Attivisti No Dal Molin entrano nella base USA a Vicenza

Una battaglia che forse in tropp* ci siamo dimenticati, lasciandoci prendere dal ritmo delle cose quotidiane.

Una città lasciata nelle mani della superpotenza globale e dei cialtroni nostrani, a Vicenza come a Roma. «U.S.A.TA», come recita un cartello.

Un movimento che seppe mobilitare l’Italia e che ancora – nonostante tutto – sopravvive.

Perché una base di guerra non è roba che vogliamo: è contraria al senso di umanità e si pone contro la nostra costituzione e contro la sostenibilità ambientale, ad esempio contro il futuro della falda idrica.

Sabato 12 maggio un centinaio di attivisti No Dal Molin è entrato nella base dopo aver tagliato la recinzione. Un ennesimo gesto di resistenza umana.

Ora e sempre «No Dal Molin»!

Posted in Guerra, Orwell (fascismi, sessismi, controllo, censura), Piazzetta della cittadinanza attiva | Tagged , , , | Leave a comment

I miei consigli al governo sugli sprechi da tagliare

Com’era mio dovere di buon cittadino, ho risposto all’appello del governo e ho segnalato alcuni sprechi dei quali mi ritrovo testimone, nella consapevolezza che ora l’esecutivo non tarderà a cancellarli.

Numero uno: le spese militari, a iniziare dalle guerre (incostituzionali, peraltro, anche tenendo conto – come sono ironico – delle novità sull’equilibrio di bilancio), dall’acquisto dei caccia F-35, dalla possibile partecipazione dell’Italia allo scudo missilistico americano.

Numero due: le grandi opere inutili, impattanti e incredibilmente onerose, a partire dalla TAV. Al di là di qualsiasi altra considerazione, se non ci sono i soldi per scuola, sanità e pensioni non ci sono neppure per sfrecciare ai 360 all’ora sotto una montagna in direzione di Lione.

Numero tre: i soldi dati ai privati per fare cose che sarebbero compito dello Stato. Mi rifersco, ad esempio, ai finanziamenti (incostituzionali anche questi, tra l’altro) alle scuole private.

Ho la massima fiducia che il governo terrà in gran considerazione il mio pensiero di cittadino onesto e desideroso di adoperarsi per il bene comune. Magari questa volta mi risponderanno persino. E «al più presto», come è scritto nella risposta automatica che ho ricevuto e che riporto nell’immagine del post.

Update. Pensate un po’, mi hanno risposto davvero:

«Grazie per averci scritto. Prenderemo in considerazione la sua segnalazione e provvederemo a segnalarla alle strutture competenti nel più breve tempo possibile. Cordiali saluti, Ufficio stampa e del Portavoce».

Chi volesse inoltrare i propri suggerimenti al governo, lo faccia QUI.

Posted in Orwell (fascismi, sessismi, controllo, censura), Piazzetta della cittadinanza attiva, Posta prioritaria | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Lettera agli assassini di donne [da Meno e Pausa]


Muoiono donne
, in Italia, uccise da uomini che non le ritengono degne degli stessi diritti di un uomo, della stessa possibilità di decidere con chi uscire e (soprattutto) con chi no, in quali strade camminare e in quali è meglio di no, come vestirsi, anche, come disporre di sé. Nella civile Italia, dove una Costituzione ridotta sempre più a carta straccia rivendica però ancora la pari dignità, in diritti e doveri, fra i generi.

Ripubblico una lettera «agli assassini di donne», scritta da Antonella, autrice del blog Meno e Pausa, al quale rimando per ulteriori letture. Molti – e certamente anche molte – troveranno violenti i toni.

I toni! Perché è comodo vedere la violenza delle parole e giustificare nei fatti quella che fa male, trasformando in estremista chi invece la rifiuta, e in un pericolo chi addirittura osa difendersi.

Ripubblico volentieri questa lettera.

Lettera agli assassini di donne: i vostri crimini contro l’umanità
da Meno e Pausa.

