Rifiuti: Meno 100 chili (il film)

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Una dieta per la nostra pattumiera
, per rendere praticabile l’opzione rifiuti zero e rendere inutile l’introduzione di tecnologie nocive per lo smaltimento dei rifiuti, in linea con quanto approvato dai cittadini valdostani con il referendum dello scorso 18 novembre.

A Nus (Aosta), presso la Sala del Consiglio comunale, venerdì 1° marzo alle ore 21, un appuntamento con, Meno 100 chili, film-documentario appena uscito nelle sale italiane, il cui valore sociale ed educativo è stato riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali.

Una serata aperta a tutti, alla quale saranno presenti Fabrizio Roscio, presidente di ValleVirtuosa, e rappresentanti di Legambiente VdA.

L’iniziativa è organizzata dal Cocinus (Comitato Civico di Nus), da ValleVirtuosa e dal circolo regionale di Legambiente.

L’ingresso, ovviamente, è libero.

L’evento su Facebook.

>>> Scarica la scheda del film (contiene i riferimenti per organizzare nuove proiezioni).

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A chi saltasse il Grillo

A chi saltasse il Grillo di commentare i risultati elettorali come un trionfo della democrazia o dell’Italia per bene per l’affermazione del Movimento 5 Stelle vorrei opporre alcune considerazioni a mio giudizio essenziali per riflettere sull’accaduto e ripartire. Scelgo la forma – fastidiosa – dell’elenco puntato perché vorrei essere chiaro.

1) C’era un partito, forse partito è troppo, un insieme di sigle, nato per mettere insieme pezzi importanti della società civile, movimenti e apparati di quei partiti che, bene o male, in questi ultimi anni si sono opposti, fuori e dentro il parlamento, tanto a Berlusconi, quanto al liberismo e al montismo. Questo soggetto – Rivoluzione Civile – ha probabilmente deluso in partenza le aspettative di tanti, perché i vertici dei partiti che vi si sono aggregati non hanno voluto fare il famoso passo indietro, hanno imposto i loro candidati, e tutta l’operazione è stata vista da alcuni come l’ennesimo pasticcio della sinistra estrema, una resurrezione del non glorioso Arcobaleno che – nella fantastica vulgata diffusa dai mezzi di disinformazione di massa – è anche responsabile di aver cadere il governo Prodi e permesso il ritorno a palazzo Chigi di Berlusconi.

2) Questo partito, forse partito è troppo, presentava – nonostante i limiti cui si è accennato – un programma alternativo al credo liberista sostenuto da Monti, dal PDL e anche dal PD. Il programma di Rivoluzione Civile, per quanto mi riguarda, era un motivo sufficiente per votarlo: antimafia, laicità, lavoro, ambiente, uguaglianza e diritti, scuola pubblica, pace e disarmo trovavano posto in una proposta organica che non si riduceva a semplici slogan.

3) I punti programmatici cui si è accennato qui sopra sono, a parere di chi scrive, alcune delle istanze da cui ripartire per costruire una sinistra che voglia rappresentare in parlamento le idee di una parte minoritaria, ma non per questo meno degna di rappresentanza, della popolazione.

4) Gli attuali sbarramenti alla Camera e al Senato impediscono la rappresentanza parlamentare di centinaia di migliaia di cittadini fra i quali – anche se non è questo il punto – il sottoscritto.

5) Il Movimento 5 Stelle ha presentato, nel proprio programma, alcuni punti molto simili a quelli elencati. In particolare, ha insistito sulla necessità di uno stato sociale efficiente, sull’importanza dei beni comuni e sul concetto di reddito di cittadinanza. Queste sono buone idee e sono anche le mie idee. Non mi convince Grillo, non mi convincono i partiti personali, non apprezzo la mancanza di una cornice ideologica di riferimento (perché non basta essere incensurati per fornire un’idea della visione del mondo che si intende rappresentare e perché penso che non significhi nulla gridare che destra e sinistra sono superate). Tuttavia sono convinto che tanti fra gli eletti del Movimento 5 Stelle siano persone oneste e intelligenti, decise a sostenere realmente i punti qualificanti del proprio programma.

