No Bush No War Day, il 9 giugno contro la guerra

 Ecco l’appello, comparso sul manifesto di ieri, alla mobilitazione in occasione della visita di Bush in Italia, il prossimo 9 giugno. Per adesioni: 9giugnonobush@libero.it 

 Il presidente degli Stati uniti, George W. Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi, per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell´Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l'appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell´industria delle armi. Bush è l´estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli Usa, indipendentemente dall’alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati. Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dal Medio Oriente all’Africa e all’Asia, dall’America latina alla stessa Europa (Balcani), produce sudditanza politica e culturale. Continua a leggere

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Che cos’è la politica (Sara vuole una risposta)

 In un recente commento, Sara mi chiede: “Secondo te cos’è la politica?”. La domanda mi spiazza: è enorme, come si fa a rispondere? E non conosco neppure Sara: per quanto ne so, potrebbe essere in buona fede, oppure avermi fatto di proposito una domanda impossibile, e io non ho saputo cogliere l’ironia. Voglio comunque tentare una risposta: se non altro darà un’idea, all’incauto navigante che si trovi ad affrontare questo tratto di mare, di che cosa deve aspettarsi dal blog. Continua a leggere

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LAVORI IN CORSO…

Diciamo che stiamo lavorando per voi. In queste ultime settimane sono stato poco presente, ma intanto sto preparando alcune novità tecniche per il blog e un paio d'iniziative importanti (almeno per me). Nel frattempo, un commento lampo sull'annosa questione dell'otto per mille. Sembra la parabola del buon seminatore: non lo vuoi gettare sul terreno roccioso (lo Stato) perché magari se lo mangiano gli uccellini (i politici), oppure lo usano i falchi per fare la guerra alle colombe. Non lo vuoi dare alla Chiesa cattolica perché non condividi la politica del papa o dei ruini. Vorrei sapere che parte dell'otto per mille (quello destinato alla Chiesa, o magari a qualche regione) è finita nei fondi per l'organizzazione del family day… Oggi, al bar, sfogliando la Stampa, mi sono accorto che la Chiesa valdese, in prima pagina, pubblicizzava le sue iniziative, realizzate grazie ai soldi del contribuente: un pozzo per l'acqua – diceva – un profilattico contro l'aidsUn profilattico contro l'aids? Siamo lontani anni luce dagli anatemi del pastore tedesco, che proprio recentemente ha negato alle popolazioni povere falcidiate dal virus la protezione di un pezzetto di plastica… Darò il mio otto per mille alla Chiesa valdese. E non sono valdese.


Il tema dell'otto per mille è già stato affrontato qui.

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L’incontenibile voglia di potere e un articolo di Thomas Heams

Domenica scorsa, le elezioni francesi hanno premiato un candidato forte, aggressivo,  che si è proposto ai suoi concittadini come l’uomo della provvidenza. Questo è accaduto più volte negli ultimi anni. È successo con Silvio Berlusconi in Italia e in Gran Bretagna con Tony Blair. Ma, al di là del personalismo dei governanti, oggi più che mai la politica dei vertici dell’esecutivo appare improntata all’accentramento di gran parte del potere nelle proprie mani. Il caso più eclatante è quello di George W. Bush, eletto a dire il vero non esattamente a furor di popolo e poco credibile nel ruolo di uomo della salvezza. Fidando nella forza delle armi, il Presidente americano non ha esitato a trascinare il suo Paese e il mondo in una guerra permanente, di cui non s’intravede ancora la fine. Senza speranza di poter vincere sul campo, oggi Bush rifiuta di piegarsi al proprio Parlamento, che cerca d’imporgli una data per il ritiro delle truppe dall’Iraq. L’ostinazione di Bush, come del resto la cocciutaggine di un Prodi, incapace di fare marcia indietro su questioni d’importanza capitale per intere comunità (in Val di Susa come a Vicenza) sono fenomeni importanti, rivelatori dell’annacquamento in atto del livello di democraticità delle nazioni e della funzione di rappresentatività dei governanti.In Italia, fino all’anno scorso, sembrava imminente una riforma del sistema istituzionale in senso presidenziale. Giusto un anno fa, tuttavia, i cittadini si sono detti indisponibili, bocciando il tentativo di riforma costituzionale voluto dalla Casa delle Libertà. I  pericoli non sono per questo finiti. Oggi si parla troppo di governance e troppo poco di programmi e di idee. Si scrivono e riscrivono le leggi elettorali e sembra che anche il Capo dello Stato vedrebbe di buon occhio una riforma della Costituzione. Anche la nascita di un guscio vuoto come il Partito Democratico sembra andare nell’ottica di una ricerca spasmodica del governo, a prescindere dalle identità e dai programmi. Stiamo rischiando di vivere l’epoca politica del governo per il governo, del potere fine a se stesso. Nella parte estesa di questo post pubblico la traduzione di un articolo di Thomas Heams, amministratore della Convenzione per la Sesta Repubblica in Francia. Si tratta di un testo incentrato sulla proposta di rinunciare al presidenzialismo alla francese, per trasformare la République assegnando più importanza al Parlamento e al Primo ministro, e meno al Capo dello Stato. Si tratterebbe di una riforma delle istituzioni in senso democratico, che permetterebbe di confrontarsi maggiormente sui programmi, evitando di perdersi in uno scontro di personalità troppo spesso fine a se stesso.Ho deciso di pubblicare questo articolo dopo la vittoria di Nicolas Sarkozy alle elezioni presidenziali francesi, come antidoto contro pericolose voglie d’imitazione. Anche in Italia, infatti, si è discusso spesso circa l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Qualche anno fa chi non era d’accordo diceva che gli italiani avrebbero votato per Celentano o per Cicciolina. Gli ultimi anni, però, hanno dato corpo a ombre più cupe. L’articolo che segue è pubblicato su gentile concessione del sito dell’Altra Campagna, movimento nato in occasione delle elezioni presidenziali francesi, che riunisce intellettuali, politici, sindacalisti e militanti, animatori di una rete trasversale di dibattito e azione politica all’interno della quale s’incontrano diverse esperienze e culture della sinistra. La traduzione – si prega di avere pazienza – è opera mia. Continua a leggere

