Vauro: Lettera aperta a un ammiraglio israeliano

http://youtu.be/iacNxlke3PA

Nel video Vauroche sarà a bordo della nave italiana «Stefano Chiarini» per tentare, insieme alle altre imbarcazioni della Freedom Flotilla 2 Stay Human, di rompere l’embargo illegale imposto da Israele e consegnare aiuti umanitari a Gaza – legge la sua lettera aperta all’ammiraglio israeliano che cercherà di bloccare i pacifisti in mare.

Una denuncia dell’ipocrisia di chi tratta come una minaccia la missione dei pacifisti internazionali (qualche barca disarmata contro uno degli eserciti più forti del mondo), ma anche un appello a non rifugiarsi nel consueto ritornello «Obbedivo agli ordini» e un invito, paradossale ma non per questo meno significativo, a entrare insieme nel porto di Gaza, a consegnare insieme gli aiuti alla popolazione sotto assedio.

Un monito a «restare umani», anche, nel ricordo di Vittorio Arrigoni, cui la Flotilla è dedicata, rivolto anche a Israele, che corre il rischio di pagare in prima persona, prima o poi, le conseguenze della propria politica antipalestinese.

Intanto, dalle due sponde dell’Atlantico, gli “amici” di Israele (ma i veri amici sono quelli che non hanno paura di criticare i propri amici) tentano di scoraggiare gli attivisti che salperanno con la Freedom Flotilla. Ci hanno provato sia il presidente Obama (già Nobel per la pace), che ha chiesto ai propri concittadini di non imbarcarsi perché Israele ha tutti i diritti di fermarli (si badi che le navi della Flotilla non entreranno mai nelle acque territoriali di Israele, perché passeranno da quelle internazionali a quelle di Gaza), sia il presidente Berlusconi (anche per lui un sito, purtroppo non satirico, aveva proposto il premio Nobel per la pace – ed è il caso di dire che, in fondo, se lo hanno dato a Obama…).

La Freedom Flotilla però non si ferma e invita a scrivere al presidente Napolitano, affinché l’Italia faccia «pressione politica su Israele per assicurare che i passeggeri a bordo della Freedom Flotilla per Gaza non siano attaccati violentemente dai militari Israeliani», come accadde invece alla nave turca Mavi Marmara.

Di seguito il testo della petizione, che è possibile firmare online.

28 maggio 2011

Egregio Presidente Giorgio Napolitano,

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La locandina della Marcia 2011!

Locandina VIII Marcia Granparadiso estate

Novità dal mondo della Marcia! (carino il tono propagandistico ma, rassicuratevi, non allude a nulla di commerciale – per sapere di che cosa sto parlando, rinvio QUI)

Abbiamo finalmente approntato (con più ritardo del consueto) la locandina dell’ottava edizione; nelle immagini che seguono è possibile osservarne, fase per fase, il processo di creazione, almeno limitatamente alla fotografia.

Nella parte estesa dell’articolo, il “dietro le quinte” della realizzazione della locandina 2011!

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Marcia Granparadiso estate 2011 – l’itinerario illustrato


Pubblico l’itinerario illustrato dell’ottava edizione della Marcia Granparadiso estate, che partirà da Cogne (Aosta), nei prati di Sant’Orso, la mattina di domenica 10 luglio 2011 alle ore 8.30.

L’itinerario, lo dico per chi già conosce la Marcia, è grosso modo lo stesso dell’anno scorso. Questo articolo serve a scoprirlo e a “studiarlo” prima della partenza.

Non occorre, in proposito, stampare il presente itinerario per portarlo con sé durante la Marcia. Una copia, infatti, sarà fornita allapartenza (senza le foto però).

Alcuni aggiornamenti sono possibili nei prossimi giorni.

Marcia Granparadiso estate: itinerario illustrato.

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Referendum e beni comuni

Beni comuni, come l’acqua, la salute, l’ambiente. Come la giustizia. Che cosa cambia, dopo la vittoria dei “Sì” al referendum? Ho detto QUI che cosa penso del PD, che cerca di scippare la vittoria ai Comitati e a tutti i cittadini che si sono impegnati in prima persona, firmando, promuovendo e votando i referendum. In tutto questo processo il Partito democratico dov’era? Era impegnato, tra le altre cose, a fare comitati a favore della gestione privata dell’acqua, a cautelarsi contro la volontà degli italiani, qualora mai si fosse discostata dal Verbo liberista… Privatizzare pallido e assorto: lo hanno fatto per primi i governi di centro-sinistra; prenderà ora atto il PD della volontà degli italiani?

