Signor Renzi, preferirei non venisse in Val d’Aosta

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Gentile signor Renzi,

noi due abbiamo in comune due cose: l’età, innanzitutto (io a dire il vero sono nato un giorno prima), e poi il fatto che passeremo la fine dell’anno in Valle d’Aosta.

Io ora vivo in Puglia, a Mesagne, ma in Valle d’Aosta sono cresciuto, ho frequentato le scuole, dalla materna (l’asilo, si diceva allora) fino alla quinta liceo, ho incominciato a munirmi di quegli strumenti intellettuali e culturali con cui oggi osservo e “giudico” il mondo.

Ho incominciato a credere in quei valori, democratici, occidentali, nei quali anche il suo governo afferma di credere, i valori espressi dalla Costituzione italiana, per intenderci, quella Carta che alcuni vorrebbero straccia, o quantomeno sottoposta a pesanti revisioni.

Ho incominciato a credere nello Stato sociale, nelle conquiste dei lavoratori, a pensare che certi traguardi, una volta raggiunti, erano ormai assodati, erano punti di partenza per ottenere altre conquiste, altri diritti.

L’ho anche espresso in versi, nel mio libro «Cianfrusaglia»:

Catena di smontaggio

Credevamo che fossero conquiste
per sempre; basi da cui partire
per ottenere altri diritti;
che il progresso e la civiltà
marciassero appaiati.

Un pezzo alla volta, le garanzie
sono state smontate
per trasformarci in corpi da fatica:
alle nostre giornate
è stato tolto il luccichio del sogno.

Ora, mentre t’affanni
per dimostrare d’essere padrone
della tua vita, fischia
– come si fa col cane – il tuo padrone
vero: comincia il turno
straordinario, che sottrae al riposo,
ad affetti e interessi,
al semplice cazzeggio tempo umano.

In Valle d’Aosta ho incominciato a pensare che lo Stato trovi, possa trovare, legittimità e fondamento solo nell’essere al servizio della popolazione, e nel permettere a quella popolazione di essere Stato attraverso la partecipazione alla vita politica del Paese, ciascuno con le proprie idee e proposte, ciascuno con il proprio voto, pesante come quello di chiunque altro.

In queste cose, io credo: che un malato vada curato anche se non si può pagare le cure, che un bambino meriti una scuola veramente «buona» e che questa scuola debba essere gestita dallo Stato, che questo Stato non debba usare i soldi pubblici per finanziare gli istituti privati.

Credo che un lavoratore diventato ormai vecchio non debba essere costretto a reinventarsi e trasformarsi in venditore di prodotti porta a porta, o cose del genere, né debba rinunciare alla sicurezza della pensione se non ha voluto alimentare gli affari dei fondi d’investimento mettendo i soldi suoi per una pensione integrativa privata.

Credo che chi mette mano alla Costituzione per renderla più “moderna”, ovvero in linea con i dettami del pensiero liberista sia complice/colpevole di danneggiare l’interesse comune, a vantaggio del portafoglio di pochi.

Perché i soldi ci sono, bisogna vedere come si preferisce usarli.

Io credo che chi indossa la tuta mimetica, cementa ulteriormente l’amicizia con Stati terroristi, dall’Arabia Saudita all’intoccabile Israele, porta avanti lo sciagurato acquisto degli F 35 americani, non abbia nulla a che fare con la costruzione e la ricerca della pace.

Credo, signor Matteo Renzi, di avere diritto in quanto valdostano, anche se come lei sono qui solo per qualche giorno, di dirle con semplicità che non gradisco la sua presenza in Valle d’Aosta, per le responsabilità che le riconosco nel costruire un modello di Italia meno solidale, meno democratico.

C’è chi si affannerà a significarle il suo benvenuto. Io invece preferirei non venisse, e ci tengo a dirglielo.

Con nessunissima stima,

Mario Badino
Cittadino italiano

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Il Servizio Migranti di Aosta non deve chiudere

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Innanzitutto c’è la petizione da firmare, per chiedere che il servizio non sia chiuso. E siccome dal 2 gennaio sarà troppo tardi, occorre farlo proprio ora, in quest’ultimo scorcio di 2015.

E poi c’è il fatto che una regione che sceglie di fare a meno di un servizio fondamentale per l’integrazione con le culture che vengono da altrove, in un momento storico in cui da tante parti del mondo si scappa, spinti dalla fame o dalla guerra, non è una regione tanto lungimirante, né umana.

