Presidente, non mi mandi il suo libro

A quanto pare Silvio Berlusconi si appresta a inviare a tutte le famiglie d’Italia – con soldi pubblici e quindi a loro spese – il simpatico libro «Due anni di governo», che ricostruisce l’azione del peggior esecutivo degli ultimi 150 anni dal punto di vista, neanche un po’ di parte, del presidente del consiglio.

In proposito, ho ricevuto via e-mail il testo di un’iniziativa di protesta (mi pare di capire che il promotore sia il geologo aostano Ghigo Rossi), alla quale ho prontamente aderito e che mi affretto a divulgare.

Si tratta di inviare alla presidenza del consiglio il testo che riporto qui sotto (fate pure copia e incolla, ma ricordatevi di aggiungere la firma).

Potete inviarlo QUI o QUI (il sito della presidenza del consiglio non è tanto chiaro, mi sembra).

«Con riferimento all’annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro «Due anni di governo», mi preme comunicarVi che non desidero riceverlo, essendo un mio diritto in base alla legge per la tutela della privacy n. 675/1996 ed il relativo D.P.R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13 comma e), e chiedo che la spesa relativa che si risparmierà venga messa a disposizione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Ringraziando per l’attenzione porgo distinti saluti».

Se poi la cosa non funzionasse e il libro arrivasse lo stesso, è sempre possibile recarsi in uno dei centri di raccolta e riciclo dell’opuscolo governativo organizzati nelle principali città dal popolo viola.

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Il 16 ottobre di Maroni

In occasione della grande manifestazione Fiom del 16 ottobre, che si svolgerà tra poche ore, il ministro degli interni, tale Roberto Maroni, cerca di spaventare i manifestanti parlando di possibili disordini.

Chiaro che non ce l’ha coi cittadini che sfileranno per le vie di Roma, no: epperò, in mezzo ai manifestanti – si sa – ci son sempre i facinorosi.

Oppure gli infiltrati, aggiungo io. Perché, in fondo, non sono sospetti tutti questi ultrà serbi che danno spettacolo perché in dissenso… col ct della loro nazionale? Non li avrà scritturati qualche burlone, che poi non ha saputo impedirgli di scatenarsi prima del tempo?

Comunque, a parte le battute, è evidente che il governo si prepara a criminalizzare una manifestazione che sarà pacifica e molto partecipata, due fattori che proprio non vanno giù a un (poco) cavaliere che rischia di essere disarcionato.

E quindi i proclami di Maroni, che si vuol creare l’alibi, casomai scoppiasse qualche tumulto (o per avere le mani libere nella repressione dei manifestanti, come un suo predecessore nel luglio 2001 a Genova?).

Suppongo, in ogni caso, che lungo il percorso della manifestazione sia stata vietata la vendita delle uova, le nuove armi utilizzate dai biechi terroristi e sovversivi che si annidano nel ventre della Fiom. Quelli, per intenderci, che non esiterebbero a sdrucire il giubbotto di Bonanni, se solo potessero penetrare nel suo armadio.

Armi di distrazione di massa, insomma.

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Novara, 6 novembre: facciamo la festa alla base di Cameri (happening No War)

Pubblico molto volentieri il comunicato stampa sull’iniziativa antimilitarista in programma per sabato 6 novembre a Cameri (Novara), a partire dalle ore 10 davanti ai cancelli dell’aeroporto militare.

Si tratta di «fare la festa» alla base, con «gazebo, striscioni, pannelli sandwich, mostre, poesie, canzoni contro la guerra» e, naturalmente «se hai uno strumento musicale portalo».

Happening NO WAR – Sabato 6 novembre 2010: Facciamo la festa alla base di Cameri
di Assemblea Permanente No F-35

L’aeroporto militare di Cameri esiste da centouno anni, un vecchio aereo come monumento, un piazzale vuoto, un cancello e chilometri di filo spinato che squarciano il parco del Ticino occupando un’area molto vasta proprio ai confini del parco naturale, che dovrebbe quindi sopportare l’impatto dei collaudi di centinaia e centinaia d’aerei rumorosissimi e certamente inquinanti, con le relative gravi conseguenze per la salute e la qualità della vita degli abitanti della zona, in contrapposizione a quanto recepito dall’Unesco nell’ottobre 2002 che ha espresso il suo parere favorevole e i Parchi della Valle del Ticino sono così entrati a far parte delle riserve della biosfera.

