Nessuna equiparazione è possibile tra chi scelse l’Orrore e chi lo rovesciò

Ciò che sto per fare è estremamente scorretto. Il post è infatti troppo lungo e so che me ne vorrete, anche perché contiene, dopo la presentazione, 3 testi diversi. Penso però che valga la pena di leggerlo fino in fondo, non foss’altro che perché riguarda un tema molto grave oggi all’ordine del giorno.

Lo scorso sabato (6 novembre), in una lettera alla redazione valdostana della Stampa, il signor Pierre Martinet ha voluto prendere le difese dei “bravi ragazzi” di Salò, quelli che per “Amor di Patria” scelsero Mussolini per fare argine contro i cosacchi di Stalin.

Nella stessa lettera, Martinet s’interroga sui crimini dei partigiani, giungendo a citare a sostegno delle sue tesi i libri del revisionista Giampaolo Pansa.

Nella lettera di Martinet, e purtroppo in mille altri “luoghi”, è in atto il tentativo gravissimo, in corso da anni, di equiparare repubblichini e partigiani, dimenticando che i primi – proprio non importa se in buona fede o per calcolo: sono convinto che anche Hitler fosse “in buona fede” quando programmava la Shoah o la seconda guerra mondiale – hanno “fatto il tifo”, con i fatti e con le armi, per i campi di sterminio e la dittatura totalitaria; i secondi, invece, hanno messo a repentaglio la loro stessa vita contro il sistema dell’orrore e della morte, per quanto, com’è logico, non siano mancati alcuni errori.

L’equiparazione tra i partigiani e i «ragazzi» di Salò non è soltanto scorretta, ma propriamente deleteria, perché contribuisce a legittimare gruppi e movimenti che, dietro una mano leggera di belletto, rivendicano a tutt’oggi gli “ideali” del fascismo più bieco. Il caso esemplare è quello di CasaPound/Blocco studentesco, cui aderiscono molti giovanissimi, affascinati da una maniera ammiccante e moderna (più o meno, ma forse più meno che più) di presentare idee e temi propri del Ventennio.

Pubblico quindi con grande piacere due risposte alla lettera di Pierre Martinet, scritte da due antifascisti valdostani: quella di Francesco Lucat, segretario regionale di Rifondazione comunista, e quella di Alessandro Pascale, anche lui membro di Rifondazione.

Si tratta di una seconda scorrettezza, perché lo faccio senza il permesso dell’autore, ma prima delle “risposte” pubblico anche la lettera di Martinet il quale, mi sembra, ha diritto a non essere attaccato sul nulla e a far sapere, poiché si cerca di smentirlo, qual è esattamente la sua tesi. Non pubblicare il testo di partenza sarebbe stata perciò una scorrettezza più grave.

Vi lascio ai tre testi.

Soltanto la verità fa onore alla storia
di Pierre Martinet
(da La Stampa del 6 novembre 2010)

