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Il "pacco-sicurezza"

mariobadino | 30 Ottobre, 2007 14:32

 Vai in prigione direttamente e senza passare dal VIA!"Non è aumentando le pene che si risolvono i problemi", dice il ministro Ferrero, motivando la sua astensione su alcuni punti del pacchetto sicurezza votato dal consiglio dei ministri. "I sindaci devono occuparsi di amministrare e le forze dell'ordine della sicurezza", aggiunge. "E' sbagliato sbattere in galera chi vende borse griffate contraffatte: non è un'emergenza sociale". E, infine, non è utile "escludere sempre le pene alternative". "Penso che il carcere per le piccole detenzioni, specie per i più giovani, non sia un elemento che aiuta a recuperare chi commette dei reati". Parole piene di buon senso, che sottoscrivo volentieri. Infatti, dopo l'indulto, misura votata dalla maggioranza assoluta dei parlamentari ma oggi dagli stessi variamente rinnegata, le carceri nostrane hanno già superato il limite di capienza regolare. Tra poco si tornerà ai livelli di sovraffollamento che hanno giustificato l'indulto. Bisognerà ripetere tale misura, quindi, oppure lasciare in condizioni disastrate la popolazione carceraria della Penisola. Alcuni, credendosi furbi, propongono di costruire altre carceri: lavori, soldi, cemento. Ma se davvero continueremo a individuare nella carcerazione l'unico intervento applicabile a chi commette reati (anche se il reato è essere clandestino senz'avere altre colpe, o aver fumato qualcosa di proibito, o magari aver proposto di lavare un vetro) di quanti nuovi carceri dovremo costellare la nostra liberissima Italia?
 
Sono contento che il ministro Ferrero abbia proposto un criterio diverso: la prigione va usata per le "emergenze sociali": soltanto quando lasciare una persona in libertà potrebbe essere pericoloso per tutte e per tutti. Se così non fosse, non vi sarebbe alcuna differenza tra sanzione e vendetta. Intanto, però, il ddl è passato e la filosofia repressiva che lo ispira sembra ancora una volta vincente...
 Bene invece l'aver ripristinato pene severe per il reato di falso in bilancio. Senza paura di contraddirmi, poiché si tratta di un reato potenzialmente dannosissimo per la società, non esito a definirmi contento del fatto che, per una volta, il governo abbia messo gli occhi sulla sfera sociale più alta...

Evviva Trenitalia!

mariobadino | 28 Ottobre, 2007 21:30


 
 I binari si perdono lontano, dove l’orizzonte accoglie l’infinito.
 Quando ci abituano a viaggiare stipati come buoi, dopo diventa difficile protestare per la privazione dei diritti. L’abitudine fa e dopo un po’ crediamo anche alle loro barzellette: che non ci siano i soldi, per cominciare, quando si danno fondi sempre più consistenti alla Difesa, quando si fanno sgravi a imprenditori impegnati a precarizzare l’intera società nel tentativo donchisciottesco di competere coi cinesi sul costo del lavoro, quando ci si prodiga in aiuti alle scuole private. Tutto ciò ha ben poco di costituzionale, perché i tre aspetti sopra citati cozzano mirabilmente con altrettanti articoli della Costituzione. (Art. 11: L'Italia ripudia la guerra; Art. 4: La Costituzione riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto; Art. 33: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza onere per lo Stato) Forse la rivoluzione la fanno i poveracci, perché chi c’ha ha troppo per rischiarlo. Così la nostra società ha compiuto il gran prodigio, tenendoci sospesi in mezzo a un limbo: troppo benestanti per volerci ribellare, troppo poveri per far valere i nostri diritti. Siamo una massa di consumisti a rischio povertà, pronti a scannarci per una manciata di perline, a dare addosso al primo lavavetri, che c’indispone per la troppa somiglianza con noialtri. (Continua)

Lettera ai segretari della "Cosa rossa"

mariobadino | 25 Ottobre, 2007 22:48

 
Roma, 20 ottobre 
 Ho scritto ai segretari di Comunisti italiani, Rifondazione, Sinistra democratica, Verdi.
La mia lettera vuole essere un incitamento a far bene, senza perdere tempo, sull'onda del successo della manifestazione di sabato. Ma per essere sinistra non basta unirsi: bisogna garantire le istanze di un popolo, e dettare qualche condizione.
 Diliberto ha risposto! E' la prima volta che un politico prende in considerazione una mia lettera, cioè la lettera di un cittadino. Sono molto contento e ho deciso di pubblicarla in calce all'appello. Dopo Diliberto ha risposto anche Mussi. Prendo atto del fatto che non tutti i politici sono ugualmente distanti. Naturalmente, anche questa seconda lettera è pubblicata sotto l'appello.
 