Contribuisce alla manutenzione di F16 Falcon, Tornado, AM-X, e Eurofighters con la presenza dell’azienda armiera privata Agusta Westland per quando riguarda il mercato elicotteristico.

Da Cameri sono partiti i soldati per la prima guerra del Golfo e la Taurinense diretta in Afghanistan.

Nessuno sa, o vuole dire, quale sia precisamente lo stato giuridico dell’aeroporto, quanto appartenga all’Italia, quanto alla Nato, quanto ai privati, in definitiva il suo status è BASE
DELL’AERONAUTICA ITALIANA DI GUERRA.

Con l’aggiudicazione dell’appalto di 185 milioni di euro (quasi 370 miliardi delle vecchie lire) all’impresa Maltauro di Vicenza (curriculum vitae degno di “cosa nostra”), si accinge a costruire il capannone privo di tecnologia ed edifici a bassa osservabilità per i tecnici/militari americani.

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45506 Emergency – Per un nuovo centro ospedaliero in Sierra Leone

Questo blog non ama la pubblicità e normalmente neppure le iniziative via sms, quelle con cui doni uno o due euri e ti lavi la coscienza per un po’.

In questo caso la situazione è diversa, perché si tratta di Emergency, un’organizzazione che rappresenta l’unica speranza di cura per molte decine di migliaia di persone nel mondo.

L’iniziativa si chiama «Se vuoi che questa nostra storia continui, hai tutti i numeri per farlo: 45506» ed è una raccolta fondi destinata all’ampliamento del complesso ospedaliero di Emergency a Goderich, in Sierra Leone.

La campagna sarà attiva fino a domenica 31 ottobre.

«Il Centro chirurgico a Goderich, un villaggio alla periferia di Freetown, è stato aperto da Emergency nel 2001, ora abbiamo bisogno di aiuto per il suo ampliamento», si legge nel comunicato dell’Ufficio Comunicazione di Emergency. «L’obiettivo della campagna è ampliare ulteriormente il Centro chirurgico per garantire ai bambini della Sierra Leone tutte le cure di cui hanno bisogno».

Per aderire alla campagna basta inviare un SMS al numero 45506 da qualsiasi operatore per donare 2 euro.

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INPS: Sulle pensioni dei precari si rischia il sommovimento sociale. I giornali lo nascondono, Internet lo racconta [da Giornalismo Partecipativo]

Ripubblico un articolo di Gennaro Carotenuto tratto dal sito Giornalismo Partecipativo.

Che fine faranno milioni di precari, una volta raggiunta l’età pensionabile?

INPS: Sulle pensioni dei precari si rischia il sommovimento sociale. I giornali lo nascondono, Internet lo racconta
da Giornalismo Partecipativo

Il “Corriere della sera” lo butta lì in un trafiletto e poi se ne dimentica.

Secondo il presidente dell’INPS, Antonio Mastropasqua, non vengono date informazioni esatte ai contribuenti precari, in particolare ai parasubordinati, sul fatto che dopo una vita di lavoro e di contributi versati non avranno neanche una pensione minima, perché altrimenti scoppierebbe una rivolta sociale.

È una notizia bomba, diffusa solo sull’onda della chioma della cometa del Giornalismo partecipativo.

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L’Afghanistan e la Costituzione di La Russa

Che i 4 militari italiani morti in Afghanistan debbano essere pianti come eroi o meno è questione che non mi appassiona.

Se pensate che l’aver servito la «Patria» e la «Bandiera» in una situazione di altissimo rischio sia sinonimo di eroismo, allora chiamateli eroi.