Con il prosieguo dello studio che svolgo sulla guerra civile in Italia, negli anni 1943-1945,  appaiono in modo sempre più evidente troppe lacune e troppe verità che non sono state mai dette o che volutamente sono nascoste perché scomode. Che la guerra civile tra italiani in quel periodo sia stato un dramma per il nostro paese non v’è dubbio: il tradimento del Re e di Badoglio per chi avesse un benché minimo orgoglio di Patria aveva creato uno scompiglio tale che chi si era trovato dopo l’8 settembre in armi doveva fare una scelta davvero importante: con chi stare? Analizzando in modo più approfondito quel periodo, appare chiaro che la parte ribelle avesse due scopi finali. Il primo, quello più evidente, e scritto su tutti i libri di storia, era quello di sconfiggere il periodo fascista che per vent’anni aveva governato. Il secondo molto più pericoloso e sottile, ma dove gli scritti sono volutamente meno precisi e volutamente meno chiari era la volontà che l’Italia fosse diventato uno stato satellite della Russia: infatti la concentrazione di iscritti e simpatizzanti del P.C.I. nelle file delle brigate Garibaldi era notevolissima. Da queste considerazioni si possono capire le altre scelte che donne e uomini hanno fatto in quel periodo: la repubblica di Salò, l’ultimo baluardo, perché pur già sapendo che la battaglia sarebbe stata durissima e probabilmente persa, fecero una scelta di campo e il solo pensiero di diventare schiacciati dalla Russia di Stalin procurava ribrezzo anche per chi aveva il ricordo di tutti quei 74.800 alpini che dalla Russia non sono mai più tornati. Qualche tempo fa ebbi un incontro con un ragazzo classe 1925 che aderì alla repubblica di Salò il quale molto disponibile mi accolse in un dibattito articolato e molto duro, altrettanto però, molto onesto e assolutamente vero. Mi raccontò il perché di quella scelta, della sua devozione per l’Italia e del suo odio per i bombardamenti che troppo spesso uccidevano troppi civili. Mi parlò della dolce morte che era considerata una scelta per un ideale. Fui molto toccato da quell’esperienza. Con lo stesso entusiasmo chiamai l’altro mio interlocutore anche lui classe 1925 che stava dall’altra parte il quale però non volle parlare della sua guerra e in modo cordiale rifiutò la chiacchierata con me. Il motivo? Non ero iscritto all’Anpi. Torna spesso nella mia mente e si rafforza il pensiero che davvero ci sia qualcosa da nascondere da parte di chi era scappato sulle montagne, di quali esperienze negative e di episodi gravosi si sono fatti partecipi, che nemmeno dopo circa 70 anni non se ne vuole parlare? L’esperto in questo campo G. Pansa la sa lunga e i suoi scritti fanno affiorare verità orribili mai dette sulla guerra dei vinti. A parte la triste morte dell’ausiliaria di Saluzzo Franca Barbier di soli 21 anni avvenuta a Champocher con un colpo alla nuca e lì sepolta, in Valle d’Aosta di quali altri fatti di sangue potremmo scrivere? Vorrei capire questo a circa 70 anni da allora, vorrei con una ricerca fedele portare la cronaca di allora alle nuove generazioni. E solo la verità che fa onore alla storia e non mi consola affatto che ai vinti nulla è dovuto. Sono queste verità mai dette che mi spingono alla ricerca, alla lettura e alla rilettura degli scritti sulla guerra civile. Guai a chi scrive far sapere da che parte sta. Poco importa, non sono sul libro paga di nessun editore, ma se mi fossi trovato in quel periodo a vivere quella guerra sarei andato con i ragazzi di Salò e avrei rifiutato con tutte le mie forze le teorie di Togliatti e Longo perché perdere l’identità nazionale è un po’ come perdere la faccia…

Pierre Martinet

Soltanto la VERITÀ fa onore alla storia?
di Francesco Lucat

La lettera del sig. Pierre Martinet (la posta dei lettori sabato 6 novembre), oltre a una vile aggressione al povero e bistrattato congiuntivo (la volontà che l’Italia FOSSE DIVENTATO uno stato…) contiene una serie di affermazioni che meritano un minimo di approfondimento.

a) Martinet giustifica coloro che scelsero la repubblica di Salò con due argomentazioni: la prima è che la presenza dei comunisti nella Resistenza, con le Brigate Garibaldi, rappresentava una reale minaccia di far diventare l’Italia un satellite della Russia. La seconda è il ricordo dei circa 75.000 alpini che non sono tornati dalla Russia (di Stalin).

Il primo punto è risibile. A Yalta (basta consultare Internet) la situazione italiana non venne sfiorata. Stalin scoraggiò ipotesi insurrezionalistiche nel nostro paese. Non restò, ai comunisti, che farsi co-autori di una Costituzione (firmata, tra gli altri, dal comunista Umberto Terracini) che delinea un modello di convivenza di altissimo valore. Del quale valore, una conferma indiretta ci viene dagli attacchi (“Una costituzione cattocomunista”) che continuamente le porta l’attuale (speriamo ancora per poco) presidente del consiglio (quello di Ruby & co).

Sul secondo punto… che dire? Se quei nostri sventurati compatrioti non sono tornati, è perché una banda di delinquenti che si era impadronita con la violenza del governo del paese (complice un re codardo) li aveva mandati colà a sostenere l’ aggressione hitleriana. Che gli alpini del battaglione Monte Cervino (e tutti gli altri) abbiano affrontato quella situazione in una maniera che fece dire ai generali russi che «l’ unico soldato non sconfitto in Russia è l’ alpino italiano», ci dice delle virtù dei nostri contadini e operai in divisa. Non deve però farci dimenticare che è stato un bene, per la storia dell’umanità, che l’Armata Rossa, abbia sconfitto a Stalingrado l’ aggressore nazifascista.

