Il foglio di via dello scrittore No Tav

Perché chi crede che la Val di Susa sia il covo di pericolosi terroristi continui a credere che la Val di Susa sia il covo di pericolosi terroristi;

Perché chi crede che la Tav sia cosa buona e giusta, nostro dovere nei confronti dell’Europa e fonte di salvezza per i pendolari di tutta Italia continui a credere che la Tav sia cosa buona e giusta, nostro dovere nei confronti dell’Europa e fonte di salvezza per i pendolari di tutta Italia;

Perché chi aveva creduto nella storia della libertà di pensiero, d’espressione e magari anche d’informazione cambi idea il prima possibile;

Per tutte queste persone oggi in Italia si applica la repressione al legittimo dissenso, all’informazione non allineata, alle voci fuori del coro dell’autoritarismo liberista.

Segue la lettera aperta agli organi d’informazione di Stefano Dorigo, bandito per due anni dalla Val di Susa per aver voluto conoscere, capire e raccontare. Crimini odiosi in questa Repubblica orwelliana.

LETTERA APERTA AGLI ORGANI D’INFORMAZIONE
di Stefano Dorigo.

Con la preghiera di massima diffusione e visibilità.

Scrivo questa lettera aperta, rivolta a tutti i mezzi d’informazione italiani, per riportare un abuso indicativo dei tempi che viviamo.

Sono Stefano Dorigo, scrittore, co-autore assieme a Pantaleo Elicio del romanzo “A Riot Of My Own” e studioso della comunicazione legata ai fenomeni sociali. In questo periodo sto componendo una tesi di laurea attorno all’uso di Internet da parte del movimento No Tav, sotto la direzione dell’università di Paris8, e ho in progetto un romanzo sulla medesima mobilitazione.

Questi fatti non sono un segreto. Li ho dichiarati pubblicamente alla presentazione del mio romanzo, avvenuta domenica 29 luglio al campeggio No Tav di Chiomonte, dove ho soggiornato una decina di giorni, anche per portare avanti i miei studi.

Assieme alla mia compagna, Giustina Marta, avevamo deciso di ritornarci per le ultime due settimane di agosto, al fine di trascorrere le nostre vacanze, prima di separarci a settembre per fare ritorno alle nostre mansioni: lei musicista a Tivoli, io studente precario a Parigi. Questa esperienza è stata interrotta bruscamente appena al secondo giorno, il 18 agosto, quando durante un controllo dei Carabinieri a Susa, risultava una notifica in sospeso per me da parte della Digos. Alla questura di Rivoli avviene la notifica dell’atto che si rivela essere un foglio di via della durata di due anni dai comuni di: Avigliana, Bussoleno, Chiomonte, Exilles, Gravere, Giaglione e Susa. In pratica tutta l’area dove la mobilitazione No Tav è maggiore in questi mesi.

Mi si contesta di aver tentato di raggiungere in treno il presidio anti-nucleare a Bussoleno, nella notte del 24 luglio, per contestare il passaggio di un convoglio di scorie nucleari dirette verso la Francia; di esserci andato in compagnia di persone facinorose e manifestamente appartenenti all’area di contestazione o anarco-insurrezionalista o marxista-disobbediente; di essere stato presente su tal treno, bloccato da un freno di emergenza e di campeggiare al campeggio Gravella di Chiomonte, da cui sarebbero partiti episodi di guerriglia. Questi eventi, uniti al fatto che nei comuni prima indicati, non svolgo alcuna attività stabile e lavorativa, non ho residenza o legami famigliari, o nessun interesse dichiarato rilevante, fanno di me una persona socialmente pericolosa. Pertanto mi viene interdetto l’accesso alla Val di Susa per due anni.

Questo è un tentativo di punire chi sul treno è rimasto ostaggio delle forze di Polizia per quattro ore e mezzo, le quali si sono presentate in ingente numero e in tenuta antisommossa alla stazione di Bussoleno, impedendo al mezzo su cui stavano 115 persone, tra manifestanti e passeggeri comuni, di ripartire (altro che freno di emergenza!), creando una situazione tesissima, scioltasi solo dopo l’arrivo di due avvocati e un ex parlamentare di Rifondazione Comunista, Ezio Locatelli.

In più si va a sanzionare chi cerca di creare una narrazione alternativa e reale attorno alla mobilizzazione No Tav, tanto da farne oggetto di studio. L’interdizione a due anni è un pesante limite per me e il mio lavoro, poiché mi è necessario essere presente sul campo per avere accesso diretto alle fonti, al fine di svolgere un lavoro qualitativo. Altro che nessun interesse dichiarato rilevante.

Viene da avanzare una riflessione tanto amara quanto pesante: non potendo colpire direttamente con idranti o lacrimogeni chi scrive, poiché privo di una telecamera o una macchina fotografica che lo rendano facile bersaglio, lo si attende al varco per tenerlo fuori dai giochi per due anni. Un ragazzo che lancia pietre rientra nella norma per loro, riescono a gestirselo: invece chi scrive di chi tira le pietre è una variabile impazzita, normalizzabile solo con l’allontanamento coatto.

Con questa lettera denuncio questa grave limitazione della libertà di espressione, auspicando la sua più ampia diffusione su tutti i circuiti d’informazione.

Invio in allegato copia del foglio di via e del resoconto girato sui circuiti di movimento dal titolo “Il foglio di via dello scrittore No Tav”, al fine di avere una completa visione sul fenomeno.

Distinti saluti,

Stefano Dorigo

>>> “Il foglio di via dello scrittore No Tav”:
http://www.facebook.com/notes/stefano-dorigo/il-foglio-di-via-dello-scrittore-no-tav/417660558271201

>>> QUI la riproduzione del foglio di via.

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