Mais Ogm per polente transgeniche?

 
Polenta

 Io non so se si tratta di un caso (magari sì, magari le autorità non c’entrano niente) o se la cosa fa parte di manovre per un’Europa Ogm (del tipo metterci davanti al fatto compiuto), ma certo è preoccupante che in Friuli sia stata scoperta una semina – illegale – di mais transgenico e che, dal 10 luglio a oggi, la procura di Pordenone, dopo aver sequestrato il campo, non abbia ancora provveduto a rimuovere le piante. La procura, per dirla con Greenpeace, «si è presa
un mese di tempo per la verifica delle analisi e la stesura della
perizia», ma tra pochi giorni il polline del mais sarà pronto a disperdersi nell’aria, con effetti fin troppo prevedibili in fatto di contaminazione.
 
 Copio e incollo un testo di
Federica
Ferrario
, responsabile della Campagna OGM di Greenpeace Italia, che si conclude con un invito a firmare la lettera dell’associazione ambientalista al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché siano presi provvedimenti d’urgenza.
 

 Il testo:

 
 I
n questi giorni stiamo rischiando la prima estesa contaminazione da OGM in Italia, a causa di una presunta semina – che sarebbe assolutamente illegale di mais transgenico in un campo in Friuli, nel Comune di Fanna (Pn). Lo scorso 10 luglio il terreno “sospetto” è stato posto sotto sequestro, ma la Procura di Pordenone, invece di intervenire d’urgenza, si è presa un mese di tempo per la verifica delle analisi e la stesura della perizia.
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Dovere di rettifica

 
 L’idea di far pagare 12mila 500 euro a chiunque, gestore di blog o altro sito internet, riceva una richiesta di rettifica e non faccia in tempo a pubblicarla entro 48 ore è abbastanza peregrina: si tratta di una pressione indebita, che per di più fissa – altrettanto indebitamente – un limite temporale difficile da rispettare per chi, privato cittadino, può essere impossibilitato a connettersi a internet per più di due giorni, soltanto perché sta facendo una gita un po’ lunga in montagna o magari, in casi meno fortunati, perché deve accudire qualcuno all’ospedale.
 
 Il Parlamento italiano, per "concederti" il permesso di dire ciò che pensi in un blog (conta ancora qualcosa l’articolo 21 della Costituzione?) pretende che tu rimanga connesso 365 giorni all’annoo al limite un giorno sì e l’altro no – per vedere se qualcuno ti ha spedito una richiesta di rettifica.
 
 La punizione per chi non fa in tempo – 12 mila 500 euro – e prescindendo completamente dal fatto che uno con la pubblicazione di certe rettifiche può anche non essere d’accordo, è poi di tale entità che solo i milionari potranno continuare a scrivere su internet.
 
 Cerchiamo di chiarire la situazione con qualche esempio un po’ ironico, tanto per non piangersi troppo addosso, e vediamo che cosa succederà se il ddl in esame in Parlamento sarà approvato senza modifiche.
 
 1) Scrivo che il presidente del consiglio è un mafioso. Qui siamo al limite della querela, perché, nonostante l’idea sia piuttosto diffusa, non sono personalmente in possesso di prove per affermarlo. In questo caso, cavarsela con una rettifica sarebbe una benedizione, anche se non riesco a immaginare come potrebbe suonare. «Preciso di non essere mafioso, cari saluti, il Presidente del Consiglio»?
 
 2) Scrivo di pensare che il presidente del consiglio è un mafioso. Che cosa mi si imporrà di pubblicare? «Preciso che ritenermi mafioso non è un bel pensiero
, cari
saluti, il Presidente del Consiglio
»?
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Internet e censura: un bavaglio da 12mila 500 euro.

 
 Quella che segue è la lettera al Presidente della Camera, al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, e a tutti i Deputati italiani, scritta da Guido Scorza, Presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione, al fine d’impedire la chiusura/censura di migliaia di blog, a seguito del ddl Alfano sulle intercettazioni.
 Il disegno di legge prevede l’obbligo di rettifica per tutti i blog, che sarebbero in questo modo equiparati alle testate giornalistiche. Se la legge passerà così com’è ora, il primo personaggio che si sentirà insultato, minacciato, turbato dalle cose che questo o qualunque altro blog avranno scritto (per vere o false, documentate o meno, proposte come certezze o come pensieri personali), potrà inviare una rettifica, che sarà obbligatorio pubblicare, anche se non la si condivide, entro 48 ore. Gli inadempienti rischieranno più di 12mila euro di multa (vale a dire, a meno di non essere milionari, la chiusura del blog, che è uno spazio di libera espressione del pensiero, in linea con quanto dovrebbe poter garantire l’art. 21 Costituzione italiana).
 Finora ho cercato di dire ciò che penso, facendo attenzione a non pubblicare cose non provate, ma facendo attenzione a proporre anche ciò che normalmente alcuni media, locali o nazionali, tacciono. Non ho mai avuto paura di dire le cose come stanno, perciò trovo impossibile non aver offeso, qua e là, più d’uno. Ho cercato comunque di pubblicare secondo coscienza e certo, la mia deontologia basterebbe sola a impormi di pubblicare una rettifica. Il limite delle 48 ore significa però che non potrò mai stare
più di un
giorno
senza internet, per non rischiare di non accorgermi della richiesta, infrangendo così quanto previsto dalla legge.
 Tornerò sull’argomento. Invito a firmare online il testo della lettera che segue, pubblicata sul sito Valigia Blu e a iscriversi al gruppo di Facebook No legge bavaglio alla rete.
 