Diciamocelo ben chiaro (mentre si festeggiano le Forze Armate) che il nostro esercito, in Russia, era un esercito aggressore, ed è un bene che sia stato sconfitto (con tutta la pietà dovuta ai caduti, ai dispersi ed ai loro familiari). Lo testimonia il fatto che moltissimi di quei (pochi) alpini, che dalla Russia riuscirono a tornare, salirono in montagna e si misero a sparare contro chi in Russia li aveva mandati…

b) Martinet, contrapponendo l’atteggiamento di un ex repubblichino (che rivendica il «viva la morte») con quello di un… ex partigiano? che si rifiuta al dialogo, insinua dubbi sulle atrocità perpetrate dai partigiani, visto che «dopo 70 anni non se ne vuole parlare». Beh, sorge il dubbio che non se ne voglia parlare perché c’è ben poco da dire. Che una ragazza di 21 anni sia stata fucilata perchè ausiliaria fascista è molto triste, ma va letto in un quadro storico nel quale il senso dell’umana pietà era stravolto («Pietà l’ è morta…»).

Delle atrocità dei nazisti, delle torture, rappresaglie, stragi, impiccagioni con ganci da macellaio, commesse con la complicità e il supporto di quelli di Salò possediamo invece, ahimè, solide documentazioni.

Non è vero che ai vinti nulla è dovuto. È tanto vero che il 22 giugno del 1946, il ministro di Grazia e Giustizia, che si chiamava Palmiro Togliatti (Ercoli) e che era, tra l’altro il segretario generale del PCI, firmò un condono talmente ampio (salvò dalla fucilazione tra gli altri, il segretario del fascio di Casale Monferrato Giuseppe Sardi) da provocare le proteste delle associazioni partigiane.

c) Martinet dice che in quella situazione, sarebbe stato dalla parte di quelli di Salò, rifiutando le teorie di Togliatti e Longo per difendere l’ identità nazionale. Due osservazioni: se avessero vinto quelli di Salò, l’Italia sarebbe diventata una colonia della Germania hitleriana. La repubblichina di Salò stava in piedi unicamente per il sostegno dei nazisti, che, infatti, si impadronirono di parti importanti del territorio nazionale (alla faccia dell’ identità).

Inoltre, se avessero vinto quelli di Salò, nessuno avrebbe più avuto la possibilità di esprimere opinioni difformi da quelle dominanti. Invece Gianpaolo Pansa può continuare tranquillamente a diffamare la Resistenza con l’unico scopo di sostenere che tutti quelli che, a trent’ anni dalla caduta del muro di Berlino, dicono che questo mondo, dominato dalla finanza, fa proprio schifo e che sarebbe opportuno cambiarlo sono dei delinquenti. Se può farlo, è grazie a quelli che, come Eusebio Giambone, Walter Fillak, Aurora Vuillerminaz, Emilio Lèxert insieme a tanti altri, aderirono a quel «patto, giurato fra uomini liberi, che volontari si adunarono, per dignità, non per odio, decisi a riscattare la vergogna ed il terrore del mondo» di cui parla Piero Calamandrei nel «Monumento a Kesselring».

Un monumento che si chiama: ORA E SEMPRE RESISTENZA!!!

Francesco Lucat

Contro i revisionismi fascisti l’onore va alla Resistenza
di Alessandro Pascale

Prendo spunto dalla lettera apparsa in data 6 novembre del sig. Pierre Martinet per rendere realmente onore alla storia e contrastare l’ennesimo tentativo revisionista di far passare i partigiani e il PCI come violenti bolscevichi antidemocratici ed esaltare invece i soldati di Salò come salvatori della patria e dell’identità nazionale.

Mi auguro che il sig. Martinet possa portare avanti scruposamente i suoi studi (ne ha bisogno, visto quel che scrive) e approfondire soprattutto le opere di Paolo Spriano. Suggerisco soprattutto il volume presente in biblioteca regionale «Togliatti : segretario dell’Internazionale» (ma va bene in fondo qualsiasi manuale di storia contemporanea, ad esempio il classico “Il secolo breve” di Eric Hobsbawn) di modo da farsi un’idea nitida sulla politica dei comunisti di quegli anni, in quanto fin dal 1935 (anno del VII Congresso del Comintern) questi furono chiaramente a difesa delle democrazie parlamentari di fronte alla minaccia nazifascista che seminava violenza in tutta Europa. Di qui la politica dei fronti popolari, l’impegno di militanti e volontari nella guerra di Spagna e l’organizzazione di campagne di Resistenza civile e militare durante la Seconda Guerra Mondiale, così da sconfiggere nel più breve tempo possibile i regimi oppressivi guidati da Hitler e Mussolini.

