Festa della Repubblica

«Maestà, le cose non vanno tanto bene», disse il Gran-Ciambellano-e-Gentiluomo-del-Papa al Piccolo-Uomo-sul-Trono.

Si riferiva alla caduta di Milano, di Napoli, di Cagliari, di Arcore, di tutti quei centri urbani che – sconsiderati – avevano scelto la repubblica.

Aveva provato in tutti i modi, l’Unto del Signore, a camuffare la natura monarchica del proprio sistema di potere. Addirittura, aveva rinunciato a battezzare il figlio come lui, temendo che «Silvio II» suonasse indigesto all’orecchio democratico dei regnicoli, e s’era accontentato di Pier Silvio. Ma era stato invano.

E ora si aggirava solo per le stanze di quel Palazzo che aveva reso famoso con le feste danzanti, i bunga bunga regali e i trenini solo-prima-classe lungo i corridoi, com’era d’uso, un tempo, alla corte di Versailles.

Ma se il sovrano avvertiva precipitare su di sé l’ombra del 12 e 13 giugnomoderno, referendario, 14 luglio – non era però sconfitto e preparava il colpo di coda a forza di marketing elettorale, cosmesi e prmesse da marinaio (mi perdonino i marinai), ponendo il bell’Alfano alla guida del Partito e trincerandosi dietro le mura della Reggia.

Una parata militare a Roma, intanto, celebrava i fasti della «Repubblica democratica fondata sul lavoro»®, un’occasione ghiotta per il Presidente del Consiglio per fare comunella con qualcuno dei suoi pari.

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Si vota sul nucleare!

La Corte di Cassazione ha deciso. Il popolo italiano ha diritto di esprimersi sul nucleare. Ora però votiamo!

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Mercoledì 1°, Espace populaire; incontro con Enrico Ventrella, di ritorno da Gaza

Mi scuso se do l’annuncio in ritardo, ma domani – mercoledì 1° giugno – alle ore 21, presso l’Espace Populaire di Aosta, Enrico Ventrella, membro dell’Arci regionale, racconterà la sua recente esperienza a Gaza, con il Convoglio Restiamo Umani (CO.R.UM.), che ha rotto il blocco illegale imposto da Israele, rimanendo nella Striscia fino allo scorso 17 maggio.

Chiunque si trovasse a passare da queste parti è benvenut* all’iniziativa.

>>> L’ingresso all’Espace Populaire è libero con tessera Arci, ArciGay, Legambiente e UISP.

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Un brindisi!

Un brindisi di pura felicità per la vittoria di Giuliano Pisapia a Milano (e per la sconfitta della pessima Moratti) e per quella di Luigi De Magistris a Napoli. Forse ora qualcosa cambierà, innanzitutto per queste due città e poi – chissà – per tutto il Paese.

Non ne faccio una questione ideologica: con Pisapia e De Magistris non hanno affatto vinto le mie idee (io sono di sinistra, dopotutto), ma almeno abbiamo due sindaci onesti e mediamente progressisti – il che è già molto.

In bocca a lupo a tutti e due, perché ora comincerà il difficile: lo scontro quotidiano con la ‘ndrangheta a Milano e con la camorra a Napoli, innanzitutto. Gli interessi delle lobby d’affari e la monnezza da cominciare finalmente a riciclare e a ridurre.

E ora, regalo d’inizio mandato, un simpatico ammonimento: per cambiare veramente occorre andare fino in fondo, il che può comportare tutto, anche il martirio. Cadrete rovinosamente dal vostro piedistallo il giorno in cui vi accontenterete di fare meglio di come facevano o avrebbero fatto “quegli altri”.

A noi cittadini, se vogliamo continuare a lottare, spetta ora partecipare in massa ai referendum del 12 e 13 giugno, perché le decisioni non vanno prese sopra la testa dei cittadini.

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L’Italia è una democrazia fittizia fondata sul raggiro

La notizia buona è che non è detto che ce la facciano, a far saltare il referendum contro il nucleare.

Quella cattiva è che ci stanno provando alla grande. La Camera, col solito sistema della fiducia, miracoloso per coalizzare maggioranze instabili, ha approvato il decreto legge definito «omnibus» (un nome, un programma), che fra le altre cose prevede una moratoria di un anno sul nucleare.

Il voto definitivo del Senato è previsto per oggi, mercoledì 25 maggio. In caso di approvazione, sarà la Cassazione a decidere della legittimità del quesito referendario contro il nucleare il 12 e 13 giugno.

