Gaza sotto le bombe

Da Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani presente a Gaza. Ho ricevuto l’e-mail alle 20.43 di giovedì 24 marzo 2011.

Carri armati, caccia f16 e droni hanno ripreso mezz’ora fa a bombardare lungo tutta la Striscia, in particolare a Nord, Beith Hanoun e Beit Layha, ma anche a Rafah e nel centro di Gaza.

3 ore fa ho acceso la mia telecamera: droni israeliani, i terrificanti “zannana” responsabili di decine di uccisioni di civili palestinesi, in volo a bassa quota sopra il porto di Gaza city.

http://www.youtube.com/watch?v=HRQTJuqxWyw

I primi 2 feriti sono stati trasportati all’ospedale al Shifa: sono civili.

Aggiornamenti costanti qui:

http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451

>>> Dov’è, in questo caso, la comunità internazionale?

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Forse vedere una testa spaccata…

Forse vedere una testa spaccata può servire per cambiare idea sulla sedicente «unica democrazia del Medioriente», Israele.

Forse osservare i cadaveri può suggerire che non c’è giustificazione possibile per chi da decenni si oppone in ogni modo al raggiungimento di un accordo che fermi la carneficina.

Io il coraggio di pubblicare queste immagini non ce l’ho, probabilmente perché me ne sto bello comodo ad Aosta, tranquilla cittadina del nord Italia, e in fondo in fondo certe cose – delle quali, pure, sono perfettamente al corrente – mi sembrano impossibili.

Può pubblicarle Vittorio Arrigoni, invece, che, come attivista per i diritti umani, si trova a Gaza, alle prese con i bombardamenti israeliani.

Lo so che i “giustificazionisti” non saranno turbati da queste immagini, ma solo dal fatto che qualcuno abbia deciso di pubblicarle (parleranno di cattivo gusto, di mancanza di rispetto, di mistificazione). Per tutti gli altri, faccio mio l’avvertimento di Vittorio:

«Dinnanzi a me, qualche ora fa, il vero volto dell’occupazione israeliana.

ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO CRUENTE, NON APRITE IL LINK SE IMPRESSIONABILI

http://guerrillaradio.iobloggo.com/2064/il-vero-volto-dell-occupazione-israeliana-attenzione-immagini-cruente

Stay Human

Vittorio Arrigoni da Gaza City».

PS: IO non giustifico assolutamente il recente attentato di Gerusalemme. Ma mi spiegate perché qualcuno dovrebbe stupirsi, dopo aver visto le immagini linkate qui sopra, se l’odio poi divampa?

>>> Petizione online per una (provocatoria?) No-Fly Zone sulla Palestina.

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Libia: così non si difendono i diritti umani

Pubblico, dal sito della Tavola della Pace, 10 tesi di Flavio Lotti, coordinatore nazionale, contro la «missione di guerra» in Libia.

Guerra di Libia
Così non si difendono i diritti umani

10 tesi sull’intervento militare
di Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della Pace

1. Una cosa è la Risoluzione dell’Onu, un’altra è la sua applicazione. Una cosa è difendere i diritti umani. Un’altra è scatenare una guerra.

2. La Carta dell’Onu autorizza missioni militari (art. 42), non qualsiasi missione militare.

3. L’iniziativa militare contro Gheddafi è stata assunta in fretta da un gruppo di paesi che hanno fatto addirittura a gara per stabilire chi bombardava per primo, che non ha nemmeno una strategia comune, che non ha un chiaro comando unificato ma solo una forma di coordinamento, con una coalizione internazionale che si incrina ai primi colpi e che deve già rispondere alla pesante accusa di essere andata oltre il mandato ricevuto. Si poteva iniziare in modo peggiore?

4. Da tempo si doveva intervenire in difesa dei diritti umani. Lo abbiamo chiesto ripetutamente mentre l’atteggiamento del governo italiano e della comunità internazionale e, diciamolo, di tanta parte dei responsabili della politica oscillava tra l’inerzia e le complicità con Gheddafi. Se si interveniva prima, non saremmo giunti a questo punto.