 Per favore, attiviamoci.

 
 Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
 Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
 Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
 A tutti i Deputati
 
 La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.
 La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.
 Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà. Continua a leggere

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Report della giornata del 17/07/10 a Novara contro le spese militari e la guerra

 
 Ho visto al telegiornale il ministro della pubblica istruzione (sic: il titolo è quello), Mariastella Gelmini, a un’esposizione di novità aeronautiche militari in Gran Bretagna. Il servizio vantava l’eccellenza di alcune produzioni italiane, fra le quali un drone da ricognizione e non ricordo cos’altro.
 Che ci faceva il ministro della pubblica istruzione (la delega è quella) a una kermesse militaresca? Mi sembra sintomatico dello stato attuale della politica.
 
 Pubblico "invece" il report della giornata di sabato, a Novara, contro le spese militari e la guerra,
a cura
dell’Assemblea Permanente NO-F35
.
 

 Report della giornata del 17/07/10 a Novara contro le spese militari e la guerra

 a cura di Assemblea Permanente NO-F35 (Novara)
 
 Sabato sera si è conclusa la giornata promossa dall’Assemblea Permanente NO F-35, che si è tenuta nel salone del circolo Banditi di Isarno a Novara con la presenza di realtà organizzate del Piemonte, della Lombardia, della Liguria e della Toscana.
 
 Il dibattito si è sviluppato partendo dalle difficoltà che il Governo incontra per attuare i vari progetti (sospensione per l’acquisto dell’ultima trance degli Eurofighter e non rientro delle commesse già preventivate a industrie belliche italiane per l’F-35).
 
 Nonostante queste difficoltà, e con due anni di ritardo rispetto al programma, si dà inizio alla costruzione del FACO (linea di assemblaggio) all’interno della base di Cameri, assegnando il primo appalto per ben 185 milioni di Euro (circa 370 miliardi delle vecchie lire) alla ditta Maltauro di Vicenza. La Maltauro è un’azienda già nota nell’ambito di costruzioni in basi militari; era tra l’altro anche dentro il progetto C.A.S.E. in Abruzzo, e coinvolta in losche vicende di tangenti e relazioni con la cricca e la mafia.
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Opere inutili e ideologia unica

