Tanto per dire

  Il castello di Quart (Aosta)
 Hanno il sapore della solitudine certi ricordi.
 Feriscono come una musica dimenticata; portano indietro alle illustrazioni dei libri remoti, quelli di scuola, quand’eri bambino.
 Il mondo, il sole; il freddo, pure.
 Passeggio nel bosco, fra rami e fusti ischeletriti dall’inverno.
 I piedi mi portano un po’ più in alto, finché il panorama si apre: le case in miniatura, lontane, fan molto presepio.
 Da piccolo lo facevo enorme, ci mettevo dentro di tutto. Poi, con il colino e la farina, gli cambiavo colore.
 Le grandi nevicate della Palestina!
 
 L’aria è pungente, ma secca. Basta convincersi, per non sentire il freddo. Butto fuori dalla bocca il fiato fumante. Sotto la giacca  a vento, il pile e tutti gli altri strati comincio ad avere caldo.
 
 
Ultimamente riesco meno a uscire. Una tastiera ingombrante, quella che pigio.


 L’immagine di questo scritto raffigura il castello di Quart (Aosta)
 

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Libertà e perline colorate

 

 Il tempo tiranno
mi sta tenendo lontano da internet, ma devo assolutamente commentare due notizie importanti. La prima è positiva: lunedì sera abbiamo avuto la presenza di Vittorio Arrigoni al circolo Arci di cui faccio parte, l’espace populaire di Aosta. Chi è Vittorio credo che i lettori abituali del blog lo sappiano – ormai – a memoria. Lo ripeto per gli altri.
 
Vittorio, online con il blog Guerrilla Radio, è un attivista per i diritti umani che fa parte dell’ISM (International Solidarity Movement), associazione attiva in Palestina. Vittorio era presente a Gaza durante i bombardamenti israeliani di un anno fa, che hanno mietuto più di 1300 vittime e causato danni materiali immensi in un’area già povera, colpita da un assedio che non lascia passare neppure i materiali per la ricostruzione o il cibo necessario alla vita di un milione e mezzo di persone.
 Vittorio ha raccontato ciò di cui è stato testimone nel libro «Gaza. Restiamo Umani», che invito ad acquistare, a leggere e a far ordinare alle biblioteche della vostra zona (ed. manifestolibri, 7 €; i diritti dell’autore sono devoluti interamente al
Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution, impegnato
nella protezione dell’infanzia nella Striscia di Gaza insieme a una
rete di 21 organizzazioni locali).
 Lunedì scorso, nonostante qualche difficoltà iniziale col videoproiettore (che mi ha distratto al punto di farmi dimenticare di scattare qualche foto), la serata è stata bella e molto toccante. Vittorio ci ha accompagnati attraverso l’inferno delle bombe e quello della quotidianità della Gaza di oggi, dopo il cessate-il-fuoco. Abbiamo visto, attraverso le sue parole e i filmati che ci ha mostrato, le ambulanze trasformate in obiettivi militari, il tiro a segno deliberato dei soldati d’Israele sui pescatori palestinesi in mare, o sui contadini che cercano di raccogliere il prezzemolo, scortati da volontari internazionali dell’Ism "armati" soltanto di un megafono e di una pettorina gialla, a indicarne l’appartenenza a quella parte del mondo in cui la vita conta ancora qualcosa. Perché, come ci ha detto Vittorio, «per un soldato israeliano è molto facile uccidere un palestinese. Più difficile è uccidere un occidentale». Continua a leggere

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Visto negato

 Pubblico ancora un’e-mail di Arnela, insieme a Luca «inviata» del blog in Medioriente. Parla del tentativo (fallito) di ottenere un visto per Israele e la Palestina. Il titolo, cretino, l’ho aggiunto io.
 
Mi accorgo di non aver pubblicato nulla sulla loro tappa in Siria; rimedierò a breve, oggi non ce la faccio.
 
