L’esercito del bene contro l’esercito del male

 
 «Tra le
risposte che il governo deve dare, certamente la più importante è quella della
sicurezza per i cittadini. Uno Stato come primo impegno ha quello di difendere
i propri cittadini dagli attacchi esterni, e per questo ci sono esercito e
forze armate; e dagli attacchi interni contro forze del male, schierando in
campo l’esercito del bene»
 
 Parola di
Silvio Berlusconi (aspettiamoci dunque una smentita).
 
 Ora che so che
l’esercito del bene fronteggerà l’esercito del male mi sento più tranquillo.
 
 Mi sento
ottimista.
 
 Tex e Carson
alla riscossa!
 
 Guardie
svizzere contro gli ambulanti romani! (quelli rumeni, naturalmente)
 
 Maestri Jedi
istruttori delle forze dell’ordine!
 
 Superman!
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Innse: una vittoria che mina un sistema

  Una fabbrica
 Il 70% degli italiani non avrebbe problemi ad accettare un invito a villa Certosa, rivela un sondaggio di Novella 2000. Può darsi che si tratti di un segnale positivo (il 30% del Paese è ancora sano, prova a consolarsi sulla Stampa Massimo Gramellini), ma a me sembra piuttosto l’indice di una questione irrisolta, tanto semplice e vecchia da apparire noiosa. Cioè che in base al solito conflitto di interessi, il papi-padrone del governo è anche il papi-padrone del servizio televisivo italiano (Murdoch e pochissimo altro a parte); un’arma di distrazione di massa
che – appunto – distrae le masse, fino a rendere credibile il messaggio
che in queste ultime settimane siamo stati spettatori di una semplice vicenda di corna
(iterate, certo, magari spiacevoli, ma corna, da commedia
all’italiana), cui mette fine lo stesso presidente del consiglio,
riconoscendosi colpevole («Non sono un santo») per ribadire,
allo stesso tempo, di non avere nulla di cui rimproverarsi. Continua a leggere

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I salari in gabbia, il premio di produttività e il raccontino «Villa Certosa, interno notte»

 
 In un
precedente articolo scrivevo che la "questione meridionale", «ora che Berlusconi se n’è appropriato» con la costituzione di un’agenzia per il sud,
«rischia di peggiorare notevolmente». Avrei preferito essere smentito e
invece l’ineffabile ha pensato bene di cedere all’ultima sparata di
Bossi e di promettere di ancorare i salari al territorio, vale
a dire al costo della vita nella regione o nell’area in cui il
lavoratore si trova impiegato. Il ragionamento è un po’ questo: al sud
la vita costa meno, ergo paghiamoli meno, «perché non è giusto
che un napoletano con un euro e quaranta si beve due caffè, ma io a
Milano mi bevo un caffè solo e in più non mi danno neanche tanto resto
perché il caffè piace anche a me e se pensi che piace di più ai
napoletani è razzismo nei confronti di noi padani, i quali ci siamo
stufati!» (dal tema di maturità di Renzo Bossi, secondo tentativo). Continua a leggere

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Obama, La Russa, i “nostri” Tornado

 
 Non ho capito (Guantanamo, forse, a parte) in cosa consista il cambio di strategia operato da Obama in politica estera.
 Non riesco a capire in base a quale variazione di rotta sia giusto considerare finita l’era Bush.
 Non mi risulta che l’esercito americano abbia chiarito come intende uscire dall’Iraq.
 Non ho capito perché dovremmo gioire per l’escalation guerriera del conflitto in Afghanistan.
 Non ho percepito aria di chiusura nei cantieri della base Usa al Dal Molin di Vicenza, né mi risulta che a Niscemi, in Sicilia, sia stato abbandonato il Muos.
 Non ho notato molta fiducia da parte dei russi per le "aperture" di Obama circa lo Scudo missilistico e la riduzione degli armamenti atomici.
 Non ho ancora visto seguire i fatti ai proclami nell’impedire ai coloni israeliani di sottrarre nuove terre ai palestinesi.
 Obama, a differenza di Bush, non apprezza Berlusconi. Uno dei due è troppo distinto, l’altro troppo magnaccia. Ma Obama non mi è sembrato affatto imbarazzato, al G8 dell’Aquila, nel "riabilitare" il (poco) Cavaliere in cambio di un po’ d’impegno in più in Afghanistan e qualche guantanamero in Italia. Continua a leggere

