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L'Italia che cambia

mariobadino | 08 Agosto, 2008 13:24

 Porto Selvaggio (Lecce)
 
 Qualche giorno di riposo (mare, mare, mare, al limite dell’ustione) e tanto materiale arretrato da citare, almeno di sfuggita. Nessun rallentamento estivo, innanzitutto, e nonostante il caldo, nell’opera di trasformazione del Paese portata avanti da Silvio Berlusconi, all’insegna della demolizione della Costituzione e dello Stato sociale, della deregolamentazione (e liberalizzazione) spinta nei vari ambiti del vivere economico e civile. Mutazioni che rischiano di pesare e durare nel tempo, condizionando il futuro (non solo) prossimo del Paese; mutazioni di cui si renderà conto – in queste pagine – nello spazio «L’Italia di B. – Il Paese nel Sacco», di prossima apertura.
 
 Restando in Italia, il Belpaese che «ripudia la guerra» (art. 11 Cost. it.), vale la pena di mettere in evidenza l’aumento dei fondi per le missioni militari, inserito in una finanziaria che prevede «tagli» per quasi tutto il resto, dagli assegni sociali per gli immigrati all’istruzione, all’editoria, alla cooperazione e persino ai ministeri. Come anche risulta opportuno citare la decisione del Consiglio di Stato che, lo scorso 29 luglio, ha annullato la sospensiva dei lavori per la costruzione della base Usa al Dal Molin di Vicenza, decretata circa un mese prima dal Tar del Veneto.
Certo, il consenso presentato dall’allora governo Prodi all’amministrazione americana «risulta espresso soltanto oralmente e appare estraneo ad ogni regola inerente all’attività amministrativa» (così il Tar), ma il Consiglio di Stato ha stabilito l’insindacabilità «a livello giurisdizionale» del potere politico, il tutto in base a un Regio Decreto del 1924 (!), mai abolito, strumento utilissimo per imporre l’interesse di pochi su quello di tutti. «Sempre più secretate» sono del resto «le decisioni in materia di energia, termovalorizzatori, siti nucleari e militari, anche se esse riguardano la vita e il futuro di migliaia e più di cittadini», come rilevano i Comitati Riuniti Rifiuti Zero di Treviso e Venezia in un intervento sul manifesto del 6 agosto.
 
 Oggi, però, è festa: cominciano le Olimpiadi cinesi, quelle da boicottare/non boicottare/boicottare sì, ma con misura. Due giorni fa, sul Messaggero, lo storico Giovanni Sabbatucci ricordava il legame, intrinseco alla «società di massa», tra sport e politica, citando le Olimpiadi del ’36 a Berlino, formidabile strumento della propaganda nazista, il pugno chiuso di Carlos e Smith «sul podio di Mexico ‘68», i «boicottaggi incrociati di Mosca ’80 e Los Angeles ‘84». Allo stesso modo, anche la scelta di Pechino va letta in chiave «politica»: si è deciso di chiudere un occhio «sui caratteri autoritari del regime cinese […] per privilegiare le ragioni dell’apertura al nuovo emergente colosso economico». Sabbatucci si spinge poi a ipotizzare «un’apertura della Cina non solo ai mercati, ma anche ai valori dell’Occidente», cosa che mi lascia  piuttosto scettico, anche perché i famosi valori occidentali vorrei anzitutto vederli applicati in Occidente e dall’Occidente... Anticamente i Giochi erano occasione di tregua fra le città in guerra, ma l’abbraccio del mondo alla Cina rischia di legittimare la linea politica di una potenza emergente, con tutte le sue ombre in fatto di diritti umani, senza ottenere altro dai Giochi che la consueta kermesse televisiva, fatta di dirette e di sponsor miliardari. Forse – l’ho già detto – dovremmo disertare i Giochi per il loro carattere commerciale prima ancora che in segno di protesta contro la politica del governo cinese. Sul come, nel mio piccolo, io una proposta l’ho fatta.
 
 Ancora lo sport, in chiusura d'articolo, per dire che ho pubblicato un po’ di materiale nuovo nella pagina dedicata alla Marcia Granparadiso estate. Ci sono le foto scattate da due concorrenti e (finalmente) la rassegna stampa. Ricordo al vincitore l’obbligo di scrivere un breve pezzo con le proprie impressioni e a tutte e a tutti la possibilità di fare altrettanto ed essere pubblicat* sul blog...
 

 La foto di questo articolo è di Lara Cavagnino e rappresenta la costa di Porto Selvaggio (Lecce).
 

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