Ogni giorno una o più persone aderiscono alla "staffetta" di scioperi della fame organizzati dal presidio permanente No Dal Molin di Vicenza per protestare contro la decisione del governo di concedere il raddoppio della base militare americana. Oggi tocca (anche) a me (e visto che è ora di pranzo penso che tra un po' entrerò in crisi…). Per non dimenticare la lotta dei vicentini (sulla quale la nostra politica sta cercando di stendere una bella "mano" di oblio) per ricordare al governo che ogni giorno uno o più cittadini sono disposti a rinunciare persino al cibo per una questione morale, invito tutti quanti ad aderire cliccando qui.
Chi non avesse ancora sottoscritto l'appello di Emergency per la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi può farlo qui.
Segnalo poi per chi fosse interessato due appuntamenti dal ttolo Un altro Afghanistan è possibile? La missione Nato-Isaf contributo o ostacolo verso il futuro democratico del Paese? l'incontro è con Vittorio Agnoletto, di ritorno da una missione a Kabul. Le date sono le seguenti:
Galliate (NO) – Martedì 3 aprile, ore 21 al Castello di Galliate, Sala consiliare. Partecipa Cristina Cattafesta (Cisda, Comitato italiano di solidarietà con le donne afghane); Torino – Mercoledì 4 aprile, ore 21, nell’aula magna dell’istituto Avogadro, via Rossini 18. Partecipa Laura Quagliolo (Cisda, Comitato italiano di solidarietà con le donne afghane). Info e contatti: 02/87395155.
Ancora una segnalazione: Incompatibili con la guerra e il neoliberismo Assemblea nazionale domenica 15 aprile ore 10 – Roma, Centro Congressi Frentani, via dei Frentani, 4 (per informazioni sinistra critica
).
Non riesco davvero a spiegare altrimenti la sudditanza dei Paesi occidentali, e in particolare delle nazioni europee, ai desideri di una tra le amministrazioni americane più inette e guerrafondaie di sempre. Non crede anche lei, Presidente Prodi, che i cittadini italiani abbiano il diritto di sapere? C’era parso di capire, quando ancora sull’Italia regnava il suo predecessore, che con il nuovo governo sarebbe cambiato qualcosa. A pagina 109 del programma elettorale, tanto per fare un esempio, avevamo letto che il nuovo esecutivo si sarebbe impegnato in una revisione delle servitù militari. Nessuno si aspettava, però, che tale revisione avvenisse al “rialzo”, con la costruzione della nuova base di Vicenza, l’ampliamento di Sigonella, l’acquisto di più di 100 caccia bombardieri F-35 (con fondi presi non già dal bilancio della Difesa, ma da quello delle Attività Produttive). Accanto a tutto ciò, bisogna registrare il rinnovato impegno del governo al fianco dei soldati americani in Afghanistan, quei soldati intenti, ormai da settimane, a sganciare migliaia di bombe e proiettili all’uranio impoverito sul Paese alleato. Lo sa, signor Presidente, che in molti non riusciamo più a capire chi sono i buoni e chi i cattivi?
La circolare ribadisce la «particolare importanza» di questo momento, che «conclude un percorso scolastico nel quale
esame all’università, mi chiedevano che voto avevo preso. Se era bello, volevano sapere se ce n’erano stati altri o no, quasi che il voto acquistasse un’importanza maggiore se l’avevo preso solo io. Che senso ha? Perché paragonare? Il presidente di un’associazione di consumatori ha risposto al ministro dell’economia dicendo che non è vero niente, che le tariffe europee sono più basse e ha fatto l’esempio della tratta Roma-Fiumicino che costa circa 11 € contro i 2 euro e qualcosa dell’analoga tratta che unisce l’aeroporto di Bruxelles alla capitale belga. Ha anche fatto notare che spesso in Italia il servizio non vale il prezzo del biglietto. Ma il punto non è questo: se anche in Italia i treni costassero veramente di meno, che bisogno ci sarebbe di aumentare le tariffe? Per quale ragione dovremmo rendere tutto più caro? Perché altrimenti Trenitalia rischia di fallire? No: solo perché altrove è così. Perché facciamo i paragoni!
definitivamente il decreto sulle missioni all'estero. Mentre nell'aula si discute la missione, un centinaio di persone manifestano davanti a palazzo Madama contro la "vergogna" di un governo di guerra. Appena cento persone, cento contro le 100.000 di Vicenza e, a dire il vero, ieri non c'ero neanch'io. Dentro l'aula, Calderoli ringrazia come sa fare lui la disponibilità del governo ad accogliere il suo ordine del giorno (che garantirà maggiore sicurezza ai nostri soldati) gridando alla sinistra: "Dove le avete messe le bandiere della pace? Ora che siete al governo non servono più?". Qualcuno, scrive Matteo Bartocci sul manifesto di oggi (a pagina 3), tira un sospiro di sollievo, perfino in Rifondazione: "Per un anno di Afghanistan non se ne parla più".