All’indecenza non c’è limite

patrizia_pretoria
Il titolo potrebbe far pensare a Calderoli, ma ormai sappiamo con chi abbiamo a che fare, e non intendo spendere parole su un razzista indegno di sedere dove siede. Al limite, vi invito a firmare la petizione online per chiederne la rimozione da vice presidente del Senato, perché non puoi dire certe cose e farla franca: è diseducativo.

Il titolo potrebbe far pensare al governo in carica, quello che ha in Berlusconi il principale sostegno – o il principale azionista, fate voi. Ma dell’oscenità delle «larghe intese» ho già detto.

L’«indecenza» che non ha limite, in questo caso, riguarda uno scempio inutile e perfettamente evitabile, commesso nella mia città, Aosta, ai danni di uno dei monumenti romani più belli e meglio conservati, le Porte Pretorie.

Per decenni (tre e mezzo) sono passato sotto quelle porte, godendo della contiguità col passato, di una testimonianza storica perfettamente inserita nella città presente, un luogo suggestivo, poetico, turistico se proprio dobbiamo parlare di soldi, che la notte i riflettori dipingevano di luce, creando un’atmosfera che non voglio pensare di aver perso per sempre.

Già, perché chi ha avuto la bella pensata di “valorizzare” l’opera restituendone per intero la monumentalità riportando il livello del suolo a quello dell’epoca romana si è limitato in realtà a fare un bello scavo e a sostituire la strada con agghiaccianti passerelle sospese sul niente, sotto le arcate delle porte.

Non è questione di gusti. Il risultato è un pugno nell’occhio che rischia di cancellare per sempre – o per chissà quanto tempo – uno degli scorci più suggestivi della città, come tanti altri paesaggio del cuore per chi ad Aosta abita, possibile scoperta per chi viene da fuori, convinto di trovare una città d’arte gestita con criteri razionali e un poco di buon senso.

Ed è questo il punto: chi decide gli interventi, quegli interventi che cambieranno i paesaggi cui tutti siamo abituati, magari affezionati? E chi consulta mai i cittadini? Noi che viviamo in un posto siamo cavie per esperimenti: altri decidono dove fare un ospedale o quanti anni tenere sotto scacco un quartiere a furia di lavori, quanta polvere di cantiere e quanto smpg di camion e ruspe farci respirare, quanti luoghi cui siamo affezionati stravolgere ottenendo magari pessimi risultati nel nome… di cosa?

A essere malevoli verrebbe da pensare che questa foga sia proporzionale agli appalti da distribuire. Io che malevolo non sono, critico il decisionismo delle amministrazioni, l’idea che il mandato elettorale comprenda la licenza dell’arbitrio, della mancanza di dialogo con la popolazione, o al limite dell’instaurazione di quel finto dialogo in cui si illustra alla cittadinanza ciò che però è già stato deciso.

E adesso che i soldi sono stati buttati?

«Indietro non si torna!»

E tornateci, invece. In fondo chi vi aveva chiesto di andare avanti?

A questo proposito, invito tutte e tutti a firmare la petizione proposta da Patrizia Nuvolari, che chiede alla Sovrintendenza ai Beni Culturali della Valle d’Aosta di ripristinare il piazzale com’era prima dell’intervento di “valorizzazione” delle porte. Potete farlo seguendo questo link.

Sulla vicenda delle Porte Pretorie, invito a consultare l’attento blog di Patrizia, Patuasia, che ieri ha inaugurato la Settimana della sub-cultura, una carrellata di interventi che sarebbe stato meglio evitare, che negli ultimi anni hanno contribuito a rendere la nostra città più brutta ed estranea.

>>> L’immagine di questo articolo è tratta dal blog Patuasia.

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Guardate, sono stufo

PerplessoHo 38 anni. A qualcuno sembro più giovane nel senso che mi darebbe meno anni, a qualcun altro sembro più giovane perché faccio spesso lo stupido.

Poi pubblico un libro di poesie e improvvisamente scoprono che sono malinconico. Forse bastava questo blog per capire che, nonostante i tentativi di metterla sul ridere, talvolta sono dannatamente serio.

