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Tra Pd e sindacati

mariobadino | 18 Ottobre, 2007 21:09

 Un cartellone elettorale per le primarie del PdSono democratica perciò decido io. Lo dice il cartello. E, al di là dell’ironia, è un cartello sincero. Esprime la voglia di decisionismo del mondo politico. Perché occorre fare le riforme, indispensabili per non far arretrare il Paese. Quali riforme, come, sono dettagli: ora c’è Veltroni. Habemus leader. Ma io perché dovrei essere entusiasta del Partito democratico? C’era il PCI (tempi di prima) e non occorre essere nostalgici filosovietici per capire che, quando c’era una forza dalla parte dei lavoratori, i lavoratori stavano meglio.
 All’indomani del sì al referendum sul welfare (a proposito, è interessante l’uso dell’inglese: almeno tre persone, chiacchierando, mi hanno confessato di non sapere che cosa sia il welfare), Rossana Rossanda scriveva sul manifesto che non dobbiamo essere «sorpresi e amareggiati per le misure prese dal governo di centrosinistra». Con chi pensavamo di avere a che fare? L’Unione ha vinto le elezioni mettendo insieme la sinistra e quei partiti democratici che non sopportavano «i traffici e il disprezzo della costituzione» da parte dell’esecutivo Berlusconi, «ma che perlopiù avevano lasciato alle spalle, come i Ds, o non avevano mai avuto, come la Margherita, un impegno sociale». Perciò di cosa ci stupiamo? Perché avevamo supposto che Prodi avrebbe fatto qualcosa di sinistra? Perché dovremmo credere che Veltroni sia meglio di un altro? E' la cornice il problema. Oggi i grandi partiti condividono la stessa ideologia, sono convinti assertori della centralità del mercato, non accettano che i dogmi neoliberisti possano essere messi in discussione dal semplice fatto che il compito dello Stato dovrebbe essere garantire la felicità dei cittadini.
 Il Partito democratico non fa certo eccezione. (Continua)

La Marcia Granparadiso estate e l'Aicram

mariobadino | 18 Ottobre, 2007 20:49

 


 
 Avviso al navigante.
Questa pagina è una specie di centro di smistamento. Decidi dove vuoi cliccare per conoscere l’esperienza della Marcia Granparadiso estate o quella dell’Aicram, la sua versione autunnale.
 Puoi inviare domande o materiale (fotografie, testi) a info.blog@libero.it

 

I risultati della prima Aicram e la premiazione della Marcia

mariobadino | 18 Ottobre, 2007 19:57

 Concorrenti impegnati nell'AicramL’evento. Domenica 14 ottobre si è tenuta la prima edizione dell’Aicram Granparadiso, la Marcia al contrario. L’Aicram “si cammina” lungo l’itinerario della Marcia di luglio, ma parte dalla fine, dal giro trionfale nei prati di Sant’Orso, per proseguire arrampicando verso le baite di Les Ors e ancora avanti, lungo i 50 km del tracciato. I partecipanti di questa prima edizione sono stati 9, ma solo in 5 abbiamo concluso il giro. Il vincitore si chiama Luigi Sorcelli, è insegnante di scuola media e abita a Nus (Aosta). Ha impiegato 9 ore e 8 minuti per giungere al traguardo. Secondi classificati, a pari merito, Paolo Rey, di Cogne, e chi vi scrive. Terzo, Agostino Guichardaz, di Cogne. Quarto classificato, Ivan Linty, di Gignod, vincitore dell’edizione estiva. Menzione particolare merita Barbara Tutino, pittrice cougneintze, che aveva partecipato all’edizione di luglio facendo tutto il percorso tranne Les Ors e domenica ha idealmente completato l’itinerario salendo fino a Les Ors per poi ritirarsi. Un’altra veterana della gara è Adelina Blanc, di Aymavilles, che è arrivata fino a Gimillan, mentre l’iniziativa si è arricchita della partecipazione di due nuove concorrenti, Barbara Tiritiello di Napoli, e Silvia Rinaldi di Aosta.
 Aicram e Marcia. Avendo partecipato a tutte e quattro le edizioni della Marcia, devo dire che il percorso, al contrario, mi è sembrato più faticoso (non sono stato l’unico a notarlo). Forse iniziare con un dislivello molto ripido (la salita a Les Ors con successiva discesa su Cretaz, ma anche l’ascesa da Epinel fino a Gimillan) non è la mossa migliore per preservare le gambe. Forse, invece, ero fuori allenamento. Fatto sta che il lungo falsopiano che da Lillaz arriva fino a Valmiana, nella Valnontey, mi è sembrato interminabile (e chi vuole sapere di che sto parlando può consultare l’itinerario o la mappa; attenzione, però: la mappa è quella di luglio, perciò va letta al contrario!).
 Lo spirito. La filosofia dell’Aicram è la stessa della Marcia: proporre un luogo e un’ora per un appuntamento e (non) organizzare un evento, cui tutti possano partecipare, senza bisogno d’iscrizione, pettorale, soldi. Non si paga per partecipare, non si paga per pubblicizzare, soltanto il vincitore paga, perché si compra la coppa da solo. Per ulteriori ragguagli, rimando al regolamento.
 La premiazione. A proposito di premi, domenica sera, finita la gara, si è proceduto alla premiazione del vincitore di luglio, Ivan Linty, che si è comprato la coppa, come richiesto dal regolamento. L’esibizione del trofeo (immortalata in questo scatto) conferma definitivamente la proclamazione del vincitore della Marcia di luglio, quarta edizione della Granparadiso estate.
 Il materiale. Come sempre, sul blog trovate un po’ di materiale per (ri) vivere insieme l’esperienza della Granparadiso. È sufficiente cliccare per avere accesso alla rassegna stampa, alle foto, ai testi dei partecipanti.
 Un grazie di cuore ai partecipanti, gli amici, i sostenitori.

