Due immagini dal passato (?)

 Come promesso qualche tempo fa, continua la rassegna delle opere di Giuseppe Scalarini, disegnatore attivo nella prima metà del Novecento. Una sua vignetta era stata proposta in questo articolo. Quello che colpisce dei suoi disegni è la loro enorme attualità. Nell’articolo precedente si è parlato della proposta di legge sugli idrocarburi che sarà discussa a breve dal Parlamento iracheno. Un voto favorevole significherebbe per Bush la vittoria nella propria guerra personale, quella per il petrolio, che finirebbe tutto nelle mani di poche compagnie occidentali. Tra queste c’è il gigante di casa nostra, l’Eni, la cui proprietà è per il 32% pubblica, vale a dire dei cittadini. Per esprimere un parere contrario circa la partecipazione dell’Eni alla spartizione del bottino, è importante firmare la petizione on line promossa da Un ponte per… e rivolta al Ministro dell’Economia e Finanze, Tommaso Padoa Schioppa e al presidente della multinazionale italiana, dottor Roberto Poli. Rispetto agli anni ’30, oggi nulla è cambiato: lo dimostra la vignetta di Scalarini “Il dio della guerra”, che rappresenta una trivella per l’estrazione del petrolio, deformata in chiave “satanica” grazie all'aggiunta di due ali da pipistrello.


 Il secondo disegno, “Pacifismo borghese”, è altrettanto attuale: una non meglio definita “Società per la pace”, invia un “missionario” armato fino ai denti in qualche lontano Paese bisognoso di pacificazione, mentre la Pace in persona piange sullo sfondo.

 Forse tutto questo ad alcuni ricorderà la retorica degli ultimi anni sul ruolo di costruttori di pace dei nostri soldati, tanto in Iraq (a proposito, proprio a Nassiriya, dov’era dislocata la missione italiana, si trova il giacimento che la nostra Eni dovrebbe sfruttare; una coincidenza?), quanto in Afghanistan, dove un mandato Onu piuttosto stiracchiato (la “Società per la pace”?) tenta inutilmente di legittimare il nostro appoggio ai bombardamenti Nato.

 Ma ora taccio, perché, naturalmente, le mie considerazioni altro non sono che malevole illazioni, tipico esempio di sparate retoriche e populiste, condite eventualmente da qualche inclinazione per il terrorismo Magari un giorno scoprirò con sorpresa che anche io ero affiliato ad Al Qaeda

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Self service: L’Eni e il petrolio iracheno

 Da mesi ormai si dice che gli Stati uniti hanno perso la guerra in Iraq. George W. Bush, però, la sua guerra personale per il greggio rischia ancora di vincerla. Il Presidente americano, infatti, punta a far approvare al Parlamento iracheno una legge che consenta alle compagnie petrolifere occidentali di acquisire petrolio a condizioni economicamente molto favorevoli, tanto che alcuni parlano apertamente di rapina ai danni del popolo iracheno. Quando il Presidente Bush sarà riuscito nel suo intento, avrà finalmente senso il "mission accomplished" incautamente pronunciato qualche anno fa a bordo di una portaerei. Anche l'Eni, il nostro gigante di casa, è interessata a mettere le mani sul bottino. Ma l'Eni dipende ancora, in parte significativa, dallo Stato, cioè da noi. Per questo l'ong Un ponte per… ha organizzato una petizione on line perché il ministro Padoa Schioppa vigili sul comportamento del gruppo italiano.


 Nella parte estesa dell'articolo, il testo della petizione. Qui, invece, il link per firmare on line.  Continua a leggere

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Una lettera dal braccio della morte

Leggo sul manifesto di ieri e diffondo la lettera di Walter Alexander Sorto, condannato a morte. Di lui non so niente, conosco soltanto queste sue parole. Chiede di corrispondere per posta (la vecchia posta di carta) perché non ha nessuno con cui condividere il tempo che gli resta da vivere. Per chiunque volesse…


Ho 29 anni e sono salvadoregno. In questo momento mi trovo in una prigione del Texas condannato a morte. Sono cinque anni che aspetto l'esecuzione della sentenza e solo dio sa quanti anni mi restano di vita. Non ho amici e nessun sostegno, dal momento che tutta la mia famiglia è nel mio paese natale. Questa fredda solitudine è molto difficile e è per questo che cerco persone buone con cui passare un po' di tempo. Se per caso pensi di essere la persona che potrebbe portare un po' di luce nella mia vita, sentiti libero di scrivermi al seguente indirizzo: Polunski Unity D/R 3872 Fm 350 South, Livingston, Texas 77351, U.S.A. Grazie per il tuo tempo, spero di avere presto notizie.
Sinceramente.
Walter Alexander Sorto