Cari stronzi,

leggo di voi quasi tutti i giorni. Diciamo che non ne posso più. Sono una donna che dalla nascita ha dovuto difendersi per non farsi mettere le mani addosso da chi non accetta un No come risposta, da chi voleva spegnermi e sfinirmi, da chi voleva cancellarmi e ricattarmi, da chi voleva nuocere alla mia esistenza perché sono una donna. Altri motivi non ce n’è. Sono una donna e tanto basta. Perché non appartengo, non voglio appartenere, non mi concedo, non cedo, non mi svendo, non mi lascio inzozzare dalle mani unte, non mi lascio leccare da un bastardo viscido, non mi lascio penetrare da chi non sa neppure fare l’amore. Perché non dico sì quando penso no, perché ho il coraggio delle mie opinioni, perché sono tutta intera, di corpo testa e anima, perché ho un cuore grande, enorme, e vedo perfino te che ammazzi e spegni vite se non ti compiacciono e soddisfano e se non passano il tempo a spompinarti per obbedire all’ego, il tuo.

Sono una madre di una figlia, meravigliosa figlia, e ho passato la vita a difenderla perché l’ho partorita, la mia carne si è lacerata per darle respiro, il mio corpo è mutato per fare spazio a lei, perché l’ho nutrita, l’ho voluta, l’ho cresciuta e mai avrei potuto assistere impotente a un gesto, una parola, di un coglione che avesse osato metterle una mano addosso.

Ho passato la vita a difenderla per impedire che da bambina fosse toccata, strusciata, buffettata sulla guancia da pessimi individui. Per impedire che donne e uomini potessero umiliarla, mortificarla, toglierle sicurezza e autostima, far perire dentro di lei la chiara sensazione di ingiustizia che ti premia se hai una mente vigile e se nessuno accanto a te mente e ti infogna il cervello dicendoti che non è vero niente, che quello che hai visto non corrisponde alla verità, che hai torto, sei bugiarda. Invece è tutto vero, figlia mia, fidati delle tue sensazioni, sempre, perché l’istinto di sopravvivenza è l’unica cosa che ti salva certe volte e se tu percepisci un pericolo allora devi considerarlo tale.

Sono una madre e se vedessi un uomo chiamare mille volte al cellulare mia figlia che gli ha detto no gli farei ingoiare quel telefono di merda. Se vedessi uno che l’aspetta sotto casa potrebbe dire addio ai denti. Se vedessi uno che la rapisce e tenta di buttarla da un viadotto alla fine, credo, io gli farei cose inenarrabili perché non ci sono argomenti, salvacondotti, pene adeguate a torturatori di donne, carnefici, aguzzini, terroristi che intimoriscono le nostre figlie e le rendono succubi, insicure, sottomesse, paurose.

Se tu, assassino, osassi toccare quella figlia che io ho cresciuto, voluto e che amo più della mia stessa vita, non vedresti giorno e neppure notte. Non vedresti più niente. Perché io non accetto alcuna forma di tutela. La tutela serve a te per difenderti da me e da tutte le donne madri, sorelle e amiche di quelle che hai assassinato. Le pene sono solo un espediente che ti tiene protetto, al caldo, con attenuanti e cazzate varie, mentre là fuori tutto il mondo piange le tue vittime. Sei tu che hai bisogno di una scorta e non io ed è per questo che ti consegni, confessi, ti lasci ammanettare, racconti, che lei era così e poi cosà e non avevi scelta. Ce l’hai una scelta, quella di non incontrarmi mai perché io non perdono, non mi lascio imprigionare da sentimenti religiosi, non porgo l’altra guancia, non sono una missionaria e non faccio la carità.

Se ti avvicini a mia figlia tu – semplicemente – non esisti più.

E in generale, assassini, vi si dà fin troppo spazio. Vi vedo intervistati nelle televisioni. Vi vedo a raccontare palle dopo palle. Vi vedo a vilipendere le vostre vittime e io vi chiuderei la bocca uno a uno. Vi vedo a fare quello che nessuno dovrebbe permettervi di fare.

