A spasso per i monti con in testa Dell’Utri

 

 Gli osservatori più attenti avranno notato che, negli ultimi giorni, il blog è stato meno attivo (preambolo classico che uso quando, per le più varie ragioni, non ho molto tempo per scrivere e pubblicare). In questi giorni, mi trovo a Cogne, dove, fra l’altro, sto preparando la settima edizione della Marcia Granparadisoestate (preparando è una parola grossa, visto che per problemi tecnici abbiamo dovuto ritardare la stampa delle locandine). La foto che correda l’articolo l’ho scattata stamattina: è una salita appena fuori paese, già immersa fra gli alberi, il silenzio e i rumori del bosco. Mentre la percorro, passo dopo passo, leggo sul manifesto della condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa di Marcello Dell’Utri, co-fondatore, con Berlusconi, di Forza Italia. A destra, la conferma della colpevolezza di Dell’Utri (sia pure con riduzione della pena rispetto al primo grado di giudizio) viene letta come una vittoria e lo stesso imputato festeggia: i crimini ascrittigli sono appurati soltanto fino al 1992, l’anno prima della fondazione del partito con il quale Berlusconi discese in campo: non è quindi provato il legame tra Cosa nostra e il partito del Cavaliere.
 
In realtà, da festeggiare ci sarebbe ben poco: dell’amico di Berlusconi è stato riconosciuto il passato in combutta con la mafia e, a meno di un decreto volto a svuotare di senso il noto proverbio «Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei», pesanti sospetti permangono sulle amicizie mosse in Sicilia e altrove per fondare i primi circoli berlusconiani e permettere il trionfo elettorale del miliardario parvenu della politica. Continua a leggere

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Alessandro Robecchi: Gelmini e la maturità – Siamo soli nell’universo?

 Pubblico, con la cortese autorizzazione
dell’autore, un articolo di Alessandro
Robecchi
uscito sul manifesto di mercoledì 23
giugno.
 Le tracce ministeriali della prova d’italiano all’esame di maturità di quest’anno sembrano uscire direttamente dalla penna del ministro Gelmini (quella che vuole introdurre il berlusconismo a scuola), tanto son singolari.
 
Il più preoccupante è quello che cita il «leader» Mussolini e la sua opinione sui «giovani».
 Il più assurdo è quello che dà il titolo all’articolo che pubblico qui sotto: siamo soli nell’universo? Oppure c’è qualcuno che può farci compagnia?
 Domande in linea con il programma di scienze di quinta superiore
,
suppongo.
 
Lascio la parola a Robecchi.
 
 Voi siete qui – Gelmini e la maturità – Siamo soli nell’universo?

 
 Tema: siamo soli nell’universo? Svolgimento. Magari! E invece, porca miseria, c’è pure la Gelmini che ci dà ‘sti temi del menga. Cos’avranno pensato mezzo milione di giovani seduti ai banchi della maturità una volta lette le tracce? Come minimo che qualcuno ha sciolto dell’acido nei rubinetti del ministero. Prima, un’annata di bocciature senza precedenti, i cinque in condotta, gli scrutini severi. Poi, per i sopravvissuti, tracce al limite della follia. Prendete quella su Primo Levi. Interessante, per carità: se hai già fatto la tesi di laurea su Primo Levi potresti persino affrontare il tema di maturità con un certo successo. Ma andarsi a infilare nell’analisi delle letture di Levi senza aver letto quell’antologia (di cui la traccia è una prefazione) vuol dire rischiare di non uscirne vivi. Analisi del testo? Ibridismo? Ecco un modo interessante e ben congegnato per fingere di parlare di Primo Levi senza parlare di Primo Levi. Astuti come faine, eh! Continua a leggere

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La Corte costituzionale approva la legge sul nucleare

 
 La Corte costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da 10 regioni sulla legge n. 99 del 2009 che conferisce al governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in Italia, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili.

