Lettera aperta a Concita De Gregorio [da Femminismo a Sud]

Copio e incollo dal blog Femminismo a Sud.

Segue una mia poesia dal titolo «Lo straniero» (più volte pubblicata in queste pagine). La foto dell’articolo è mia.

Lettera aperta a Concita De Gregorio [da Femminismo a Sud]

Gentile direttora De Gregorio,

Il giornale che lei dirige non ci piace molto e a dirla tutta non abbiamo molto in comune neppure con lei.

Noi sappiamo che il Pd, con la legge Turco/Napolitano che istituiva i Cpt, con i suoi vari rappresentanti schierati contro gli immigrati quando venivano sollevati problemi di “sicurezza”, non ha mai fatto la differenza.

Lo sappiamo perché tanti sono stati i casi in cui sindaci sceriffi targati Pd e varie personalità vicine a quel partito hanno stabilito e applicato nei vari territori ordinanze che non erano diverse da quelle decise da colleghi leghisti.

Per il Pd, come per il centro destra, gli immigrati sono un problema di “ordine pubblico”. Sono immondizia da spazzare via dalle città. Sono persone da rinchiudere come un tempo si faceva con i matti.

Il Pd ha diversi strumenti di comunicazione, uno di questi è L’Unità, e attraverso questi non ha mai fatto nulla di più se non cavalcare l’onda delle proteste di cittadini “brava gente” che cedevano alla paura, venivano istigati all’odio e apparivano disorientati per il fatto che il loro vicino di casa non era più un “italiano” – ed è già assurdo legittimare la “purezza” di una presunta “italianità” – ma un meridionale in cerca di lavoro, un arabo, un nordafricano, una persona proveniente dall’europa dell’est.

Gli italiani sono un po’ vittime di una ignoranza e di un razzismo che ha creato nelle loro teste una gerarchia di “stranieri” da accettare.

Americani, inglesi, francesi, tedeschi, filo europei e filoamericani vanno e vengono come vogliono a prescindere dal fatto che siano belle o brutte persone, che abbiano più o meno bisogno di lavorare.

Ma i Cpt, quello strumento di “contenimento” dell’immigrazione che la Bossi-Fini ha fatto diventare Cie, non sono fatti per quest’ultima categoria di stranieri. Dentro i Cie vengono rinchiuse persone di particolari etnie.

Tanto per dirle che la decisione a monte, quella che stabilisce quali sono gli esseri umani di cui qualcuno può liberarsi e quelli che no, è una decisione sbagliata, che non ha senso, perché la libera circolazione degli esseri umani dovrebbe essere garantita a tutti e perché un paese che ha paura di cambiare mentre tutto il mondo cambia è un paese vecchio che non potrà che essere governato da quella stessa gente contro la quale lei dice di lottare.

Le diciamo questo perché lei si è sentita in obbligo di scrivere un editoriale a proposito di quello che sta succedendo a Lampedusa, e ci saremmo aspettate una dichiarazione che altri suoi colleghi e membri del Pd hanno fatto in queste occasioni: l’accusa alla destra di non essere stata sufficientemente di destra, di non aver saputo garantire la sicurezza, di non essere stata in grado di mantenere le “promesse” così come un eventuale governo del centro sinistra invece sarebbe stato in grado di fare.

Le abbiamo sentite, sa? Dichiarazioni di quelli e quelle, donne e uomini del Pd, che, cifre alla mano, sostenevano di essere stati tanto più bravi a contenere i flussi migratori quando al governo c’erano loro. Ed è a partire da affermazioni come quelle che noi, e non solo noi, decidiamo se e per chi o cosa votare e ci sfugge davvero il motivo per cui dovremmo preferire questo centro sinistra che tenta di superare a destra lo stesso centro-destra.

Dicevamo, lei non ha scritto queste cose ma ha detto perfino di più.