Mi hanno consigliatoe consiglioquesto articolo di Tommaso Fattori sulla «rapina legalizzata» della privatizzazione del sistema idrico britannico.

Di seguito, invece, il comunicato della newsletter del Comitato Nazionale Vota Sì per fermare il nucleare.

Comitato Nazionale Vota Sì per fermare il nuclearenewsletter.

Da ieri, in Italia, niente più nucleare. Una svolta che riguarda il futuro di tutti, delle famiglie, dei giovani, ma anche quello dell’economia e di ciò che viene chiamato ‘sistema-paese’. Un cambio di rotta importantissimo, che potremmo brutalizzare così: dal vecchio al nuovo, dal rischio alla sicurezza.

Tutto questo non è certo dovuto a chi guida il paese, ma agli italiani. A tutti gli italiani, dunque, il nostro grazie. Grazie a chi prima di andare al mare ha allungato passando al seggio, anche se negli ultimi 30 giorni gli è toccato farlo già tre volte. Grazie ai nipoti che hanno accompagnato le nonne ai seggi, e grazie alle nonne che hanno ricordato ai nipoti di andare a votare. Grazie a chi non ha abboccato alle sirene dell’astensionismo e del voto inutile, e a chi ha esaurito il credito del telefonino per mandare messaggi a tutta la rubrica. Grazie a chi ha usato la propria fantasia per superare il muro di gomma di una informazione reticente e imbarazzante. Grazie ai tantissimi volontari, che hanno fatto superare le perplessità e l’indecisione di tanti. Grazie a tutti: oggi l’Italia è un paese migliore.

>>> Nell’immagine, i risultati definitivi del referendum, pubblicati sul sito del Viminale (clicca sopra l’immagine per ingrandirla).

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Ora del referendum prenda atto il Pd!

Per me l’attuale governo rappresenta il punto più basso raggiunto dall’Italia repubblicana. Il referendum che si è appena concluso mi lascia sperare che, toccato il fondo, il Paese abbia trovato la forza e la dignità di darsi una spinta per riportarsi a galla.

Certo, il conseguimento del quorum e la vittoria dei “Sì” non fanno bene alla salute del peggior governo degli ultimi 150 anni, del che – profondamente – mi rallegro. Non faccio parte tuttavia del novero di quelli che hanno puntato sul referendum come espediente per far cadere Berlusconi. Questa volta i temi affrontati erano così importanti (natura pubblica dei beni comuni, no al nucleare, giustizia uguale per tutti) che non andavano in alcun modo trasformati nell’ennesimo quesito pro o contro il presidente del consiglio.

La fallimentare manifestazione di piazza del Popolo per la chiusura della campagna referendaria, dove il «popolo» mancava, ma c’erano i segretari di partito, lo ha confermato.

Non appartengo neppure al club di quelli che non possono soffrire la parola «partito», quelli che guai se un partito si fa vedere a una manifestazione. Ma i referendum non erano stati proposti dalla politica parlamentare (con la parziale eccezione dell’Italia dei Valori), bensì dai Comitati, che avevano raccolto le firme necessarie per farli partire e poi si sono spesi fino in fondo, nelle strade e nelle piazze, per sopperire, con il proprio attivismo, alla mancanza d’informazione decretata dal governo per boicottare la consultazione popolare.

Naturalmente anche i partiti si sono uniti, alcuni con entusiasmo, a questa campagna. Penso a Rifondazione/Federazione della Sinistra; penso ai Verdi, che ancora ieri erano in spiaggia con i cartelli per invitare la gente al voto. E penso alla base del Partito democratico, intellettualmente molto più onesta dei propri leader, capace di riconoscere sin dall’inizio la necessità di battersi per l’acqua come bene comune, mentre parte della nomenklatura piddina costituiva comitati a favore della gestione privata dell’acqua.