 Alla cortese attenzione degli onorevoli Oliviero Diliberto, Franco Giordano, Fabio Mussi, Alfonso Pecoraio Scanio e, per conoscenza, all’attenzione del Presidente del Consiglio, on. Romano Prodi, del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ai mezzi d’informazione.

 Giovedì 25 ottobre 2007


 Carissimi compagni,
 (poiché così vi piace ancora essere chiamati) al tempo in cui PC non significava ancora personal computer esisteva un motto che diceva: «Proletari di tutto il mondo, unitevi». Oggi dobbiamo chiederci per prima cosa se non sia estinto lo stesso concetto di «proletario», il che dovrebbe imporci di cercare di capire che cosa voglia e debba essere la sinistra oggi, in Italia e nel mondo. La manifestazione del 20 ottobre a Roma, contro ogni precarietà, contro la guerra, per i diritti di tutte e di tutti fornisce un programma chiaro da seguire, un invito, da parte del popolo di sinistra, i vostri elettori, la base, a ricominciare un’azione politica «altra», a partire da una piattaforma precisa, non negoziabile(Continua)

Ancora sul bavaglio a internet

mariobadino | 25 Ottobre, 2007 22:20


 
All'estero si ride...
 
 Che cosa penso esattamente di Beppe Grillo lo dirò prima o poi. Sicuramente, è bene che di certe cose si occupi lui. La notizia del ddl incriminato dovrebbe essere partita da qui, ma è un fatto che solo dopo l'interessamento del comico genovese il Consiglio dei Ministri abbia fatto un mezzo dietro front (solo mezzo, a quanto pare). Addirittura, la notizia è stata pubblicata da boing boing, il terzo blog del mondo (è divertente leggere i commenti), e dal Times.
 Non deconcentriamoci...

Marco Travaglio presenta Uliwood Party

mariobadino | 24 Ottobre, 2007 16:48

 
 
 
Tre istantanee e tre diverse angolazioni dell’espace populaire di Aosta gremito per Marco Travaglio, in occasione della presentazione di Uliwood Party, volume che raccoglie gli articoli pubblicati dal giornalista sull’Unità, cronaca impietosa del primo anno e mezzo di governo del centrosinistra. Quello che segue è il racconto della serata, nella quale Travaglio ha “distrutto”, col suo stile sarcastico ma estremamente puntuale l’attuale maggioranza di governo. Le idee esposte non coincidono sempre con le mie, anche se – nel complesso – il mio giudizio sull’operato del governo Prodi è altrettanto negativo.
 Come chi mi segue da un po’ aveva forse intuito.

 

 
Marco Travaglio all'espace populaireTravaglio esordisce brutalmente, dicendo che quando il governo cadrà (molto presto) se lo sarà abbondantemente meritato. In due anni, infatti, l’attuale maggioranza è riuscita a bruciare grandissima parte del consenso che le aveva consentito di vincere le elezioni. Le cose buone fatte dall’esecutivo di centrosinistra sono, secondo Travaglio, due. Da un lato il ritiro dei nostri soldati dall’Iraqma, per qualche ragione misteriosa, non dall’Afghanistan») e dall’altro la politica di risanamento economico. Travaglio loda l’uscita del ministro dell’Economia, Padoa Schioppa, che ha definito «bellissime» le tasse, perché è stato l’unico a farlo. Negli ultimi anni, infatti, il berlusconismo si è esteso talmente che molti, anche nel centrosinistra, sono diventati berlusconiani senza neppure accorgersene. Quando nel ’94 il Cavaliere aveva detto che l’evasione fiscale non era un male, c’era stato un grande moto d’indignazione. Oggi no. Per Berlusconi bisogna tagliare le tasse, indipendentemente dal fatto che vi sia chi le paga e chi no, o da quali siano le esigenze dello Stato. Il che, commenta il giornalista, è «delinquenziale e demenziale». La cosa da fare, infatti, è pagare tutti per pagare meno, non, come sostiene l’ex premier, abbassare le tasse per convincere tutti a pagarle. «Nei Paesi seri», dice ancora Travaglio, «chi non paga il fisco finisce in galera». A proposito della berlusconizzazione della politica italiana, è esemplare come Veltroni, nel suo discorso agli imprenditori del nord est abbia recuperato il principio del leader di Forza Italia, secondo il quale occore pagare meno per pagare tutti. (Continua)

20 ottobre: le foto del corteo e una riflessione.

