
E, poco prima dell’alba, il plotone si mise in marcia per raggiungere il luogo dell’esecuzione.
Una precisazione prima dell’articolo
Il post che segue ha avuto una discreta fortuna di visite (più di 500 in pochi giorni)
e io sono piuttosto imbarazzato nel precisare di essere partito in quarta
prima di conoscere alcune informazioni. Il presidente della Regione
Lazio, per cominciare, aveva già ammesso le sue frequentazioni, cosa
che non sapevo al momento della pubblicazione dell’articolo. In secondo luogo – il che mi sembra più rilevante – ha ammesso di aver tentato di pagare i ricattatori per mettere tutto a tacere, il che naturalmente è inaccettabile, soprattutto da parte di un amministratore pubblico.
Il tono che ho utilizzato tende un po’ troppo a trasformare Marrazzo in una sorta di perseguitato, ma in realtà non era mia intenzione difendere il governatore del Lazio. Volevo invece mettere in evidenza le differenze rispetto al caso Berlusconi (credo che in questa luce l’articolo possa ancora essere letto).
Nel caso del (poco) cavaliere, infatti, la corruzione trasforma i favori (sessuali, ma non solo) in candidature o posti in tivù, cioè si erge a sistema di governo,
ciò che non avviene con Marrazzo. Limitatamente all’aspetto sessuale
della vicenda, questo secondo scandalo è ingiustificato, se si basa
sulla censura di comportamenti o gusti personali e in
quanto tali privati. Per tutto il resto, i rilievi penali della
questione sono un argomento che la magistratura deve valutare.
Nessuno mi toglie dalla mente, in ogni caso, che sia interesse del capo del governo
(e padrone della maggior parte dei media) allontanare l’attenzione
dalle sue disavventure montando un caso mediatico che porti non a
biasimare la ricattabilità di un amministratore, ma a mettere tutto nello stesso calderone (Pd e Pdl, Marrazzo e villa Certosa), al fine di minimizzare i comportamenti del premier dietro l’alibi di un improponibile «così fan tutti».
Piero Marrazzo. Ultime notizie dal regime.
Ora, io non so se Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, sia uso praticare o meno transessuali.
Sono cose che riguardano lui e, al limite, la sua famiglia.
Facciamo due ipotesi.
Una: è tutto vero. E allora? Cambia qualcosa alle qualità dell’uomo
politico? Se ha fatto bene fin qui non c’è nessuna ragione per cui lo
scandalo debba travolgere il suo lavoro. Se fin qui ha fatto male, non
è uno scandalo sessuale che fa la differenza. Invece, ci si permette d’infangare un essere umano nel nome di una morale bigotta, venduta come l’unica possibile.
Seconda ipotesi: non è vero niente. E Marrazzo è vittima
due volte: come politico, visto che si è autosospeso, e come essere
umano, che teme di perdere la propria dignità e magari la famiglia.
Sono queste le cose con cui gioca chi non si fa problemi a gettar fango addosso agli altri. Continua a leggere
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