licenzafissa commenta La Casta (e Ballarò)

mariobadino | 16 Ottobre, 2007 20:34

 Non ho mai letto il libro La Casta, di cui si parla tanto, ma in un commento a un articolo di un po’ di tempo fa, licenzafissa ne ha fatto una recensione, parlando anche di Ballarò. Copio e incollo, semplicemente.
 
 
L'autore di questo articoloL’altro giorno ho guardato un pezzo di Ballarò… Era un po’ di tempo che non lo guardavo, sarà più di un anno. La ricordavo come trasmissione tutto sommato apprezzabile, se paragonata ad altre, con un conduttore in gamba. L’altro giorno invece mi è venuta la nausea soltanto dopo 5 minuti: che schifo. Che vergogna. Che retorica. Che teatrino. Che falsità. Sarà l’effetto V-day, o cosa? Quello che un anno fa mi sembrava tutto sommato apprezzabile ora mi dà il vomito. Evidentemente la misura è colma. Il livello di sopportazione di un cittadino come me è andato oltre il limite. Forse prima si dava semplicemente la colpa a Berlusconi e soci, il problema era lui. L’attuale maxi governo di centro-sinistra sta dimostrando che il vero problema è ben più grosso, è l’attuale sistema politico, ovvero “La Casta” ben descritta e messa a nudo nel libro di Rizzo e Stella (oltre che dal Beppe nazionale). Un libro che pare abbia contribuito a risvegliare non poche coscienze in questi ultimi tempi. Sono andato ad ascoltare la viva voce di Rizzo l’altra settimana (a Pont-st-Martin). Raccontando alcuni fatti contenuti nel libro, con pacatezza non faceva che confermare scientificamente quello che “l’uomo medio” sospetta da sempre nei confronti della classe politica: di approfittarsene. Di ambire unicamente ad avere o a mantenere una poltrona. Di ambire a fare più soldi, non tanto per cattiveria, ma perché quando si è in posizioni di potere in questo sistema diventa naturale e scontato “favorire l’interesse particolare rispetto a quello collettivo”, per dirla con Rizzo.
Ebbene, alla luce di queste drammatiche conferme, mi è diventato insopportabile assistere passivamente all’eterna commedia messa in atto in trasmissioni come Ballarò (per non parlare di altre, che da tempo mi rifiuto di guardare). La scena è sempre la stessa: il politico al governo, interpellato rispetto al suo operato, anziché cercare di rispondere alle questioni tecniche poste dal presentatore, va all’attacco provocando gli esponenti del precedente governo. I quali, ovviamente, non possono resistere e iniziano a protestare animatamente senza aspettare il loro turno, dicendo che quando c’erano loro andava tutto bene, dando il via a miseri battibecchi assolutamente incontrollabili privi di ogni contenuto (a parte qualche numero o percentuale sparato a vanvera…) e mirati soltanto a gettar fango sull’altro. In tutto ciò, ed è qui che mi sono ulteriormente disgustato, il conduttore non interviene e lascia che il tutto degeneri allegramente(Continua)

Una vittoria storica, dicono così...