 Visto negato
 di Arnela
 
 
Nel momento in cui vi abbiamo posto il quesito sulla nostra seguente tappa speravamo di scrivervi qualche giorno dopo dalla Palestina. Avevo chiesto il visto all’ambasciata israeliana di Amman e quando ho richiamato, circa una settimana dopo, mi hanno detto che era tutto a posto, di passare a ritirarlo.
 Abbiamo davvero creduto di poter passare almeno un mese tra West Bank, Gerusalemme e un kibbutz vicino a Gaza, che già avevamo contattato. All’arrivo ad Amman mi sono presentata all’ambasciata. Eravamo certi di partire il giorno dopo e invece… la domanda di visto è stata rifiutata. Mi sono sentita così male, per l’ennesima volta. Avrei voluto strapparlo quel passaporto… Abbiamo passato un paio di giorni tra delusione e incertezza, vagabondando per la caotica Amman. Continua a leggere

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Il No-B Day in Giordania

 
 Quello che segue è un nuovo resoconto di viaggio di Arnela e Luca (che considero ormai veri e propri «inviati del blog»), che hanno attraversato il Kurdistan per giungere in Giordania, lungo un itinerario che si sta precisando soltanto al momento di percorrerlo. Mi sembra che tutto ciò sia nello spirito del «camminante», personaggio immaginario, o reale, cui è intitolata una sezione di questo blog, sotto le vesti del quale si cela chi vuol vedere con i propri occhi e con i propri piedi che gli esseri umani sono gli stessi in ogni angolo del mondo o, all’inverso, che ci son genti e culture infinitamente più sagge della nostra, da cui avremmo interesse a imparare. È, più semplicemente, lo spirito di chi mette terra sotto i piedi per il gusto di andare, vedere, scoprire «la luna piena nel deserto di sabbia rossa».

 

 E dalla Giordania Arnela e Luca (come dimostrano le foto – le più piccine cliccabili) hanno trovato il modo di partecipare al No-B Day. Suppongo che da lontano quest’italietta aggrappata alle smorfie siliconate di un vecchio clown come alle parole di un profeta appaia ancora più volgare e patetica…
 
 Siamo tutti nomadi
 
di Arnela
 


 È davvero difficile immaginare la neve che dite ci sia dalle nostre parti. Il dio dei viaggiatori ci ha regalato finora tanto tanto sole…
 L’ultima nostra mail risale a Damasco… ed è da lì che abbiamo preso il volo verso un viaggio più profondo, autentico, il viaggio che ti cambia.

 Partiamo, come da rituale, dagli incontri, dall’incontro. Aitor, un po’ basco e un po’ nomade, che sta "rientrando" a casa dopo due anni di giro per il mondo, per terra e per mare.
 Abbiamo abbandonato l’idea del Libano quasi per caso ed ora ci rendiamo conto che forse è stato qualcosa di più…
 Ci siamo immersi insieme nel regno di Giordania, nella Giordania dei palestinesi e in quella dei beduini. Amman e le altre città sono infatti abitate (e costruite) dai palestinesi che dal ’48 in poi si sono spostati da questa parte del fiume. Questo è l’unico Paese che gli permette di avere la nazionalità e il passaporto. Sono qui da almeno tre generazioni e per molti di loro vedere la loro terra è solo un sogno. La natura invece, le montagne, i deserti e i mari, appartengono ai beduini.
 Ci siamo lasciati trasportare dall’autostop, dal caso e dagli inviti in molti pezzi di questa terra così ospitale. Abbiamo trovato sorrisi di bambini e anziani, materassi e ottimi cibi ovunque.

 Sul Mar MortoCenare con le mani

 Pensavamo di lasciare Amman solo per qualche giorno e invece… dopo un bagno nel Mar Morto, la massima depressione terrestre, ci siamo ritrovati a piantare pomodori, lavarci in una sorgente termale (d’acqua dolce che dopo il Mar Morto non è male…) e dormire sotto le stelle, accanto al campo. Incredibile pensare che soltanto il giorno dopo eravamo ospiti di una ricca famiglia che aveva abbandonato la tipica tenda beduina per una casa, moderna ma tradizionalissima. Il padre era stato la guardia del re Hussein per 25 anni. Il giorno dopo ci siamo trovati a cena da un’altra famiglia ancora, nel villaggio di Dana, a mangiare con le mani, alla loro maniera, tutt’altro che facile. Continua a leggere

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L’inceneritore che rientra dalla finestra

  Gino De Dominicis - Calamita cosmica
 Riassunto delle puntate precedenti e cenno introduttivo alla nuova puntata.
 Dopo le elezioni regionali e le speranze suscitate dalla decisione della nuova giunta di rinunciare alla costruzione di un termovalorizzatore a alle porte d’Aosta per bruciare i rifiuti valdostani (compresi quelli riversati negli anni nella discarica regionale), sembra che l’incenerimento continui a essere l’unica soluzione che l’amministrazione regionale sia disposta a prendere in considerazione per eliminare i rifiuti indifferenziati.
 
