Sciacalli in Abruzzo

 Sono le 20.10, sono sintonizzato su Rai 1, che sta trasmettendo, al posto del telegiornale, un documentario sugli sciacalli in Abruzzo, forse fuggiti dal Parco Nazionale dopo il terribile sisma di questa notte. Sciacalli armati di telecamere e microfoni per mostrare il dolore umano, fabbricatore di audience, per intervistare donne e uomini in lacrime, oppure tuttologi che s’improvvisano sismologi per dire la loro sui fatti. Ma il dolore delle vittime andrebbe rispettato: date la notizia e poi silenzio. Che senso ha mostrare i cadaveri estratti dalle case? Anzi, non silenzio, perché se per una volta le macerie non sono state direttamente prodotte dall’uomo, forse i giornalisti dovrebbero servire ad appurare le responsabilità di chi poteva prevedere e non ha saputo farlo
o, se come dice la prtezione civile il terremoto non era prevedibile, quelle di chi non ha saputo mettere al
sicuro, con consolidati criteri antisismici, gli ospedali, gli alberghi
e – almeno – tutti gli edifici nuovi. «Ma ecco i testimoni di altro
dolore», ha appena detto la Busi. E di nuovo una serie infinita
d’interviste: catarsi collettiva catodica, televisione antidoto al
dolore.
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Bella Napoli

 
 Ma non si può dire mai
basta?
 L’avete vista questa?
 
È una pubblicità del governo.
 È in onda sulle reti Rai e Mediaset, La 7 e due reti locali della Campania già dal 26 marzo e lo sarà ancora fino all’11 di aprile.
 
È pacchiana,
è oscena, e questo già basterebbe, ma soprattutto è uno spot autocelebrativo,
fondato sull’ipotesi tutta da dimostrare secondo la quale Berlusconi
avrebbe risolto l’emergenza rifiuti napoletana (dov’è finita la monnezza non se lo chiede mai nessuno?).
 Ma la cosa che veramente m’inquieta è: chi lo paga lo spot? E chi paga la sua messa in onda? Perché, se ricordo bene, non sarebbe la prima volta che un qualche governo a guida Mediaset produce pubblicità "progresso" coi soldi pubblici per poi venderla alle televisioni. Continua a leggere

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I 20 grandi

 Londra
 I venti grandi – venti che recano tempesta – soffiano sulla terra desolata, ridotta a suolo sterile d’asfalto, frammisto a sterpi. Questo, in chiave apocalittica, potrebbe essere un commento esaustivo al summit di Londra, dove le potenze mondiali (i 20 grandi, rappresentanti dell’85% del Pil terrestre) si sono accordati perché nulla cambi e il modello folle di sviluppo che sta trascinando l’umanità verso il disastro climatico e ambientale e milioni di persone verso un peggioramento delle proprie condizioni (anche economiche) di vita possa continuare invariato.
 Oppure, visto che le aspettative di cambiamento erano minime o nulle e visto che certi personaggi ricordano più la farsa che la tragedia, forse si potrebbe insistere di più sull’aspetto di ordinario squallore dell’appuntamento, con capi di Stato e di governo intenti a portare a casa i loro piccoli, irrinunciabili, successi, a fare finta di aver fatto tutto il necessario o anche, semplicemente, a chiamare Obama a gran voce, facendosi rimproverare dalla regina Elisabetta. Continua a leggere

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Nucleare: la grande bugia

 Del nucleare, ovvero della grande bugia.
 

 Il cartello raffigurato nella foto era esposto, fino a qualche mese fa, sul ponte Saint-Ludovic, situato tra la dogana francese e quella italiana, presso Mentone, Costa Azzurra. Diceva che proprio lì, sul confine, si era fermata – secondo le autorità francesi – «la nube radioattiva dell’incidente nucleare di Chernobyl». Proprio alla frontiera con la Francia nuclearista di Mitterand, che combinazione! Il passaporto non era in regola, suppongo.
 
