Aggiornamento in fondo all’articolo: tutti e 3 gli attivisti internazionali sono stati espulsi e hanno fatto ritorno ai loro Paesi. Le imbarcazioni sono state restituite ai pescatori palestinesi. Danneggiate.
Qui sotto: la lettera di Vittorio Arrigoni, ritornato in Italia.

Vittorio Arrigoni è tornato a casa, dopo la sua detenzione illegale in Israele. Naturalmente è possibile che certe esperienze portino a rielaborare il concetto di «casa», tanto che forse non è più facile capire che cosa sia casa e cosa altrove. Basta lo spazio, a volte, a fare grande la distanza: «qui», ad esempio, «nevica». Quella che segue è una lettera che Vik, nostalgicamente preda della «febbre di Gaza», scrive agli amici e a tutt* quell* che lo hanno sostenuto, anche a distanza. Io l’ho letta sul blog di Audrey, al quale rimando, cliccando sul Continua. L’immagine, invece, tratta dal blog Guerilla Radio, chiede a Israele di restituire le loro imbarcazioni ai 15 pescatori arrestati con Vik e gli altri due attivisti internazionali (i pescatori sono stati liberati). Il diritto alla pesca, in questo caso, è semplicemente il diritto al cibo, al sostentamento, alla vita.
Lettera di Vik (Guerrilla Radio) a tutti gli amici: dall’assedio all’esilio
Ciao a tutti, fratelli e sorelle,
al di qua e al di là del filo spinato israeliano che imprigiona Gaza nel suo assedio.
Sto meglio,
nel tepore della casa dei miei genitori,
col mio cane che non smette un secondo di scodinzolarmi attorno,
bevendo qualche arham juice,
fumando le mie beedies,
guardando malinconico fuori dalla finestra un giardino che si ovatta di bianco,
qui nevica.
(Continua)
Aggiornamenti: Vittorio Arrigoni è stato espulso il 23 novembre, lo scozzese Andrew Muncie il 25 e la statunitense Darlene Wallach il 27. Le imbarcazioni dei pescatori palestinesi sono state restituite, ma danneggiate: sono anche stati asportati strumenti di bordo come il GPS. Per approfondimenti visita il sito Free Gaza (in inglese) e Infopal.it (in italiano).




