Giovedì, Febbraio 28, 2008

Sette mondi

 
 
  Finiti i festeggiamenti per l’anniversario del blog e prima di buttarmi a capofitto nel vivo del confronto pre-elettorale, traggo un respiro profondo e ne approfitto per pubblicare un nuovo testo nella Biblioteca di Babele.
 
 Per la prima volta, si tratta di un libro-libro (50 pagine in formato word) e ciò che mi fa veramente piacere è che si tratta di un’opera altrui, il che significa che la Biblioteca comincia a ospitare voci diverse.
 
 Il titolo del libro, una commedia, è Sette mondi, l’autore è Andrea Cogerino, giovane scrittore originario di Rubiana (Val di Susa), che vive e lavora a Torino. Quella che segue è una piccola recensione in forma di dialogo (delirante) a causa dell’intromissione dell’Autore, che deve sempre dire la sua.
 
 Il libro è scaricabile gratuitamente e, come al solito, è protetto da una licenza Creative Commons.
 
 

 
 
 

 MARIO BADINO. Ho letto Sette mondi tutto d’un fiato e a tutti consiglio la fruizione di questo splendido romanzo di formazione, che…
 
 
ANDREA COGERINO. Che cazzo dici, non è un romanzo, è una commedia.
 
 M. Di questa splendida commedia, che…
 
 
A. Anzi, potremmo definirlo un percorso, un viaggio: ecco, sì, un viaggio iniziatico.
 
 M. Ma smettila d’interrompermi, sembri il Gran Cerimoniere!
 
 
PASSANTE: Chi sembra? Che stai dicendo? Non si capisce nulla!
 
 M. Occhèi, comincio da capo, ma statemi a sentire: Sette mondi è una commedia molto interessante, tutta incentrata sulla vicenda interiore di un giovane che, ovviamente, è in cerca di sé, o anche del senso (che poi forse in fondo è la stessa cosa). Il suo percorso lo porterà, attraverso alcune prove, a conoscere qualcosa della vita e della propria natura.
 
 A. Detta così è una palla.
 
 M. Perché non consideri il Gran Cerimoniere, che ha il compito d’interrompere la vicenda e costruirne la trama direttamente in scena, chiedendo anche, talvolta, l’aiuto del pubblico. L’espediente non è nuovo (la tradizione è lunga, da Pirandello a Gerry Scotti), ma è efficace.
 
 Ma mi raccomando: ricordate perfettamente, e pensate intensamente, questa frase da dire, e, al momento debito, trasmettetela… ehm, “telepaticamente”, siamo pur sempre in un genere di commedia “particolare”, oserei dire “new age”…, telepaticamente, dicevo, con tutte le vostre forze, al giovane: chissà che non riusciamo a incidere su quella realtà di finzione, a modificare il corso degli eventi… Ok, andiamo, mi raccomando… (Punta il telecomando…)
 
 
La maestria dell’autore sta nella capacità di cucire assieme “pezzi” linguistici diversi, apparentemente a caso, disponendoli alla fine secondo un disegno (non necessariamente predeterminato!), come le tessere di un mosaico. Alle prese con una lingua composita, tutta inflessioni, e succube della capacità affabulatoria dei personaggi, il lettore (o lo spettatore) della commedia si domanda quale sia il vero significato delle parole: riconducibili forse a  un pretesto per dire o, almeno inizialmente, a un modo per salvarsi la pelle. Ma in Cogerino la parola diventa la forza creatrice di un mondo, anzi, di sette mondi diversi, tutti molto simili al nostro. E la parola è volta a volta introspezione, capacità d’analisi o, anche, semplice burla; vale a «far danzare il suono, a giuocare con le parole, a creare formule magiche». Dire, o piuttosto alludere: è questa l’arte di cui l’autore è maestro, al punto di mettere in scena, del mondo, gli estremi opposti, dalle profondità dell’animo ai sentimenti più volgari, il principale dei quali è il bisogno di protagonismo, tipico della nostra società, assolutamente degno di un salotto televisivo.
 
 Sette sono dunque i mondi, tutti abitati da personaggi fantastici: la tigre, la signora delle acque, il diavoletto, la fatina
 
 A. Aò, ma sei scemo? Che lle dài a ffà tutte ‘st’anticipazzioni, che poi nun la legge ppiù nessuno!
 
 
M. Ma la favola è solo un pretesto per un’analisi penetrante, attenta a temi oggi centrali anche nel dibattito politico, come ad esempio il conflitto tra maschile e femminile. Se in un primo momento la questione è risolta con una battutaSii omo, ma impara sempre dalle donne», sentenzia una Dea in un romanesco improbabile), più avanti l’autore fa dire a una giovane donna, che viene a trovarsi faccia a faccia col diavolo:
 
 Ehi, piano con le parole! Se davvero sono la tua regina… ehm… devi avere più rispetto per me, ecco! E per le “femmine”, come dici tu, in generale. Forse in questo mondo di diavoli conoscete solamente il principio maschile, l’elemento dinamico e distruttivo; ma non crediate di essere gli unici al mondo.
 
 Ogni atto della commedia, infine, è introdotto dai versi di un cantautore, in un’ideale colonna sonora: Battiato, Capossela, Dalla, De André, De Gregori, Guccini, Venditti. Le parole per musica hanno il compito di immettere nell’atmosfera della nuova scena, in un continuo rimando metaletterario, estremamente studiato, cui nulla può essere aggiunto, o tolto.
 
 
A. A proposito… Se c’è un buco dove manca una citazione mettiamone una da Paolo Conte, che me lo son scordato… L’uomo camion, ad esempio. «Ma un uomo-camion vive ancora in me / ancora mille strade ti aprirà / in questo oceano di attimi sarà / qui per te, qui per te. / Un uomo-camion che ti porterà / tra notti e ghiacci ti dondolerà / e la sua radiolina suonerà / qui per te - e - e - e - e - e...».

Inviato da mariobadino (La Biblioteca di Babele) :: Commenti (2) :: Permalink :: Trackback (0)
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[Replica]

Ma guarda che coincidenza! proprio ieri sera ho imparato il ritornello di... "uomo camion" di Paolo Conte!!
Non vedo l'ora di leggere dunque questo romanzo, Mario, ehm, commedia...
Il titolo sembra promettente "Sette mondi"...
Boh, vedremo...
Te faccio sapé

Un abbraccio intanto, e Grazie!
Gordon McCoen

Comment by Gordon McCoen (02/29/2008 13:00)

[Replica]

Carissimo Gordon, a volte le coincidenze sono proprio incredibili! Famme sapé

Comment by Mario (02/29/2008 20:19)

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