Oscurantismo (dal blog Patuasia)

Alcune interessanti considerazioni dal blog Patuasia su certe forme di censura in atto in Valle d’Aosta e su come è possibile usare senza alcun imbarazzo due pesi e due misure nei confronti di chi invita a votare sì al referendum del 18 novembre (io, naturalmente, sono fra questi) e di chi invece propone ai cittadini di astenersi.

Oscurantismo
da Patuasia

C’è un particolare che non viene spesso ricordato e che vale la pena di rimettere in circolazione, affinché si sappia dove viviamo e chi ci amministra. Mi riferisco all’oscuramento del sito del Comitato del SÌ da parte dell’Amministrazione regionale. È stato inserito in una black-list (pure Patuasia – e anche il blog che state leggendo adesso, ndr) rendendolo inaccessibile a tutti i dipendenti dell’amministrazione pubblica. Sono esclusi anche gli utenti delle biblioteche per cui si può dire che si tratta di vera e propria censura. A prova di ciò il sito ufficiale della Regione è facilmente consultabile. Gli impiegati possono informarsi, senza distrarsi dal lavoro, sulle meraviglie del nuovo impianto, ma l’ufficialità trascura altre informazioni scomode come le tormentate storie con la magistratura di alcuni titolari degli appalti, i danni alla salute, i costi che graveranno sulle nostre tasche ecc ecc, tutte notizie che si trovano invece sul sito a costo zero http://www.vallevirtuosa.it. Nei fatti la par condicio è una bufala! Altro esempio: l’USL prende le distanze dai suoi medici oncologi che avvertono dei danni alla salute che può causare un pirogassificatore, ma non prende altrettante misure dal dottor Sudano, dipendente pubblico, che invece afferma il contrario. Che il posto nel quale viviamo sia un piccolo regime governato da ometti e donnuncole si evince anche da questi fatti. Briciole di una pagnotta ormai diventata indigesta.

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La Costituzione non legittima il “non voto”


Che il ricorso contro il referendum del 18 novembre avesse poche possibilità di essere accolto, l’Union Valdôtaine lo aveva intuito, tanto che questo pomeriggio – 30 ottobre – appena prima del pronunciamento del giudice Paolo De Paola, che ha confermato la legittimità della consultazione popolare, il presidente unionista Ego Perron aveva sciolto la riserva sull’indicazione di (non) voto da parte del movimento autonomista.

Come gli altri partiti di maggioranza (e con la coraggiosa eccezione di Vincenzo Caminiti, assessore comunale della Stella Alpina – adesso aspettiamo altre voci fuori dal coro, ché in tanti abbiamo figli e nipoti da tutelare), e come in occasione del referendum propositivo del 2007, l’Union Valdôtaine chiede ai cittadini valdostani di non esprimersi, di lasciare che siano gli altri a decidere per loro.

Per giustificare tale indicazione, Perron cita la Costituzione italiana («La possibilità del non voto è prevista dall’articolo 75 della Costituzione», ha spiegato) e si sbilancia fino a definire l’astensione «un’opzione pienamente democratica».

Ma cosa dice l’articolo 75 della Costituzione? Lo copincollo tal quale dal sito del Quirinale:

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Sia pure in un contesto diverso (l’articolo parla infatti del solo referendum abrogativo, in quanto quello propositivo esiste unicamente in Valle d’Aosta e nella provincia di Bolzano e oltretutto è stato introdotto successivamente alla stesura della Carta costituzionale), l’articolo contempla sì l’eventualità che il quorum non sia raggiunto, ma si limita a questo, guardandosi bene dal suggerire che sia legittimo ricorrere all’astensione per procurare la bocciatura di un quesito (indica insomma una possibilità di fatto, non di diritto). E tanto meno legittima l’invito a non recarsi alle urne rivolto alla popolazione da partiti con responsabilità istituzionali.

Anche per il referendum varrà allora il dettato dell’articolo 48 della Costituzione, che definisce «dovere civico» l’esercizio del voto. Del resto, ora la scelta è nelle nostre mani e prima o poi dovremo pur dimostrare, all’Union Valdôtaine e a noi stessi, di essere cittadini, non buoi.

>>> L’immagine di questo articolo raffigura Ego Perron, presidente dell’Union Valdôtaine, immortalato dal pennello di Marc Chagall nell’atto di ricevere una copia della Costituzione italiana.

