Un’altra strada per la montagna

Venerdì 10 dicembre alle ore 21, nella Sala Conferenze del Comune di Valtournenche (Aosta) si terrà il convegno di Legambiente «Un’altra strada per la montagna», una riflessione sui nuovi modelli possibili di utilizzo del territorio alpino, nel rispetto degli equilibri e della bellezza di un ambiente sempre più fragile.

Inoltro l’invito a tutte le persone interessate.

Un’altra strada per la montagna
LEGAMBIENTE – Convegno venerdì 10 dicembre ore 21 a Valtournenche

La natura incontaminata che mettiamo al centro delle nostre campagne pubblicitarie è ancora un valore e un’attrattiva? E come si riesce a vivere dentro una cartolina per turisti?  Si possono immaginare e progettare modelli di ulilizzo del territorio montano diversi da quelli del secolo scorso? Con quale ricaduta sul piano agricolo, turistico, paesaggistico?

Insomma, esiste  “Un’altra strada per la montagna”?

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La «missione centrale» di Edipower

Pubblico il comunicato stampa del gruppo No al Carbone di Brindisi, uscito in data 26 novembre. Dalla mia regione fatta di valli e di Alpi, lungo la diagonale NW-SE d’Italia, e fino alle coste adriatiche e ioniche, le stesse decisioni scellerate, sempre a vantaggio del profitto di pochi.

E l’esigenza di convincerci sin da piccoli, come già coi soldatini di La Russa nelle scuole lombarde.

No al Carbone – Brindisi
COMUNICATO STAMPA

Abbiamo appreso da organi di stampa che l’azienda Edipower, proprietaria della centrale termoelettrica Brindisi Nord, ha avviato una campagna di informazione denominata «missione centrale», rivolta agli studenti e più in generale al mondo della scuola con l’obbiettivo di far conoscere il contributo della centrale allo sviluppo economico e sociale del territorio.

Concordiamo con Edipower: è ora che si faccia qui a Brindisi una corretta informazione e per tale motivo anche noi saremo presenti nei prossimi giorni dinanzi le scuole di Brindisi per informare i giovani studenti delle reali ricadute della centrale Edipower.

Una centrale che brucia milioni di tonnellate di carbone all’anno in un impianto situato a poche centinaia di metri dal centro della città riversando in atmosfera migliaia di tonnellate di polveri sottili, ossidi di azoto, di zolfo, nanoparticelle e metalli pesanti, tutte sostanze che contribuiscono allo sviluppo economico-sanitario del nostro territorio.

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5 anni per fermare l’inceneritore valdostano

Ci siamo.

Ieri, venerdì 26 novembre, la giunta regionale della Valle d’Aosta ha dato il via libera alla predisposizione della gara d’appalto per la costruzione di un impianto di incenerimento dei rifiuti, pomposamente definito pirogassificatore, nome al quale da questo momento in poi e fino alla fine dell’articolo aggiungerò una elle dopo la terza lettera.

Non sembra infatti particolarmente intelligente un inceneritore destinato a una regione di appena 120mila abitanti. Non se prima non si sono tentate tutte le altre strade (in Valle d’Aosta, fatta eccezione per qualche comune virtuoso, siamo ancora molto indietro perfino con le percentuali di raccolta differenziata), dal recupero dei materiali, al trattamento a freddo, al compostaggio.

L’entrata in funzione dell’impianto è prevista per il 2015 ed è questo tutto il tempo che ci rimane per lottare contro i mulini a vento, al fine di far cambiare idea all’amministrazione (in pratica la partita sarà persa molto prima, al momento dell’assegnazione dell’appalto, ma dopotutto non si sa mai: chissà che l’addormentata società valdostana non decida una buona volta di far capire a chi la governa da 30 anni che la prossima volta nella cabina elettorale potrebbe fare scelte diverse. Certo, rimarrebbero stupefatti).

Dopo sarà tardi.

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Dio creò il mondo, ma non lo brevettò

Dio creò il mondo e i suoi abitanti, e non li brevettò. Forse intendeva questo, parlando di libero arbitrio. Leggo invece che il padrone di Facebook vuole comprare i diritti per l’uso della parola «face» («faccia»), che – peraltro – esiste da millenni e non ha certo inventato lui.

È un mondo becero quello nel quale tutto (tutti?) ha(nno) un padrone. Eppure, guardandoci intorno, troviamo davvero pochi ambiti privi di copyright, di gestori autorizzati, di «privati» che «loro sono meglio perché non sprecano come fa lo Stato», ecc. ecc.

Dovremmo riappropriarci dell’«intorno» attorno a noi. Dovremmo riappropriarci di noi stessi.

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Una lezione di precarietà da CEPU/Grandi Scuole (di Alessandro Pascale)

Una lettera aperta dell’amico Alessandro Pascale, apparsa nelle pagine regionali della Stampa di oggi (25 novembre 2010). Si parla della sede CEPU di Aosta, ma onestamente non credo che la situazione sia diversa nel resto d’Italia.