 
 Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise (e in un primo momento anche il Piemonte, che ha ritirato il ricorso in seguito all’elezione a presidente regionale del leghista Roberto Cota) non ce l’hanno fatta, malgrado i numerosi i profili di illegittimità della legge delega lamentati (assenza d’intesa e raccordo con le singole regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali; criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell’esecutivo centrale in caso di mancato accordo; possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione; procedura che prevede autorizzazione unica a livello centrale sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare, rilasciata previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica).
 
 
La rinuclearizzazione dell’Italia sembra procedere a marce forzate.

 
 Sta ora ai cittadini manifestare pacificamente, nei territori e a livello nazionale, che cosa pensano dell’atomo.

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Malasanità: lettera aperta al Presidente Vendola e all’Assessore Fiore

 Quella che segue è una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e all’assessore pugliese alla Sanità, professor Tommaso Fiore. La pubblico con l’autorizzazione dell’autrice, Alessandra Solimeo, che conosco personalmente. La lettera tratta di un caso di malasanità conclusosi con la morte del padre della scrivente, Carmelo Solimeo, affetto da epatite C, a seguito del trapianto di fegato presso il reparto Chirurgia e trapianti del Policlinico di Bari, centro comunemente ritenuto «d’eccellenza».

 Il fegato trapiantato era un «fegato marginale di seconda scelta», affetto dal virus dell’epatite B, un organo che può essere utilizzato in casi d’emergenza, ma solo con il consenso informato del paziente e attivando in seguito la terapia a base di antivirali e anticorpi necessaria a impedirgli di contrarre la malattia.

 Carmelo Solimeo non è stato informato della «qualità» del fegato che riceveva, né gli è stata somministrata alcuna terapia.

 Nella sua lettera, Alessandra Solimeo chiede al presidente della Regione e all’assessore competente di intervenire per appurare le responsabilità mediante un’«indagine interna», «essenziale per il buon funzionamento della sanità pugliese», come «per la stessa legalità dell’azione di questa e di tutte le altre Pubbliche Amministrazioni dipendenti dall’ente Regione».
 Tale indagine dovrà affiancarsi all’azione investigativa e giudicante della procura e del tribunale di Bari (il pubblico ministero ha già richiesto il rinvio a giudizio dei medici che hanno seguito il caso clinico, quindi un processo sarà celebrato), se si vorrà davvero intraprendere il «coraggioso viaggio» che «prova a stanare i fantasmi delle vergogne e i segreti inconfessabili, cercando di non affondare mai nel pantano del cinismo e dell’acquiescenza, dove operano le lobbies, le corporazioni, le caste».

 Se davvero si intende far vivere la «buona politica» di cui parla il Presidente Vendola e dare «diritto ai diritti» dei cittadini.

 
 [NB: i corsivi e i grassetti nella lettera sono miei]
 

 Onorevole Presidente Vendola, Ill.mo Prof. Fiore,

 
 mi chiamo Alessandra Solimeo, e reputo fondamentale inviarVi la mia breve testimonianza in merito alla tragica vicenda che ha coinvolto la mia famiglia in seguito al trapianto di fegato subito da mio padre, Carmelo Solimeo, il 5 Maggio del 2008 presso il reparto di chirurgia e trapianti del Policlinico di Bari.
 
 A distanza di 19 mesi dal decesso del nostro congiunto, avvenuto il 2 novembre del 2008, avverto la necessità di porre importanti e inquietanti interrogativi, che meritano la giusta attenzione anche e soprattutto da parte di chi, istituzionalmente, ha l’onere, oltre che l’onore, di governare la nostra Regione.
 
 Voglio poter credere anch’io – e prendo in prestito le sue stesse parole, Presidente – che esista la buona politica, che si nutre di segni che danno sollievo al dolore, che danno diritto ai diritti, che cerca di capire per cercare di cambiare. Vorrei intraprendere con Voi quel coraggioso viaggio che, latu sensu, prova a stanare i fantasmi delle vergogne e i segreti inconfessabili, cercando di non affondare mai nel pantano del cinismo e dell’acquiescenza, dove operano le lobbies, le corporazioni, le caste.
 