mariobadino | 12 Ottobre, 2007 14:56

Si lavora! - 2Pubblico questo articolo con un po' di ritardo. Ultimamente sono stato preso dal lavoro e dai preparativi dell'Aicram, che si è tenuta ieri e ha visto la vittoria di Luigi Sorcelli, insegnante di Nus (Aosta). Nei prossimi giorni racconterò la vicenda. Ma voglio tornare sull'accordo sul welfare, votato dai lavoratori. Del resto, mica dobbiamo per forza seguire i media, che dopo due giorni decidono che un argomento è vecchio. E poi di che dovremmo parlare? Del Partito democratico? Iniziamo, allora. 81% di sì. I giornali parlano del trionfo dei sindacati confederali. Epifani, intervistato dalla Stampa, dice che «ora non ha più senso sfilare il 20 ottobre». Tanta euforia mi fa pensare che forse m’ero sbagliato: pensavo che il sindacato volesse solo evitare la caduta del “governo amico”, invece voleva proprio difendere l’accordo. Delle due l’una, allora: o i sindacati sono in malafede e hanno svenduto i lavoratori alle ragioni (all’interesse) dell’impresa, o sono in buonafede. Volendo credere alla seconda ipotesi, mi chiedo una volta di più: perché tanta miopia? E come spiegare la miopia dei lavoratori, che hanno scelto il sì nell’81,59% dei casi? Solo i metalmeccanici hanno detto di no (col 52,5%), mentre in altri comparti si sono raggiunti consensi bulgari (scontato – ?! – il 99,81% dei pensionati; imponente il 90,32% dei tessili). In cerca di una spiegazione, accetto di prendere in considerazione di essere io quello che non ci vede bene. Ma torno a dire: i soldi ci sono, i conti dell’inps vanno bene, certe scelte (spese militari, regali all’impresa) non sono obbligatorie e, a queste condizioni, trovo vergognosa l’idea che quando andrò in pensione (se ci andrò) avrò il 50% dell’ultimo stipendio. Trovo vergognoso che i lavoratori precari continueranno a essere sottoposti a forme contrattuali atipiche. Trovo una presa per il culo mandare i lavoratori usurati a casa tre anni (tre anni!) prima, e solo 5 mila all’anno.
 A tutti gli entusiasti chiedo un istante di riflessione su questi dati. A tutti i disperati chiedo lo stesso. Ma se, a riflessione conclusa, prevalesse il disagio, invito a esprimerlo, innanzitutto partecipando alla manifestazione di sabato a Roma. Con buona pace di Epifani.

NO!

mariobadino | 11 Ottobre, 2007 23:41

 Si lavora! - 1NO! NO! NO! Voglio dire, ha vinto il sì, purtroppo, com'era logico aspettarsi. E ciò, secondo me, vuol dire meno welfare e nuovamente arrendersi all'americanizzazione della società. In Italia come nel resto d'Europa. E del mondo. E' la globalizzazione, dicono. Ma non ho mai capito perché un mal comune dovrebbe essere un mezzo gaudio... Che cosa penso dell'accordo del 23 luglio l'ho detto QUI. QUA, invece, ho riportato un intervento di Giorgio Cremaschi, che certe cornacchie, in rete danno già per ridimensionato. Manca soltanto QUO, e poi abbiamo fatto tutti i nipoti di Paperino. Del resto, dobbiamo vivere in America. Che cosa penso dell'accordo, però, ho voluto dirlo anche a Prodi con una mail. Tra l'altro: mi scuso con il Presidente, ma il limite di 3000 caratteri (spazi inclusi) mi ha obbligato a "limare" il testo della lettera al limite della sciatteria, come si fa con gli sms. Il servizio mi ha risposto che il Presidente mi ringrazia per l'invio del mio messaggio al quale sarà risposto al più presto. Mi farebbe piacere, come cittadino. Intanto lo pubblico qui di seguito...
 
 Gentile Presidente,
 non legga quanto dirò in chiave polemica, né consideri le mie parole come quelle di un qualunquista. Le scrivo come cittadino italiano e penso che conoscere l’opinione dei propri amministrati sia dovere e interesse di ogni governo.
 Beppe Grillo arringa le folle contro i costi della politica, che non fanno piacere a nessuno; io dico che se chi ci governa fosse all’altezza del proprio ruolo nessuno si chiederebbe quanto guadagna. Parliamoci chiaro: può affermare, in tutta onestà, di stare rispettando gli impegni assunti attraverso il programma elettorale? E se la risposta è no che cos'è che non va? Erano sbagliati gl'impegni o è sbagliata l’Unione? (Continua)