6) L’Italia è oggi ingovernabile, ma il parlamento che esce dalle elezioni è sicuramente meno squalificato del precedente. Lo dico proprio perché mi sembra plausibile credere alla buona fede degli eletti del Movimento 5 Stelle. Dirò di più, senza timore di scomuniche e anatemi: i candidati eletti con Grillo mi danno più fiducia degli eletti del PD, né potrebbe essere altrimenti, se si pensa che in tanti casi il Partito Democratico è risultato essere una forza politica intrisa di liberismo, dispostissima a lavorare entro una cornice contraria alle aspirazioni di buona parte della popolazione italiana per un modello economico diverso, non succube dei mercati e dei loro diktat.

7) Perché allora non mi convince il Movimento 5 Stelle? Perché, come ho detto, diffido dei partiti personali. Perché la linea di un partito non può essere dettata da un blogger milionario che non si è candidato. Perché dietro quel blogger vedo un misterioso signor Casaleggio, il cui ruolo, almeno a me, non è per nulla chiaro. Io credo che il motivo che mi spinge a diffidare del Movimento 5 Stelle sia soprattutto la sua collocazione ideologica, perché non credo a chi, per non essere né di destra né di sinistra, rischia di ammettere chiunque all’interno del proprio movimento, senza che l’elettore possa farsi un’idea precisa di chi o che cosa sta votando. Lasciando perdere le polemiche sulla presunta apertura di Grillo a CasaPound –  che in ogni caso non fa del Movimento un partito fascista – io ho bisogno di capire quale sia la cornice di riferimento di un soggetto politico che, a furia di non precisare, e nonostante il programma, rischia di apparire qualunquista.

8) Bisogna invece tornare a interrogarsi sulle specificità della sinistra, quelle cui non si può rinunciare senza trasformarsi in qualcosa di diverso. E io credo che queste specificità risiedano nella consapevolezza che non è mai finito – solo perché ce lo hanno detto – quel conflitto sociale che oppone i primi agli ultimi della società, e che negli ultimi anni proprio i padroni hanno giocato all’attacco, disgregando la rete di garanzie e diritti che erano stati conquistati in decenni di lotta. Per quanto ad alcuni suoni antiquato, è proprio sul conflitto sociale che si gioca la partita, la non accettazione dell’economia di mercato, almeno nella forma presente, la costruzione di una società più giusta. Dobbiamo riappropriarci di questi obiettivi per raggiungere i quali non basta essere facce nuove e avere la fedina penale immacolata.

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L’ademocrazia

L’ademocrazianon è un errore di battitura, è la «a» privativa, quella che si mette davanti alle parole per indicarne il contrario – l’ademocrazia si è rivelata in tutto il suo splendore oggi, 25 febbraio 2013, sesto compleanno di questo blog (clicca QUI per gli auguri).

L’ademocrazia è quando le elezioni per scegliere i rappresentanti diretti dei cittadini servono soltanto a delineare gli equilibri di forza tra schieramenti che si scontrano per il governo del paese.

L’ademocrazia è quando quei rappresentanti alla fine non puoi nemmeno sceglierli, perché tutto ciò che ti è consentito è tracciare la tua croce su un simbolo.

L’ademocrazia è quando i seggi attribuiti a una coalizione al Senato non sono veramente proporzionali all’effettivo risultato elettorale – il voto della nazione – in quanto “corretti” in base a premi di maggioranza legati ai risultati di alcune regioni.

L’ademocrazia è quando un multimiliardario dato politicamente per morto recupera consensi con una presenza martellante in tivù, ciò che non è consentito – se non in misura molto minore e malgrado la legge – agli altri candidati.

L’ademocrazia è quando il signore di cui sopra recupera consensi perché ha i soldi per spedire una lettera a buona parte dei suoi connazionali, spiegando loro come intenderà rimborsarli di una tassa che il suo stesso partito ha contribuito a introdurre.

L’ademocrazia è quando gli sbarramenti elettorali impediscono a chi ha il due o il tre per cento dei consensi di accedere al Parlamento, privando centinaia di migliaia di persone di rappresentanza. Anche me.