mariobadino | 22 Ottobre, 2007 16:48

 Roma, piazza EsedraLa cronaca. Partenza col pullman all’una di notte. Due pause pipì, una semplice, a Ovada; con colazione inclusa la seconda, ad Arezzo. Finalmente rivedo il cielo dell’Italia centrale, così grande, bello. La Toscana cede il posto all’Umbria. Oggi il manifesto ha la prima pagina a colori, il titolo è: «Avanti pop». Non abbiamo ancora incontrato nessun pullman di manifestanti, ma siamo decisamente in anticipo. Abbiamo sorpassato tre barche, invece, trasportate su rimorchio. Intorno, nei campi, balle di fieno arrotolate. Dicono che oggi farà freddo, ma fortunatamente è uscito il sole.
 A Roma ci disperdiamo appena scesi dal pullman, dandoci appuntamento in piazza Esedra alle due e mezza. Silvia e io vagabondiamo un po’ per il centro. Davanti a Montecitorio stanno girando una fiction, con Massimo Boldi nei panni di un onorevole. (Continua)

Basta internet in Italia

mariobadino | 19 Ottobre, 2007 19:48

 Tutti imbavagliati?Stasera partirò per Roma, per cui ho poco tempo, ma questa è troppo grossa per aspettare: il Consiglio dei Ministri dello scorso 12 ottobre ha approvato senza defezioni un disegno di legge che prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni. Sarà necessario compilare carte e pagare un bollo. Peggio ancora: chiunque abbia un sito o un blog sarà costretto a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile, il quale dovrà rispondere penalmente in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. Per questo reato si rischia il carcere.
 Ho scritto una lettera all'onorevole Riccardo Franco Levi, autore della proposta. Siccome si tratta di una cosa molto importante (si vogliono limitare di fatto la libera espressione del pensiero e l'accesso a internet), prego tutti quanti di fare altrettanto. L'indirizzo è questo: levi_r@camera.it

 Pubblico di seguito il testo della mia mail, scritta frettolosamente sull'onda dell'emozione.
 
 Onorevole.
 Abbia pazienza se non le scrivo con particolare cerimoniosità, ma proprio non ne ho voglia. Sono un cittadino italiano, un elettore di centrosinistra, una persona che lavora e paga le tasse (le pago!) e, in base a questi titoli, vorrei chiederle conto del disegno di legge da lei presentato, che minaccia di cancellare i siti liberi e i blog italiani dalla rete. (Continua)

A Roma perché.

mariobadino | 19 Ottobre, 2007 19:14

  Perché andare a Roma?
 
 All’appello mancheranno i No Tav, i No Dal Molin, i centri sociali. Molti precari resteranno a casa, traditi da un governo che si è appena macchiato di un vero e proprio omicidio sociale, stabilendo che si può vivere nell’incertezza del proprio domani. Di fronte alle politiche quotidiane del “governo amico”, ci si potrebbe chiedere che senso abbia la manifestazione di domani, promossa (fra gli altri) da Liberazione, organo di un partito di governo; un “carro” sul quale, oltretutto, non hanno esitato a saltare Rifondazione e Comunisti italiani, in cerca di consensi. Se lo scopo di questa manifestazione non è far cadere il governo, perché dovremmo crederci, noi che non riteniamo possibile un dialogo vero con il presente esecutivo?
 Eppure, la manifestazione di domani costituisce un’opportunità: quella di parlare chiaro, di dire al governo (e a chi, sennò?) che cosa ci aspettiamo, di richiamare Prodi al rispetto del programma. L’appello cadrà nel vuoto, ma avremo la possibilità di contarci e di mostrarci, di far vedere che la sinistra e le sue istanze esistono ancora, nei cuori e nel voto di tantissime persone.
 La manifestazione di domani parlerà al governo, ma si rivolge ai partiti, a quei partiti che – per la sensibilità di molti – hanno tradito, immolando i propri amministrati alla poltrona o sull’altare del sacrificio necessario a impedire il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi.
 Su di loro, in primo luogo, dobbiamo concentrarci. Affinché abbiano il coraggio di pensare una politica altra, a partire dai valori e dalle lotte delle comunità, e costituiscano una sponda politica capace di appoggiare nel Palazzo le battaglie di chi non accetta un inceneritore o una base militare vicino a casa. Affinché ripensino l’accordo sul welfare, lo prendano di petto in Parlamento, non esitino a contraddire Confindustria, cerchino di superare la legge 30. A questo proposito, le sette proposte dei promotori della manifestazione costituiscono un buon punto di partenza.
 
Se non saremo in grado di mostrare la strada ai partiti che maggiormente, negli ultimi anni, hanno incarnato i valori e gli ideali progressisti, dovremo semplicemente rassegnarci al liberismo, trovarci tutti un secondo lavoro, correre a fare la pensione integrativa e magari anche l’assicurazione sanitaria. Iscrivere i nostri figli alla scuola privata (ma finanziata coi soldi delle tasse), sposarci tutti per fare legittimamente la spesa in coppia al supermercato, abbonarci al digitale terrestre.
 In fondo, così è stato stabilito, da qualche parte, fra Washington e Bruxelles.
 
 Informazioni sulla manifestazione di Roma, sui parcheggi, l’itinerario: www.20ottobre.org


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