Linciaggio!

 

 Il sole lascia il posto al vento, che percorre con violenza la main street di Rosarno. Piccoli cespugli tondi rotolano sull’asfalto, sorpassano il saloon «da Morabito» e proseguono fino all’ufficio dello sceriffo, a un passo dalla Chiesa Madre. Nessun rumore oltre al vento. Dopo il trambusto dei giorni precedenti, quando i negri hanno alzato per un istante la testa dal lavoro, la situazione è di nuovo sotto controllo.
 «Ci vediamo stasera a casa del maniscalco» dice la voce.
 Una voce che fa più volte il giro della città.
 
 La notte è buia. Qua e là, come falene attratte dalla luce, alcuni capannelli di persone, armate di spranghe e fucili, si radunano sotto i lampioni del corso. Poi i gruppi confluiscono in un unico corteo silenzioso, che raggiunge l’edificio e si ferma in attesa. Il maniscalco esce dal portone, con la tranquillità di chi va a farsi un goccio di liquore al saloon di Morabito. La corda che ha in mano, però, sembra indicare altri programmi.
 
 
Ciccio, il postino, apre la porta della rimessa. Il negro è legato a un pilastro, la faccia premuta contro l’intonaco.
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Gli stranieri in classe non potranno superare il 30% degli alunni

 Due pesi e due misure, ecco tutto. Se decidono che devono fare una centrale nucleare, allora dobbiamo affidarci ai tecnici, agli addetti ai lavori, perché il cittadino, zotico ignorante, non ha il diritto di porre obiezioni e men che meno di scegliere per se stesso.
 Quando si parla di scuola, invece, sono gli addetti ai lavori (gli insegnanti) che devono stare zitti e ubbidire: il loro parere è del tutto ininfluente.
 Per evitare le classi-ghetto, dice la signora con gli occhiali colorati, la percentuale di stranieri per classe non dovrà superare il 30% del totale.
 Ora, nessun* vuole le classi-ghetto, ci mancherebbe (anche se qualche mese fa era stata proprio questa maggioranza a proporle, se non sbaglio). Ma fissare una percentuale massima di stranieri per classe non è cosa che si possa fare a Roma, al ministero. Decisioni di questo tipo pertengono alla sfera della didattica e vanno prese dagli addetti ai lavori,
volta per volta, all’interno delle istituzioni scolastiche, a seconda della situazione, delle esigenze e del contesto. Continua a leggere

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Lezione di futuro [da Movimento antilega]

 Questa notizia, che diffondo volentieri, è tratta dal blog Movimento antilega e trasmette un poco di speranza per un domani migliore.
 
 Lezione di… futuro!
 [da Movimento antilega]
 
 
 
 
 Ci sono notizie piccole che meritano di essere raccontate, se non altro come auspicio per un futuro migliore rispetto a quello che certa gente vorrebbe per il nostro paese. Un piccolo regalo di speranza dalle mani dei più giovani, che per una volta ancora si dimostrano migliori dei loro genitori.
 
 Lasciate da parte i "White Ch
ristmas" di Coccaglio, i cori negati di Ceresara, la xenofobia di Trenzano. Provate a dimenticare i leghisti inferociti nel consiglio provinciale di Trento che chiedono il licenziamento degli addetti alle pulizie degli uffici consiliari in quanto islamici.
 
 Provate ad immaginare un paese del bergamasco, nella roccaforte leghista con un’amministrazione guidata da un esponente del carroccio, con gli adulti impegnati in una grottesca guerra a cambiare il cartello di ingresso, con la sinistra occupata a difendere il nome italiano "Stezzano" e i leghisti a sostituire la scritta con il nome in dialetto "Stezà".
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Primo marzo 2010, sciopero degli stranieri

 Opera di Giuseppe Cassibba
 Cosa accadrebbe se quattro milioni di persone incrociassero le braccia per un giorno?
 Primo marzo 2010: sciopero degli stranieri.
 Scopri
come partecipare visitando il blog del movimento «Primo marzo 2010».
 Domenica 17 gennaio, ore 11.30, Milano: partecipa alla presentazione ufficiale del movimento.
 