Siete assassini. Avete spento vite. Avete ucciso figlie, madri, sorelle, amiche, meravigliose donne che lottavano per esistere e che mentre lottavano non ce l’hanno fatta. Siete assassini e avete un piano di sterminio che elimini dalla faccia della terra le donne che vi disobbediscono. Siete assassini e nazisti e dovete fare la loro fine. Commettete crimini contro me, lei, loro, contro tutta l’umanità e siete ancora liberi di parlare e dire e giustificare e infangare e sputare veleno sulle donne che avete ucciso.

Sono una donna e sono una madre e la mia vita e la vita di mia figlia contano più della vostra. Avvicinatevi e vi farò a pezzi. Avvicinatevi e troverete una resistenza dura. Avvicinatevi e troverete partigiane che non hanno paura di niente e che riconoscono i criminali quando ne vedono uno. Avvicinatevi e tutto ciò che avverrà sarà per legittima difesa.

>>> L’immagine è opera di Lara Cavagnino.

Posted in Guerra, Orwell (fascismi, sessismi, controllo, censura) | Tagged , , , , , | 1 Comment

Il furto più grande dopo il ventennio


Il furto più grande
dopo il ventennio (quello fascista, che privò il Paese della libertà e lo condusse a capofitto nella guerra e nelle leggi razziali). Non ci sono altre parole.

Il pareggio di bilancio entra, come obbligo, nella nostra Costituzione.

Tradotto, significa che la sovranità sulla spesa pubblica è sottratta al Parlamento e al governo e demandata agli automatismi decisi da Bruxelles (si legga Berlino), nel nome della fallimentare ideologia liberista che «infiniti addusse lutti» al mondo intero, a cominciare proprio dagli «achei».

In sostanza, con l’introduzione del vincolo di bilancio, sarà vietato indebitarsi: non dovrà uscire più di quanto entra. Il che significa la fine di quanto rimane del welfare, delle politiche sociali, dello stesso concetto di solidarietà sociale e nazionale, perché gli ultimi decenni hanno dimostrato ampiamente che quando c’è da scegliere tra le forze armate e la sanità, le scuole private e quella pubblica, le grandi opere e le opere normali, le pensioni e il lavoro, la scelta dei governi va sempre, anche in tempi di vacche grasse, dove le lobby trovano la loro convenienza.

Non prendiamoci in giro: la spesa sociale si fa con l’indebitamento. Perché il rispetto («responsabile», ça va sans dire) di accordi e trattati con i Paesi alleati (militari in primis, e poi economici e infrastrutturali) viene sempre prima dell’interesse dei cittadini.

Aggiungiamo la “normale” corruzione, le ruberie, gli sprechi e avremo un’idea precisa del perché la fine non tanto dell’indebitamento, di per sé negativo, ma della possibilità stessa di far ricorso al prestito, corrisponde, se non alla fine, a un ridimensionamento radicale – del resto già avviato da tempo e con successo – dello stato sociale e del sistema di tutele e garanzie delle classi e dei soggetti più deboli.

Con il voto del Parlamento italiano, che ha scelto allegramente di mutilare il proprio ruolo e le proprie funzioni di rappresentanza, rinunciando a esprimersi sull’entità della spesa pubblica, la Repubblica italiana muta forma, snaturando la propria Costituzione con l’entusiasta beneplacito di Giorgio Napolitano, che pure della Carta dovrebbe essere il Garante.

Ma «uno Stato o è sociale o non è» e se non lo è più le sue finalità sono ridotte al controllo – peraltro subordinato all’interesse particolare di qualcuno – e alla repressione del dissenso. Come in Val di Susa, o come a Genova 10 anni fa.

Attenzione, però, perché il dissenso da cancellare non è tanto quello dei violenti, ma più in generale quello rivolto contro il modello economico dominante; ad esempio quello di chi, attraverso i referendum di giugno, ha chiesto a gran voce il rispetto dei beni comuni, negandone lo statuto di merce; o quello di chi non accetta che si sacrifichino i lavoratori e i pensionati per acquistare un centinaio di cacciabombardieri.