Se qualche sprovveduto ha scelto di combattere in buona fede nella Repubblica di Salò io non so che farci: l’ignoranza, dice Aristotele, non è una buona scusa per non essere virtuosi. Figuriamoci quindi se invece di virtù si parla di aderire ad un regime sanguinario e oppressivo… Quando poi ci si rifà a fonti come Pansa, che sono palesemente insufficienti e faziose (per non dire incompetenti, come ha dimostrato Loris Mazzetti in «La macchina delle bugie», pp. 249-260) non si fa altro che portare avanti l’errore compiuto a suo tempo da quei pochi repubblichini che potevano essere forse di buona fede: abbracciare divise e ideali sulla base dell’ignoranza. La cosa tragica è constatare che persone dotate di raziocinio possano ancora affermare nel 2010 che Togliatti e Longo fossero agenti della sovversione bolscevica pronti a sottomettere l’Italia all’URSS. Si dimenticano queste menti sfolgoranti che nel 1948 la Costituzione Italiana venne promulgata con il contributo determinante dei comunisti e dei socialisti. Si dimenticano che a Togliatti sarebbe bastata una parola per scatenare la rivoluzione quando il 14 luglio del ’48 venne bersagliato da tre pallottole in un attentato. Si dimenticano che i pericoli per la democrazia italiana sono sempre arrivati da destra, a partire dai tentati golpe e dalla strategia della tensione degli anni ’60 e ’70. Si ricordano però giustamente che «la concentrazione di iscritti e simpatizzanti del P.C.I. nelle file delle brigate Garibaldi era notevolissima». Ed è vero: la gran parte della Resistenza l’hanno fatta i comunisti, anche se oggi si tenta di enfatizzare eccessivamente il ruolo di democratici, liberali e cattolici. Solo che non l’hanno fatta per consegnare il Paese a Mosca, bensì per chiudere la pagina più triste della storia italiana.

Che poi si voglia andare a cercare con la lente d’ingrandimento le violenze commesse dai partigiani è un fatto che va senz’altro studiato dal punto di vista storico. Ma ciò non può esulare dal dover ricordare sempre che tali violenze sono state compiute contro un potere che si è dimostrato nel suo complesso il più grande crimine e orrore mai realizzato dall’umanità. E anche se oggi la non-violenza è un valore affermato e conclamato non si può dimenticare che in certe situazioni occorre sporcarsi le mani. E per dirla tutta, caro sig. Martinet, se avessi avuto vent’anni del 1944 sarei salito sulle montagne e avrei tentato di ammazzare il maggior numero possibile di nazisti e fascisti anche io. Fortunatamente vivo in tempi migliori, e posso solo limitarmi a scrivere queste righe per difendere la memoria di chi si è sporcato le mani per me.

Alessandro Pascale
(peasyfloyd[at]hotmail.com)

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7 risposte a Nessuna equiparazione è possibile tra chi scelse l’Orrore e chi lo rovesciò

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  2. pierrre martinet scrive:

    signori
    Per correttezza di informazione ho comunicato al dott Giampaolo Pansa la dichiarazione che il Sig Francesco Lucat ha esternato nel suo articolo nei confronti del giornalista .

    Pierre Martinet

  3. mariobadino scrive:

    Francesco Lucat ha scritto che nella Repubblica democratica è possibile avere diverse opinioni, nella Repubblica sociale, invece c’era solo l’opinione del capo. Informarne il dott. Pansa mi sembra legittimo ma, senza offesa, abbastanza inutile.

  4. Francesco Lucat scrive:

    Ha informato Pansa?

    \Guarda che ce lo dico al sig. maestro veh!\

  5. pierrre martinet scrive:

    Sig Lucat
    Lei è più anziano di me e le porto rispetto, so che certe verità la infastidiscono ma che ci vuol fare vanno assolutamente dette. (Le ricordo che il dott Pansa ha documentato tutti i suoi scritti )Ancora ieri parlavo con persone che appartenevano alla zona grigia di quel periodo, sono sempre più convinto che di cose da dire ce ne siano molte.
    Evidentemente Lei sig Lucat si è perso una mia precedente lettera nella quale Io ho messo al centro l’uomo indipendentemente dalla scelta. Stia più attento la prossima volta.
    Sorrido,se nella Sua risposta scritta con una benda su gli occhi é perfino riuscito a infilarci anche il nostro (Suo e mio)Presidente del Consiglio e la graziosa ragazza marocchina.

    Lei è straodinario….

    un caro Saluto a Lei e al sig Pascale

  6. alessandro scrive:

    un caro saluto anche a lei, caro signor Martinet. Mi faccia dire che anche lei è davvero straodinario!

  7. pierre scrive:

    buongiorno
    Per la famiglia Peyretti non ho letto nessuna dicharazione.
    A guerra finita potrebbero essere circa 110 le persone uccise per vendetta .
    Anche questo è lecito????
    Chissa se avete affrontato l’argomento non con i militi della Repubblica Sociale ma con i partigiani e se gli stessi vi hanno fornito notizie in merito….
    ho i miei dubbi….
    a presto Saluti

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