 Pubblico questa foto all’inizio a inizio di articolo per ricordare come grandi interessi spingano i fautori del nucleare a mentire sistematicamente, a minimizzare la portata dei pericoli connessi alla gestione degli impianti e, quel che è peggio, allo stoccaggio delle scorie. In Italia, l’avventura nucleare sembrava finita una volta per tutte, su decisione dello stesso popolo italiano, a seguito dei referendum del 1987. Da allora a oggi, tuttavia, la lobby nuclearista ha lavorato bene per superare la pesante battuta d’arresto e tornare a macinare guadagni. Finché il cavaliere errante (errare = sbagliare) non ha deciso, in perfetta solitudine, il ritorno al passato, siglando un accordo che ci lega mani e piedi alla politica energetica della Francia di Sarkozy. Continua a leggere

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Fascisti a Milano

 Carri-bestiame piombati per i deportati nei lager
 Il 5
aprile
andrà in scena a Milano l’ennesima puntata dell’acclamato gioco
«Colpiamo la democrazia». Rappresentanti di alcuni fra i principali
partiti dell’estrema destra europea parteciperanno al raduno
organizzato da Forza Nuova. Abbonderanno i saluti romani, le croci
celtiche e le svastiche, i richiami più o meno espliciti (più espliciti
che meno) a ideologie vietate dalla legge dello Stato. La
democrazia italiana non può proibire l’incontro, per non impedire la
libera espressione del pensiero, ma le forze dell’ordine dovrebbero
vigiliare sul rispetto della legge. Succederà davvero? I fatti di
piazza Navona e quelli, più recenti, di Bergamo, hanno mostrato una
polizia capace di andare a braccetto con i giovani fascisti. Continua a leggere

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Mangia sano, torna alla natura

 

 
 Questo è un video di Report, che ho trovato sul sito Giornalismo Partecipativo di Gennaro Carotenuto. Mi pare interessante e lo ripropongo. Dimostra, se non altro, l’idiozia del nostro modo di vivere e fornisce alcuni consigli intelligenti per chi ha capito che «mangiar sano e tornare alla natura» ha poco a che fare con i prodotti del Mulino Bianco. Continua a leggere

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Edoardo Fleischner e le forme della partecipazione nel secolo nuovo

 
 Come anticipato, ieri sera ho partecipato alla mia prima tavola rotonda, al Centro servizi per il volontariato (CSV) di Aosta, insieme ai giornalisti Daniele Mammoliti e Christian Diémoz e a Jean Paul Lustrissy della società Netbe. I nostri interventi e quelli del pubblico hanno fatto da commento alla conferenza di Edoardo Fleischner, docente di Nuovi media e comunicazione all’Università Statale di Milano, che ha spiegato il concetto di crossmedialità, la convergenza digitale dei principali strumenti di comunicazione (tv, telefonia, web), partendo da una breve storia dei media per arrivare al presente e dipingere alcune prospettive di sviluppo per i prossimi 10 anni.
 
 La storia dei media è “riassumibile” in 3 mila anni di teatro, 968 di libro stampato, 400 di giornale, 170 di fotografia, 116 di radio, 114 di cinema, 73 di televisione, 40 di internet, 20 di www, 18 di siti, 12 di blog, 11 di Google, 5 di Facebook, 4 di YouTube. Gli ultimi 4 media hanno caratterizzato la rivoluzione del web 2.0, nel quale chi fruisce della rete è la stessa persona che «fa la pagina», o collabora a realizzarla. Il 2.0, in altre parole, introduce il concetto di partecipazione. Fleischner ne descrive alcuni strumenti, come la notissima Wikipedia, enciclopedia on line creata dagli utenti, e in questo senso possibile strumento di democrazia dal basso, o come i portali sociali (social network). Si sofferma criticamente sul blog di Beppe Grillo, da lui studiato per due anni attraverso una lettura quotidiana dei post e di tutti i commenti. La conclusione, confluita nel libro Chi ha paura di Beppe Grillo?, è che non si tratta di un vero blog, perché manca un dibattito aperto e continuo tra chi scrive e chi commenta. Grillo non risponde mai ai commenti. Il suo è piuttosto uno strumento di autopromozione, attraverso il quale è possibile acquistare i libri e i dvd del comico genovese. Contiene, è vero, alcune idee interessanti, come quella delle liste civiche, ma complessivamente si può parlare di un’attività di marketing. Continua a leggere

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