Lettera ai segretari della "Cosa rossa"
Ho scritto ai segretari di Comunisti italiani, Rifondazione, Sinistra democratica, Verdi. La mia lettera vuole essere un incitamento a far bene, senza perdere tempo, sull'onda del successo della manifestazione di sabato. Ma per essere sinistra non basta unirsi: bisogna garantire le istanze di un popolo, e dettare qualche condizione.
Diliberto ha risposto! E' la prima volta che un politico prende in considerazione una mia lettera, cioè la lettera di un cittadino. Sono molto contento e ho deciso di pubblicarla in calce all'appello. Dopo Diliberto ha risposto anche Mussi. Prendo atto del fatto che non tutti i politici sono ugualmente distanti. Naturalmente, anche questa seconda lettera è pubblicata sotto l'appello.
Alla cortese attenzione degli onorevoli Oliviero Diliberto, Franco Giordano, Fabio Mussi, Alfonso Pecoraio Scanio e, per conoscenza, all’attenzione del Presidente del Consiglio, on. Romano Prodi, del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ai mezzi d’informazione.
Carissimi compagni,
(poiché così vi piace ancora essere chiamati) al tempo in cui PC non significava ancora personal computer esisteva un motto che diceva: «Proletari di tutto il mondo, unitevi». Oggi dobbiamo chiederci per prima cosa se non sia estinto lo stesso concetto di «proletario», il che dovrebbe imporci di cercare di capire che cosa voglia e debba essere la sinistra oggi, in Italia e nel mondo. La manifestazione del 20 ottobre a Roma, contro ogni precarietà, contro la guerra, per i diritti di tutte e di tutti fornisce un programma chiaro da seguire, un invito, da parte del popolo di sinistra, i vostri elettori, la base, a ricominciare un’azione politica «altra», a partire da una piattaforma precisa, non negoziabile. (Continua)
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Ancora sul bavaglio a internet

Che cosa penso esattamente di Beppe Grillo lo dirò prima o poi. Sicuramente, è bene che di certe cose si occupi lui. La notizia del ddl incriminato dovrebbe essere partita da qui, ma è un fatto che solo dopo l'interessamento del comico genovese il Consiglio dei Ministri abbia fatto un mezzo dietro front (solo mezzo, a quanto pare). Addirittura, la notizia è stata pubblicata da boing boing, il terzo blog del mondo (è divertente leggere i commenti), e dal Times.
Non deconcentriamoci...
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Marco Travaglio presenta Uliwood Party

Tre istantanee e tre diverse angolazioni dell’espace populaire di Aosta gremito per Marco Travaglio, in occasione della presentazione di Uliwood Party, volume che raccoglie gli articoli pubblicati dal giornalista sull’Unità, cronaca impietosa del primo anno e mezzo di governo del centrosinistra. Quello che segue è il racconto della serata, nella quale Travaglio ha “distrutto”, col suo stile sarcastico ma estremamente puntuale l’attuale maggioranza di governo. Le idee esposte non coincidono sempre con le mie, anche se – nel complesso – il mio giudizio sull’operato del governo Prodi è altrettanto negativo.
Come chi mi segue da un po’ aveva forse intuito.