5. E ancora oggi, mentre si interviene in Libia non si dice e non si fa nulla per fermare la sanguinosa repressione delle manifestazioni in Baharein, nello Yemen e negli altri paesi del Golfo. L’Italia e l’Europa, prima di ogni altro paese e istituzione, devono mobilitare ogni risorsa disponibile a sostegno di chi si batte per la libertà e la democrazia.

6. Ricordiamo che la risoluzione dell’Onu 1973 indica due obiettivi principali: l’immediato cessate il fuoco e la fine delle violenze contro i civili. Qualunque iniziativa intrapresa in attuazione di questa risoluzione deve essere coerente con questi obiettivi. Ovvero deve spegnere l’incendio e non alimentarlo ulteriormente, deve proteggere i civili e non esporli a una nuova spirale della violenza. Continua a leggere

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Gaza sotto attacco

Ok, non è twitter, non è neppure un sms; forse quando uno non ha tempo dovrebbe evitare di pubblicare, ma non posso tacere che a Gaza è in corso un’escalation di attacchi israeliani che ha già fatto diverse vittime.

Oggi, 22 marzo, carri armati israeliani hanno aperto il fuoco contro una casa a est di Gaza City: tre morti e svariati feriti, tra cui diversi bambini.

I bombardamenti però non sono cessati e alle ore 20 locali i morti erano già 9.

Aggiornamenti QUI.

Come si combatte il terrore? In rete, una petizione per chiedere una No-fly Zone sulla Palestina. Si tratta – è ovvio – di una provocazione: ve li immaginate gli aerei di Obama o di La Russa intenti ad abbattere i caccia israeliani?

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In verità

In verità, non ho il tempo di essere dettagliato.

Ma mi sembra di ricordare dibattiti, occupazioni a scuola, dissenso, quando l’Italia partecipò alla prima guerra del Golfo, quando Saddam aveva invaso il Kuwait.

Ora siamo in guerra contro Gheddafi, l’amico di ieri; al solito, non si capisce se i nostri aerei aprono o non aprono il fuoco (che cosa sono andati a fare nel secondo caso?).

Oggi riflettevo che è un’indecenza, quando una persona (non importa, qui, chi) è costretta a stare mesi in ospedale, il fatto che non possa avere una camera tutta per lei. Che debba sopportare oltre alla malattia, ai disagi della convalescenza, anche l’affollamento.

Il che è vero a maggior ragione per le carceri, ma nei confronti di chi “ha sbagliato” non sempre ci sentiamo solidali.

Il che è vero per le aule scolastiche, ma gli ospedali incutono sempre più timore.

Mi sono detto che è un’indecenza che rinunciamo a dare una stanza singola a tutti i pazienti, non perché viva sulle nuvole (coi tempi che corrono, so benissimo che è già tanto avere le stanze che abbiamo), ma perché mi sono chiesto come vengono spesi, altrimenti, i soldi che servirebbero all’uopo.

Mi è venuta in mente la «missione di pace» in Afghanistan.

Mi sono venuti in mente i bombardamenti di Tripoli «per proteggere i civili». Mi sono venuti in mente i milioni – centinaia – regalati da chi ci governa alle scuole private, nonostante la Costituzione ne permetta l’esistenza purché non costituiscano onere per lo Stato.

Ho pensato che una stanza singola per tutti i degenti sarebbe più utile.

E classi meno numerose a scuola.

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Un Paese allo sbando

Ho saputo che in un ospedale di Roma i parenti di una paziente hanno dovuto cercare da soli un donatore perché l’ospedale non aveva riserve di sangue disponibili.

Sembra impossibile perché ci ostiniamo a considerarci “primo mondo” e poi perché la salute è un argomento considerato unanimemente serio.