Ho un sacco di difetti, naturalmente, mica intendo scrivere la mia apologia. E interpreto il precetto cristiano del «non giudicare» come un non sentirmi superiore agli altri. Non penso di essere migliore di Berlusconi, per dire, non penso di essere migliore di un mafioso, non penso di essere migliore di Enrico Letta.

C’è chi è più pericoloso e chi meno, però. Io meno (non nel senso delle botte), chi esercita il potere più. Per questo forse il potere non lo voglio. O forse è perché ho un’etica e credo che non accetterei i compromessi necessari per governare. Quindi durerei poco. Mi farebbero fuori in un attimo.

Da piccolo credevo che la democrazia fosse possibile. Poi ho assistito alla demolizione sistematica delle conquiste sociali e dei diritti, nel nome del profitto di chi ha già. Continuo a essere un sostenitore di quei diritti e di quelle conquiste, a rischio di beccarmi dell’«ideologico».

Ma sono stufo, l’ho detto già nel titolo. Il che contribuisce a spiegare perché ultimamente questo blog pubblichi così poco. Finché c’era Berlusconi al governo, finché c’era Monti, le cose erano diverse. Era tutta facciata, ma si poteva ancora pensare – anche nel pieno del montismo di unità nazionale – che esistessero quelli che la pensavano, in parte, in un altro modo.

Intendiamoci: io non ho MAI votato Pd e l’ho sempre considerato un avversario ideologico, in quanto pienamente calato nella cornice economica del mercato, desideroso di cancellare le conquiste novecentesche in ossequio ai dettami dell’Europa e delle lobby, un avversario – ripeto – di tutte le persone realmente intenzionate a cambiare il sistema economico liberista. Per questo il Pd, inteso come partito, non è mai stato il mio interlocutore.

Eppure lo schifo dell’alleanza di governo con quegli altri, proprio non me l’aspettavo. Non che stimassi Letta e copagnia (ho scritto compagnia, non compagni), ma credevo che al disgusto ci fosse un limite. Mi sbagliavo. La reazione logica che mi sarei aspettato da parte di centinaia di migliaia di persone alla base del Pd sarebbe stata l’abbandono indignato del partito, quello che nel (poco) Cavaliere di Arcore ha il principale alleato di governo. Un abbandono pubblico, plateale, salutare. Non c’è stato.

Pur non facendo parte del Pd è ovvio che a livello locale conosco alcuni suoi militanti, per quel che ne so tutte brave persone. È a loro che domando perché si ostinino a voler continuare la militanza in un partito che sta con Alfano. Lo chiedo a loro, sperando di capire contemporaneamente perché in Italia non saliamo sulle barricate, ma al limite ci barrichiamo in qualche centro commerciale tra saldi e aria condizionata, aspettando – una volta di più – che passi la nottata.

Mi parleranno dell’impossibilità di seguire altre strade. Certo. Lo ha lasciato intendere il presidente della Repubblica (allora…). Lo dice anche Repubblica il quotidiano. O La Stampa. O tutti quei giornali fintamente progressisti che fanno di tutto per sodganare l’idea che abbiamo un governo normale, che in fondo non è successo niente. Mi porteranno a esempio le cose buone che ha detto o fatto il governo Letta.

E allora sono stufo, sono stanco. Rischio di contaminarvi con il mio veleno. Per questo sto dedicando molto più tempo alla poesia. Credo che sia un veicolo migliore per dire ciò che penso, per lottare contro il grande fratello, sia quello orwelliano, sia quello di Canale 5.

[Si leggano in proposito, a titolo di esempio e solo se interessat*, le poesie Catena di smontaggio, La religione del mercato e Trappola per topi].

Su Facebook linkerò questo articolo a chi, fra le persone che conosco, in qualche modo posso ricondurre al Pd o a qualsiasi genere di idea della necessità di un percorso comune con il Partito democratico. Vediamo che mi dicono. Mi piacerebbe che le eventuali risposte fossero pubblicate in calce all’articolo e non su Facebook. Il dibattito vorrebbe essere pubblico. Se i miei modi sono bruschi mi scuso. Nulla di personale.