 Su una di queste caste desidero, oggi, porre l’attenzione, e mi riferisco a quella dei medici che avrebbero dovuto salvare la vita di mio padre che, affetto da epatite C, necessitava di un organo nuovo. I mesi che precedono l’inserimento nella lista d’attesa, e il tempo che inesorabilmente scandisce le giornate del paziente e della sua famiglia nell’attesa che sia possibile effettuare l’intervento logorano l’esistenza, tra attesa e speranza da un lato, e dall’altro angoscia e paura che quell’organo non arrivi mai. Perché è della sacralità della vita che si parla, e del rispetto della dignità di chi soffre.
 
 Mio padre è stato calpestato sotto l’uno e l’altro aspetto: con il delirio di onnipotenza tipico del medico che si fa beffa di ogni senso di responsabilità, competenza e merito, oltre che dell’attitudine all’ascolto e alla solidarietà umana, gli è stato trapiantato, in regime di totale disinformazione e, dunque, senza il suo doveroso consenso informato, un cosiddetto «fegato marginale di seconda scelta», affetto dal virus dell’epatite B, che esponeva il soggetto ricevente al rischio di contrarre la malattia. Rischio che i trapiantologi sanno diventare quasi certezza in assenza della terapia antivirale e anticorpale che, in base a protocolli internazionalmente riconosciuti e adottati, deve necessariamente somministrarsi. A mio padre tale terapia è stata inspiegabilmente negata, sebbene tutti i medici che avrebbero dovuto occuparsi del post-operatorio fossero a conoscenza delle caratteristiche di quel fegato marginale: ogni foglio del diario clinico giornaliero attinente al periodo di ricovero ne evidenziava le “qualità”.
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Fascisti ad Aosta

 Fascisti ad Aosta è come dire fascisti su Marte: la mia città ha l’abitudine di tenersi alla larga dalle cronache nazionali, tanto da apparire come un territorio misterioso, che esiste – questo è certo – ma si trova chissà dove, oltre i confini del noto, le Colonne d’Ercole di Pont-Saint-Martin (il primo comune valdostano arrivando dal Piemonte).
 
 La Valle d’Aosta è universalmente nota per le montagne, l’autonomia, l’infondata convinzione che la popolazione locale sia bilingue e magari parli come prima lingua il francese, la fontina, la grappa, il génépy, il Casinò di Saint-Vincent e naturalmente l’Union Valdôtaine, il locale partito di governo (quasi) sempre vittorioso da 30 anni a questa parte.
 
 In realtà, la Valle e il suo capoluogo non si trovano così fuori dal mondo come si vorrebbe far credere, né i costumi sono tanto diversi da quelli delle altre regioni d’Italia, tanto che anche in Valle d’Aosta (alle europee prima, alle elezioni comunali dopo, lo scorso 23 maggio), l’Union, con un’inedita alleanza, ha avuto la bella idea di aprire la strada alla destra, Pdl e Lega.
 
 Oggi Aosta, già governata da una coalizione Union-Pdsenzaelle, è guidata da un’altra coalizione, che ritrova l’Union insieme, questa volta, al Pdconlaelle.
 
 La scorsa campagna elettorale, anch’io mi ero candidato come consigliere nella lista civica «Sinistra per la Città» allo scopo, l’ho già detto, di fare il possibile per portare qualche voto a sinistra, contribuendo a evitare lo "scivolone" verso Berlusconi e Lega.
 
 Come ex candidato di «Sinistra per la Città», pubblico volentieri il testo presentato lo scorso 14 giugno alla presidenza del consiglio comunale dal nostro unico eletto, Paolo Momigliano Levi, ex direttore dell’Istituto storico della resistenza di Aosta. Si tratta di un atto di accusa verso i gruppi di estrema destra che da alcuni mesi hanno colonizzato i muri della città con scritte e simboli fascisti e razzisti (oltre che abusivi). A tali gruppi viene attribuita la probabile paternità di gesti vandalici dapprima alla sede locale della Lega Nord e poi a quella del Partito democratico, dove le svastiche sono state accompagnate da stelle di Davide con la scritta «ebrei».
 