Travaglio esordisce brutalmente, dicendo che quando il governo cadrà (molto presto) se lo sarà abbondantemente meritato. In due anni, infatti, l’attuale maggioranza è riuscita a bruciare grandissima parte del consenso che le aveva consentito di vincere le elezioni. Le cose buone fatte dall’esecutivo di centrosinistra sono, secondo Travaglio, due. Da un lato il ritiro dei nostri soldati dall’Iraq («ma, per qualche ragione misteriosa, non dall’Afghanistan») e dall’altro la politica di risanamento economico. Travaglio loda l’uscita del ministro dell’Economia, Padoa Schioppa, che ha definito «bellissime» le tasse, perché è stato l’unico a farlo. Negli ultimi anni, infatti, il berlusconismo si è esteso talmente che molti, anche nel centrosinistra, sono diventati berlusconiani senza neppure accorgersene. Quando nel ’94 il Cavaliere aveva detto che l’evasione fiscale non era un male, c’era stato un grande moto d’indignazione. Oggi no. Per Berlusconi bisogna tagliare le tasse, indipendentemente dal fatto che vi sia chi le paga e chi no, o da quali siano le esigenze dello Stato. Il che, commenta il giornalista, è «delinquenziale e demenziale». La cosa da fare, infatti, è pagare tutti per pagare meno, non, come sostiene l’ex premier, abbassare le tasse per convincere tutti a pagarle. «Nei Paesi seri», dice ancora Travaglio, «chi non paga il fisco finisce in galera». A proposito della berlusconizzazione della politica italiana, è esemplare come Veltroni, nel suo discorso agli imprenditori del nord est abbia recuperato il principio del leader di Forza Italia, secondo il quale occore pagare meno per pagare tutti. (Continua)
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20 ottobre: le foto del corteo e una riflessione.
La cronaca. Partenza col pullman all’una di notte. Due pause pipì, una semplice, a Ovada; con colazione inclusa la seconda, ad Arezzo. Finalmente rivedo il cielo dell’Italia centrale, così grande, bello. La Toscana cede il posto all’Umbria. Oggi il manifesto ha la prima pagina a colori, il titolo è: «Avanti pop». Non abbiamo ancora incontrato nessun pullman di manifestanti, ma siamo decisamente in anticipo. Abbiamo sorpassato tre barche, invece, trasportate su rimorchio. Intorno, nei campi, balle di fieno arrotolate. Dicono che oggi farà freddo, ma fortunatamente è uscito il sole.
A Roma ci disperdiamo appena scesi dal pullman, dandoci appuntamento in piazza Esedra alle due e mezza. Silvia e io vagabondiamo un po’ per il centro. Davanti a Montecitorio stanno girando una fiction, con Massimo Boldi nei panni di un onorevole. (Continua)
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Basta internet in Italia
Stasera partirò per Roma, per cui ho poco tempo, ma questa è troppo grossa per aspettare: il Consiglio dei Ministri dello scorso 12 ottobre ha approvato senza defezioni un disegno di legge che prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni. Sarà necessario compilare carte e pagare un bollo. Peggio ancora: chiunque abbia un sito o un blog sarà costretto a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile, il quale dovrà rispondere penalmente in caso di reato di omesso controllo su contenuti
diffamatori, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. Per questo reato si rischia il carcere.
Ho scritto una lettera all'onorevole Riccardo Franco Levi, autore della proposta. Siccome si tratta di una cosa molto importante (si vogliono limitare di fatto la libera espressione del pensiero e l'accesso a internet), prego tutti quanti di fare altrettanto. L'indirizzo è questo: levi_r@camera.it
Pubblico di seguito il testo della mia mail, scritta frettolosamente sull'onda dell'emozione.
Onorevole.
Abbia pazienza se non le scrivo con particolare
cerimoniosità, ma proprio non ne ho voglia. Sono un cittadino italiano,
un elettore di centrosinistra, una persona che lavora e paga le tasse
(le pago!) e, in base a questi titoli, vorrei chiederle conto del
disegno di legge da lei presentato, che minaccia di cancellare i siti
liberi e i blog italiani dalla rete. (Continua)
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A Roma perché.
Perché andare a Roma?
All’appello mancheranno i No Tav, i No Dal Molin, i centri sociali. Molti precari resteranno a casa, traditi da un governo che si è appena macchiato di un vero e proprio omicidio sociale, stabilendo che si può vivere nell’incertezza del proprio domani. Di fronte alle politiche quotidiane del “governo amico”, ci si potrebbe chiedere che senso abbia la manifestazione di domani, promossa (fra gli altri) da Liberazione, organo di un partito di governo; un “carro” sul quale, oltretutto, non hanno esitato a saltare Rifondazione e Comunisti italiani, in cerca di consensi. Se lo scopo di questa manifestazione non è far cadere il governo, perché dovremmo crederci, noi che non riteniamo possibile un dialogo vero con il presente esecutivo?
