Sguardi da dietro i vetri

 
 Sul finire dell’estate avevo pubblicato un articolo su un’esperienza molto interessante indicatami da un
«lettore del blog», Federico, studente del corso di laurea in Pianificazione e
politiche per l’ambiente
presso l’Università Iuav di Venezia. Si trattava di un seminario itinerante
organizzato dal professor Virginio Bettini: 15 giorni di strada, a piedi, lungo la via Francigena, riflettendo e discutendo di ecologia del paesaggio, pianificazione urbanistica, valutazione
ambientale
e antropologia.
 Il seminario di quest’anno prevedeva un percorso compreso tra Losanna, in Svizzera, e Gropello Cairoli (Pavia). Quello che segue è il testo di un’e-mail inviatami da Federico, che contiene alcune impressioni e sensazioni di viaggio, legate in particolare al rientro in Italia e, soprattutto, nella Pianura padana.
 Pensieri sui quali fermarsi a riflettere, che pubblico senz’altra introduzione.
 
 Ciao,
 
 

mi ero promesso di scrivere qualcosa a proposito delle due settimane a piedi tra Svizzera e Italia, a proposito di quei giorni che hanno preceduto la mia partenza dall’Italia in direzione di Lisbona.

 Sono passati due mesi e, sarà la novità del vivere in un altro paese, saranno i ritmi dell’università, ma ancora devo digerire quei giorni. Come gli anni scorsi il cammino è stato un’occasione per fare il punto della situazione, un momento in cui ‘uscire’ dal quotidiano e dalla fretta e tentare di capire, o perlomeno di guardare il tempo passato, gli eventi e le trasformazioni che mi circondano.

 Tuttavia non riesco a osservare con il distacco necessario e con lucidità quelle riflessioni, quelle impressioni che mi ha dato questo passaggio delle Alpi. Da un lato riconosco quell’iniezione di nuova forza, di vitalità restituita, che dà il ‘dialogo coi propri piedi’ e, dall’altro, è viva nella mia mente l’impressione avuta all’arrivo in Italia del cambiamento ‘visibile ad occhio nudo’ o, meglio, percepibile dall’atmosfera che si respirava nelle strade che mi aveva colpito mano a mano che ci incuneavamo nella Pianura Padana.

 Ed è impressionante come ora ancora di più riesca a sentire il disagio provato nel ritrovare un’Italia in cui era quasi un ‘elemento fisico del paesaggio’ la sensazione della diffidenza diffusa, come di sguardi da dietro i vetri a indicare un nemico sconosciuto. Ecco, è appunto questa mia incapacità di restituire le sensazioni provate con efficacia e chiarezza che mi impedisce di descrivere questa esperienza.
 
Ora più di prima, dicevo. Il fatto di vivere a Lisbona contribuisce a questo blocco, all’incapacità di spiegare, a me stesso per primo, come un cambiamento profondo dell’Italia, che ho percepito solo in quei momenti e che prima intuivo ma di cui mi mancava, in un certo senso, l’esperienza.
 
Avrò tempo per tentare di guardare l’Italia da questo angolo lontano d’Europa e per trovare le giuste domande.


 
 Federico

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