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Disgusto

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Disgusto
sono le leggi razziali imposte da un qualche governo berlusconi-lega contro i rom, contro gli stranieri non in regola con i documenti, contro cui sono stati scagliati anche i dottori, i medici lasciati liberi di denunciarli come «clandestini» in deroga al giuramento di Ippocrate e di qualunque senso umanitario.

Disgusto sono i provvedimenti presi pro parte sua (e pro padrone) da un qualche governo berlusconi-lega che ha piegato l’azione di governo – e quella della maggioranza parlamentare – alla difesa dell’imputato di mille processi, dell’interesse politico-televisivo, dei cazzi propri allegramente proparlati come il Bene della Nazione.

Disgusto sono i tagli continui al welfare, alla scuola e alla sanità in primo luogo, la sparizione delle pensioni, i gas cs e la polizia usata come manganello contro la legittima protesta, la demolizione dei diritti dei lavoratori, il dileggio e l’offesa continua da parte di ministri della repubblica dell’esercito di lavoratori precari creato ad arte.

Disgusto è una legge elettorale che consente di piazzare i propri cicisbei in parlamento invece di garantire una rappresentanza parlamentare a tutti i cittadini.

Disgusto sono le amicizie con i dittatori, buone a rimandare indietro i poveri del mondo, nei lager del nordafrica, o a fingere di contare qualcosa nel mondo. Dittatori alla cui eliminazione – anche fisica – è poi sempre possibile partecipare, solo che cambino di poco le esigenze della “politica” internazionale. Disgusto sono i CIE, i campi di concentramento per stranieri dell’Italia democratica.

Disgusto sono i soldi pubblici sottratti dove servono per fare gallerie ferroviarie ultraveloci, ponti avveniristici su stretti troppo larghi, acquistare cacciabombardieri in barba alla Costituzione.

Ma se la condanna di Silvio Berlusconi (che difficilmente varcherà le porte del carcere) ha per me qualche interesse è più che altro per la parte che prevede l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Io non dico che le vicende sessuali dell’ex premier non siano rilevanti. Chi viola la legge commette un reato e la legge dev’essere uguale per tutti. Ma il caso Ruby, a fronte di quanto ho scritto qui sopra, mi sembra una goccia nel mare. Se fosse definitiva, l’interdizione di Berlusconi dalla politica ci salverebbe, più che altro, da noi stessi, da quelle e quelli di noi che sono ancora dalla sua parte, che sono disposti a rivotarlo. Ma ovviamente sarei più tranquillo se fosse una sollevazione popolare a cacciare una volta per tutte il (poco) cavaliere per i tanti mali inflitti al Paese, più che per le vicende giudiziarie spicce.

E poi:

Quanti di quelli che hanno esultato per la sentenza di condanna hanno votato il Partito Democratico, che oggi ha in Berlusconi il più importante alleato di governo? Quanti oseranno ancora votare il Partito Democratico, magari nella speranza che adesso le ragioni per cui è nato il governo alfanoletta vengano meno e sia possibile governare l’Italia senza il Pdl?

E quanti di quelli che hanno esultato per la sentenza di condanna sono convinti che, in fin dei conti, molte delle cose esposte qui sopra – in tema di riduzione dei diritti dei lavoratori, di privatizzazione di beni e servizi, di Tav, Cie, guerre NATO o pensioni – siano in realtà inevitabili, l’unica “politica” possibile?

E allora, conflitto d’interessi a parte, perché quelle persone dovrebbero essere meglio, o esprimere candidati migliori, di quel signore condannato a sette anni? Soltanto perché non sono stati condannati per vicende sessuali?

E allora disgusto è questo governo che con preoccupante schizofrenia tanti elettori del Partito Democratico hanno deciso inevitabile appoggiare. Con quante mani vi siete dovuti turare il naso? Perché vi ostinate a cercare il buono – le misure accettabili, quelle necessarie, finanche quelle positive o meritorie – nell’impresentabile papocchio rappresentato dal governo alfanoletta?

Come fate a non capire che non si può governare con il vice di Berlusconi senza governare insieme a lui?

>>> Nella foto il Cie di Restinco, in provincia di Brindisi, uno dei simboli dell’Italia, sedicente «Repubblica democratica».