Dal 1991 a oggi, il Servizio Migranti ha rappresentato, in Valle d’Aosta, un punto di riferimento per le questioni relative all’immigrazione e ha svolto un’opera di accoglienzaconsulenza, in coordinamento con attori quali la questura, la prefettura, l’ufficio cittadinanza, la casa circondariale di Aosta, gli assessorati comunali e regionali, i sindacati, i patronati, la sovrintendenza agli studi, le scuole, l’Usl, le assistenti sociali.

Ciò nonostante, il rifinanziamento del servizio non è stato approvato, alcune settimane fa, dalla giunta regionale.

Citando Silvia Berruto, autrice della petizione in difesa del Servizio Migranti, faccio una breve panoramica delle attività svolte dal centro:

Il servizio offre consulenze in materia di immigrazione, orientamento nella ricerca del lavoro e compilazione del curriculum vitae, orientamento ai servizi presenti sul territorio, simulazioni del test di italiano per il permesso di soggiorno CE, supporto per la compilazione di modulistica burocratica, laboratori di italiano per l’ottenimento delle patenti, uno spazio di incontro e socializzazione, una postazione internet con skype, il servizio ricezione posta (fax e e-mail), il servizio deposito bagagli, visite guidate alla città di Aosta.

Fondamentale per i migranti è, dal maggio scorso, il supporto per la compilazione e per l’invio della domanda di cittadinanza italiana che si effettua, ormai, solo in modo telematico.

Il servizio offre le sue competenze anche per progetti di ritorno volontario assistito in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni.

Al servizio sono stati registrati 6400 passaggi nel 2014, con una media di 520 passaggi al mese nei primi dieci mesi del 2015. A questo si devono aggiungere 1500 consulenze a enti pubblici e privati.

Da tre anni gli operatori effettuano interventi culturali nelle scuole valdostane, di ogni ordine e grado, per illustrare i fenomeni migratori: 1600 sono gli studenti che hanno ricevuto questa acculturazione nel corso del 2014.

Chiudere il servizio significa ovviamente perdere professionalità acquisite, con ripercussioni sulla vita dei migranti e un inevitabile peggioramento dell’efficienza di tutte le realtà legate ai bisogni e ai problemi degli stranieri che giungono in Valle.

Ci si può accodare al coro, oggi dominante, secondo cui tagliare è l’unico modo per superare la crisi economica in corso. Ci si può persino aggiungere ai commentatori da bar che ai migranti addebitano tutto ciò che non funziona, oggi, nella società. Quel che non si può fare è avere responsabilità di governo e non capire che certi tagli comportano un peggioramento delle condizioni di vita di tutta la popolazione, o che l’immigrazione è, volenti o nolenti, un fenomeno che continuerà a lungo, che sarebbe intelligente trattare con intelligenza e con i dovuti investimenti.

Chi scrive ritiene immorale e illogico colpevolizzare le migrazioni e i loro protagonisti, considerate le attuali condizioni di vita di miliardi di persone nel mondo e il ruolo giocato dall’occidente nel promuovere ovunque lo sfruttamento e le guerre. Non è tuttavia necessario condividere questo giudizio per capire almeno che i servizi ai migranti sono indispensabili, se si vuole evitare quanto più possibile i problemi e i disagi che necessariamente l’immigrazione porta con sé.

Io credo che una società valdostana privata del Servizio Migranti sia per forza di cose una società più povera e più fragile. Invito dunque tutte e tutti (residenti in Valle d’Aosta e non, perché ciò che succede in un luogo ha molto spesso ripercussioni su altri luoghi) a firmare la petizione online Il servizio migranti di Aosta non deve chiudere entro il (vicinissimo) 31 dicembre 2015.

>>> Firma adesso la petizione Il servizio migranti di Aosta non deve chiudere.

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Rossella Madonia – Tutti insieme per salvare una vita

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Il caso è di quelli che lasciano senza parole: com’è possibile che non ci sia nessuna istituzione disposta ad aiutare una persona in pericolo di vita? Tanto più che un poco di speranza si potrebbe intravedere, attraverso il ricovero in un centro specializzato (ma molto costoso) di Dallas, negli Stati Uniti.

È il caso di Rossella Madonia, una ragazza siciliana di 34 anni che soffre di gravissimi problemi immunologici sviluppati in seguito a un vaccino anti-influenzale che ha scatenato una serie di allergie alimentari, respiratorie e da contatto che l’hanno costretta in una stanza di casa sua, il più possibile sterile, senza poter più avere alcun contatto fisico, neppure con i suoi genitori.