Tuttavia, il fatto riportato è l’equivalente, in termini di cattiva sanità, delle decine e decine di esempi, nel campo dell’istruzione, di scuole senza risorse, con genitori costretti a imbiancare le aule dei figli a proprie spese, alunni che devono portarsi la carta igienica da casa, per non parlare di casi più gravi, come i rivestimenti in amianto che ancora sopravvivono in certe istituzioni scolastiche, in cattivo stato di conservazione.

Ad alcuni sembrerà qualunquismo il cavarsela con un paio di esempi, anche se si potrebbe facilmente continuare l’elenco con le emergenze rifiuti che compaiono e scompaiono dai media senza che si risolva mai nulla, oppure con le emissioni di molte italiche fabbriche, che non rispettano neppure i limiti di sostanze inquinanti previsti dalla legge.

Qualunquismo, dunque.

Eppure lo scopo di questo articolo non è la denuncia. Lo scopo di chi scrive è denunciare la mancata reazione alle denunce. Quanto sopra esposto – o fatti dello stesso genere – non è soltanto sotto gli occhi di tutti, ma viene puntualmente denunciato al grande pubblico (ai cittadini?) dalle poche trasmissioni televisive d’inchiesta giornalistica sopravvissute al trionfo dell’intrattenimento obbligatorio obnubilante. Puntualmente, dopo la “denuncia”, si scatena un fiume di polemiche senza che, in realtà, nulla cambi.

Questo è il male profondo del Paese, ridotto a un coacervo di interessi di parte (politici, economici, altri), a causa del quale qualsiasi esperienza politica istituzionale è destinata a perdersi e tutti, maggioranze e opposizioni, sono visti come una casta di persone fatte allo stesso modo.

Qualche giorno fa ho espresso il mio fastidio per le celebrazioni del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Non mi si prenda per secessionista. Io sono italiano e non ci vedo niente di male, anche se considero il nazionalismo una buffonata e non vedo perché dovrei rallegrarmi di non essere francese o ugandese (se non perché, nel secondo caso, nascere in Italia è ancora preferibile dal punto di vista della qualità della vita: stiamo parlando di «Amor di Patria», dunque, o di semplice egoismo? non si basa su questo sentimento la «Ragion di Stato»?).

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Tratto dal blog Femminismo a Sud e pubblicato con licenza Creative Commons 2.5.

No fly zone contro la militarizzazione dei territori

Pensiero: l’Italia va in guerra. L’ennesima. No. In realtà stavolta in guerra ci va la Sicilia con tutte le tremila basi Nato disponibili a servire e riverire l’alleanza perché si realizzi un altro Kosovo. Tutto ciò mentre gli sguardi invasati dei rinnovati nazionalisti italici sono tutti un fremito di unità e sentono la spinta umanitaria a prendere il controllo delle riserve di energia di mezza europa.

A farla definitivamente oscena questa cosa c’è la sceneggiata di alcuni lampedusani che respingono quelli che fuggono dai conflitti obbedendo a una regia che per raccattare consenso fa il verso ai leghisti e che invece che fare la differenza e trovare alleanze con le altre forme di oppressione rivendica la militarizzazione dell’isola a difesa dai terribili invasori nordafricani.

Non so se è vero quello che dice gheddafi a proposito della terribile vendetta che colpirà i paesi occidentali coinvolti nell’attacco alla sua persona. Se ricordo il missile che per un pelo scansò lampedusa direi che fa sul serio.

Vorrò vedere allora i lampedusani a festeggiare l’efficienza di questa nazione così unita contro le disgrazie altrui. E se è vero che in sicilia vogliono fare una delle basi nucleari, il governo che manda giù i militari ad aiutare questi isolani razzisti si porta avanti con il lavoro. I miei più sentiti complimenti.

A proposito: com’è che quando israele massacra i palestinesi non si parla mai di no fly zone?

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Pubblicato il da mariobadino | Commenti disabilitati su La Sicilia che va in guerra [da Femminismo a Sud]