A piedi, lungo la via Francigena

 Donnas (Aosta), la via Francigena
 Sono contento

di poter pubblicare, qualche volta, anche le buone notizie. Per me questa lo è
indubbiamente, per una serie di motivi: perché amo l’ambiente; perché
odio la cementificazione progressiva e (a quanto pare) inarrestabile degli
spazi rimasti liberi da costruzioni; perché, infine, come insegnante continuo a
pensare che ciò che normalmente facciamo per coinvolgere gli alunni non sia sufficiente.

 
 
Ho ricevuto un’e-mail da un
«lettore del blog», che citerò con le sole iniziali, F. S., perché non ama «la
pubblicità». Si tratta di uno studente del corso di laurea in Pianificazione e
politiche per l’ambiente
presso l’Università Iuav di Venezia, che mi ha
presentato un’iniziativa che parte proprio oggi, 22 agosto, da Losanna, per
concludersi il 5 settembre a Gropello Cairoli (Pavia). Si tratta di un seminario itinerante
organizzato dal professor Virginio Bettini: quindici giorni di cammino, a piedi, durante i quali
ci si occupa di ecologia del paesaggio, pianificazione urbanistica, valutazione
ambientale
e, a partire da quest’anno, anche antropologia. Continua a leggere

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Vicenza e la guerra: le basi della pace non sono militari

 Vicenza. Manifestazione No Dal Molin

 Dal 2 al 13 settembre
a Vicenza si svolgerà il
Festival No Dal Molin (dai un’occhiata al programma e vedi se riesci a fare un
salto), l’ennesima occasione d’impegno, di riflessione e di lotta per una
comunità – quella vicentina contro la base di guerra americana – che sta
dimostrando di sapere tener testa a decisioni prese sopra la testa dei
cittadini, a Palazzo Chigi o alla Casa Bianca, tanto dai governi di destra quanto
da quelli di (sedicente) sinistra.


 Il Festival sarà un’occasione di solidarietà per una città ferita (i
lavori di costruzione della base sono, tristemente, iniziati), ma anche di
riflessione e allegria, tra concerti, conferenze, dibattiti e quant’altro. Obiettivo, gridare forte che
i giochi non sono ancora fatti
e che il compito è lo stesso di sempre: «resistere
un minuto di più». Un compito che sarebbe più facile se le frastagliatissime
sinistre e, più in generale, il movimento contro la guerra non avessero deciso
di tacere. L’invito è quindi a tornare a far sentire la propria voce (di pace),
a ri-esporre le bandiere arcobaleno, a pretendere che i media tornino a parlare
di Vicenza e di quella base che un’ideologia di guerra sta costruendo al Dal
Molin, un invito del quale questo blog vuole nel suo piccolo farsi megafono. Continua a leggere

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Giornalisti in galera

 

 

 Fa male essere d’accordo, sia pure per una volta, con il signor Umberto Bossi.
 
 
Secondo il capo della Lega, infatti, andrebbero messi in galera quei giornalisti che, invece di parlare delle gabbie salariali, si dilungano sull’ennesimo simbolo istituzionale che Bossi vorrebbe cancellare, l’Inno d’Italia, cui andrebbe sostituito il Va’ pensiero verdiano (ma chissà che in futuro non vengano altri suggerimenti musicali dal signor Matteo Salvini, amante, come si sa, dell’arte del canto – nel video un suo recente concerto).
 
 
«Dovrebbero metterli in galera, i giornalisti. Hanno
inventato la storia dell’inno nazionale. L’avete capito, perché? Perché stiamo
parlando di salari differenziati e territorializzati», ha detto il suddetto con l’eloquenza consueta, e a me sembra ineccepibile.
 
 
Tra la sparata
sull’Inno e la possibile introduzione delle gabbie, infatti, la cosa
più grave è la seconda ed è su di essa che dobbiamo concentrarci, non
sull’Inno, per scongiurare, magari, l’ennesimo attentato
all’eguaglianza dei cittadini italiani e l’ennesima crepa all’Unità del
Paese. Continua a leggere

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Esame di romanesco per i parlamentari!