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Un “respiro” di sollievo

Il giudice Paolo De Paola del Tribunale della Valle d’Aosta ha confermato la legittimità del referendum, con buona pace di chi non voleva lasciarci esprimere. Tiro un sospiro di sollievo, in attesa, il 18 novembre, di poter tirare – così mi auguro – un bel “respiro” di sollievo. La decisione del Tribunale doveva essere apparsa probabile al partito di maggioranza, l’Union Valdôtaine, che proprio questo pomeriggio ha sciolto le “riserve” (non proprio cariche di suspence) invitando i cittadini ad astenersi, certo “responsabilmente”, dal voto. L’articolo 75 della Costituzione, secondo Ego Perron, presidente unionista, prevede esplicitamente la possibilità di astenersi. Non è dato sapere, tuttavia, alla Costituzione di quale Paese faccia riferimento Perron. Io, all’articolo citato, non ho trovato nulla del genere. Controllate anche voi.

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Aspettando la decisione del tribunale di Aosta (un commento di Stefano Montanari)

Ripubblico come articolo un commento del dottor Stefano Montanari a questo post. Mentre scrivo queste parole è in corso l’udienza che deciderà se il referendum del 18 novembre è da considerare come legittimo. Speriamo bene…

Il commento di Stefano Montanari:

Ho letto i dibattiti tra “gente comune” a proposito del “pirogassificatore”. Come spesso accade, queste discussioni vengono tenute da non addetti ai lavori con qualcuno che cade involontariamente nell’ingenuità, il che è assolutamente normale e comprensibile. Il peccato originale sta nell’informazione. Mentre le leggi europee sottoscritte anche dal nostro paese e, dunque, leggi italiane a tutti gli effetti, prevedono che prima d’intraprendere la costruzione di opere del genere i cittadini siano compiutamente e oggettivamente informati di tutti gli eventuali pro e di tutti gli eventuali contro del progetto e, in più, che tutti i cittadini e i comitati che si fossero formati vengano ascoltati in proposito, nulla di tutto ciò è stato fatto in Valle d’Aosta. Con un pizzico d’ironia, volendo guardare un ipotetico bicchiere mezzo pieno, possiamo affermare che l’Italia è un paese del tutto omogeneo, con Valle d’Aosta e regioni tradizionalmente dominate dalla Mafia (‘Ndrangheta, Camorra…) in assoluta condivisione di gestione. Se chi propone il progetto fosse tranquillo sulla sua economicità sociale e, soprattutto, sulla sua non nocività, non avrebbe avuto alcuna difficoltà a pubblicare per tempo e fino all’ultima riga tutta la documentazione pertinente, cosa che non risulta essere stata fatta. I pochi dati che vengono fatti trapelare non paiono sostenuti da elementi oggettivi e, ancor più importante, non sono mai stati controllati da enti indipendenti nominati dai cittadini. Dunque, si tratta di dati che potrebbero equivalere alle pretese di un detersivo la cui pubblicità assicura un candore che supera quello ottenuto con tutti i prodotti concorrenti. È ovvio che una situazione simile non può che generare sospetto. E il sospetto si aggrava leggendo le esternazioni di qualche “esperto”, esternazioni che sarebbero sufficienti per squalificare a vita chi ha avuto la faccia tosta di profferirle, coprendolo di ridicolo. Ma il colpo finale, la dimostrazione palese che si sta tentando di fare qualcosa di non propriamente limpido è il tentativo di bloccare un referendum popolare che chiarisca l’atteggiamento dei cittadini, pur imbevuti di informazioni palesemente distorte, nei riguardi del progetto. È evidente che chi aveva intravisto un business bello grasso ora non si sente più così sicuro e tenta una mossa di uno squallore moralmente devastante. Ora non resta che aspettare l’evolversi degli eventi.

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Come trattare i Valdostani da buoi e governare felici [dal blog di Stefano Montanari]


Con un PS del 30 ottobre

Ripubblico, con il permesso dell’autore, un articolo sul referendum del 18 novembre scritto dal dottor Stefano Montanari, uno dei massimi studiosi mondiali di nanopatologie.

Ne condivido ogni parola e credo che possa fornire elementi di riflessione, in vista della consultazione popolare, a quelle persone che ancora non sanno cosa pensare intorno al pirogassificatore e all’alternativa possibile.

Montanari infine, presente in Valle in occasione della proiezione del documentario Sporchi da morire, ha più volte invitato a pubblico dibattito quegli “esperti” che nelle tribune elettorali si spendono a favore del pirogassificatore e dell’astensione. E non mi sembra un caso se quelli si sono guardati bene dall’accettare il confronto…

>>> Visita sito di Stefano Montanari.