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CatasTroika: uccidere la società nel nome del profitto

Alegre-Catastroika
Interrompo il grande silenzio
per annunciare una serata molto interessante, martedì 18 giugno a partire dalle ore 21 all’Espace Populaire di Aosta. Si tratta della presentazione del libro CatasTroika, di Marco Bersani, fondatore di Attac Italia e promotore di diverse campagne per i beni comuni, appena uscito per Edizioni Alegre.

Si tratta di un bilancio di quanto le politiche liberiste e le privatizzazioni hanno prodotto negli ultimi quarant’anni, dall’America Latina alla Gran Bretagna, dalla Russia del post socialismo reale all’Europa occidentale della crisi economica.

Sarà presente l’autore del libro, insieme al quale faremo il punto su privatizzazioni e beni comuni in Italia, a due anni dalla vittoria referendaria, e sulla campagna per l’acqua pubblica. Parleremo anche di debito pubblico e di Cassa Depositi e Prestiti.

Si comincia alle 21.00, ma prima è possibile cenare (prenotazione entro domenica al 3204352548).

Un po’ di materiale:

QUI, un brano tratto dal capitolo «Italia: dal Britannia al Titanic?».

QUI, un bilancio del collettivo Wu Ming sull’acqua pubblica.

Pièsse: Ho esordito parlando del «grande silenzio» di questo blog. È vero, ci sono tante cose di cui mi occupo in questo momento (e di una in particolare conto di dar presto notizia) ma è innegabile che una delle ragioni per cui ultimamente mi entusiasmo meno all’idea di pubblicare un articolo è proprio il livello di saturazione di schifo che la politica nazionale ha prodotto in me. Non riesco nemmeno a seguire ciò che fa il governo d’inciucio nazionale, perché – benché non abbia mai creduto nel Pd –  l’accordo Pd-Pdl è stato troppo per le mie capacità di sopportazione. La politica oggi la fanno i movimenti (quelli veri, non quelli a cinque stelle) ed è proprio per questo che torno a far sentire la mia voce in occasione dell’incontro con Marco Bersani. Perché c’è un dannato bisogno di impegnarsi e lottare per i beni comuni e per un modo altro di concepire l’economia e la società.

Alegre-CatastroikaCatasTroika
Marco Bersani
Edizioni Alegre
€ 13,00
Pp. 160
ISBN 9788889772867

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Il posto vuoto [da ZiaPoe]

Sul tema delle aggressioni fasciste che stanno insanguinando l’Europa, ripubblico un mio contributo in versi, tratto dal blog ZiaPoe.

Il posto vuoto

E poi se uccidi qualcuno, che fai?
Lo chiamerai nemico
e ti racconterai che così è meglio.
Cercherai di credere
di aver salvato il mondo col tuo gesto.
Com’è pulito, adesso:
splende come la lama del coltello.

E se qualcuno ti uccide, che fai?
Lo chiamerai nemico
e ti racconterai che ti ha mancato.
Cercherai di credere
che in fondo è stato solo fortunato.
Comunque sarai morto,
e il morto parte e lascia il posto vuoto.

E se il nemico sono io, che fai?
Mi chiamerai nemico
e ti racconterai che faccio schifo.
Cercherai di credere
che il bimbo che son stato s’è guastato:
non son più umano, adesso,
ma carne per la lama del coltello.

Eppure, ogni mattina guardo il mondo
sperando che sia meglio.

[Mario Badino, 7-8 giugno 2013]

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Il fascismo è una montagna di merda

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Non ci sono
altre parole: il fascismo è una montagna di merda.

Certa mentalità, certa incultura, quella per cui il nemico non è più umano e può essere aggredito, distrutto, è qualcosa che avvicina la nostra età alla preistoria più remota, alla legge della clava, quando l’uomo comandava sulla donna perché fisicamente più forte, e l’uomo più nerboruto aveva la meglio su quello meno nerboruto (ah, oggi non è molto diverso? ecco).

Si dissocino tutti. Dall’uccisione dello studente Clément Méric, 19 anni, in Francia, dall’aggressione al cantante e al fonico dei 99 Posse a Velletri, dal pestaggio che ha provocato la morte di Stefano Cucchiquand’era, in teoria, sotto la tutela dello Stato.