Una lezione di precarietà da CEPU/Grandi Scuole
di Alessandro Pascale

Da gennaio a settembre sono stato sotto contratto con CESD SRL, società che raduna i gruppi CEPU e Grandi Scuole, svolgendo l’attività di tutor presso la sede di Aosta. È stata una bella esperienza di lavoro, che mi ha permesso per mesi di terminare l’università e contemporaneamente lavorare per mettere da parte qualche soldo. Ovviamente il tutto con contratto a progetto, in una classica collaborazione precaria a tempo determinato.

Nonostante la scadenza del contratto fissata al 15 settembre per mesi mi sento ripetere dal coordinatore della sede (sia quello vecchio che quello nuovo subentrato ad agosto-settembre) che mi verranno confermati il contratto e le ore di lezione avute precedentemente. Anzi, dovrebbe esserci pure la possibilità che queste aumentino, viste le mutate condizioni (che non starò qui a elencare nel dettaglio) rispetto all’anno precedente. Frequentemente mi reco in sede per chiedere sull’inizio dei nuovi corsi e sui tempi per firmare nuovamente il contratto. Mi si ripete che questo non è pronto ma che non ci saranno problemi nei miei confronti, e che l’inizio delle lezioni è previsto per il 18 ottobre. La settimana precedente il 18 posso assistere personalmente alla stesura provvisoria degli orari con all’interno il mio nominativo, anche se mi viene annunciato che ci saranno dei ritardi ulteriori per l’inizio delle lezioni, ma che verrò avvisato al momento opportuno.

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Niente compostaggio, siamo valdostani!

Quando pubblico un articolo sulla mia regione, la Valle d’Aosta, oltre che di raggiungere il pubblico locale, mi ripropongo sempre, per ciò che posso, di far sapere oltre le Colonne d’Ercole di Pont-Saint-Martin che cosa succede nella regione più piccola d’Italia, al di là di miti e leggende di prosperità e buongoverno, che tutto fanno tranne che l’interesse della popolazione.

Al cittadino delle altre regioni potrà sembrare strano che in una regione che conta poco più di 120 mila abitanti (non è un errore: la regione, non il capoluogo, ha 120 mila abitanti – entrerebbero tutti in un quartiere di una grande città!) si pensi di costruire un inceneritore (pardon, un pirogassificatore) per gestire lo smaltimento dei rifiuti, senza prima avere provato a fare il salto di qualità nel recupero/riciclo dei materiali, ad esempio costruendo un centro di compostaggio per la frazione umida.

Potrà anche sembrare strano che, mentre il progetto dell’impianto di pirogassificazione sta per tradursi in realtà, i valdostani abbiano smesso di interessarsi della cosa, come se si trattase della moda di un’altra stagione. Ma naturalmente se la popolazione ricordasse, se si organizzasse, certe “soluzioni” non sarebbero considerate le uniche possibili dalle amministrazioni.

Quello che segue è uno scritto di Luna Meneghini, del Comitato Rifiuti Zero Valle d’Aosta, che racconta come, dopo la consegna di una petizione popolare per ottenere il centro di compostaggio, la Regione abbia bocciato non solo la costruzione dello stesso, ma persino la possibilità di uno «studio» sulla sua «fattibilità».

Resta però da chiedersi: in base a quale principio?

Perché bocciare uno studio?

di Luna MeneghiniComitato Rifiuti Zero Valle d’Aosta

Qualche settimana fa sui giornali si leggeva «Respinto l’impianto di compostaggio». In realtà a inizio novembre la commissione non boccia solo la costruzione di un centro di compostaggio, boccia uno studio sulla fattibilità di un centro di compostaggio unico regionale o di vari centri di compostaggio collettivo. Il “no” allo studio, secondo l’assessore Zublena, dipende da un metodo basato su dati e fatti (quali fatti?). Che i dati dello studio di fattibilità siano già stati raccolti e analizzati? Ma allora perché non risponde dicendo che il “no” in commissione è per evitare il ripetersi di un lavoro già fatto? E se ci sono, ce li presenti i dati di questo studio! Se non fosse così, invece, perché non vogliono sapere se la costruzione di un centro di compostaggio ha senso?

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Voi siete qui – Cronache dall’Italia futura (di Alessandro Robecchi)

Pubblico, con il consenso dell’autore, questo articolo di Alessandro Robecchi, pubblicato sul manifesto del 21 novembre 2010.

In ordine sparso, le notizie di cronaca politica che leggerete sui giornali la prossima settimana.

Undici tonnellate di rifiuti lasciano le strade di Napoli per passare a Futuro e Libertà. Appello dei vescovi perché Mara Carfagna scenda dalla gru. Dell’Utri presenta a un boss mafioso il termovalorizzatore di Acerra. Bobo Maroni va in tivù da Fazio e Saviano a fare l’elenco delle fiaccolate leghiste organizzate negli ultimi anni contro la ‘ndrangheta: sei minuti di silenzio, 28 per cento di audience. Settanta tonnellate di macerie de L’Aquila lasciano il centro storico per approdare all’Mpa di Lombardo. Il Pd perde le primarie a Castagnito (Cuneo). Continua a leggere

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