Eppure, la manifestazione di domani costituisce un’opportunità: quella di parlare chiaro, di dire al governo (e a chi, sennò?) che cosa ci aspettiamo, di richiamare Prodi al rispetto del programma. L’appello cadrà nel vuoto, ma avremo la possibilità di contarci e di mostrarci, di far vedere che la sinistra e le sue istanze esistono ancora, nei cuori e nel voto di tantissime persone.
La manifestazione di domani parlerà al governo, ma si rivolge ai partiti, a quei partiti che – per la sensibilità di molti – hanno tradito, immolando i propri amministrati alla poltrona o sull’altare del sacrificio necessario a impedire il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi.
Su di loro, in primo luogo, dobbiamo concentrarci. Affinché abbiano il coraggio di pensare una politica altra, a partire dai valori e dalle lotte delle comunità, e costituiscano una sponda politica capace di appoggiare nel Palazzo le battaglie di chi non accetta un inceneritore o una base militare vicino a casa. Affinché ripensino l’accordo sul welfare, lo prendano di petto in Parlamento, non esitino a contraddire Confindustria, cerchino di superare la legge 30. A questo proposito, le sette proposte dei promotori della manifestazione costituiscono un buon punto di partenza.
Se non saremo in grado di mostrare la strada ai partiti che maggiormente, negli ultimi anni, hanno incarnato i valori e gli ideali progressisti, dovremo semplicemente rassegnarci al liberismo, trovarci tutti un secondo lavoro, correre a fare la pensione integrativa e magari anche l’assicurazione sanitaria. Iscrivere i nostri figli alla scuola privata (ma finanziata coi soldi delle tasse), sposarci tutti per fare legittimamente la spesa in coppia al supermercato, abbonarci al digitale terrestre.
In fondo, così è stato stabilito, da qualche parte, fra Washington e Bruxelles.
Informazioni sulla manifestazione di Roma, sui parcheggi, l’itinerario: www.20ottobre.org
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Tra Pd e sindacati
Sono democratica perciò decido io. Lo dice il cartello. E, al di là dell’ironia, è un cartello sincero. Esprime la voglia di decisionismo del mondo politico. Perché occorre fare le riforme, indispensabili per non far arretrare il Paese. Quali riforme, come, sono dettagli: ora c’è Veltroni. Habemus leader. Ma io perché dovrei essere entusiasta del Partito democratico? C’era il PCI (tempi di prima) e non occorre essere nostalgici filosovietici per capire che, quando c’era una forza dalla parte dei lavoratori, i lavoratori stavano meglio.
All’indomani del sì al referendum sul welfare (a proposito, è interessante l’uso dell’inglese: almeno tre persone, chiacchierando, mi hanno confessato di non sapere che cosa sia il welfare), Rossana Rossanda scriveva sul manifesto che non dobbiamo essere «sorpresi e amareggiati per le misure prese dal governo di centrosinistra». Con chi pensavamo di avere a che fare? L’Unione ha vinto le elezioni mettendo insieme la sinistra e quei partiti democratici che non sopportavano «i traffici e il disprezzo della costituzione» da parte dell’esecutivo Berlusconi, «ma che perlopiù avevano lasciato alle spalle, come i Ds, o non avevano mai avuto, come la Margherita, un impegno sociale». Perciò di cosa ci stupiamo? Perché avevamo supposto che Prodi avrebbe fatto qualcosa di sinistra? Perché dovremmo credere che Veltroni sia meglio di un altro? E' la cornice il problema. Oggi i grandi partiti condividono la stessa ideologia, sono convinti assertori della centralità del mercato, non accettano che i dogmi neoliberisti possano essere messi in discussione dal semplice fatto che il compito dello Stato dovrebbe essere garantire la felicità dei cittadini.
Il Partito democratico non fa certo eccezione. (Continua)
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La Marcia Granparadiso estate e l'Aicram

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