 Roma, Montecitorio
 Pronta la legge
sul dialetto a scuola
, assicura Calderoli, andando incontro a una sensibilità
diffusa (almeno dalle parti delle feste della Lega, tra mangiate di polenta,
fiumi di birra e coretti razzisti sui napoletani condotti dal “maestro” Matteo
Salvini).
 
 Studio dei dialetti obbligatorio
alle elementari, alle medie e alle superiori, una proposta del tutto inutile,
ora che Renzo Bossi è stato finalmente promosso: bisognava pensarci prima.
 
 Il problema, naturalmente, non è
lo studio del dialetto, che è – di per sé – cosa degnissima, ma qualcos’altro:
 
 1) forse di cose da studiare ce ne
sono già tante; già ora i programmi non si finiscono (lo dico da insegnante) e
può darsi che nel mondo di oggi imparare una lingua europea o magari
approfondire qualche argomento delle discipline già esistenti sarebbe
preferibile;
 
 2) il dialetto è, per eccellenza,
la lingua che si parla in casa, o in strada con gli amici, non sugli odiati (lo
dico da insegnante!) banchi di scuola: imporre lo studio del dialetto è la
maniera migliore per farlo detestare; Continua a leggere

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L’esercito del bene contro l’esercito del male

 
 «Tra le
risposte che il governo deve dare, certamente la più importante è quella della
sicurezza per i cittadini. Uno Stato come primo impegno ha quello di difendere
i propri cittadini dagli attacchi esterni, e per questo ci sono esercito e
forze armate; e dagli attacchi interni contro forze del male, schierando in
campo l’esercito del bene»
 
 Parola di
Silvio Berlusconi (aspettiamoci dunque una smentita).
 
 Ora che so che
l’esercito del bene fronteggerà l’esercito del male mi sento più tranquillo.
 
 Mi sento
ottimista.
 
 Tex e Carson
alla riscossa!
 
 Guardie
svizzere contro gli ambulanti romani! (quelli rumeni, naturalmente)
 
 Maestri Jedi
istruttori delle forze dell’ordine!
 
 Superman!
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Innse: una vittoria che mina un sistema

  Una fabbrica
 Il 70% degli italiani non avrebbe problemi ad accettare un invito a villa Certosa, rivela un sondaggio di Novella 2000. Può darsi che si tratti di un segnale positivo (il 30% del Paese è ancora sano, prova a consolarsi sulla Stampa Massimo Gramellini), ma a me sembra piuttosto l’indice di una questione irrisolta, tanto semplice e vecchia da apparire noiosa. Cioè che in base al solito conflitto di interessi, il papi-padrone del governo è anche il papi-padrone del servizio televisivo italiano (Murdoch e pochissimo altro a parte); un’arma di distrazione di massa
che – appunto – distrae le masse, fino a rendere credibile il messaggio
che in queste ultime settimane siamo stati spettatori di una semplice vicenda di corna
(iterate, certo, magari spiacevoli, ma corna, da commedia
all’italiana), cui mette fine lo stesso presidente del consiglio,
riconoscendosi colpevole («Non sono un santo») per ribadire,
allo stesso tempo, di non avere nulla di cui rimproverarsi. Continua a leggere

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I salari in gabbia, il premio di produttività e il raccontino «Villa Certosa, interno notte»

 
 In un
precedente articolo scrivevo che la "questione meridionale", «ora che Berlusconi se n’è appropriato» con la costituzione di un’agenzia per il sud,
«rischia di peggiorare notevolmente». Avrei preferito essere smentito e
invece l’ineffabile ha pensato bene di cedere all’ultima sparata di
Bossi e di promettere di ancorare i salari al territorio, vale
a dire al costo della vita nella regione o nell’area in cui il
lavoratore si trova impiegato. Il ragionamento è un po’ questo: al sud
la vita costa meno, ergo paghiamoli meno, «perché non è giusto
che un napoletano con un euro e quaranta si beve due caffè, ma io a
Milano mi bevo un caffè solo e in più non mi danno neanche tanto resto
perché il caffè piace anche a me e se pensi che piace di più ai
napoletani è razzismo nei confronti di noi padani, i quali ci siamo
stufati!» (dal tema di maturità di Renzo Bossi, secondo tentativo). Continua a leggere

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