Ha scritto:

“Esiste una legge sui respingimenti. Esistono norme che stabiliscono un tipo di accoglienza per chi è rifugiato e per chi non lo è. Chi fugge da una guerra ha diritto di essere accolto. Chi viene perché pensa che qui troverà un lavoro più redditizio o semplicemente un lavoro non ha lo stesso diritto nella stessa misura. È una distinzione a tutela di chi ha davvero bisogno. Non è una buona legge, certo, ma c’è e deve essere applicata. Molte delle persone che arrivano non hanno i requisiti per restare. Molte altre sì. Metterle tutte in un unico calderone, non respingere chi si dovrebbe respingere per esasperare gli animi delle popolazioni locali, per alimentare la paura, per dimostrare che l’onda biblica è ingovernabile è un miserabile tranello mediatico. Si può governare, si deve. Si può distinguere, osservare, riconoscere, capire.”

A noi sfugge quale sia la differenza tra le sue affermazioni e il più sintetico “Fora di ball” di Bossi e ci deve essere sfuggito anche il momento in cui è stato eletto, magari con elezioni maggioritarie, liste bloccate in mano ai soliti feudatari della politica e con lo sbarramento del 4% per lasciare fuori dal dibattito politico le forze di opposizione, un Dio dei respingimenti.

Ma forse lei ci può spiegare perché sembra sapere e condividere queste decisioni.

A noi sfugge, ancora, perché lei sia così legalitaria quando si tratta di questo tema e invece per altre questioni abbia chiaro in mente che le leggi possono essere “cambiate” perché sono gli uomini e le donne elette in questa Repubblica a farle.

Ci stupisce davvero che lei si senta in diritto di immaginare chi possa avere i “requisiti” e chi no perché allora vogliamo sapere cosa ne pensa lei di chi quei requisiti li ha stabiliti per legge.

Vogliamo davvero capire. Ci dica:

– un giovane di nazionalità inglese può venire a cercare un lavoro?
– E un nordafricano?
– Che tipo di requisiti dovrà avere la persona alla quale noi permettiamo accesso nel nostro meraviglioso e illuminato paese?

Glielo raccontiamo da siciliane. I nostri nonni sono stati in America. Emigrarono agli inizi del ‘900. Al loro arrivo furono tenuti in un lager in una piccola isola, in quarantena, ripuliti, esaminati così come si fa con le bestie da allevamento. Hanno subito esami su esami finalizzati a verificare i requisiti per poter accedere a quella che veniva definita “la terra delle opportunità”. Chi non superava quegli esami naturalmente veniva rispedito indietro. Sono stati analizzati al microscopio e hanno subito test di vario tipo. Venivano valutati: la condizione fisica, l’aspetto, il loro grado di istruzione, il livello culturale, il quoziente intellettivo. Le prove che venivano fatte in quegli esami erano ridicole e la presunzione di superiorità degli americani era il primo atto di razzismo che avrebbero subito.

Perciò le chiediamo ancora, di nuovo, cosa vuole dire con “È una distinzione a tutela di chi ha davvero bisogno.”

Se una persona che abbandona il suo paese, comunque in guerra perché se un paese è povero e non ti permette di nutrirti tu sei comunque vittima di una guerra per la sopravvivenza, se quella persona che lascia un paese che sta sotto le bombe o che è in miseria, investe tutto il suo piccolo capitale per attraversare il deserto o per attraversare il mare in una carretta che potrebbe affondare da un momento all’altro, con la minaccia di speronamenti, respingimenti, la fame, la sete, le intemperie, perciò la morte. Se una persona decide che è meglio rischiare di morire  che restare a “non vivere”, quella persona, secondo il suo parere, ha davvero bisogno o no? A tal proposito ci chiediamo se lei abbia mai visto galleggiare sul mar mediterraneo uno dei corpi morti dei “non aventi i requisiti”. A noi è successo ed è una esperienza che non le auguriamo.

Su quali basi, dunque, lei stabilisce il grado di bisogno delle persone?