 Nel suo testo, Paolo Momigliano Levi chiede al nuovo sindaco della città, Bruno Giordano, di esprimere la propria solidarietà nei confronti del Partito democratico, e di fare il possibile per arrestare il proliferare di scritte e manifesti di stampo nazifascista.
 
 Prossimamente pubblicherò sul blog una galleria d’immagini tratte dai muri di Aosta.


 Documento
presentato il 14 giugno alle ore 9,30 alla Presidenza del
Consiglio comunale

 
 Il sottoscritto Paolo Momigliano Levi, capogruppo della Lista civica
Sinistra per la Città, in forza dell’art. 89 del Regolamento del
Consiglio comunale della Città d’Aosta, chiede alla Presidenza del
Consiglio di porre all’Assemblea consigliare la questione dei fatti
recenti che hanno colpito la sede della federazione valdostana del
Partito Democratico e prima ancora quella della Lega nord e di azioni
che, attraverso scritte e manifesti affissi abusivamente, che fanno
esplicita apologia del fascismo e del nazismo, toccano l’intera Città
d’Aosta e i fondamenti della democrazia e dell’autonomia.
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Granparadiso estate: la locandina e il “backstage”

 
 La locandina
della settima Marcia Granparadiso estate è pronta, la vedete qui sopra; ma cosa c’è dietro l’immagine di Franco e Camillo (gli scarponi mascotte dell’iniziativa) che lasciano la loro impronta nella terra? La terra, appunto, e una preparazione fatta di annaffiatoio, scatti a vuoto ed elaborazione al computer.
 Le foto di questo articolo documentano il "backstage" della locandina, realizzata, come per le precedenti edizioni, dal mio amico Paolo Rey.
 Ringrazio Paolo e propongo qualche brandello della giornata di ieri, quando l’idea è stata pensata e trasformata in inchiostro che macchia la carta.
 
 1. La terra
 
 L’idea è di fare una bella orma: serve un tratto di terra fangosa, non troppo né troppo poco.
 

 2. Prove tecniche
 
 Paolo "prende le misure" con la macchina fotografica.
 


 
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Pubblicità-progresso?

 

 Mi auguro che l’immagine che pubblico qui a fianco non sia sottoposta a copyright.
 
 Me lo auguro perché il committente è la Presidenza del Consiglio dei Ministri e dunque i soldi usati per realizzarla sono pubblici, cioè miei.
 
 Si tratta di un invito (condivisibile) affinché i giovani leggano. Si conclude – malamente – con un «Passaparola».
 
 Altro non è che uno dei tanti esempi di pubblicità-progresso che nessuno degnerà della minima attenzione. Per realizzarlo sono stati spesi soldi che potevano essere utilizzati altrimenti (ad esempio per le biblioteche, per le scuole, per qualche programma di lettura).
 
 Al momento ignoro se questa pubblicità passa anche in televisione (magari a pagamento su Mediaset).
 
 In più, a produrre questa roba è proprio quel governo che taglia su tutto ciò che ha a che vedere con la cultura, dall’istruzione, all’arte, allo spettacolo: il minispot sa di presa per i fondelli.
 
 Perché poi i simpatici ragazzini si trovino a leggere libri e quotidiani in palestra, rimane un mistero; anzi, no; lo spiega lo slogan: «Leggi, segna un punto a tuo favore!» (ed ecco chiarita la necessità di un canestro sullo sfondo).
 
 La presenza di un quotidiano, infine, è addirittura insultante: con la legge-bavaglio in dirittura di arrivo e i tagli al fondo per l’editoria no-profit e di partito, questo governo (cioè il committente dell’opera) sta facendo il possibile per impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro.
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