Manovre per un’Europa Ogm

 Frutta Ogm VnGh 0g
 C’era una volta, nei fumetti di Linus, il Grande Cocomero, quello che la notte di Halloween sorgeva dal campo di cocomeri che riteneva più genuino e volava per l’aere recando doni ai bambini buoni (a meno che non mi stia confondendo, nella seconda parte della frase, con qualche epigono di Babbo Natale). Chissà se oggi il Grande Cocomero considererebbe abbastanza puri i campi coltivati con gli organismi geneticamente modificati (Ogm), quelli che la popolazione europea ha scelto di bandire, gli stessi che stanno facendo surrettiziamente ingresso nel vecchio continente, con tutti i problemi sanitari e filosofici che il loro utilizzo comporta.
 Secondo «indiscrezioni» (così le definisce Luca Fazio sul manifesto del 2 gennaio), il commissario europeo all’ambiente, Stavros Dimas, avrebbe preparato un documento favorevole all’introduzione nei Paesi dell’Unione europea della coltivazione di due tipi di mais transgenico, il Bt 11 della svizzera Syngenta e il 1507 di Pioneer Hi-Bred Mycogen Seeds. I ministri europei dovranno «pronunciarsi a gennaio», diceva l’articolo. Magari l’hanno fatto: ne sapete qualcosa? In ogni caso, si tratterebbe di una delle prime eccezioni alla moratoria europea sull’uso degli Ogm, decretata nel 1998. La battaglia contro gli organismi geneticamente modificati sembrava vinta in Europa, ma oggi è tutto da rifare. Gli appetiti economici sanno essere pazienti e, nonostante i bandi, le lobby continuano a lavorare dietro le quinte. O è una sorpresa il prossimo ritorno del nucleare?
 Il mais transgenico che potrebbe invadere le nostre campagne non sarebbe la prima deroga al divieto di utilizzare Ogm nei Paesi dell’Ue: dal primo gennaio di quest’anno, infatti, è entrato in vigore il regolamento 834/2007, che permette l’introduzione di Ogm senza etichettatura sotto la soglia dello 0,9%. Il tutto nel silenzio assordante delle associazioni, di quella coalizione che un anno fa aveva raccolto tre milioni di firme contro gli Ogm.
 Come in tanti altri casi, la "pazienza" degli appetiti economici è favorita da un’informazione che ha abdicato al suo ruolo. Mentre si discute animatamente se sia vero o no che gli organismi geneticamente modificati facciano male alla salute, i risultati degli studi vengono sistematicamente taciuti. Così il grande pubblico ignora che alcuni topi di laboratorio alimentati con mais geneticamente modificato NK603 x MON 810 si sono visti compromettere la propria capacità riproduttiva. Nel tempo, il mais gm ha avuto ripercussioni negative sul metabolismo e la capacità riproduttiva, soprattutto nella terza e quarta generazione, dando vita a una prole ridotta nel numero e nel peso rispetto alle generazioni precedenti. Questi risultati, che ci dicono che stiamo già ponendo le premesse per il declino della qualità della specie, non solo o non tanto per noi, per le nostre figlie e i nostri figli, ma addirittura per i loro figli e nipoti, non sono le elucubrazioni di qualche ambientalista fantasioso, ma studi realizzati da Jurgen Zentek, professore di medicina veterinaria presso l’Università di Vienna. Gli ottimisti diranno che non c’è alcuna sicurezza che ciò che è valido per i topi sia valido anche per noi, ma l’ottimismo degli imbecilli altro non è, molto spesso, che l’ottimismo di chi è stato pagato per raccontare bugie. Bisogna poi capire perché, tra tutte le ipotesi possibili, dovremmo metterci a coltivare questo tipo di mais, di proprietà della Monsanto, quando i chicchi tradizionali non hanno un padrone. Stati Uniti, Argentina, Giappone, Filippine e Sudafrica lo hanno già adottato, mentre in Europa è utilizzato per il nutrimento degli animali.
 Giochiamo a fare i piccoli dèi creatori e sognamo un nuovo Eden, pronti a venirne sbattuti fuori a calci. Uno studio di Rosa Binimelis, pubblicato sulla rivista «Journal of Agricultural and Environmental Ethics» dimostra che in Aragona è impossibile la coesistenza tra mais Ogm e mais biologico. E pare che le api possano trasportare materiale genetico dalle piante gm alle parentali selvatiche anche a molti chilometri di distanza (studio del Centro di ricerca di Nairobi e dell’Istituto francese di ricerca per lo sviluppo).
 Il grande pubblico probabilmente ignora queste cose, come ignora che in ambito Ue sono in corso manovre per preparare… il terreno per un’accettazione degli Ogm presso i governi e le opinioni pubbliche d’Europa. Lo scorso ottobre, secondo il giornale britannico The Indipendent, il primo ministro Gordon Brown avrebbe incontrato segretamente gli altri leader d’Europa, fra i quali il presidente della Commissione Ue Barroso, per preparare una massiccia campagna in favore degli Ogm. In Italia, infine, lo scorso novembre la Conferenza Stato-Regioni ha approvato la sperimentazione in campo aperto di alcuni Ogm: kiwi, agrumi, ciliegie dolci, fragole, melanzane, ulivi, pomodori e viti.
 Qualcuno lo sapeva?

 

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