vedi che i telegiornali hanno smesso di parlare della guerra nella Striscia?». Potrei rispondere che tendo a non guardare i telegiornali. Oppure potrei ricordare che la tragedia, a Gaza, non è finita, neanche adesso che la signora Clinton ha dichiarato inevitabile la nascita di uno Stato palestinese. Mentre a Tel Aviv rischia d’insediarsi il governo spostato più a destra di tutta la storia di Israele e mentre i cecchini israeliani tengono sotto tiro i contadini che raccolgono il prezzemolo (!), le frontiere della Striscia continuano a essere sigillate e gli aiuti umanitari passano con il contagocce; l’area inoltre è off limits per molti cooperanti internazionali: è stata appena respinta all’ingresso di Gaza dalle autorità israeliane una delegazione italiana composta, tra gli altri, da Giovanni Kessler, presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, Francesco Cavalli, vicepresidente del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, Sergio Bassoli, coordinatore della piattaforma delle ONG per il Medio Oriente, Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace e direttore del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, Roberto Brancolini, fotografo.
 Vittorio Arrigoni, pacifista italiano rimasto a Gaza durante i bombardamenti, invita, dalla Striscia, a non dimenticare e a diffondere informazione corretta. Invita anche a boicottare l’economia israeliana, com’era stato fatto – efficacemente – contro l’Apartheid in Sudafrica.
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Sovrano assoluto

 

 Si dice che un sovrano è «assoluto» quando non deve rispondere alla legge delle proprie azioni. Definiamo absolutus, infatti, chi è legibus solutus (svincolato dalle leggi). Ci riferiamo ai re del passato e a quei governanti moderni che godono, per legge, dell’immunità per qualsiasi reato (si pensi al Lodo Alfano). Berlusconi può fare ciò che vuole, se vuole: è legibus solutus. Continua a leggere

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Lettera aperta ai giornalisti televisivi (dal blog Italiani Imbecilli)

 
 Un gioco. Leggete la frase: «I giornalisti sono i cani da guardia della democrazia».
 Dopo pensate a Porta a Porta.
 Dopo
date un’occhiata alle 40-50 pagine della maggior parte dei quotidiani e
contate quelle di pubblicità, di gossip, di cronaca nera, rosa, verde…
 Dopo
pensate a quante volte negli ultimi due mesi avete sentito dire a un
giornalista (a un giornalista, ripeto, non a un suo ospite) che le
ronde padane non sono una cosa normale in uno Stato di diritto, che i
cittadini italiani hanno già rifiutato il nucleare con il referendum,
che produrre scorie radiattive nel Paese che sversa rifiuti tossici nei
campi non è una buona idea, che decenni di lotte sociali hanno guadagnato, e
giustamente, ai lavoratori il diritto alla sicurezza del proprio posto, per non parlare di quello di sciopero.
 Così pubblico volentieri una lettera aperta scritta dall’équipe del blog Italiani Imbecilli e rivolta ai giornalisti televisvi (ma gli altri non si sentano assolti). Forse potremmo alzare un po’ la voce…
 
Italiani imbecilli
 lunedì 23 febbraio 2009
 Lettera aperta ai giornalisti televisivi

 
 Egregi giornalisti pubblicisti
 
 Negli ultimi tempi stiamo assistendo a un allarmante e sistematico svuotamento dell’informazione televisiva. Si tratta di un inquietante vacuum fatto di censure nei riguardi di notizie di importanza capitale per il nostro Paese e, contestualmente, di una ridondanza di informazioni a senso unico e spesso di scarsa rilevanza per una Nazione inquieta come la nostra, in questo momento storico. Continua a leggere

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Dal secondo compleanno del blog

  Espace populaire, il secondo compleanno del blog
 Innanzitutto un grazie a tutte le persone che sono passate all’espace per fare gli auguri al blog e per ascoltare la lettura dell’Istituzione-branco, testo poetico (ma piuttosto crudo) che Wu Ming 1 ha scritto pensando alla vicenda di Eluana Englaro. Il brano l’ho letto io ed è stato musicato al pianoforte da Beppe Barbera; per chi se lo fosse perso è disponibile qui sotto in file Mp3, insieme al testo scritto (a compensazione della qualità dell’audio).
 
Espace populaire, la torta per il secondo compleanno del blog

 Per il resto è stato un momento piacevole e rilassato. Qualcuno ha avuto l’idea di solleticare il mio ego proiettando la prima pagina del blog sul maxischermo, ma devo dire che non è stata colpa mia. Un grazie a Silvia, che ha fatto anche i dolci, alle tre bambine presenti in sala, a Francesco e Roberta, a Ricky che ha cucinato, a mio fratello, autore delle foto di questa pagina, a mia mamma, a Enrico, Fabio, Paola, poi a Mara e Pino (?) che erano tranquilli a bere un bicchiere al banco e sono stati cooptati, Luigi, che ha persino detto due parole al microfono, Beppe che ha suonato, Guido che è arrivato fino al parcheggio con la macchina, ma non è entrato perché il figlio dormiva così bene… Continua a leggere

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Coca Cola a Venezia

 
 Pubblico questo articolo nella sezione Piazzetta della cittadinanza attiva, nella speranza che qualcuno voglia ancora indignarsi/attivarsi in difesa del bene comune, anche quando si tratta di un bene immateriale come la cultura, l’arte delle nostre città, la conservazione delle specificità culturali contro il delirio liberista specializzato nel trasformare il mondo in una grande Disneyland… Coca Cola, leggo sul giornale, sta perfezionando un accordo con il comune di Venezia per installare in tutto il centro cittadino i suoi distributori automatici di bibite, panini, snack, in cambio di 2 milioni e 100 mila euro in 5 anni. Alcuni hanno criticato la cifra, ritenuta troppo modesta se si considera il numero di turisti che ogni anno invadono Venezia. Continua a leggere

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