Mission accomplished!

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«Missione compiuta
, Imu cancellata». Così Angelino Alfano su Twitter, verso la fine del consiglio dei ministri.

Naturalmente, se io fossi il capo del governo, il consiglio dei ministri sarebbe pubblico e trasmesso in diretta, il cellulare dovrebbe restare spento pena il sequestro, il resoconto sarebbe affidato al portavoce del governo in conferenza stampa, mentre ai vari ministri sarebbe imposto di evitare qualsiasi commento così da tornare più in fretta all’affetto dei cari, o al lavoro, senza passare per il teleschermo.

Ma non è questo il punto. Con la Siria pronta a diventare teatro di morte più di quanto non lo sia già stata finora, Alfano ha pensato bene di riprendere la famosa battuta di George W. Bush, «Mission accomplished», forse per sottolineare che – come in Iraq – in realtà non si è compiuto un bel niente.

Ma non è neppure questo il punto, perché – come in Iraq – la missione a buon fine c’è andata: bisogna solo capire qual era l’obiettivo.

Togliere l’Imu era lo slogan elettorale di Silvio Berlusconi, il suo coup de théâtre per far dimenticare agli italiani di essere, per sua stessa ammissione, un evasore fiscale. Il panem (o i circenses) da dare in pasto al popolino per garantirsi – ancora – agibilità politica, affetto, impunità forse.

Ora, sgombriamo il campo dagli equivoci: al di sotto di certi redditi e certe “metrature”, anch’io trovo iniquo che la prima casa sia tassata.

Oltretutto, molto spesso non sono per niente d’accordo con l’uso che si fa del denaro raccolto con le tasse, a livello locale come a livello nazionale. In più, l’Imu è stata introdotta a seguito dell’adesione a quei principi “europei” che vedono nel debito pubblico (e nella spesa pubblica, purtroppo) il male assoluto, senza indagare – e bloccare – il meccanismo che lega tale debito all’azione degli speculatori.

Ciò premesso, cantare vittoria perché nel 2014 l’Imu sarà sostituita da un’altra tassa mi sembra una sciocchezza. Si cambiano i nomi ma il principio non cambia, e il principio è che a pagare le guerre, le convinzioni ideologiche e gli interessi di chi governa è sempre il “popolo”. La sua componente più debole, è ovvio: quella, per intenderci, che se commette un reato poi non pretende la grazia dal capo dello Stato, perché tanto non è in suo potere far cascare governi di unità nazionale.

Ma Alfano non mente: la «missione» è veramente «compiuta». E non solo per il fumo propagandisticamente gettato negli italici occhi. La «missione» è «compiuta» perché l’Imu sarà tolta anche a chi potrebbe e dovrebbe pagarla: i proprietari delle dimore di lusso, le tante «villa Certosa» presenti sul territorio nazionale, a cominciare dall’abitazione di Silvio (che la residenza sia fissata a villa Certosa o a palazzo Grazioli credo che l’abolizione dell’Imu sulla prima casa sia un bel regalo comunque).

Ancora una volta, la supposta «vittoria» nazionale è in realtà una vittoria di classe, perché svuota l'(ex) Imu del suo carattere parziale di tassa patrimoniale, mentre certo sarebbe stato più utile per l’insieme del popolo italiano (non c’è bisogno di essere economisti per capirlo) esentare dal pagamento della tassa le categorie meno abbienti e far pagare di più chi se lo può permettere, così da redistribuire, in parte, la ricchezza nazionale a vantaggio degli ultimi.

Ma alcuni sono soddisfatti, perché adesso la crisi del governo è rimandata.

>>> La banconota presente in questo articolo è da considerarsi un fac simile. Non ritagliate lo schermo, oltre che inutile potrebbe rivelarsi pericoloso.

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