Si dissocino le varie associazioni che si richiamano al fascismo, dicano che loro non c’entrano niente, oppure rivendichino orgogliosamente le mille aggressioni che spacciano per lotta politica. Abbiano il coraggio di dire chi sono e che cosa pensano.

Si parla tanto dei «terroristi», che sono – naturalmente – gli appartenenti a culture diverse, come gli islamisti di quache Stato asiatico o africano, quelli che bolliamo con il crisma della malvagità, quelli che è giusto bombardare – assieme al resto della popolazione – per «portare la democrazia».

Si parla tanto dei «terroristi», che sono – naturalmente – gli immigrati, quelli che non fanno parte dei «nostri», che appartengono a un «loro» che li contrappone a «noi», ciò che li fa nemici e forse non più umani.

Si parla tanto dei «terroristi», che sono – naturalmente – gli uomini e le donne che non accettano di prostrarsi al sistema economico dominante, quelli che hanno deciso che – per esempio – la Tav in Val di Susa e il MUOS in Sicilia sono due errori, due sprechi, due vergognose e dannosissime tragedie.

E come li chiamiamo questi? I nostalgici di quel ventennio in cui (la propaganda vuole che) i treni arrivavano in orario? I nostalgici del buffone con la camicia nera che mandava la gente al massacro (e a massacrare altra gente) facendo le smorfie al balcone? Non sono forse «terroristi» questi, che con le loro aggressioni a chiunque leggano come diverso – perché di sinistra, perché omosessuale, perché femminista, perché, molto semplicemente, gli sta sul culo – alimentano la paura di prendere posizione, di continuare il proprio impegno civile e sociale, di scrivere, come sto facendo in questo momento, che il fascismo è una montagna di merda?

Ma naturalmente le forze dell’ordine hanno altre emergenze in cima alla lista delle priorità. La Val di Susa, come dicevo sopra, oppure gli studenti, o anche gli operai. Io chiedo alle istituzioni, se ancora hanno a cuore non dico la democrazia o la legalità, ma il semplice interesse di non perdere quel che gli rimane di faccia, di occuparsi seriamente della destra fascista e radicale, a partire magari proprio da una riforma in senso democratico delle forze dell’ordine.

Nella mia città campeggiano alcuni cartelloni, della «Fondazione Alleanza Nazionale», inneggianti a Giorgio Almirante, fascista convinto e rifondatore del partito fascista nell’Italia repubblicana, come a un «grande italiano». Alessandra Mussolini si indigna in televisione di fronte allo storico che ricorda le malefatte di nonno Benito. Da che parte stanno quelli che ci governano, quelli che – in parlamento o al governo – dovrebbero incarnare le istituzioni di una Repubblica che si sarebbe voluta natifascista? Nemmeno sul rifiuto della dittatura e della violenza possiamo essere d’accordo?

Forse questo blog non ha un numero sufficiente di lettori per essere considerato un problema. Forse il fatto di abitare nella piccola Aosta anziché a Roma o a Milano mi rende abbastanza tranquillo che queste mie parole non mi costeranno un’aggressione – e magari la morte – solo perché ho osato esprimere ciò che penso.

O forse toccherà anche a me (o a te che stai leggendo queste righe), prima o dopo, perché il fanatismo e l’intolleranza sono tra noi, non sono il prodotto di culture remote. Luca Persico, ‘O Zulù, voce dei 99 Posse, e uno dei fonici della band sono stati aggrediti alle 22.30 di sera davanti al pub Passo Carrabile di Velletri, dove dovevano suonare (20 contro 2, complimenti per il coraggio dimostrato dai sostenitori della cultura virile, guerriera, machista). La reazione degli aggrediti e l’intervento della sicurezza del locale ha evitato il peggio, ma naturalmente un peggio ci poteva essere.

Pubblico il comunicato stampa della band e la foto di Zulù, che ha riportato ferite al capo. E concludo con un verso della canzone Rigurgito antifascista: «Venti a uno è la tua forza, fascio infame».