Mi limito a copincollare la presentazione che Rossella fa di sé nel gruppo e nella pagina Facebook che racconta il suo caso e promuove una raccolta di fondi per permetterle di recarsi negli Usa e seguire la terapia necessaria a salvarle la vita. I soldi che servono sono tantissimi, circa 120mila euro – una fesseria, se paragonati a tante spese imbecilli che non vanno a vantaggio di nessuno. In fondo alla lettera di presentazione c’è anche l’IBAN per effettuare un versamento, «in caso poteste».

Quello che posso aggiungere è che (purtroppo) non si tratta di una bufala, e che tutto ciò che farete per Rossella sarà a vantaggio di una persona in carne e ossa. Della vicenda si sono già occupate alcune radio e reti televisive, oltre al quotidiano «Repubblica», che ha pubblicato un servizio online. Io linko questa edizione del Tg3 della Sicilia, che parla di Rossella dal minuto 11.05. Ne parla brevemente, ma con accenti, e immagini, che mi hanno commosso.

Per chi non potesse contribuire neanche con una piccola somma, l’invito è a seguire e condividere nei social network il gruppo e la pagina dedicati alla vicenda, e a firmare la petizione online rivolta al ministro alla Sanità e al presidente e all’assessore alla Sanità della Regione Sicilia.

>>> Iscriviti al gruppo Facebook Anche noi con Rossella (tutti insieme per salvare una vita).

>>> Vai alla pagina Facebook Anche noi con Rossella (tutti insieme per salvare una vita).

>>> Firma la petizione online.

La lettera di Rossella (segue la versione inglese)

Mi chiamo Rossella Madonia, sono nata il 5 Giugno 1981 a Palermo, sono laureata in Fisica. Ho vissuto un’infanzia serena, sempre curiosa e con la testa rivolta all’insù al cielo, l’infinitamente grande e verso ciò che non possiamo vedere, l’infinitamente piccolo.
Fin da bambina ho sempre amato stare circondata dalla natura. Mi addormentavo spesso in campagna accanto a papà odorando il profumo della terra e guardando le stelle mentre lui mi faceva conoscere le costellazioni.
Ho amato per tutta la vita circondarmi di animali, amici fedeli e sempre instancabili e presenti.
Ho amato praticare sport e per molti anni c’è stato solo il Taekwondo nel mio cuore.

