Riconoscere e difendere la bellezza

 
 Della nomina di Mario Resca, ex presidente di Mc Donald’s Italia e del Casinò di Campione d’Italia, nonché liquidatore di Cirio dopo il crack, alla guida della nuova Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale nazionale il blog si è occupato in un precedente articolo, che faceva proprio l’appello dell’associazione Bianchi Bandinelli in difesa dell’arte (che ha raccolto 7 mila firme in pochi giorni). Qualche giorno fa, sul manifesto dell’11 dicembre, Marta Ragozzino è tornata sulla vicenda, denunciando il rischio concreto «di un progetto tutto economicista e niente culturale», all’interno del quale la «valorizzazione» prevista dall’istituzione della nuova Direzione rappresenterebbe «una minaccia» per il «nostro eccezionale e intrecciato insieme culturale» caratterizzato, come in nessun altro Paese al mondo, «da una straordinaria distribuzione territoriale, da una capillare stratificazione storica ma anche da una profonda e vitale connessione con l’ambiente naturale». Mettere «a reddito […] le parti più ‘brillanti’ del patrimonio, in un’ottica tutta di mercato, ispirata da una lettura superficiale del modello museale americano o, peggio ancora, di quello globale (ad esempio i musei-non luoghi degli emirati arabi, sulla falsariga del progetto Louvre ad Abu Dhabi)» comporterebbe la negazione delle «radici» e delle «peculiarità del nostro patrimonio, che tutto il mondo invece riconosce e ci invidia». Il problema, naturalmente, non è limitato alla figura del “supermanager”, ma coinvolge la stessa organizzazione del Ministero e quel «processo decennale», fatto (non solo) di tagli, che mira allo «smantellamento del sistema della conservazione innescato nel 1997 dalla riforma Bassanini per la semplificazione amministrativa». Marta Ragozzino ha intervistato in proposito Marisa Dalai, presidente dell’associazione Bianchi Bandinelli e del Comitato tecnico scientifico per il patrimonio storico-artistico e membro del Consiglio superiore dei beni culturali (il supremo organo consultivo del ministro). Mi limito a linkare l’intervista, nella quale Dalai spiega che sopprimere e unificare significa «depotenziare» e dice cose forse eretiche in questo presente fatto di liberismi, come ad esempio il fatto che, essendo il nostro un patrimonio diffuso, «lo stato ha il dovere di tutelare tutto, non deve e non può concentrare le sue risorse soltanto sui musei, allontanandole dal territorio».
 


 Credo sia compito di tutti i cittadini osservare il territorio, scorgere e provare a tutelare lo straordinario legame che unisce, nelle nostre regioni, natura e opere umane, segni di epoche storiche diverse fra loro ma compresenti nello stesso luogo. Cogliere e apprezzare, come antidoto all’accettazione supina di scelte urbanistiche (e di sviluppo) pacchiane e arbitrarie. «Bisognerebbe insegnare alla gente a riconoscere e a difendere la bellezza. Da quella scende giù tutto», diceva Peppino Impastato: la bellezza come educazione civica. Conto di pubblicare a breve due piccoli reportage: uno da Venezia, per esemplificare concretamente il rapporto, riuscito, tra arte, storia e cultura (unica pecca, l’ambiente), l’altro, invece, sulla cementificazione avanzata del nostro territorio.
 


 Leggi l’intervista a Marisa Dalai (dal manifesto dell’11 dicembre 2008)
 Leggi l’articolo Per Sandro Bondi la cultura è un Big Mac

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Una risposta a Riconoscere e difendere la bellezza

  1. Mario scrive:

    Ho appena cancellato un commento in cui si chiedevano soldi per aiutare una bambina di 8 anni con un rene malato. Evidentemente non ho strumenti per appurare la veridicità della cosa, perciò penso subito a una truffa. Questo NON E’ lo spazio per richieste di denaro. Pubblicizzate pure le vostre iniziative culturali se sono gratuite, no profit, acommerciali, ma sappiate che qualunque altro tipo di “réclame” sarà cancellato.

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