Quando muore un italiano a Kabul bisogna piangere e osservare
il consueto minuto di silenzio. Io rispetto la vita dei “nostri” soldati in
Afghanistan, come anche il dolore delle famiglie, e ho davanti agli occhi quel
bambino con il basco rosso in testa che aspetta il padre all’aeroporto. Ma
queste tragedie “casalinghe” non possono cancellare dagli schermi e dai cuori
le altre vittime, quelle che mietono, tutti i giorni, le bombe della coalizione
di cui l’Italia fa parte. Bombe che cadono dal cielo attraverso azioni
ufficialmente mirate, chirurgiche, che si rivelano, nei fatti, inevitabilmente
mortali per le tante «vittime collaterali». Continua a leggere
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