Ciao Gianluca (lettera di Maria Elena Delia)

Alcuni giorni fa Gianluca Cigna, capitano del Villaretto, squadra della provincia di Torino che milita in terza categoria, è stato aggredito al termine della partita contro la Mappanese da tifosi avversari, dopo che aveva difeso un compagno di squadra senegalese da insulti di tipo razzista.

Pubblico la lettera di Maria Elena Delia sull’eccezionalità di un gesto di solidarietà che dovrebbe essere reazione normale e non lo è in un Paese sempre più razzista, dove talvolta l’opinione pubblica preferise difendere il diritto di parola dei seminatori d’odio.

Ciao Gianluca,

noi non ci conosciamo, mi chiamo Maria Elena e sento l’urgenza di farti sapere che mi hai reso orgogliosa di essere italiana.

Sai, Gianluca, non mi capita più molto spesso di provare questo genere di sensazione e sono sicura che, oggi più che mai, da quel letto di ospedale, tu possa ben capire cosa intendo.

In questa Italia sempre più razzista, sempre più misera d’animo e povera di coraggio, un gesto come il tuo, che dovrebbe essere la normale reazione di un essere umano di fronte a un espisodio di sopraffazione (fisica o verbale che sia) diventa, invece, per alcuni la consacrazione di un eroe e per altri quella di un nemico da punire.

Per me, Gianluca, tu sei stato solo un uomo, un uomo come gli uomini dovrebbero essere per esser definiti tali, nulla di più, nulla di meno. Lo sei stato spontaneamente, senza pensarci, perché evidentemente così sei tu, senza velleità di esposizione, ma solo per istinto di protezione e di giustizia.

Gianluca, ti ringrazio con tutto il mio cuore e con quella meraviglia incredula che deve aver provato l’esploratore ormai convinto di aver perduto la strada, di fronte alla sua inaspettata meta.

Di coloro che ti hanno voluto punire, non curarti, Gianluca: avranno un futuro miserabile, in perfetta coerenza con la loro natura e, mi auguro, una visita a sorpresa in piena notte di quelle che non si dimenticano più.

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