L’ademocrazia è quando ogni partito e movimento mette il nome del leader sul proprio simbolo, compresi la sinistra-sinistra di Ingroia e il “nuovo” Movimento 5 Stelle, che a me, più che altro, pare l’emanazione di una sola persona.

Il solo motivo di conforto, leggendo i risultati che danno Berlusconi per risorto, è che con le percentuali totalizzate dai primi tre soggetti politici, la nave non è governabile, a meno di ipotizzare alleanze impossibili, tipo PD-PDL, PD-M5S o PDL-M5S. Di qui a breve, dunque, dovremo tornare a votare e chissà che nel frattempo un sussulto di dignità non metta fine alla pessima legge elettorale della quale siamo prigionieri.

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Il sesto compleanno del blog

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Che la grande suspense
 (di chi sarà l’Italia, questa volta? del silvio, ancora, o di mariomonti, del piergi, del grillone?) non v’impedisca di trovare cinque minuti per un messaggio d’auguri da postare qui sotto. In fondo questo blog compie 6 anni e – come per il Festival di Sanremo – è la prima volta che festeggia il compleanno durante le elezioni.

Par condicio, dunque, per gli ultimi scampoli di voto, anzi: silenzio elettorale. Ci sarà tempo poi per chiedersi che fare se martedì l’ex Belpaese si riscoprirà berlusconiano, e anche cosa fare se avrà deciso di scegliere Bersani. O il Movimento 5 Stelle.

E allora limitiamoci agli auguri. Dal canto mio, m’impegno – dall’anno prossimo – a organizzare qualcosa di concreto – una cena, una lettura, un concerto – in occasione del compleanno del blog, come facevo un tempo. Gli ultimi anni non ce l’ho fatta proprio.

E così, pur senza niente da potervi regalare, mi limito a un grazie di cuore, rivolto a tutte le persone che in questi 6 anni hanno seguito gli articoli pubblicati in queste pagine e hanno sostenuto le iniziative proposte. Che oggi, almeno un poco, questa possa essere per voi una giornata di festa.

>>> Circa la foto: lo so, capisco… È che non ne avevo altre sotto mano…

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Perché il voto sia «utile», Rivoluzione civile

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Forse, se le tecniche di comunicazione
fossero state diverse, il cognome del candidato premier sul simbolo elettorale lo avremmo già avuto decenni fa. In realtà, non riesco a immaginare la scritta “TOGLIATTI” sulla falce e il martello, né quella “ANDREOTTI” sopra lo scudo crociato. Forse perché la Costituzione, all’epoca fresca di promulgazione, neppure lo prevede un candidato premier, visto che le elezioni politiche dovrebbero eleggere i rappresentanti dei cittadini, non altro. Il tutto, sia detto, nonostante l’attuale legge elettorale. Decenni fa, in ogni caso, c’era il partito, e il partito andava oltre il capo e il suo nome: era composto di persone, di un’ideologia di riferimento, di una linea più o meno condivisa.

Sono stato davvero l’unico a notare che – fosse vero che Bersani è “di sinistra”, cosa che personalmente non credo – un simbolo del Partito Democratico col nome “BERSANI” e uno con il nome “RENZI” dovrebbero essere il simbolo di due partiti diversi che si contendono non lo stesso elettorato, ma – chissà in virtù di che cosa – la stessa base?

Così oggi leggo con disappunto il nome “INGROIA” nel simbolo di Rivoluzione Civile. Ma voglio credere a quanto dichiarato da Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, che ha spiegato il personalismo con la necessità di rendere riconoscibile una lista nuova da parte dell’elettorato, data che i tempi stringevano.

Ingroia sia, dunque, e fin nel nome del partito. Perché – a conti fatti – si tratta dell’unica forza politica il cui programma non sia appiattito sull’elogio del mercato, delle grandi opere, delle promesse impossibili, della guerra “umanitaria”, dell’austerità, del simpatico duo Monti-Napolitano, delle decisioni prese a Bruxelles, a Francoforte e a Berlino.

L’unica forza politica capace di richiamarsi alla tradizione politica della sinistra italiana, alle lotte dei lavoratori che hanno permesso di costruire il welfare e i diritti, al di là di ogni tentazione autoritaria à la Grillo (naturalmente c’è anche il nome “GRILLO” nel simbolo dei 5 Stelle, sia pure preceduto dal solito “WWW” e seguito dal “.IT”) o nostalgicamente fascista, in stile CasaPound.