 
 Opere inutili e ideologia unica, s’intitola questo post: ideologia unica devastante, con buona pace di chi certi sistemi economico-filosofici li aveva dati per morti. Dico del liberismo, che sopravvive a tutto, anche a quella crisi finanziaria che avrebbe dovuto ridisegnare le regole dei mercati. A distanza di alcuni mesi dai proclami (non soltanto) obamiani, quelle banche cui i soldi pubblici (semplifico: i miei, i nostri) hanno evitato il fallimento ricominciano con i giochetti e le pretese di indicare la giusta rotta; le imprese che godono e hanno goduto di sgravi fiscali e altri incentivi pretendono di calpestare qualsiasi criterio di utilità sociale: «Non siamo associazioni caritatevoli», sembrano sussurrare. Però i fondi pubblici se li sono presi.
 È naturalmente il caso della Fiat, che a Pomigliano ha imposto di rinunciare ai diritti (malattia, sciopero) in cambio di lavoro; la stessa Fiat che chiude Termini Imerese e sembra voler abbandonare il meridione d’Italia. Ma sorge spontanea la domanda: quanti miliardi di soldi pubblici (miei, nostri, nuovamente) erano stati dati – direttamente o meno – alla casa automobilistica di Torino perché investisse nelle aree meno sviluppate del Paese? Può davvero Fiat smontare baracca e burattini senza restituire il maltolto?
 Certo, per imporre politiche aziendali più eque ci vorrebbe un governo diverso, che non identifichi il bene comune con l’interesse di certi settori della società, praticando in tal modo distinzioni «di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche (vedi tessera Fiom, ndr), di condizioni personali e sociali». Un governo capace (e desideroso) di imporre almeno alcune regole in cambio dell’aiuto alle aziende; regole che non possono essere quelle del mercato e del liberismo, ma dovranno essere in linea con le leggi dello Stato e i principi sanciti dalla Costituzione, ad esempio la concezione del lavoro come un diritto.
 Un governo capace di chiedere contropartite alle imprese che aiuta o che salva: ad esempio uno stop alla precarizzazione delle formule contrattuali, che non significa flessibilità, ma vite precarie; ad esempio uno stop alle delocalizzazioni; ad esempio uno stop ai licenziamenti.
 Un governo che non è certo quello del Presidente senza Consiglio, che ha detto di voler campare fino a 150 anni, ma neppure delle attuali, sedicenti, opposizioni parlamentari, con il piddì che ha appena proposto un comitato a favore della privatizzazione dell’acqua; un partito senz’anima guidato da quel Bersani che ha equiparato i termovalorizzatori alle energie rinnovabili; il movimento che spinge per l’alta velocità in Val di Susa, quello che mai e poi mai si è opposto alle opere milionarie o alle spese militari.
 Nella piccola Aosta (35mila abitanti) la giunta composta da partiti autonomisti e Pdl ha condotto la propria campagna elettorale, conclusasi con la vittoria alle comunali dello scorso 23 maggio, all’insegna delle grandi opere, fra cui brillerebbe per idiozia una bella metropolitana: poco più di un chilometro di linea sotterranea per attraversare il capoluogo – peraltro lungo il lato corto. Circa 4 minuti di percorrenza per evitarne 20 a piedi, con una stazione di capo e una di coda, rispettivamente presso l’ospedale regionale e il piazzale della cabinovia che conduce alla stazione sciistica di Pila. Un’unica fermata intermedia, a metà percorso, in corrispondenza di piazza della Repubblica. Spesa prevista: 50 milioni di euro. Più anni e anni di disagio per i cittadini, visto che il centro storico diventerebbe un cantiere.
 Ovviamente, ora che le elezioni sono avvenute, della metropolitana (People Mover, l’hanno chiamata) non parla più nessuno, il che non saprei dire se è segno buono o cattivo. Spesso le opere partono in sordina e la cittadinanza viene presa in contropiede.
 Bisogna vigilare, perché non occorre essere dei geni per capire che una linea di metropolitana interrata per una città di appena 35mila abitanti è il classico esempio di opera inutile, resa interessante agli occhi di alcuni dall’ideologia unica cui si accennava sopra, quella degli appalti milionari.
 Per cambiare le cose non basta cambiare governo, nazionale o locale, e, se Dio vuole, Berlusconi non camperà veramente fino ai 150 anni. Per cambiare le cose bisogna avere/pensare un’alternativa da proporre: ricordare, almeno a sinistra, che anche senza fare la rivoluzione armata del proletariato (in questi ultimi anni siamo diventati tutti nonviolenti), se il sistema è iniquo bisogna cambiare sistema, non cercare di pettinarlo per renderlo più presentabile.
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Perché le mucche

 
 Perché quando una cosa non funziona alcuni dicono che «va in vacca»?
 Che cos’han fatto di così vergognoso le mucche per essere elette a simbolo negativo?
 Perchée qui si sfiora la filosofia – attribuiamo agli animali modelli e comportamenti umani?
 Se l’Italia andasse veramente «in vacca», potremmo stare tranquilli; chi siede a Palazzo Grazioli (ex Chigi) avrebbe lo sguardo limpido e fiero dei ruminanti qui sopra.

 Purtroppo l’Italia non è «in vacca», ma è preda di boss bipedi e altri faccendieri, umanissimi tutti, senza un briciolo di bovina dignità.
 Se il post vi sembra sciocco, avete ragione, ma non invocate l’afa o l’estate: si è trattato di un semplice pretesto per pubblicare la foto.
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Granparadiso estate: gli annali della Marcia

 
 Pubblico in questo spazio il nome di tutte le persone che hanno partecipato alle varie edizioni della Marcia Granparadiso estate, iniziativa che si disputa ogni anno a Cogne (Aosta) la seconda domenica di luglio. Per ogni annata, riporterò anche la classifica con i tempi di percorrenza dell’itinerario. Questo post sotituisce la sequela di PDF fin qui allegati in disordine nel blog.
 
 Ricordo la possibilità di iscriversi, su Facebook, al gruppo Marcia Granparadiso estate/AICRAM Granparadiso
.
 

 Edizione 2010: VII Marcia Granparadiso estate (Cogne, 12 luglio 2010)

 
 Classifica generale
 
 
1) Barbara
Tutino
(Valnontey, Aosta) – 7h40′;
 2 ex aequo) Gianni
Di
Mambro
e Nunzia Di Lanna (Saint
Pierre, Aosta
) – 8h41′;
 4) Henry Doran (Bethesda, Maryland) – 8h55′;
 5) Mario Badino (Aosta) – 9h05′;
 6 ex aequo) Laurent Vicquéry (Sarre, Aosta), Simone
Soldà
e Wilma Cheillon (Valpelline, Aosta) – 10h05′;
 9) Vally Lettry (Gimillan, Aosta) – 10h10′;
 10) Louis Ronchail (Aymavilles, Aosta) – 10h14′.
 [All’ultimo arrivato è stata consegnata la coppa offerta dal circolo Arci Espace Populaire di Aosta]
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