Quello che segue è un comunicato stampa di Rifiuti Zero Valle d’Aosta, che mette in guardia la cittadinanza sul riproporsi della soluzione-inceneritore, giusto un po’ mascherata…
 
 Era uscito dalla porta, e ora, più piccolino e un po’ truccato tenta di rientrare dalla finestra. La Giunta regionale ha approvato ieri [il primo dicembre, ndr] una delibera che modifica sostanzialmente la scelta del trattamento finale dei rifiuti per la Valle d’Aosta, nonostante venga presentata in continuità con la delibera precedente. La soluzione verrà infatti ricercata «fra i sistemi innovativi che permettano di trattare il rifiuto valorizzandone la componente energetica attraverso impianti di pirolisi e gassificazione». Verrà quindi probabilmente costruito un piro-gassificatore, in altre parole un TRATTAMENTO A CALDO, ovvero una sorta di INCENERITORE, il quale però più che rilasciare le sostanze inquinanti in atmosfera ne trasferisce l’impatto sulle scorie, dove va a concentrarsi la maggior parte delle sostanze tossiche. Le scorie diventano quindi rifiuti pericolosi e dovranno essere smaltite in discariche per rifiuti speciali con costi molto elevati, altrimenti vi sarebbe il rischio di contaminare le falde acquifere. Continua a leggere

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Mai detto: «Strozzerei Berlusconi»

 pinocchio berlusconi

 Da adolescente
volevo fare un gruppo. Non sapendo suonare, sarei stato il cantante.
 Oggi ho fondato un gruppo. Su Facebook.
 Si chiama – tenetevi forti – Mai detto: «Strozzerei Berlusconi».
 Credo che di fronte a un premier che suggerisce che la mafia non esiste, o lascia intendere che di certe cose non bisogna parlare, sia necessario prendere la parola e dire: non parla nel nome del popolo italiano (e in ogni caso non nel mio!).
 Invito tutte e tutti a iscriversi a un gruppo che, nonostante il titolo (lo preciso per evitare polemiche strumentali)
, NON nasce per strozzare Silvio Berlusconi.
 Di seguito la descrizione del gruppo.
 
 
Mai detto: «Strozzerei Berlusconi»
 
 Sabato 28 novembre 2009, tanto per opporre qualche punto fermo a chi crede che il passato sia modificabile a furia di smentite, il premier italiano Silvio Berlusconi ha dichiarato: «Se trovo chi ha girato nove serie della Piovra e scritto libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo, giuro che lo strozzo». Non ho idea se la rituale smentita sia già pervenuta alle agenzie di stampa o meno e sicuramente il (poco) Cavaliere sarà stato male interpretato dai microfoni e dalla pellicola, ma ciò non modifica la lettera e il senso dell’affermazione che gli è scappata di bocca.
 Questo gruppo nasce, per reazione, al fine di dimostrare l’assurdità e la pericolosità di un simile discorso. A scopo preventivo, è stato intitolato da subito come una smentita, così da non dover subire querele e minacce di censura da parte di Berlusconi e del suo clan (ops, mi è scappato, ma del resto un clan ce l’aveva pure Celentano). Del resto, io non ho mai detto di voler strozzare Silvio Berlusconi e sfido il premier e i suoi avvocati a dimostrare il contrario. Continua a leggere

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No alla vendita dei beni confiscati

 Pubblico l’appello di Libera contro la messa in vendita dei beni confiscati alle mafie, una trovata che rischia di riconsegnare agli antichi proprietari, magari dietro la copertura di qualche prestanome, quanto recuperato alla legalità. L’attuale maggioranza parlamentare (quella che ha privatizzato l’acqua, tanto per intenderci sul livello d’interesse dimosrato verso la collettività) ha stabilito con un emendamento alla legge finanziaria appena passata al Senato, che i beni immobili non destinati a uso sociale entro un lasso di tempo di appena 3 mesi (6 per i casi più complessi) saranno messi in vendita.
 
 
Si tratta di un passo indietro enorme nella lotta alla criminalità organizzata, contro il quale tutt* le/i cittadin* hanno il dovere morale (e l’interesse, aggiungerei) di esprimere il proprio dissenso.
 
 Firma l’appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra

 Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
 
 Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. È facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.
 
 La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
 
 Leggi tutto e firma l’appello


 Leggi la rassegna stampa di Libera sull’argomento.

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