 Che cosa succederebbe
al nostro Paese se all’improvviso venissero a mancare i milioni di stranieri che vi lavorano e ne garantiscono, in molti casi, il funzionamento?
 Su Facebook è nato il gruppo «Primo marzo 2010 sciopero degli stranieri», che «si propone di organizzare una grande manifestazione di protesta» e far così «capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società». La manifestazione è prevista per lunedì 1° marzo 2010 e gli organizzatori sperano che il passaggio dalla rete alle piazze possa bissare il successo di partecipazione del No B-Day.

 «Questo gruppo nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli», si legge nella presentazione. L’ispirazione viene da «La journée sans immigrés : 24h sans nous, il movimento che da qualche mese, in Francia, sta camminando verso lo sciopero degli immigrati per il 1° marzo 2010».

 Domenica 17 gennaio alle 11.30 a Milano ci sarà la presentazione ufficiale del movimento «Primo marzo 2010». Tutt* siamo invitat* a partecipare.
 
 Visita il blog del movimento e scopri come partecipare
 Guarda il manifesto della presentazione ufficiale del movimento (Milano, domenica 17 gennaio)
 Iscriviti al gruppo su Facebook
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Più di 8 anni ben spesi…

 
http://www.youtube.com/watch?v=xWIvLs_VZjs

 
 Nessuno
giustifichi il terrorismo, ma credo senz’altro che fare come gli struzzi, che mettono la testa sotto la sabbia, non serva a nulla e a nessuno: se il mondo odia l’occidente, buona parte della colpa è dell’occidente. Se Al Qaeda prolifera in Paesi nei quali prima non esisteva stata è sostanzialmente colpa delle guerre americane.
 
 «Colpiremo prima e dovunque chiunque si prepara a colpirci»
 
(George W Bush, 24 novembre 2001)
 
 

«Attaccheremo al Qaeda dovunque sia»

 (Barack Obama, 5 gennaio 2010)
 
 Le due dichiarazioni costituiscono il sunto di più di 8 anni di guerre, di morti ammazzati e cattive relazioni internazionali; 8 anni che potevano certamente essere spesi meglio.
 In attesa che la catastrofe si estenda allo Yemen (e se non avverrà sarò contento di avere sbagliato), con la fine dell’era Bush i teorici dello scontro di civiltà non hanno smesso di stappare bottiglie di champagne; con loro, i mandanti più o meno occulti della strage senza fine: i produttori e venditori di armamenti.
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Gaza Freedom March: una cartolina dall’Egitto

 
 Ho ricevuto questa foto da Francesco (non so come vuole essere citato, così ometto il cognome per ragioni di privacy), membro della Gaza Freedom March. La pubblico, in ricordo di un’iniziativa che non è riuscita a forzare il blocco della Striscia, ma che – almeno – ha riacceso i riflettori della comunità internazionale sulla situazione di Gaza e della Palestina a un anno esatto dall’operazione militare «Piombo Fuso». In merito al che fare oggi, rimando alla Dichiarazione dal Cairo.
 Sorte migliore (nonostante 55 feriti a seguito di un pestaggio da parte della polizia egiziana) ha avuto la carovana Viva Palestina, entrata finalmente a Gaza, come si legge sul sito dell’iniziativa, dopo «un mese, migliaia di miglia, dieci Paesi, una nave e quattro voli». Gli aiuti internazionali sono stati consegnati questa mattina e i membri della carovana sono ora impegnati in una visita agli ospedali della città e alle zone devastate dai bombardamenti.

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Prima che sia troppo tardi

 Prima che sia troppo tardi (perché dopo tutti quanti son buoni): vi siete mai chiesti dove si trovi lo Yemen?
 Cerchiamolo sulla cartina, adesso; magari leggiamoci due notizie sul Paese.
 Ma facciamo presto: prima che lo trovino per noi le bombe «intelligenti» del premio nobel per la pace.

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