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Fernando Eros Caro nel braccio della morte (petizione on line)

 Sul manifesto di oggi, Marco Cinque invita con una lettera a partecipare alla petizione on line in favore di Fernando Eros Caro, nativo Yaqui Aztec nato nel 1949 in una famiglia contadina di Brawley, nel sud della California. Dal 1981, Caro è rinchiuso nel braccio della morte di San Quentin per un duplice omicidio di cui si è sempre dichiarato innocente. A quanto pare, il suo avvocato d’ufficio fu incapace di offrire una vera difesa, ma fu anche intimidito dal fatto che il processo si svolgeva nella contea di Fresno, sede del quartier generale del Ku Klux Klan californiano… Tornerò sulla vicenda di Caro, che presenta molti punti oscuri. Tra l'altro, è bene precisare che nel 2000 la Corte suprema degli Stati uniti ha annullato la sentenza capitale. Lo Stato della California, però, ha deciso di ricorrere e la città di Fresno è riuscita a riaprire un processo che potrebbe concludersi con una nuova sentenza di morte. Fernando Eros Caro, che da 28 anni aspetta che il suo destino si compia nel braccio della morte ha detto: "Si può vivere, si può morire, ma nessuno dovrebbe vivere aspettando di morire".

 Per partecipare alla petizione on line in suo favore e per ulteriori informazioni, cliccare qui.

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Signor Presidente, quei rinforzi afghani…

Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio, on. Romano Prodi

E p.c. al Ministro della Difesa, on. Arturo Parisi

 Aosta, 18 maggio 2007  

 Signor Presidente, che cosa penserebbe se, camminando per strada, si trovasse accerchiato da otto carri armati e dieci blindati, con 145 soldati al seguito? Quali sarebbero i suoi ragionamenti se, in preda al terrore, alzasse gli occhi al cielo e vi scorgesse la sagoma di cinque elicotteri Mangusta che convergono sopra di lei? Io, al posto suo, crederei di trovarmi nel mezzo di un conflitto. Penserei che quegli uomini e quei mezzi stiano partecipando a un’azione di guerra. Ma no: i militari non sono lì per me. Stanno semplicemente raggiungendo l’Afghanistan, dove saranno impiegati in una missione di pace. Perché è la pacificazione del Medio Oriente, non altro, che c’induce a spedire oltremare 5 elicotteri A129 Mangusta, 8 veicoli Dardo e 10 blindati Lince. E i loro 145 angeli custodi raggiungeranno gli oltre 1.400 uomini e donne del nostro contingente già dispiegati sul posto. Questi rinforzi, se non vado errato, costeranno allo Stato 25,9 milioni di euro, all’incirca il corrispettivo di una finanziaria. In compenso, adegueremo le misure di protezione dei nostri ragazzi, missionari di pace ma non per questo immuni ai proiettili. Potremo – sono parole del ministro Parisi – «migliorare le capacità d’esplorazione, la mobilità e la protezione, quindi la sicurezza, attiva e passiva, delle nostre truppe». Avremo la possibilità di dimostrare sul campo che la miglior difesa è l’attacco, se interpreto bene il concetto di «politica militare attiva» proposto dal ministro. Signor Presidente, lei conosce il bollettino delle vittime civili che l’offensiva alleata nel sud dell’Afghanistan sta causando. Non crede che l’articolo 11 della Costituzione dovrebbe imporci di evitare di spalleggiare un simile massacro? Non crede che il popolo italiano potrebbe apprezzare una scelta coraggiosa da parte del suo esecutivo? O dovremo ritenere che, dopo aver rincorso per circa un anno il Presidente americano nel tentativo di legittimare il governo ai suoi occhi, si sentirà appagato dai sorrisi di rito e dalle strette di mano che vi scambierete il 9 giugno prossimo venturo? Vorrei sapere che cosa pensa, Signor Presidente, delle migliaia d’italiani che, sin d’ora, stanno preparando gli striscioni per correre a Roma a manifestare, per dire al propugnatore della guerra permanente che lui in Italia non è persona gradita.

 O magari, invece, non siamo graditi noi.