Campagna per un'Italia Zona libera da Armi nucleari

mariobadino | 07 Ottobre, 2007 22:24

  Ancora espace, venerdì sera. Incontro con Giovanni Salio, già ricercatore presso il Dipartimento di Fisica generale dell'Università di Torino, oggi presidente del Centro studi Sereno Regis, e con Piercarlo Racca del Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento e del Centro studi Sereno Regis. Titolo della serata: “Armi nucleari: dalla politica del terrore alla politica dei terrorismi”. Esordisce Piercarlo Racca, che ripercorre la storia del Movimento nonviolento in Italia e delle sue campagne, come quella sull’obiezione di coscienza al servizio militare, o quella contro le centrali nucleari (nel nostro Paese ne erano previste 20). «Con la fine della guerra fredda», dice Racca, «si era diffusa l’illusione che si potesse fare a meno delle guerre, mentre in realtà le spese militari sono aumentate». Anche gli impegni presi a livello internazionale, come il Trattato di non proliferazione nucleare firmato dal nostro Paese, sono stati spesso disattesi. L’Italia oggi ospita sul suo territorio 90 testate nucleari Usa, depositate nelle basi di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone). La proposta d’iniziativa popolare per rendere l’Italia zona libera dalle armi atomiche è un segnale di cambiamento che si vuole dare anche se, dice Racca, «i precedenti non sono confortanti circa le leggi d’iniziativa popolare». Non è mai successo, infatti, che il Parlamento abbia accettato di discutere una legge d’iniziativa popolare. «Questo è il rispetto della popolazione da parte della casta», commenta Racca, secondo il quale la proposta di legge (il cui testo pubblico in appendice all’articolo) potrebbe comunque contribuire a invertire la folle corsa al riarmo cui stiamo assistendo. «I nuovi aerei F-35, ad esempio, costeranno tra i 90 e i 100 milioni di euro cadauno. L’Italia ne acquisterà un centinaio (si parla di 131 velivoli, ndr). Ma qual è la loro utilità?».
 Dare lo sfratto alle atomiche statunitensi non dev’essere considerato inattuabile. Lo hanno già fatto la Grecia e la Spagna. (Continua)

Per non dimenticare Anna Politkovskaja

mariobadino | 05 Ottobre, 2007 20:26

 Giovedì sera: espace populaire ha ospitato Andrea Riscassi, giornalista di Tg3 Lombardia. Intervento-dibattito dal titolo Per non dimenticare Anna Politkovskaja, la giornalista russa uccisa con quattro colpi di pistola da un killer che il 7 ottobre dello scorso anno, giorno del compleanno di Putin, ha agito a viso scoperto, sicuro della propria impunità. Anna Politkovskaja è morta per aver denunciato il ridimensionamento delle libertà civili e politiche nella Russia del nuovo zar e la sua morte pesa sulla coscienza dei governanti russi, rivelando oltretutto l’ipocrisia dei Paesi occidentali: fatta eccezione per Marco Pannella, ai funerali della giornalista non era presente alcun parlamentare europeo.
 Anna Politkovskaja ha sempre avuto nel mirino Putin e la società russa, per la quale additava il rischio di “cecenizzazione”. «Ciò che facciamo in periferia», diceva, «si ripercuoterà sul centro». In Cecenia, stuprando e uccidendo, l’esercito russo alleva i futuri kamikaze. Anna non se l’è mai presa con le categorie: ha sempre fatto nomi e cognomi, come quello del generale Budanov, che ha stuprato e strangolato una ragazza cecena.
 «Se Anna Politkovskaja è morta», dice Andrea Riscassi, «è perché oggi in Russia è in atto un arretramento della società civile». Dopo il cambiamento della legge elettorale, per non fare che un esempio, si sa già in anticipo che le elezioni saranno vinte dal partito del Presidente. Il 60% della popolazione ha dichiarato che voterà per chiunque sarà indicato da Putin come suo successore. La gente si è adeguata al cesarismo.
 Negli ultimi anni, il Presidente Putin è stato “sdoganato” in Europa, in particolare dall’«amico» Berlusconi e dall’ex premier tedesco Schroeder, che hanno provveduto a inserirlo nel consesso dei governanti internazionali. Su iniziativa statunitense, la Russia ha avuto accesso al G8, benché in realtà non possegga i requisiti (non solo) economici degli altri Paesi che ne fanno parte. Frattanto, Putin ha avuto modo di fare alcuni passi verso una politica di potenza, per vedere come avrebbe reagito l’Occidente. L’Occidente non ha reagito. La Russia è ai ferri corti con la Georgia, la Polonia, la Moldavia, ma l’Unione europea non ha ancora ritenuto di dover chiedere conto dell’atteggiamento di Mosca. Lo scorso inverno c’è stata la crisi del gas con l’Ucraina, voluta dal Cremlino per testare il proprio margine di manovra. Dall’oggi al domani, Putin ha chiuso i rubinetti del gas. 50 anziani sono morti di freddo. Entro il 20 di questo mese, Gazprom vuole vedere tutti i propri crediti saldati, oppure cesserà l’erogazione del gas verso l’Ucraina. Eppure, in Europa, insieme ai tedeschi, siamo i più filorussi e Gazprom venderà gas in Italia. Con il cambio di governo non c’è stata alcuna discontinuità nella nostra politica verso la Russia. (Continua)

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