Per non dimenticare Anna Politkovskaja
Giovedì sera: espace populaire ha ospitato Andrea Riscassi, giornalista di Tg3 Lombardia. Intervento-dibattito dal titolo Per non dimenticare Anna Politkovskaja, la giornalista russa uccisa con quattro colpi di pistola da un killer che il 7 ottobre dello scorso anno, giorno del compleanno di Putin, ha agito a viso scoperto, sicuro della propria impunità. Anna Politkovskaja è morta per aver denunciato il ridimensionamento delle libertà civili e politiche nella Russia del nuovo zar e la sua morte pesa sulla coscienza dei governanti russi, rivelando oltretutto l’ipocrisia dei Paesi occidentali: fatta eccezione per Marco Pannella, ai funerali della giornalista non era presente alcun parlamentare europeo.
Anna Politkovskaja ha sempre avuto nel mirino Putin e la società russa, per la quale additava il rischio di “cecenizzazione”. «Ciò che facciamo in periferia», diceva, «si ripercuoterà sul centro». In Cecenia, stuprando e uccidendo, l’esercito russo alleva i futuri kamikaze. Anna non se l’è mai presa con le categorie: ha sempre fatto nomi e cognomi, come quello del generale Budanov, che ha stuprato e strangolato una ragazza cecena.
«Se Anna Politkovskaja è morta», dice Andrea Riscassi, «è perché oggi in Russia è in atto un arretramento della società civile». Dopo il cambiamento della legge elettorale, per non fare che un esempio, si sa già in anticipo che le elezioni saranno vinte dal partito del Presidente. Il 60% della popolazione ha dichiarato che voterà per chiunque sarà indicato da Putin come suo successore. La gente si è adeguata al cesarismo.
Negli ultimi anni, il Presidente Putin è stato “sdoganato” in Europa, in particolare dall’«amico» Berlusconi e dall’ex premier tedesco Schroeder, che hanno provveduto a inserirlo nel consesso dei governanti internazionali. Su iniziativa statunitense, la Russia ha avuto accesso al G8, benché in realtà non possegga i requisiti (non solo) economici degli altri Paesi che ne fanno parte. Frattanto, Putin ha avuto modo di fare alcuni passi verso una politica di potenza, per vedere come avrebbe reagito l’Occidente. L’Occidente non ha reagito. La Russia è ai ferri corti con la Georgia, la Polonia, la Moldavia, ma l’Unione europea non ha ancora ritenuto di dover chiedere conto dell’atteggiamento di Mosca. Lo scorso inverno c’è stata la crisi del gas con l’Ucraina, voluta dal Cremlino per testare il proprio margine di manovra. Dall’oggi al domani, Putin ha chiuso i rubinetti del gas. 50 anziani sono morti di freddo. Entro il 20 di questo mese, Gazprom vuole vedere tutti i propri crediti saldati, oppure cesserà l’erogazione del gas verso l’Ucraina. Eppure, in Europa, insieme ai tedeschi, siamo i più filorussi e Gazprom venderà gas in Italia. Con il cambio di governo non c’è stata alcuna discontinuità nella nostra politica verso la Russia. (Continua)
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