Come trattare i Valdostani da buoi e governare felici
di Stefano Montanari

Non voglio entrare nei particolari, nei cavilli, nelle eccezioni legali, nei poteri che spettano a questo o a quel politico, a questo o a quel burocrate. Non ci voglio entrare perché non m’interessano e, anzi, m’infastidiscono. Qui si tratta di ragione e di dignità e basta. La giustizia viaggia con loro.

Poco più di una settimana fa ho passato un paio di giorni in Valle d’Aosta. Non in vacanza come il luogo inviterebbe a fare, ma a parlare con chi mi voleva ascoltare di ambiente e di salute, due argomenti che ogni giorno di più camminano affiancati, talmente vicini da essere ormai gemelli siamesi.

In quella nanoregione bellissima incastonata tra Italia, Francia e Svizzera, estesa come una piccola provincia con i suoi poco più di 3.200 chilometri quadrati e con una popolazione che non arriva a 130.000 abitanti, l’equivalente di un piccolo quartiere romano, ci sono le montagne più alte d’Europa, un po’ degli ultimi ghiacciai, torrenti limpidi, pascoli verdi, boschi… e politici.

Governare una regione del genere non può che essere una pacchia, anche perché, essendo a regime di statuto speciale, gode di privilegi che fanno venire le lacrime agli occhi ai cittadini di plaghe meno fortunate.

Ormai dappertutto i rifiuti sono senza dubbio un problema, però, nelle condizioni di Aosta e dintorni, il problema non pare proprio insolubile, essendo stato felicemente risolto in comunità ben più popolose e variegate, da San Francisco all’intera Nuova Zelanda, o più o meno paragonabili da Mercato San Severino a Ponte nelle Alpi.

Se cuocere l’immondizia è una maniera sbrigativa per affrontare il problema, e una maniera che rende pure tanti quattrini a chi fa impresa con i soldi altrui e ai cosiddetti politici che fanno da sponsor a quelle imprese, sempre e rigorosamente con i denari non loro, non è certo una maniera intelligente. Non è intelligente perché costa un patrimonio alla comunità che la sostiene a suon d’incentivi che, per illegittimi che siano, sono legge nella nostra Repubblica delle Banane, e non è intelligente perché devasta l’ambiente e la salute, il tutto, marginalmente, con costi immensi mai contabilizzati e sempre a carico di chi subisce i danni. Furbo e intelligente sono aggettivi niente affatto sinonimi.

Orbene, chi guida la regione Valle d’Aosta propone proprio la cottura dei rifiuti per affrontare il problema.

Come sempre, senza eccezioni, accade in questi casi, per farlo è necessario che il popolo sia tenuto nell’ignoranza più assoluta e, anzi, sia infarcito di nozioni stravaganti che nulla hanno a che vedere con i princìpi che regolano l’andamento dell’Universo.

Tra questi il Principio di Conservazione della Massa, enunciato scientificamente già nel lontano 1786 e uno dei pilastri della scienza, va accuratamente censurato. Secondo la “scienza” valdostana, s’introduce una determinata quantità di materiali – i rifiuti – chimicamente costituiti da tutti o quasi gli elementi della Tavola Periodica che in Natura sono una novantina e, dopo cottura, per alchimia, questi svaniscono sia per quantità sia per qualità. Insomma, io ficco nell’impianto un chilo di mercurio e mi esce a malapena uno sbuffetto di vapor d’acqua. Sì, siamo alla bocciatura a calci nel sedere di qualunque studente liceale, ma in Valle è così perché la maggioranza che siede nel parlamentino regionale così ha decretato, con tanti saluti al Creatore che ha voluto altrimenti.

Non contenti, i politici locali sono andati oltre. Un loro burocrate che mi si assicura essere laureato in medicina risponde a un documento allarmato di quattro oncologi che prospettano i pericoli che la produzione di diossina innescherà. Continua a leggere

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Non ci vogliono proprio lasciare esprimere

Sulla questione del pirogassificatore, nella testa di qualcuno, al cittadino non va proprio lasciato diritto di esprimersi.

Questo martedì, 30 ottobre, a pochi giorni dalla scadenza referendaria, il tribunale ordinario della Valle d’Aosta dovrà decidere se accogliere o ricusare la richiesta di inammissibilità del referendum propositivo che potrebbe vietare tutti i trattamenti a caldo nello smaltimento dei rifiuti prodotti nel territorio regionale.