Se poi volete farmi l’elogio dei bravi ragazzi italiani coi capelli corti, quelli che leggono i libri revisionisti ma non si fanno le canne, credo che il discorso si chiuda qui perché, al di là di dell’eventuale buona fede di alcuni, esiste e deve esistere una pregiudiziale antifascista fondata sulla conoscenza di ciò che il fascismo è stato ed è, nel nostro come in altri Paesi, e non soltanto con riferimento al Ventennio più triste della nostra storia unitaria.

A quelli che credono di rendere utile il loro voto votando PD (o PDL, dico io: dal punto di vista ideologico che cosa cambia?) dico solo che se la cornice di fondo è il liberismo, se il Partito democratico ha votato l’austerità per i decenni a venire, sottoscrivendo quel fiscal compact che prevede tagli di 40-50 miliardi di euro alla spesa pubblica per i prossimi 20 anni, non c’è speranza che il semplice fatto di riuscire a sconfiggere Berlusconi porti il Paese «al sicuro», da qualsivoglia parte. Non è salassando il paziente che lo si guarisce dalla mancanza di forze.

L’unico voto utile, a mio parere, è quello che spezza il sistema bipolare, restituendo alla Repubblica il suo carattere pienamente parlamentare. Che il Parlamento sia di nuovo il luogo in cui si fanno le leggi, ci si confronta duramente e si accetta anche qualche compromesso, ma nel nome dell’interesse della collettività, non di quello privato del parlamentare tastopigiante (o direttamente assenteista). Che il parlamento torni a essere il luogo di confronto di individui capaci di discutere e apportare contributi in base a idee diverse tra loro, e non rimanga più a lungo vittima dell’obbedienza di partito o di coalizione, magari perché se voto secondo coscienza cade il governo, torna il babau, e altre amenità.

Ingroia, quindi, lo ripeto. Perché non c’è niente da sperare nell’eventuale vittoria del Pd (Vendola non lo considero proprio, non per cattiveria, ma quale spazio di manovra spera di avere in un redivivo governo dell’Unione? Magari sarà ministro, ma non avrà voce in capitolo sulla linea politica da attuare). Se poi qualcuno ha deciso di credere davvero che la “salvezza” venga da altrove, che il Movimento 5 Stelle saprà portare quella rivoluzione di cui l’Italia ha bisogno, faccia pure: io non ci credo ma, nel caso, sarò felice di essermi sbagliato. Intanto, un padre-padrone che ha usato più volte toni sessisti e razzisti (almeno così mi sono parsi), che ha aperto a CasaPound (o in ogni caso non ha chiuso), che regge il Movimento da solo, pur non essendo candidato, e quindi neppure eletto, o al limite in diarchia con il misterioso Casaleggio (addetto al marketing, alla gestione del blog o consigliere politico? Membro dello staff o mente occulta?), di un tipo del genere non sento di avere bisogno.

Rivoluzione civile doveva nascere meglio, lo so. Doveva essere soprattutto aggregazione di movimenti e società civile, ma gli apparati dei partiti che ne fanno parte non hanno saputo fare il passo indietro. Si tratta comunque dei partiti migliori (meno peggio) rimasti in circolazione, e il programma è quello che scriverei io. E, a dispetto del cognome nel simbolo, non si tratta del solito partito personale.

>>> Quello nella foto è Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, non è Palazzo Chigi, sede del Governo, e non si tratta in nessun modo di una svista.

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L’appello dell’Anpi per le elezioni del 24 e 25 febbraio

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Ripubblico l’appellosia pure con qualche ritardo – nella speranza di contribuire a ricordare, nel momento della scelta elettorale, un pezzo importante della nostra storia recente, che ha origine nella Resistenza al nazi-fascismo, nelle lotte per i diritti – oggi da più parti sotto attacco – nell’antifascismo, che non può essere accantonato o “alleggerito”, e tanto meno nel nome della democrazia.