Ora, a giochi fatti, Berlusconi fa finta d’inchinarsi al popolo sovrano e promette d’investire nelle energie rinnovabili, dal momento che è chiaro che l’Italia non vuole il nucleare. E Bersani che fa? Perché se il segretario del piddì sembra pronto a prendersi il merito della vittoria referendaria (che legge peraltro in chiave squisitamente politica, col rischio di sorvolare sui contenuti dei quesiti), non sembra altrettanto pronto a considerare le implicazioni del voto del 12 e 13 giugno.

Una parte rilevante del Paese (e qui posso fare il bastian contrario e non gioire all’idea che solo poco più della metà degli aventi diritto ha effettivamente scelto di partecipare?) ha chiesto di potersi esprimere su (e contro) quelle scelte che normalmente altre persone decidono sulla sua testa (perché mi vengono in mente il PD e la Val di Susa?). Ha chiesto che i servizi e i beni comuni non siano per forza privati. Ha detto di voler dire la sua sulla politica energetica del Paese. Ha dimostrato di essere stufa di un mondo politico intento a difendere i propri rappresentanti e le proprie prerogative come in una casta.

Il PD lo ha capito? Perché di quella “casta” il primo partito di (sedicente) opposizione fa parte a pieno titolo e, se non mi appassiona la lettura “politica” di questo referendum, è, in parte, anche perché un eventuale governo Bersani in sostituzione dell’attuale esecutivo sarebbe, sì, un miglioramento (ci vuol poco) ma, nel contempo, costituirebbe una prosecuzione della politica neoliberista che fa da cornice a entrambi gli schieramenti, quella che vede nei beni e nei servizi altrettante merci e occasioni di profitto.

Basti vedere le circonlocuzioni (o arrampicate sugli specchi) con cui il PD invitava a votare quattro “Sì” in un volantino firmato da Pier Luigi Bersani. No al legittimo impedimento perché «legge ad personam», e fin qui va bene. No al «piano nucleare del governo», in favore di «una politica energetica nuova, efficienza energetica, rinnovabili, risparmio energetico» (qualche ripetizione, ma va bene).

È a questo punto che Bersani s’inguaia, perché deve invitare a dire no alla privatizzazione dell’acqua, che è invece idealmente affine alla visione economica del suo partito: «Il Partito democratico vota sì e invita a votare sì contro la legge sulla privatizzazione forzata dell’acqua», esordisce; e si noti l’aggettivo «forzata» (corsivo mio). Dal momento che l’acqua «è una risorsa pubblica», essa «va governata con una programmazione pubblica, con regole di controllo pubblico, con sistemi di tariffe che aiutino le fasce sociali più deboli e che evitino lo spreco dell’acqua». Tutte cose giustissime, per carità, che però non significano, automaticamente, la fine della gestione mista pubblico/privato degli acquedotti, né precludono gli spazi a nuove leggi di privatizzazione del bene comune: a patto che la «programmazione» e il «controllo» siano pubblici, insomma, si potrebbe anche trovare un po’ di spazio per le aziende, sembra suggerire il segretario piddì.

Chissà però che il pronunciamento del «popolo italiano» non faccia ragionare anche Bersani.

Qui sopra I risultati definitivi del referendum, pubblicati sul sito del Viminale (clicca sopra l’immagine per ingrandirla).

>>> Nella foto, un po’ di quel bene comune che alcuni avrebbero voluto mettere nelle mani di pochi. Il torrente si trova a monte di Lillaz (Aosta).

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C’è il quorum!

I cittadini italiani che hanno votato, secondo i dati, ancora non definitivi, del Viminale, sono intorno al 57% del totale per tutti e quattro i referendum. Ci sono anche i primi scrutini e, com’era prevedibile, i “Sì” vincono e vanno ben oltre il 90% delle schede valide. Ho una riunione a scuola, aggiornerò stasera. Il conteggio in diretta QUI.

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Al seggio!

Sei già andat@ a votare?

Update: Cauto ottimismo (mai abbassare la guardia) per i risultati dell’affluenza di oggi, pubblicati sul sito del Viminale, che hanno tutti superato il 41% del totale degli aventi diritto al voto (ore 22). Il quorum, dicono in molti, ci sarà. L’importante è non farselo scappare proprio ora che è così vicino! I seggi sono aperti fino alle 15 di lunedì 13 giugno: se non sei andat@ a votare, sei ancora in tempo!

