La repressione inutile

 
 

 Chissà
che cosa verrà fuori dagli appunti disordinati che seguono.
 
 Una poesia? una canzone? uno spettacolo itinerante che toccherà i cinque continenti?
 
 «La repressione inutile» è uno dei tratti principali, credo, dell’attuale sistema di potere, che si fa cancro e piovra tentacolare, capace di condizonare e di toccare gli animi dei cittadini comuni, delle forze dell’ordine, degli scontenti, delle vittime.
 
 Pronti – tutti – a indicare negli «ultimi», nei «diversi», nei «devianti» il nemico; pronti per una nuova caccia alle streghe.
 
 Osservo dal mio stomaco incredulo
      la repressione inutile:
 perché davvero quale sia il vantaggio
      non è dato sapere,
 nel percuotere a morte Aldo Bianzino,
      distruggerne la famiglia
 per vendicare la morale infranta
      di chi ha il pollice nero.
 
 Stefano Cucchi aveva 31 anni,
      20 grammi di roba,
 ancora sei giorni di vita
      tra carcere e ospedali.
 «Frattura corpo vertebrale elle tre»
      (la colpa è del desiderio infantile
 di fare di corsa le scale);
      «Frattura della vertebra coccigea».
 
 Se la coorte decide la morte
      nel nome di un codice infranto,
 se gli anarchici non perdono il vizio
      di uscire dalle finestre,
 se si sposta il limite del lecito
      da dove comincia l’altrui libertà
 alla morale comune,
      si cade sotto la scure
 dell’arbitrio; nel nome del popolo.

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