Ricordando che:

1- tornare alla produzione di energia nucleare (bandita dall’Italia propri a seguito di un referendum, nel 1987) è una decisione così importante che sottoporla alla cittadinanza è il minimo che un governo/parlamento democratico possa fare;

2- Berlusconi ha già dichiarato che la moratoria è solo un escamotage (in italiano, un trucco) per evitare la bocciatura del nucleare, e che il programma, sia pure con qualche ritardo, andrà avanti;

3- L’eliminazione del quesito sul nucleare potrebbe avere ripercussioni negative sulla speranza di raggiungere il quorum negli altri quesiti (acqua pubblica e giustizia);

la conclusione ovvia è che l’Italia è una democrazia fittizia fondata sul raggiro. Ora sta a noi cittadini impedire che tutto questo passi sotto silenzio e andare compatti a votare il 12 e 13 giugno per tutti i quesiti che saranno presentati, sperando che la Cassazione confermi la legittimità di quello contro il nucleare.

>>> La vignetta è di Lara Cavagnino.

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I primi fanti il 24 maggio

Certi anniversari vanno ricordati, anche se questo 24 maggio è quasi finito e, soprattutto, lontana è la memoria di quel 24 maggio 1915, ricordato nella «Leggenda del Piave» (leggenda, appunto): l’epos dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, le “gesta” di Caporetto e di Vittorio Veneto, l’Italia vittoriosa ma bistrattata dai propri stessi alleati.

96 anni dopo eccoci qua, con le stesse magagne, la stessa mancata democrazia, la stessa propensione per l’avventurismo militare (sia pure con mezzi più sofisticati e letali), tutti assieme intenti a dimenticare il passato, se non a celebrare la «vittoria».

Ricordiamoci allora, al di là della retorica, che la prima guerra mondiale produsse milioni (milioni!) di morti e milioni di invalidi, mise l’Europa in ginocchio, scontentò tanto i vinti quanto i vincitori ponendo così le premesse dell’avvento di totalitarismi quali il fascismo e del nazismo, e naturalmente dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Si tratta, insomma, di un avvenimento storico sul quale il nostro giudizio di posteri dovrebbe essere ormai serenamente negativo; invece, nella nostra mente, essa si contrappone spesso, in positivo, ai crimini inumani del conflitto successivo, che ci vide nei panni dei “cattivi”: per molti – soprattutto in questo 2011 degli anniversari – l’Italia, tra il ’15 e il ’18, combatté al fianco dei “buoni” e con Vittorio Veneto si coprì di gloria, dando il colpo di grazia alla nemica Austria.

Ma la storia non serve a niente (in questo avrebbero ragione i miei alunni) se non la mettessimo a confronto con l’oggi, con la situazione del nostro desolato Paese che in 96 anni ancora non ha imparato quali dovrebbero essere le fondamenta della propria, sedicente, democrazia.

L’Italia dei contadini poveri che scelse di “puntare” i soldi pubblici alla roulette di un’avventura militare per la quale il Paese non era neppure preparato ricorda da vicino la nostra Italia del welfare a pezzi, che sceglie di spendere milioni di euro per esportare (ah ah!) in Afghanistan e in Libia quei diritti che nega quotidianamente in casa propria.

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Aspettando la Freedom Flotilla

Sabato 14 a Roma, alla manifestazione a sostegno della Freedom Flotilla 2, c’erano anche Guendi Jocollè e Giovanni Buschino che per il blog hanno scritto l’articolo che segue, raccontando la giornata di lotta e ricordando la prossima partenza delle navi pacifiste, che tenteranno di forzare il blocco illegale delle acque di Gaza imposto dalla marina israeliana.

Anche le foto sono dei due “inviati” del blog, ai quali lascio subito la parola.

Sabato 14 maggio si è svolta a Roma la manifestazione a sostegno della Freedom Flotilla 2 – Stay Human, un convoglio di navi che partirà in giugno alla volta di Gaza, con l’obiettivo di forzare il blocco con cui Israele tiene sotto asssedio la Striscia.

Il corteo, che ha percorso e colorato le vie del centro della Capitale, ha raccolto le adesioni di alcuni partiti (FdS, Sel, IdV, ecc…) e di molte associazioni, che con il loro lavoro cercano di sopperire alla totale assenza della comunità internazionale, complice dell’oppressione perpetrata ai danni del popolo palestinese, in particolare di coloro che vivono a Gaza.

Tra le varie associazioni si possono ricordare l’ISM-Italia, l’associazione di cui faceva parte Vittorio Arrigoni, il Coordinamento BDS Italia, Gazzella Onlus e molte altre.

È importante inoltre sottolineare la presenza della Rete ECO-Ebrei Contro l’Occupazione, di cui un rappresentante è intervenuto sul palco di piazza Navona, alla conclusione della manifestazione, per esprimere il loro messaggio di solidarietà. Durante l’intervento è stata anche denunciata l’aggressione subita da un suo compagno della Rete nel pomeriggio .

Quest’anno, con la Flotilla, partirà anche una nave italiana, la “Stefano Chiarini”, intitolata al giornalista del manifesto, prematuramente scomparso, che con i suoi articoli dava voce alle sofferenze del popolo palestinese.

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