Nel 2010 stavo sviluppando un progetto di tesi in Svizzera, in collaborazione con l’Università di Palermo, all’interno del progetto PEBS: un periodo molto positivo di concretizzazione di sogni e degli studi effettuati.
Il mio stato di salute era normale.
Nel Novembre 2010 effettuai un vaccino anti-influenzale e nell’arco di due settimane sviluppai una serie di allergie alimentari (in principal modo all’LTP una molecola che si trova in tutta la frutta, verdura e cereali), respiratorie (presentando da subito asma) e da contatto (mi gonfiavano le mani al contatto con le cose giornaliere, per esempio la carta, indispensabile per la vita di ogni studioso).
Negli anni la situazione è peggiorata, siamo stati nei più famosi centri per le allergie, Idi, Gemelli, Columbus dove hanno dovuto ricoverarmi per la perdita di 20kg: sono arrivata a pesare 40kg, visto che l’unica fonte di alimentazione erano solo pollo e patate, anche a colazione, e avevo oltretutto smesso di digerire.
Al momento presento gravissimi problemi immunologici, il mio sistema immunitario si rivolta repentinamente contro le più piccole dosi di allergeni ed ha sviluppato una componente autoimmune.
Da due anni presento un’endometriosi profonda che mi procura dolori lancinanti e per la quale dovrei essere operata ma le mie condizioni allergologiche lo impediscono.
Ho una forma di asma allergico complicato dall’impossibilità di non poter utilizzare molte medicine.
Negli anni ho acquisito gravi problemi a carico dell’ apparato gastro-intestinale, nella coagulazione del sangue, pesanti complicazioni derivanti da una sindrome immunoneuroendocrina ambientale.
Ho provato a fare i vaccini desensibilizzanti, anche diluiti, di ogni tipo ma dopo pochi giorni le mie condizioni si sono aggravate ed ho dovuto sospenderli.
Negli anni ho più volte avuto angioedemi e shock anafilattici ma da aprile, al presentarsi della Primavera, il mio corpo ha reagito violentamente e ho cominciato a presentare quotidianamente angioedemi alla bocca, alla gola, la laringe e faringe, di tipo istaminergico (le vie respiratorie si gonfiano non solo al contatto con allergeni alimentari ma anche respirando piccolissime quantità di quelli inalatori, come le polveri, pollini, muffe, peli di animali…) che non è stato possibile tenere sotto controllo con le medicine. Questo mi ha costretta all’isolamento totale forzato in una stanza accuratamente pulita all’interno di casa mia, evitando per quanto fosse possibile i contatti che potessero espormi ad allergeni.
Questo mi ha portato ad una continua lotta per la vita, all’impossibilità nell’alimentarmi (sia per le reazioni allergiche sia per l’impossibilità fisica data dal gonfiore della glottide) e alla perdita repentina di peso, nuovamente 15kg.
Sopravvivere è stato quasi impossibile: ogni mattina mi svegliavo già terrorizzata perché non riuscivo a respirare a causa degli angioedemi e trascorrevo tutta la giornata morendo di fame arrivando a sera disperata, insieme ai miei genitori, perché avevo già preso la dose massima di medicine consentite, che non riuscivano a gestire il problema, e non c’era nient’altro da fare che sperare di arrivare al giorno successivo.
È stata una vera e propria forma di tortura insopportabile e per una decina di giorni, a causa dell’aggravamento delle condizioni fisiche generali, non ho avuto più le forze per continuare a lottare: se sono ancora viva è perché mi sono aggrappata all’amore dei miei genitori e al fatto che loro non si siano mai rassegnati a perdermi.
Non ho avuto aiuti dalla Sanità, non mi è stata somministrata nessuna flebo per un supporto alimentare, non ho avuto nessun accesso ad alcun day-hospital e mi è stato detto chiaramente che non c’è una terapia. In questi mesi ho avuto un’infezione all’orecchio che poteva portarmi alla meningite e nessun presidio ospedaliero si è preso la responsabilità di somministrarmi l’antibiotico per paura di avere noie burocratiche se fossero insorte gravi reazioni allergiche.
La mia situazione è insostenibile, non è rimasto niente che possa essere definito come “vita”: ho perso tutto, sogni, lavoro e da pochissimo, dopo 7 anni insieme, anche il fidanzato.
I pochi veri amici che mi sono rimasti non possono venire a trovarmi, i miei familiari non possono neanche abbracciare per consolarmi.
La mia famiglia è devastata, da tutti i punti di vista, perché siamo stati lasciati da soli.
I miei genitori hanno vissuto questa situazione pesantissima dal punto di vista psicologico, fisico: hanno pianto, si sono disperati e hanno dovuto dissanguarsi economicamente per far fronte a tutte le spese che potessero tenermi in vita o placare i miei dolori fisici.
Da un anno sappiamo che esiste un centro di alta specializzazione in America, “Environmental Health Center di Dallas”, capace di effettuare terapie desensibilizzanti personalizzate, l’unico centro che effettua vaccini alimentari, ed anche una terapia di autotrapianto dei globuli bianchi.
Lo scorso anno, prima di avere questa complicazione così grave, chiesi all’assemblea alla salute dell’Ars di mandarmi in questo centro per evitare peggioramenti in modo da essere ancora recuperabile. Al tempo le mie cure consistevano solo nell’impostare il vaccino e, nella peggiore delle ipotesi, nella necessità di un periodo di degenza di un mese e mezzo; le spese complessive non avrebbero superato i 50000 euro.
Mi fu risposto di no. Se mi avessero detto anche solo di fare a metà per le spese, sarebbe stato molto più facile per me recuperare fondi per circa 20000 euro e adesso io non sarei qui in queste condizioni estreme in cui mi sono dovuta aggrappare alla forza della mia famiglia per restare in vita ed ho perso completamente tutto.
A causa del mio aggravamento non si ha una stima del periodo che dovrò trascorrere al centro: tutto dipende dal tempo che occorrerà al mio organismo, sottoposto ai trattamenti, affinché non sia più in pericolo di vita e recuperi un minimo di tolleranza.
Si pensa ad un periodo di almeno sei mesi, se non superiore, ed i costi sono elevatissimi.

