Piccola divagazione in prosa poetica rebelde (?!, sic)


 Cielo grigio di pioggia, la luce neutra del tuo giorno riposa gli occhi. Fuori della finestra spazia lo sguardo sopra l’ardesia umida d’un tetto, i rami nudi dei pioppi, la massa della collina, con qualche vigna lontana.

 
 Dentro l’aula, feroce, il neon brucia gli occhi, mi duole il riverbero bianco sui fogli o sul registro aperto. E’ tutta qui la vita? Già non è poco, ma vedo vuol scappare la mia mente in fuga solitaria, passare l’aria a guado e giungere di là dalle onde, ai mondi lontani dove ancora chi combatte lotta e la vita disperata dell’eroe è sensuale e non solo disperata.
 
 Giorni di sole forte, spazi piatti infiniti da dove pare inutile cercare di scappare, s’è persi sulla terra e della terra s’è piccoli abitanti. E’ facile chiudendo gli occhi, o anche solo respingendo un po’ più in là questa realtà concreta, immaginare zapatisti audaci fare l’amore con belle señoritas.

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