 Signor Presidente, mi scusi per i toni di questa lettera. Ma vorrei tanto poterle parlare da individuo a individuo, occhi negli occhi. Davvero sto cercando di capire. Di capire il perché della nostra sudditanza agli Stati uniti. D’intendere perché ci siano argomenti di cui non è possibile discutere, siano essi la Tav o il Dal Molin. Eppure, la sua campagna elettorale era basata sull’importanza dell’ascolto, del dialogo con le comunità, sul concetto di serietà. Non si accorge, Presidente Prodi, dello scollamento sempre più grande tra lei, il suo governo, la politica in generale da una parte, i cittadini dall’altra? Pensa forse che apatia e disaffezione siano imputabili unicamente alla nostra parte della barricata, o che il malcontento riguardi soltanto i nostalgici di Berlusconi?Odio la guerra perché uccide. È una questione etica: non c’è ragion di Stato che tenga. Ma non c’è soltanto la guerra. C’è anche la stima che si ha di se stessi. Perché non si può invocare il rispetto degli impegni presi con gli alleati e poi tollerare che questi sequestrino i servitori dello Stato, com’è avvenuto nel caso di Rahmatullah Hanefi, che stava agendo su richiesta della Farnesina [continua l'iniziativa Una chiave per Rahmatullah Hanefi, NdA]. Non si può sopportare che al governo Karzai sia consentito di minacciare Emergency, causarne l’allontanamento e magari requisirne gli ospedali.

 Infine, Presidente, c’è la questione economica. Nessuno potrà togliermi dalla mente l’dea che i soldi delle mie tasse non siano soldi ben spesi. Credo, voglio dire, di aver destinato molto male il 992 per mille del mio 730. Perché con i soldi che spendiamo in Afghanistan, oppure con quelli che dovremo mettere nel progetto americano degli F-35, o nello scudo antimissile, potremmo fare cose migliori, come garantire all’Italia uno Stato sociale degno di questo nome, con servizi pubblici di qualità, e investire nella ricerca scientifica e nell’ammodernamento del Paese.Il tutto, sia chiaro, rispettando gli “imprescindibili” vincoli europei sul rapporto tra deficit e pil.

 Concludo, Presidente, fidando in una sua risposta.

 Mario Badino

 Cittadino italiano


Il disegno che accompagna questo articolo è opera di Giuseppe Scalarini, un disegnatore satirico italiano che mi è stato suggerito da un collega. Si tratta di un socialista, attivo durante gli anni del fascismo. Le sue vignette sulla guerra sono di incredibile attualità. Scalarini, ad esempio, nel pieno degli anni, '30 parla di guerre causate… dal petrolio! Credo che utilizzerò molte delle sue immagini per "agghindare" i miei interventi sul blog. Non dovrebbero esserci diritti d'autore.

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Il 19 maggio a Novara contro gli F-35

Come anticipato in un precedente articolo, il 19 maggio a Novara si terrà una manifestazione organizzata dal Coordinamento contro gli F-35. Partenza alle ore 15 da piazza Garibaldi (davanti alla stazione FS). Per aderire, inviare una mail all'indirizzo info@zetapoint.org oppure fare un salto sul sito.

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IV Marcia Granparadiso Estate (Cogne, 15 luglio 2007)

 FINALMENTE DISPONIBILE IL PERCORSO DELLA MARCIA


IV MARCIA GRANPARADISO ESTATE

 Cogne, domenica 15 luglio 2007

 È capitato a tutti di pensare che, nel mondo, gli spazi lasciati all’iniziativa del singolo diminuiscano continuamente e che ogni “evento” abbia bisogno di essere autorizzato, patrocinato, sponsorizzato da qualcuno e magari anche “piazzato” sul mercato televisivo. Altrimenti l’evento non esiste. E forse qualche volta abbiamo storto il naso davanti a proposte calate “dall’alto”, anche quando si tratta di sport e di divertimento. Di fronte a competizioni riservate a pochi, o destinate a tutti, ma solo formalmente, perché la “gara” vera e propria è territorio esclusivo dei professionisti.

 La Marcia Granparadiso Estate nasce per reazione a tutto questo e si propone come qualcosa di personale e immediato. L’ho inventata io, nel luglio del 2004, come esperienza sportiva privata, una sorta di sfida con me stesso. Nelle prime tre edizioni sono stato l’unico partecipante, e ho sempre vinto. Oggi vorrei aprire a tutti la quarta edizione di questa iniziativa, concepita per «riappropriarsi, con fantasia, del proprio tempo libero […] inventarsi un percorso […] partire» (cfr «Gazzetta Matin» V, 27 del 17 luglio 2006).

 Non è un progetto istituzionale, è qualcosa di spontaneo: per partecipare è sufficiente trovarsi all’ora giusta al punto di partenza, cioè, salvo variazioni di cui sarà data notizia, presso il parco giochi di Cogne (AO), nei prati di Sant’Orso, la mattina di domenica 15 luglio 2007 alle ore 8.00.

 Nella parte estesa di questo articolo, il regolamento della gara e altre informazioni. Continua a leggere

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