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Il nuovo regno delle Due Sicilie [< Femminismo a Sud]

 
 Dal blog Femminismo a Sud, ancora una riflessione sulla "questione meridionale" che rischia, ora che Berlusconi se n’è appropriato, di peggiorare notevolmente. La posta in palio è enorme ed è necessario battersi con tutte le forze democratiche che ancora resistono in Italia per far cadere il regime e presentare un nuovo modello di gestione dal basso del territorio.
 Leggete che cosa si prospetta!
 
 Il nuovo regno delle Due Sicilie
 da Femminismo a Sud
 
 Sulle
gabbie salariali abbiamo già detto. Il fatto che vengano ritirate in ballo significa soltanto che berlusconi vuole togliere voti alla lega attribuendosi il merito di una strategia già messa a punto.
 
 La novità temibile – perchè non c’e’ mai una fine al peggio – è invece questa storia dell’agenzia per il sud e di un piano marshall per il meridione.
 
 Il sud è in rivolta per svariati motivi, i soldi non arrivano, quelli che hanno votato il centro destra battono cassa e quelli che non hanno votato centro destra e che patiscono in ogni senso assistono ai balletti ignobili di tutte le parti in causa. Continua a leggere

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La disumana caccia all’ambulante

 
 
La mia lettera alla provincia e al comune di Venezia, nella quale esprimo indignazione per la "caccia all’ambulante" in corso
nel capoluogo veneto e nelle spiagge della città, che ha richiesto la
mobilitazione di esercito e polizia provinciale,
è stata pubblicata come «denuncia del giorno» sul sito del Gazzettino di Venezia. Il giornale – mi fa piacere – ha anche aggiunto al titolo l’espressione: «disumana caccia all’ambulante».
 
Ho
già letto parecchi commenti. Alcuni mi sono di conforto, come quelli ricevuti sul blog dopo la lettera aperta a Umberto Bossi (lo so, troppe lettere!), altri, devo dire, sono di tutt’altro tenore. Una precisazione: io non pretendo di aver ragione su tutto. Neppure dico che, di fronte a
problemi riguardanti il «decoro» o un’illegalità a bassa intensità, si
debba per forza lasciar correre. Del resto, l’Italia è il Paese nel quale le
leggi normali non si applicano (e sto cominciando a pensare che sia
solo una scusa per poterne varare di speciali).
 
Però non si può non denunciare l’accanimento contro gli "ultimi",
in generale gli stranieri, magari anche impegnati in attività illecite, ma
poco o per nulla pericolose per il cittadino. Si tratta non solo di un accanimento inumano, ma anche di un atteggiamento controproducente,
in grado di spingere tanti venditori abusivi e più semplicemente gli
"irregolari" (che una legge assurda ha trasformato in colpevoli di
«clandestinità») a scendere sempre più in basso, fino a trasformarsi in
criminali veri. Continua a leggere

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Sollecitazioni sparse

 
 Tempo
per scrivere un articolo completo oggi non ne ho, tuttavia vorrei
citare due scritti che riguardano argomenti diversi fra loro ma
entrambi di grande attualità, pubblicati sul manifesto rispettivamente il 6 e il 5 agosto. Il primo s’intitola L’eguaglianza ripudiata ed è un’analisi sulla "questione nazionale" a cura
di Gianni Ferrara.
«Riemerge la questione nazionale», esordisce Ferrara. «La denunzia
dell’assenza di iniziative degne per i 150 anni dall’unificazione [l’anno prossimo, ndr]
l’ha riproposta all’attenzione dell’opinione pubblica. Nessuno può
negarne l’esistenza e la gravità. Le lacerazioni inferte al tessuto
unitario sono troppe. Non si rimarginano, si estendono». Il che suscita
più di un brivido in me, perché se è vero che non sono nazionalista,
penso però che a frammentare l’esistente – il citato «tessuto unitario»
– si manda in frantumi anche il principio dell’eguaglianza e tutte le
belle cose che la Repubblica italiana ha scritto nella sua Carta
costituzionale. Continua a leggere

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