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Che delusione…

Non mi pare giusto offendere il voto di milioni di cittadini. Del resto, non penso che milioni di cittadini siano diventati improvvisamente stupidi, o disonesti, o egoisti. Eppure, come si fa a non aver capito, dopo sette anni di Bush, cinque di Berlusconi e la storia infinita di Blair che resta attaccato con le unghie allo schienale della sua poltrona, come può non essere ancora chiaro, che tutto, proprio tutto, anche il vecchio Ps, era meglio di Sarkozy? Non credo che i francesi siano stupidi. Chissà, forse avranno la forza di osservare, rimanere vigili, essere i cani da guardia del potere. Forse quegli altri milioni di persone che hanno scelto di non votare Sarkozy sapranno parlare al resto del Paese. Per intanto, ci risiamo: combattimenti cittadini alla Bastiglia, come il 14 luglio di tanti anni fa, come le notti incendiarie delle banlieue, giusto l'anno scorso. Troppo presto per dare la colpa a Sarkozy? Troppo presto per sperare che i giovani più periferici, recuperati al voto dall'interessamento di Mme Royal, vengano relegati nella disperazione quotidiana di chi non ha voce? O magari il nuovo Presidente troverà politicamente conveniente essere davvero il Presidente di tutti i francesi? Quello che temo non è tanto l'autoritarismo del nuovo Berlusconi (e per cinque anni i francesi ci hanno preso in giro!), né le sue parole xenofobe o razziste. Certi processi non si fermano, neanche con i muri, e la Francia saprà accogliere il meglio dall'immigrazione, mutare e mutarsi, mentre prima o dopo Sarkozy sarà di nuovo a casa. Quello che veramente mi preoccupa è la deriva neoliberista che subirà un altro Paese europeo, deriva già in atto, è vero, e che neppure Ségolène avrebbe invertito, ma che con il nuovo Presidente subirà una pesante accelerazione. Tra cinque anni, si spera, Sarkozy sarà di nuovo a casa, ma come sarà cambiata la Francia? Qualcuno si ricorda com'era l'Italia prima del Quinquennio? Perché alla quotidianità ci si abitua con gran disinvoltura…

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Muti!

"Rubo" al blog di Beppe Grillo una lettera di Marco Travaglio su una legge recentemente approvata dalla Camera che, se passerà al Senato, limiterà fortemente la possibilità della stampa di smascherare le malefatte dei potenti. Un altro tassello nella trasformazione dei nostri rappresentanti in una casta di potenti dotati di un'immunità sostanziale? Il testo della lettera è nella parte estesa dell'articolo.


Su Marco Travaglio, in questo blog, La scomparsa dei fatti.

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La strage degli innocenti

Ricevo e volentieri inoltro un appello a fermare la mattanza, inutile e crudele, delle foche. Non aggiungo altro a quanto si vede in

queste immagini.

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