Siamo noi, alla fine, i «facinorosi», noi che in qualche modo non ci stiamo (ma adesso si dice «terroristi»). E non è un caso che per introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione si sia riusciti ad aggirare il referendum confermativo: non si vorrà mica permettere che i cittadini – questi pericolosi black bloc – esprimano il proprio dissenso con uno strumento violento come il voto…

>>> Nell’immagine, alcuni abitanti della Fattoria degli Animali di Orwell, mentre assistono attoniti alla modifica dei principi proclamati all’indomani della liberazione. Se non ci sentiamo prima, buon 25 aprile.

Posted in General | Tagged , , , , | Leave a comment

Vittorio, ciao

«Vittorio ciao»,

come nella tua amata canzone partigiana, tu resistente dell’umanità ferita, vivo nei colori di Gaza, terra schiacciata da un embargo-prigione che chiude gli occhi e la speranza a bambini e adulti, a chi li aveva aperti – gli occhi – a contemplare l’ingiustizia.

Ho pianto quando ho saputo che non c’eri più, ma soprattutto non ci potevo credere. Perché di tanto dolore e sofferenza tu non eri solo il messaggero lontano, un volto, un microfono: tu eri vero, ti avevo incontrato, avevamo parlato insieme, davanti a una birra, e già prima ti avevo sentito, per mail, al telefono; mi hai portato all’orecchio l’eco di un’esplosione israeliana nel mezzo di una “tregua” benevolmente concessa ai palestinesi dall’«esercito più morale del mondo».

Tu eri vero, come è vero un amico, solo che stavi dall’altra parte del Mediterraneo, insieme ai tuoi compagni dell’International Solidarity Movement stavi accanto ai dimenticati del mondo, sulle ambulanze, nelle barche dei pescatori, nei campi coltivati lungo la linea di un confine arbitrario, sotto i colpi (di avvertimento?) dei cecchini.

Oggi ci manchi, più che mai, manca la tua voce, la tua cronaca puntuale da una terra ancora bersaglio di bombe e omicidi “mirati”. Mi manca il fatto di saperti lì, ma contemporaneamente qui, vicino a noi.

A tua sorella e a tua mamma, che non ho mai incontrato, a tutte le persone che hai conosciuto e la cui vita hai cambiato, e a quelle che a Gaza e in Palestina continuano a soffrire, un abbraccio forte in questo anniversario.

Che sopravviva, nei nostri cuori il tuo invito. «Restiamo Umani».

>>> Oggi, domenica 15 aprile, primo anniversario dell’uccisione di Vittorio Arrigoni, alle ore 20.30 sarà inaugurato, presso il circolo Arci Espace Populaire di Aosta, un muràl dedicato a Vik.

>>> L’immagine di questo articolo è di Carlos Latuff.

>>> La testimonianza di Vittorio è stata anche raccolta nel reading movie «Restiamo Umani». Info QUI.

Posted in Piazzetta della cittadinanza attiva | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Intendo

Intendo scrivere, non appena avrò tempo, un testo in difesa del diritto di chiamare Israele una «minaccia alla pace mondiale», in solidarietà con il premio nobel tedesco Günter Grass, etichettato come antisemita per aver espresso la propria preoccupazione per l’arsenale nuceare segreto posseduto da Tel Aviv.

Intendo inviarlo a quegli stessi governanti israeliani che hanno dichiarato lo scrittore «persona non gradita» in Israele solo per aver enunciato verità lapalissiane, come il fatto che un arsenale nucleare clandestino nelle mani di un Paese in guerra perenne, sin da prima della sua fondazione (e che si prepara a bombardare l’Iran, come da decenni bombarda i territori palestinesi, non sempre con armi convenzionali), non è il miglior viatico per la pace in Medioriente e nel mondo.

Intendo scrivere questo testo per vedere se anch’io – un perfetto sconosciuto – sarò dichiarato «persona non gradita» dal governo di Tel Aviv, anche se non ho nulla contro la popolazione israeliana e anche se riconosco il diritto di Israele all’esistenza, sia pure a fianco di uno Stato palestinese la cui realizzazione proprio da Israele, di fatto, è impedita.