COMUNICATO STAMPA della 99 POSSE
Venerdì 7 giugno 2013

È accaduto ieri sera a Velletri, in provincia di Roma, intorno alle ore 22.30. Quando, subito dopo aver parcheggiato la macchina nella piazza antistante il pub “Passo carrabile”, dove Zulù avrebbe dovuto esibirsi, il nostro cantante e uno dei fonici della band sono stati aggrediti con cinture e altri oggetti atti a offendere da un gruppo di una ventina di persone che esponevano simboli di estrema destra. La pronta reazione e l’intervento della sicurezza del locale hanno fatto sì che gli aggressori si dessero rapidamente alla fuga, impedendo che l’episodio avesse conseguenze più gravi delle contusioni, dei tagli e delle abrasioni superficiali riportate dai nostri compagni, che hanno rifiutato di essere trasportati in ospedale. Purtroppo la serata non ha potuto avere luogo e ci scusiamo con i presenti che erano venuti ad assistere allo spettacolo.

Un fatto grave, che si inserisce in una sempre più preoccupante recrudescenza dell’estremismo fascista in Europa e in Italia. Il 5 Giugno a Parigi, nei pressi della centralissima Saint-Lazare, è morto in seguito alle percosse ricevute da tre naziskin Clément Méric, studente della facoltà di Scienze Politiche di appena 18 anni. Nella notte dello stesso 5 giugno una molotov è stata lanciata contro il portone del centro sociale Astra 19 nel cuore del Tufello a Roma, al piano terra di una casa popolare abitata da decine di persone. Anche in questo caso, chiara la matrice fascista, nel clima avvelenato della campagna elettorale per le Comunali a Roma.

Chi ci mette la faccia si assume i suoi rischi e noi che ce la mettiamo da vent’anni lo sappiamo bene. Anche a Velletri stasera, quando in due abbiamo subito l’aggressione di venti fascisti che colpiscono e scappano. «Venti a uno è la tua forza fascio infame», cantiamo in «Rigurgito antifascista», una delle nostre canzoni più famose. E anche stasera abbiamo avuto la dimostrazione che non ci sbagliamo: vigliacchi, capaci di farsi forza solo in branco e in schiacciante superiorità numerica. Non abbiamo sporto denuncia perché crediamo che l’antifascismo non si pratichi in quegli stessi tribunali che assolvono gli assassini di Stefano Cucchi e comminano 100 anni di carcere a 10 compagn* per qualche vetrina rotta a Genova. L’antifascismo si fa nelle strade.

La lotta continua, a testa alta come sempre, sputandovi in faccia il nostro odio!

99 Posse & Crew

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Trappola per topi [da ZiaPoe]

polizia

In Italia come in Turchia, il volto del potere è lo stesso e la democrazia è uno specchio per confondere, sempre più opaco, peraltro… Ripubblico una mia poesia da ZiaPoe.

Buona Festa della Repubblica

Trappola per topi

E, dopo il colpo in testa,
eccola stesa sopra il marciapiede,
la fronte insanguinata,
i pensieri nebulizzati ai lati
del cervello, dispersi.
La telecamera del Ministero
osserva compiaciuta:
il meglio in fatto di rieducazione
è sempre il manganello.
La carica procede, s’allontana;
accanto alla ragazza
avrà vent’anni, forse pure meno
qualcosa muove in terra:
un ratto s’avvicina titubante.
Sarà la giovinezza,
sarà che non si può seguire sempre
il solito copione,
il ratto impietosito apre la bocca.

«L’errore principale»,
squittisce con tranquilla sicumera,
«è credere davvero
che noi, che governiamo stando in ombra,
siamo disposti a farvi massacrare.
per qualche spiccio appena.
Ben altra posta è in gioco:
piegare alle esigenze del Mercato
chi ancora resta umano,
chi non accetta d’essere comprato.
Perché una cosa sola
davvero non possiamo consentire:
l’idea che con la lotta
si possa costruire un mondo nuovo.
Per questo riserviamo
il grosso delle botte a chi s’affaccia
all’età adulta e vive
l’inutile illusione di contare».

[Mario Badino, 2 giugno 2013 – Festa della Repubblica]

>>> La poesia è pubblicata con licenza Creative Commons 3.0. ed è quindi liberamente riproducibile senza fini commerciali, citando l’autore.

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