Se lei si trova davanti una folla di gente che non ha mangiato e che ha bisogno di essere nutrita, come fa lei a scegliere quelli che hanno diritto ad un pasto?

Decide di conservare aree di privilegio e di distribuire il minimo sindacale agli altri?

Decide di razionare e nutrirli tutti o fa una selezione sulla base di qualche caratteristica particolare?

E in quel caso quali sarebbero le caratteristiche che rivelano un “reale bisogno”?

L’etnia? Il paese di provenienza? La religione? Il colore della pelle? Il sesso? L’età?

Sicuramente lei saprà che questo genere di selezioni sono sempre state tipiche di governi razzisti. L’ultimo del quale è il governo fascista che selezionava le persone in base ad alcuni “requisiti”.

Quell’insieme di persone senza bollini di qualità, senza timbri burocratici stampati sulla fronte, quella cosa astratta che lei definisce un “unico calderone” si chiama più semplicemente “umanità” e l’atteggiamento “umanitario” presuppone che non vi siano discriminazioni di nessun genere e che non ci sia nessun esame del sangue a stabilire chi è in possesso di requisiti e chi no, perché le nazioni non sono concorsi a quiz, non sono aziende private gestite sulla base della selezione del “personale”, perché ogni nazione democratica dovrebbe regalare a tutti eguali opportunità, perché l’Italia non è un luogo “puro”, “candido” e “perfetto” che non puoi sporcare con la presenza di gente che viene da fuori.

Quello di cui lei parla presuppone un cinismo senza eguali. La capacità di mettersi alle porte di uno Stato e di dire “questo si” e “questo no”, come si trattasse di capi di allevamento, mandrie di esseri umani scelti per essere sfruttati da aziende che li spremeranno in mille modi, flussi di donne che saranno scelte per fare le badanti o le lavoratrici del sesso.

Una volta si chiamava “tratta” degli esseri umani. I requisiti delle persone che potevano essere vendute ai ricchi venivano decisi nei mercati degli umani dove queste persone venivano esposte alla compravendita per conto di padroni.

Quindi, torniamo a chiederle, chi decide quali sono i requisiti delle persone che possono avere il diritto di libera circolazione nel mondo?

Noi, per esempio, meridionali, anzi siciliane, anzi africane, abbiamo i requisiti per godere della civiltà di questo paese così “moderno” che è l’Italia?

Cordiali saluti

Ps: la rappresentata esasperazione delle “popolazioni locali” come quella di Lampedusa, è un artificio non solo mediatico. E’ proprio quella legge di cui lei parla che stabilisce che l’isola lontana dalla terra dei santi e degli eroi, l’Italia, dovrebbe essere l’Alkatraz di frontiera. Se non ci fosse nessuna isola/lager, nessuno luogo di contenimento, i migranti per l’appunto migrerebbero e rimarrebbero sul nostro suolo non oltre il tempo necessario a percorrerlo e abbandonarlo.

Lo straniero
(versi miei

Ragioni non ne avete per fermarmi:
perché impedirmi il passo?
O negherete a chi cammina
di mettere la terra sotto i piedi?
Esito ancora un poco,
poi mi decido e varco la frontiera;
forse per ciò mi verrà meno l’aria?
o il vostro cibo non mi sazierà la bocca?
Non è vostra la scelta:
percorrerò queste strade ordinate,
fatte di passi, d’asfalto, di case,
mangerò i piatti della tradizione
e amerò le vostre donne, alla fine,
se loro lo vorranno.
«Di chi sono, domando, queste terre?»
E di rimando voi mi rispondete:
le terre sono vostre, e ve le lascio;
ma di chi è la strada?
Come puoi dire: «Non è tuo»
del metro su cui appoggio il passo,
del sasso dove poso il culo?
Sono padrone almeno del mio corpo,
di tutto ciò che abbracciano i miei occhi.

Mi tiro su dall’erba del giaciglio,
fresca la mente e tersa
come i campi gualciti del mattino.

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