Intendo vedere se anch’io sarò tacciato di antisemitismo, pur non essendo antisemita, per il semplice fatto che me la prendo con la politica israeliana, orientata alla guerra perpetua, e invoco la dismissione dell’arsenale atomico di Tel Aviv.

Intendo vedere se sarò etichettato come amico del terrorismo iraniano, nonostante ritenga il terrorismo la forma di lotta più vigliacca e non nutra nessuna simpatia per il regime di Teheran.

Ma detesto l’ipocrisia di questo occidente del quale pure faccio parte, atteggiamento controproducente innanzitutto per quei diritti nei quali diciamo di credere, a partire dal rispetto della vita umana, e poi per quegli stessi “amici” dalla cui parte ci schieriamo, che di tutto hanno bisogno, tranne che di compari conniventi, disposti ad assecondarli mentre si cacciano in una strada senza uscita.

Gli amici non hanno paura di dire all’amico che sbaglia.

Posted in Guerra, Orwell (fascismi, sessismi, controllo, censura), Piazzetta della cittadinanza attiva | Tagged , , , , , , , , , | Leave a comment

I reati minimi di Umberto Bossi [di Alessandro Robecchi]

Ri-pubblico, con il consenso dell’autore, l’articolo di Alessandro Robecchi, I reati minimi di Umberto Bossi, pubblicato sul manifesto di domenica 8 aprile.

Leggi gli altri articoli sul blog dell’autore.

Voi siete qui – I reati minimi di Umberto Bossi
di Alessandro Robecchi.

Ecco, uno dovrebbe solidarizzare con il raggirato, certo. Ma è altrettanto certo che dipende da chi ti raggira. La Spectre, la Cia, il Mossad, tutta gente che ti frega facile. Ma se ti fai raggirare dal Trota e da Rosy Mauro, dico, ma come sei messo? Sul triste caso del Bossi Umberto prevale la pietas, l’umana comprensione, già aleggia il perdono. Siamo alla vecchia, cara, immortale commedia alla padana: «Cara non è come sembra, posso spiegarti tutto»… Pare una gara, tra i più illustri commentatori, a rendere l’onore delle armi al vecchio capo bolso fatto fesso da figli e famigli. Ma il vecchio capo bolso non era fino a pochi mesi fa addirittura ministro? E il suo partito di lauree comprate all’ingrosso, di diplomi fatti coi trasferelli, non esprimeva nientemeno che il ministro dell’Interno? E questa stirpe di macchinoni pagati con soldi pubblici, di gigolò mantenuti, di terrazzi ristrutturati, di Porsche a noleggio, di scuole padane a spese nostre, non era la stessa che – orgogliosamente – condannava a morte per annegamento centinaia di migranti disperati? Non era forse visibile a occhio nudo il progettino razzista e piccoloborghese del «padroni a casa nostra»? Comprare il diploma al figlio, la vacanza alla moglie, la laurea alla badante. E tutto dietro lo schermo un po’ scemetto del folkolore leghista con cui, ancora ieri, la grande stampa si trastullava. Ma sì, esagerazioni estetiche. Ma sì, frasi a effetto per militanti. «La violenza si è limitata alle fantasie orobiche sui trecentomila valligiani in armi», scriveva ieri il Corriere in prima pagina. Come dire: ‘sti leghisti han fatto un po’ di spettacolo, ma danni veri mai. E invece. E invece i respingimenti in mare sono cosa loro (e del socio Silvio). Il finto reato di immigrazione clandestina per cui migliaia di innocenti sono oggi nelle galere italiane, pure. Il calpestamento del diritto di asilo, anche. La vergogna per qualche milioncino fregato senza destrezza è oggi tutta padana. La vergogna per non aver fermato, a volte nemmeno visto, i crimini della meschina ideologia leghista, invece, è tutta italiana.

Posted in Orwell (fascismi, sessismi, controllo, censura), Politica, satira | Tagged , , , | Leave a comment