Fino alla chiusura dei seggi o – in alternativa – fino al raggiungimento del quorum, il blog non pubblicherà altri articoli perché in queste ore il dovere di tutti mi sembra semplicemente quello di votare e d’invitare gli altri a farlo.

«C’è il quorum, spero di poter titolare il mio prossimo articolo. E il quorum è in ogni caso a portata di mano sin d’ora ed è dovere, ma anche (in senso lato) interesse di tutti i cittadini contribuire a raggiungerlo.

Di chi vota “Sì” come di chi voterebbe “No”, perché in democrazia è giusto che decida chi sceglie, chi si mette in gioco, non chi preferisce una giornata al mare (qualcuno ha visto il meteo?); altrimenti, su questi come su altri quesiti, si rischia che a decidere siano sempre gli altri e che le decisioni siano prese sulle nostre teste.

Ha un’idea antidemocratica e avvilente della gestione della res publica chi pensa, per il proprio comodo, di far fallire lo sforzo e la mobilitazione di milioni di concittadini; chi invita all’astensione quando potrebbe prendersi la briga di fare campagna per il “No”. Abito in una piccola città, ma da queste parti i cartelloni elettorali erano TUTTI per il “Sì”; voi ne avete visto qualcuno di segno contrario?

Ma la presunta uguaglianza tra l’astenersi e il votare “No” è una bugia che non ha nulla a che fare con il nostro ordinamento: se un referendum supera il quorum, la legge italiana impone che per anni non si possa ritornare su quei temi con nuove consultazioni, indipendentemente dall’esito, perché la volontà dei cittadini è vincolante. Se però il referendum fallisce, chiunque ha il diritto di cominciare il giorno dopo a raccogliere le firme per riproporlo, tale e quale, agli elettori.

La vittoria dei “Sì”, come quella dei “No”, insomma, poterebbe un elemento di chiarezza e il popolo italiano riuscirebbe a esercitare, una volta tanto, quella «sovranità» che gli «appartiene» (art. 1 Cost. it.).

Questa volta, comunque, non si può non porre l’accento sull’importanza dei temi presentati, che mi portano a invitare tutte e tutti a votare 4 sì, indipendentemente dalla propria appartenenza politica. «Depoliticizzare [il voto] è miope», ha detto Marco Ferrando del Partito comunista dei lavoratori: «mortifica la sinistra attratta proprio dalla politica “liberatoria” del referendum». Ma qui non si tratta di capire se una vittoria dei “Sì” darebbe «un altro colpo al governo» (sarebbe questo «il quinto quesito», secondo Norma Rangeri, sul manifesto dell’11 giugno). Si tratta di decidere se pagheremo per l’acqua o no, se potranno mettere in funzione nuove centrali nucleari nel Paese che brucia illegalmente all’aria aperta i rifiuti industriali, se la legge sarà di nuovo «uguale per tutti» o se per ministri e capi di governo valgono altre regole.

Sono temi cruciali per la vita di tutti e quindi trasversali, capaci di richiamare alle urne cittadini di destra come cittadini di sinistra. E giuro che non ho la smania – fin troppo manifestata da altri – di mettere tutti insieme nello stesso calderone (gli agnelli coi lupi, le capre con i cavoli). Ma qui si tratta di difendere diritti fondamentali, capaci di influire sulla (qualità della) nostra vita, non ultimo il diritto di esprimere, in maniera vincolante, la propria volontà.

Ascolta la canzone dal sito: «I pazzi siete voi»
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>>> Mi ricordano, via e-mail, la necessità di non sovrapporre le schede quando le si crocetta, perché l’«effetto carta carbone» porterebbe a macchiarle tutte e sarebbero invalidate. Ricordo anche l’importanza, a livello psicologico, di votare il prima possibile, possibilmente entro le nove e mezza di domenica, prima cioè della comunicazione dei primi dati sull’affluenza, per dare agli indecisi l’idea che il quorum sarà raggiunto e spingerli ad andare al seggio.

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