La richiesta viene da ANIDA, consorzio che raggruppa le imprese costruttrici di inceneritori, dunque un soggetto che un “piccolo” interesse nell’impedire il referendum ce l’ha.

Da un lato c’è chi dall’appalto si aspetta un guadagno, dall’altra chi teme per la salute propria e soprattutto dei propri figli. Io l’ho già detto: credo di avere il diritto di esprimermi e di pretendere che anche chi è a favore del pirogassificatore accetti le regole della democrazia e si spenda per sostenere la propria tesi con argomentazioni, invece di cercare di impedire o il conseguimento del quorum o il referendum tout court.

Quale confronto c’è stato tra gli esperti chiamati da Valle Virtuosa per esporre alla popolazione l’alternativa a freddo nei numerosi incontri pubblici e i «responsabili» sostenitori del pirogassificatore? L’idea di un dibattito pubblico era stata lanciata dal dottor Stefano Montanari, uno dei massimi studiosi al mondo di nanopatologie, presente la scorsa settimana a Pont-Saint-Martin e ad Aosta in occasione della proiezione del documentario Sporchi da morire. Montanari aveva invitato a confrontarsi pubblicamente con lui i membri del comitato Valle Responsabile, ma non mi risulta che l’invito sia stato accolto.

In assenza di contraddittorio, voglio ricordare le parole di Montanari che, dall’alto della sua competenza scientifica, ha sbugiardato la retorica dei «responsabili», affermando che il pirogassificatore è a tutti gli effetti un inceneritore, per così dire la sua «traduzione patois».

«L’inceneritore è brutale perché prende l’immondizia e la brucia», ha spiegato lo scienziato. Il pirogassificatore invece brucia gas caratterizzato da una composizione molto variabile, che mescola diversi elementi metallici, al punto che non si può dire esattamente da cosa è composto. Questo perché ogni secondo l’impianto brucia qualcosa di diverso. «L’inquinamento da inceneritore è allora diverso da qualsiasi altro, perché produce una varietà infinita di inquinanti, dati da reazioni chimiche sempre diverse». Il punto è che tali inquinanti agiscono in sinergia tra loro aumentando la tossicità in maniera non quantificabile.

«Quando si dice che si filtreranno il 99,9% delle polveri», ha detto ancora Montanari, «si dice la verità, ma ci si riferisce a quella minima parte di inquinanti, superiore per dimensione ai 2,5 micron, che è filtrabile». Il grosso delle polveri passa invece sotto forma di nanoparticelle, che hanno la dimensione adatta per infiltrarsi negli alveoli polmonari e circolare nel sangue, causando la rottura del Dna durante la duplicazione cellulare, con conseguenze in termini di patologie di sottosviluppo fisico e cerebrale del feto, tumori infantili, autoimmuni, infarti, ictus, sterilità, aborti, diabete, Parkinson, Alzheimer e autismo.

Queste esposte sono solo alcune delle ragioni che mi portano a rifiutare il pirogassificatore. Sono ragioni tecniche e sanitarie. Che qualcuno la metta in politica è non solo inevitabile, ma persino legittimo, se si pensa che dovrebbe esistere una politica alta, interessata al bene comune. Da parte mia, c’è il desiderio di impedire una scelta che considero catastrofica per la salute, oltreché lesiva della mia possibilità di partecipazione in quanto cittadino alle decisioni che mi riguardano direttamente.

Qualunque cosa accada martedì, domenica 18 novembre all’ora di apertura dei seggi o giù di lì io mi presenterò davanti alla scuola media Einaudi di Aosta e esprimerò pubblicamente il mio «Sì», sia che il referendum si faccia, sia che la richiesta delle aziende costruttrici lo renda «inammissibile».

Invito tutt* a fare altrettanto.

>>> Confesso di essermi aiutato, nel citare le parole di Montanari, con questo articolo di AostaSera.

>>> A chi non lo avesse già visto raccomando il documentario ufficiale realizzato da Valle Virtuosa: è semplice, è chiaro e spiega tutto.

>>> Sugli interessi economici nella vicenda del pirogassificatore ricordo il bel dossier realizzato dai Giovani Comunisti della Valle d’Aosta.

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Cronaca giudiziaria

Italiano settantaseienne condannato a quattro anni di carcere (ridotti a uno per l’amnistia promossa dal governo Prodi nel 2006) e interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale. Restano due gradi di appello, perciò difficilmente il condannato si troverà a varcare la soglia di un penitenziario.

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