Spesso anche i repubblichini erano convinti delle loro ragioni (e infatti l’ineffabile mondo della politica italiana ha iniziato a riabilitarli, con il prezioso contributo di certa, sedicente, sinistra); e naturalmente anche loro hanno messo a repentaglio vita e giovinezza (ripetere due volte l’ultima parola). Ciò non toglie che gli ideali per i quali combattevano fossero la sopraffazione e l’abominio, finalità che, si converrà, stonerebbero in qualsiasi pellicola d’azione hollywoodiana.

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La mafia è una montagna di merda. Pensieri di un diciottenne

Ricevo e volentieri pubblico un testo di Gianluca Daluiso, 18 anni, di Riccione. Gianluca descrive impietosamente, eppure con affetto, il Paese che ha davanti a sé, lo stesso che circonda tutti noi: quell’Italia «anormale» che vorremmo cambiare, o magari abbandonare, sfiduciati, a se stessa.

«La mafia è una montagna di merda», scriveva Peppino Impastato.

A 32 anni dalla sua morte, la «montagna» è ancora lì, sempre più alta, e decapitarne i vertici significa oggi seguire sentieri impervi, che portano, fra l’altro, tra i banchi del Parlamento. Ma lo scritto di Gianluca è capace di infondere speranza, perché ci invita a recuperare ciò che davvero è necessario: la capacità di «indignarci», la volontà di fare il nostro «dovere», al semplice fine di vincere la battaglia più importante: «quella che si ingaggia ogni mattina davanti allo specchio».

La mafia è una montagna di merda. Pensieri di un diciottenne

di Gianluca Daluiso

«Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! ».

A pronunciare queste parole fu Peppino Impastato, politico, attivista, conduttore radiofonico italiano, famoso per le denunce delle attività della mafia in Sicilia, che gli costarono la vita. Ormai sono passati più di 32 anni dalla morte di Impastato, un uomo che ebbe il coraggio, ma soprattutto la volontà, di denunciare quel sistema di mafie, di illegalità diffusa che soffocava una terra bellissima ma disgraziata come la Sicilia.

Nonostante sia passato cosi tanto tempo il problema della mafia è ancora di primissimo ordine. Da un po’ di tempo a questa parte sentiamo in televisione e leggiamo sui giornali la grande pubblicità che il governo Berlusconi sta facendo, dicendo che loro stanno avendo dei veri risultati contro la mafia, che la riusciranno a sconfiggere entro fine legislatura. Sì, è vero: ultimamente si sono avuti grandi risultati contro il «braccio armato» della mafia. Però, prima di tutto, io penso che il merito più che alla politica vada ai tanti magistrati, forze armate, poliziotti che combattono il crimine organizzato al rischio della propria vita ogni giorno, nonostante il governo gli tagli tantissime risorse.

Come dicevo, se contro il lato «armato» della mafia si stanno avendo ottimi risultati, dall’altro, nei confronti della cosiddetta mafia dai «colletti bianchi» c’è ancora molta pulizia da fare.

Vedete, io sono molto giovane, ho appena 18 anni. Sto veramente molto male a pensare che in Parlamento, a ricoprire ruoli prestigiosi all’interno delle nostre istituzioni ci siano persone colluse con la mafia. Marcello Dell’Utri (ideologo di Forza Italia), condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, è ancora lì, a ricoprire il ruolo di Senatore della Repubblica, e nessuno dice niente. Silvio Berlusconi è indagato insieme allo stesso Dell’Utri dalla procura di Firenze come mandante delle stragi del ’93, e anche qui tutti tacciono; d’altronde lui è soltanto il Presidente del Consiglio. La cosa, però, che mi dà ancora più fastidio non sono le persone come Dell’Utri, come Totò Cuffaro. Io non me la prendo con loro, quelli fanno il proprio lavoro: fanno i collusi con la mafia. A me fa rabbia la molta gente che non si indigna che rimane a testa bassa, indifferente. Martin Luther King diceva: «Non mi fanno paura le parole dei disonesti, ma il silenzio degli onesti». Non bisogna mai essere indifferenti, bisogna sempre avere la forza, ma soprattutto la volontà di reagire, come fece Peppino Impastato, come hanno fatto Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti gli altri martiri.

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