Appello dell’A.N.P.I. per le elezioni del 24 e 25 febbraio.
Per un’Italia rinnovata, nei valori dell’Antifascismo, della Resistenza e della Costituzione

«Non è il Paese che avevamo sognato», abbiamo detto più volte – in questi anni – e ora, nell’imminenza delle elezioni politiche, c’è la seria speranza e la concreta possibilità di vedere realizzato quel sogno per cui tanti antifascisti, partigiani e cittadini si sacrificarono e morirono; di colmare il baratro che si è creato tra cittadini, istituzioni e politica; di riavvicinare il Paese a quegli ideali che furono alla base della Resistenza e, in seguito, della Costituzione.

L’ANPI, dunque – in assoluta indipendenza e autonomia rispetto ai programmi che ognuno dei partiti riterrà di prospettare agli elettori – ritiene di riaffermare alcuni principi fondamentali per il futuro della democrazia, rivolgendosi ai partiti, alle istituzioni, ai cittadini, con l’autorevolezza che deriva dalla propria storia e dal suo impegno quotidiano, nella ferma convinzione che è indispensabile ritrovare un fondamento comune – come quello che fu alla base del lavoro dell’Assemblea Costituente – almeno su alcuni principi e su alcuni valori di fondo, tra i quali meritano di essere indicati:

il rigore morale, nel pubblico e nel privato;

la correttezza e la dignità, nella politica e nel vivere civile;

la trasparenza nell’attività delle Istituzioni;

la “buona politica”, nel contesto della funzione che l’art. 49 della Costituzione assegna ai partiti;

l’impegno contro ogni forma di corruzione;

l’impegno diffuso contro ogni tipo di mafia e contro ogni tipo di connessione tra criminalità organizzata e politica;

il rispetto nei rapporti tra i partiti e fra i singoli cittadini;

l’impegno diffuso contro ogni tipo di razzismo e di discriminazione e contro ogni rigurgito di fascismo e di nazismo;

il lavoro, in particolare per i giovani. La Repubblica italiana è “fondata sul lavoro ” e dunque proprio nella realizzazione di questo principio deve ravvisarsi la priorità assoluta dell’azione pubblica e privata; perché senza lavoro, senza opportunità di lavoro, senza dignità e sicurezza  nel lavoro, viene meno quello stesso sviluppo della persona umana;

libertà, uguaglianza e dignità per le donne, delle quali va garantita la pari opportunità nell’accesso al lavoro e ai posti di responsabilità e per le quali va messa in atto una forte campagna contro ogni forma di violenza anche domestica.

Chiediamo dunque ai partiti di assumere un solenne impegno, sui principi e sui valori qui sopra elencati.

Rivolgiamo anche un appello alle cittadine e ai cittadini  perché facciano in concreto quanto necessario per il rinnovamento del Paese, rendendosi conto che la sovranità popolare non ha senso alcuno se i titolari non la esercitano. Da ciò un invito forte alla partecipazione  e alla manifestazione della propria volontà attraverso il voto: rinunciare a manifestare la propria volontà, significa rinunciare a creare per se stessi, per i figli, per i nipoti, per le generazioni future, un avvenire di pace, di serenità e di giustizia sociale.

>>> La vignetta, opera di Fogliazza, è tratta dal sito dell’A.N.P.I.

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La settimana dell’espace – 15 e 16 febbraio

Come promesso, con sito e mailing list dell’Espace Populaire in panne, ospito sul mio blog gli aggiornamenti sulle iniziative. Difficoltà di accesso internet mi costringono stavolta a un post molto minimalista, per cui – senz’altre premesse – tutte e tutti sono gradit@ ospit@ venerdì 15 e sabato 16 febbraio.

Venerdì 15 febbraio: ore 20

A cena con ValleVirtuosa, che aderisce all’iniziativa di Caterpillar “Mi illumino di meno”. Cena a lume di candela – in fondo San Valentino è appena passato – e bagna cauda (20€) o pasta per i bambini (10€). Tema della serata la riduzione dei rifiuti. Prenotazioni: p.meneghini(chiocciola)gmail.com

Info QUI.

Sabato 16 febbraio: dalle ore 22

REGGAE! Cucina aperta, musica, ospiti: La Taverna e Mr. Riggae meet DjPiddu Outtalaw

Info QUI.

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