Ormai mi resta un solo mese di vita qui in Italia, prima che arrivino i pollini e la prossima primavera. Non c’è nessuna possibilità che io riesca a superarla visto la drammaticità della mia situazione attuale.
Vi prego di prendere a cuore il mio problema e di aiutarmi ad affrontare questo viaggio perché non voglio morire ed a lungo io e la mia famiglia siamo stati ignorati.
Qualsiasi contributo, seppur piccolo, può fare la differenza per la mia vita.
Vi prego di diffondere questo messaggio il più possibile.

Potete trovare me, la mia famiglia e tutti gli angeli che mi stanno accanto “solo” sul gruppo facebook:
Anche Noi Con Rossella (tutti insieme per salvare una vita)
E sulla pagina facebook:
Anche Noi Con Rossella tutti insieme per salvare una vita

In caso poteste fare una donazione a:

Rossella Madonia
Codice Iban
IT06M0200804629000103984628
Codice Swift (per i bonifici esteri)
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Postepay intestato a mia madre:
CANALE ANNA
CF: CNLNNA58E60G273N
5333 1710 1526 9299

mail per il Paypal intestata a mio padre:
mado.dom@inwind.it

Vi ringrazio tutti dal profondo del cuore

Rossella

English translation:

My name is Rossella Madonia, I am Italian, I was born June 5, 1981 in Palermo, I graduated in Physics. I lived a happy childhood, Continua a leggere

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Io per fortuna

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Metrica liberissima. Parlo di guerra. Non è una novità, ma i tempi sono questi. «Io per fortuna» è titolo provvisorio. Ritengo non sia ancora finita, ma inizio a pubblicare questi versi. «Io per fortuna – parte I», allora.

Io per fortuna (– parte I??)

Io per fortuna non ne ho visti mai,
cadaveri in strada,
ma ho visto le immagini trasmesse,
i corpi di bambini massacrati,
i visi delicati;
e certo le bombe non sono l’esclusiva,
neppure di lontano,
dei terroristi spaventosi e brutti,
di quelli con la barba e la bandiera:
i mandanti indossano la giacca,
giacca e cravatta (appretto); e gli aviatori,
celesti esecutori,
portano divise e gradi veri, lassù, nell’alto dei cieli;
centrano in terra gli uomini di buona volontà.

Io per fortuna non ne ho viste mai,
esplosioni che squarciano la quiete,
e già tollero poco i motorini, i botti,
la gente al cellulare; non riesco a immaginare
che sono in casa quando crolla il tetto,
il piano sopra se ne viene sotto
muoio schiacciato, rotto,
perché di sotto, o sopra oppure a lato
vive – viveva – il terrorista,
con la famiglia, i figli oppure solo.

[Mario Badino, notte tra il 15 e il 16 dicembre 2015]

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Papavero di ferrovia

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Pubblico questo video perché è un bel video, perché è il video di una canzone bella, e perché credo che valga la pena di conoscere la cantautrice, Erica Boschiero.

Il brano «Papavero di ferrovia» è contenuto nell’album «Caravanbolero».

La foto d’apertura (del post, non dell’album) l’ho fatta io.

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Mala tempora currunt

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Ieri ho scritto un post che parlava della possibile vittoria del Front National in Francia (al ballottaggio per le regionali come alle presidenziali del 2017) cercando di soffermarmi sul progetto politico di Marine Le Pen.

L’ho scritto, l’ho pubblicato, l’ho riletto, l’ho cancellato.

Riesce difficile, quando si critica il sistema, non apparire equivoci, non lasciarsi confondere nella marea montante – e disgustosa – dei fascismi e dei populismi. E può sembrare ideologico, pretestuoso, tenere duro su parole d’ordine sacrosante – l’antifascismo – in un mondo in cui troppi hanno dimenticato i fondamenti dell’agire politico e democratico post seconda guerra mondiale.

Soprattutto, non voglio che le mie parole di condanna per l’estrema destra – quella francese come quella di Salvini o CasaPound – possano suonare come un’assoluzione per il Pd, o per quelle forze politiche e istituzioni europee che ci hanno portati sull’orlo dell’abisso, all’alba della catastrofe ambientale ed economica, e di una terza guerra mondiale che non suona più tanto improbabile all’orecchio di nessuno.

