Il triangolo nero: violenza, propaganda e deportazione
Ultimamente mi sono dedicato in maniera quasi esclusiva al referendum propositivo che si è tenuto in Valle d’Aosta domenica 18 novembre, così sono rimasto un po’ indietro con quanto successo in Italia negli ultimi tempi. Cerco di rimediare, pubblicando il manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza verso i rom, i rumeni e le donne. L’Italia ha appena realizzato qualcosa d'importante, portando a buon fine la proposta di moratoria della pena di morte presso le Nazioni unite. Dalle Nazioni unite è stata però anche redarguita per il trattamento riservato alle popolazioni rom della Penisola. Il titolo del manifesto è «Il triangolo nero: violenza propaganda e deportazione»: si riferisce al triangolo nero degli asociali, che i nazisti facevano cucire sugli abiti dei rom. In calce all’appello (oltre al link per firmare on line) riporto il collegamento a un altro testo, una lettera aperta alle istituzioni italiane pubblicata sul sito sucar drom all’indomani dell’omicidio di Giovanna Reggiani a Roma. Infine, una breve poesia (mia).
All’Opinione pubblica
Il triangolo nero: Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne.
La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena e’ stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere. (Continua)
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