Il fatto è che quando afferma che, «se l’Europa non cambia e se non si riscirvono tutti i trattati, restituendo il potere ai cittadini, questa Europa è finita», perfino Matteo Salvini ha ragione. Di più: è auspicabile che questa Europa finisca. Ovviamente, non è a Salvini che farei riscrivere i trattati, né le ricette dell’ultra-destra possono costituire un’alternativa appetibile al disastro attuale, ma voglio evidenziare questo aspetto: le tecnocrazie europee fondate sul liberismo e sull’interesse di pochi contrapposto a quello di tutti gli altri non sono un “male minore”; sono alttanto inaccettabili e nocive quanto i nuovi-vecchi «mali» chiamati fascismo e populismo.

Così, quando Marine Le Pen dice di voler imporre un freno al libero scambio nella zona Ue, bisogna stare molto attenti, perché l’idea potrebbe anche andare a genio ai non adepti della religione libero-scambista, a chi (come me) non riesce ad accettare che si accordi la libertà di circolazione alle merci e non alle persone. Questo, naturalmente, non rende credibile la proposta di Marine Le Pen (che, sia detto en passant, alla libera circolazione delle persone è contrarissima), perché l’imposizione di dazi doganali non cambia realmente la natura del sistema economico, che continuerebbe a essere fondato sul profitto e sulle ingiustizie sociali; bisognerebbe inoltre vedere se il ritorno alla competizione litigiosa (e talvolta armata) tra gli Stati nazionali sarebbe davvero vantaggioso rispetto al mercato unico europeo. È vero, tuttavia, e non si può tacere, che il libero scambio nella zona Ue avvantaggia gli uni a danno degli altri, e non sembra che le classi dirigenti attuali siano intenzionate a scrivere regole più giuste e solidali.

«Preferenza» alle aziende francesi nell’assegnare appalti pubblici, più sovranità agli Stati, referendum sull’euro sono altri aspetti delicati del programma del Front National, perché possono essere intesi come una tutela per i territori, per tutti i territori, e invece soffiano sul fuoco del nazionalismo. L’aspetto migliore del progetto europeo è stato l’aver contribuito ad avvicinarci e a farci conoscere attraverso la libera circolazione dei cittadini, i programmi universitari all’estero, ecc; assistere oggi al risorgere dei nazionalismi significa buttare via quei (pochi?) risultati che, nonostante tutto, l’Europa “premionobelperlapace” è riuscita a conseguire.

Parlando del Front National e della destra-destra, comunque, è al tema dei diritti che occorre fare riferimento: nel programma di Marine Le Pen è prevista la fine di ogni aiuto economico ai migranti (con i conseguenti problemi sociali), la cancellazione del matrimonio omosessuale, restrizioni al diritto di aborto, divieto di velo per difendere la laicità dello Stato, ma nel contempo presepe obbligatorio a scuola per difendere la tradizione, addirittura reintroduzione della pena di morte. Sono queste le cose che dobbiamo tenere presenti, qualora mai con un angolo della mente speriamo che non tutto il male venga per nuocere e che – almeno – l’eventuale vittoria del Front National porti a un cambiamento di qualche genere, quale in fondo non importa, purché muti qualcosa nell’oscenità del presente.

E spesso dimentichiamo che il cambiamento può avvenire anche in peggio.

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La stretta autoritaria

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La vittoria del Front National alle regionali in Francia è l’ennesimo passo indietro di un occidente che rinuncia ai diritti e alle conquiste sociali del secondo dopoguerra. Tornano movimenti legati a un passato prossimo che fino a qualche anno fa era, giustamente, un tabù. L’importante, naturalmente, è che si tratti di movimenti disposti ad allearsi con chi detiene il potere economico, cioè il potere reale.

Come al tempo del fascismo, che – secondo i nostalgici – era addirittura dalla parte dei poveri, benché fosse alleato con gli industriali in chiave antisocialista e corporativista.

I terroristi, dal canto loro, islamici o non islamici, “spontanei” o manovrati che siano, sono i naturali alleati di quel potere che mira all’autoritarismo per imporre i modelli economici dominanti: la paura degli attentati ci porta non ad accettare, ma a considerare normali, i soldati per le strade, i mitra esposti agli occhi dei bambini, gli arresti dei manifestanti alla conferenza di Parigi sul clima nel nome delle vittime del 13 novembre.

I bombardamenti in Siria servono a creare nuovo odio antioccidentale, l’odio serve a tirare ancora di più le redini, a guidare la società con pugno più duro, senza rinunciare al titolo formale di democrazia.

A tutt* i/le cittadin*, gli esseri pensanti, il compito di leggere, conoscere, informarsi, al di là delle notizie di parte dei media, delle chiacchiere da bar dei salvini di tutti gli schieramenti.

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